Le letture più belle del 2020. Parte 2: SAGGISTICA

Inizio subitissimo con la lista:

  • Il grande romanzo dei vangeli di Corrado Augias e Giovanni Filoramo. Sono sempre curiosissima della Bibbia e, più in generale, dei testi sacri delle religioni, dal punto di vista storico-letterario. E questo testo analizza nel dettaglio i Vangeli e le figure rappresentate: quanto effettivamente compaiano, cosa viene detto di loro nei 4 vangeli canonici, cosa è stato rielaborato dalla storia originale. Un’indagine rispettosa ma molto precisa.
  • Il magnifico Spilsbury (ovvero gli omicidi delle vasche da bagno) di Jane Robins. Un serial killer bigamo che si sposa un’infinità di volte salvo poi uccidere le mogli per intascarne l’assicurazione sulla vita, affogandole nelle vasche da bagno? Un espertissimo medico legale che, si scoprirà molto più avanti, non era così esperto? Ecco gli ingredienti di questo saggio che mischia storia, cultura e società, per un balzo nell’Inghilterra di inizio XX secolo. E una copertina eccezionale, bravi i grafici dell’Einaudi!
  • Il mistero Van Gogh di Costantino d’Orazio, perché ho scoperto molto su questo autore, e mi sono intrippata alla grande. Questo non è un saggio perfetto, ma ha riacceso la mia curiosità per Van Gogh, che avevo già esplorato nel 2018 (qui). Unica pecca del libro: avrebbe dovuto contenere immagini. [E, per chi non lo avesse ancora visto, correte a guardare Loving Vincent!!!)
  • La bambina d’argento di Ander Izagirre. Un saggio sullo sfruttamento – minorile e non – nelle miniere di stagno boliviane. I grafici che hanno realizzato la copertina andrebbero puniti ferocemente per aver creato una cover così brutta, con un’immagine fuori luogo di un lago, laddove il problema dell’approvvigionamento idrico a Potosà, la regione delle miniere, è drammatica. E dire che in Bolivia i paesaggi abbondano, sarebbe bastata un’immagine del Cerro Rico, emblema del saggio (da cui veniva estratto l’argento ai tempi; ora si ricava lo stagno).
  • Quella sporca donnina di Lia Celi. Perché a me l’autrice piace, piacciono le sue descrizioni e in generale il modo di scrivere. Poi sì, ho perplessità su quanto le donne e la loro professione abbiano avuto un ruolo così rilevante nella storia (alcune sono leggendarie più che figure storiche), ma comunque molto bello.
  • Vita segreta della bambola solitaria di Jean Nathan. La biografia segue la storia di Dare Wright, una celebre fotografa e modella,  nota per aver ideato la serie di libri per bambini con protagonista “La bambola solitaria”. L’autrice ha una vita ancora più curiosa della bambola solitaria protagonista delle sue storie, anzi, è lei stessa quella bambola! Una vita all’ombra di una madre ingombrante e un’artista sperimentale fino alla fine, Dare Wright è stata una donna eccezionale per il suo tempo. S-P-L-E-N-D-I-D-O. Sto pensando di acquistarlo perché è davvero davvero davvero eccezionale. Credo tra i migliori (dei migliori) libro dell’anno.
  • Amanti e regine. Il potere delle donne di Benedetta Craveri. Mi ha aperto gli occhi su un sacco di storie a cui non avevo mai pensato, e mi ha spinto a volerne sapere di più. Segue le donne che sono rimaste incastrate nelle repressive maglie dei palazzi del potere, da regine a cortigiane, senza davvero poter scegliere la loro posizione, spesso subendo attacchi ingiustificati dai contemporanei e dagli storici. In questo saggio la storica analizza la corte francese per due secoli, dal XVI al XVIII, mostrando le più notorie regine e cortigiane che hanno varcato i cancelli della reggia.
  • Oceani fuorilegge di Ian Urbina: un saggio-mattone che, una volta cominciato, non sono riuscita a mettere giù. Diviso in storie unite tra loro solo dall’acqua e dalla mancanza di leggi, questi articoli scritti dal giornalista Ian Urbina in un periodo di due anni documentano nel dettaglio tutte le violenze, le ingiustizie, le irregolarità che avvengono negli oceani, laddove la legge sembra solo un lontano ricordo.
  • Non per me sola. Storia delle italiane attraverso i romanzi. Perché in Italia il romanzo rimane un genere scritto da uomini anche quando parla di donne fino all’Ottocento/Novecento. E invece le scrittrici c’erano, solo molto molto nascoste.
  • Come fiori che rompono l’asfalto. Venti storie di coraggio di Riccardo Gazzaniga. Lui come divulgatore è eccezionale, e queste storie sono adatte anche ai bambini (delle elementari). Sono belle, la copertina è bella e Gazzaniga è bravo. Che volete di più?
  • Invisibili di Caroline Criado-Perez, perché nessuno si era mai preso la briga di fare un lavoro tanto preciso e dettagliato sulle donne, la loro presenza in ogni campo e la diseguaglianza che ancora ci separa dagli uomini (è uscito da poco per Add edizioni Atlante delle donne, che dovrebbe mostrare numeri, statistiche e percentuali delle donne nel mondo. Non devo l’ora di leggerlo).
  • La bomba. Cinquant’anni dalla strage di Piazza Fontana di Enrico Deaglio. Enrico Deaglio è una bomba di narratore, di suo ho letto anche Storia vera e terribile tra Sicilia e America. Confesso che questo saggio l’ho letto per caso (l’ha preso mia nonna in biblioteca, perché io sulla storia degli ultimi 50 anni in Italia sono capra). Deaglio riesce a ricostruire la vicenda, una vicenda ingarbugliatissima, che vede coinvolti terroristi, mafia, organizzazioni paramilitari, CIA e servizi segreti. Molto è rimasto ancora nell’ombra, nascosto da strati e strati di opacità. Voglio una serie tv, subito!
  • Laëtitia o la fine degli uomini di Ivan Jablonka (Einaudi, 2018) e Cinque donne di Hallie Rubenhold(Neri Pozza, 2020), due saggi di cui colpevolmente non ho ancora parlato nonostante siano dei capolavori, capaci di ribaltare una visione androcentrica dei femminicidi. Di questi due volumi scriverò a breve una recensione (ovviamente la tempistica denotata dall’avverbio “breve” è relativa: potrebbe essere tra una settimana – pia illusione – o, più probabile, tra un mese).

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