Sole-cuore-amore: omosessualità femminile

Siamo a novembre del 2020 quando inizio un articolo sulla narrativa lesbica. L’articolo si allunga a dismisura, ma resisto stoicamente e pervicacemente nel NON pubblicarlo causa PROCRASTINAZIONE CONGENITA.

Marzo 2021: decido che forse forse è il momento di pubblicare il famoso post. In onore del mese dedicato alle donne, e siccome a San Valentino non avevo pubblicato niente a tema love, eccomi qui a parlare di ammmmore.

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In teoria l’immagine dovrebbe promuovere la polvere colorante, tipo quella che si usa nei festival, ma mi piaceva troppo. Fonte: Love Is Colorful: Paint Ads Show That Love Comes In All Shapes And Colors | Bored Panda

Ho deciso di dedicare questo capitolo ai romanzi che parlando di amore omosessuale tra donne, perché, se quelli maschili sono abbastanza diffusi, l’amore tra due donne pare un pochino di nicchia; online mi sono trovata un sacco di liste con sempre i soliti titoli ripetuti all’infinito, spesso datati. Sia chiaro poi alcuni li ho letti anche io (come Ladra di Sarah Walters), ma, ecco, speravo di proporre letture meno conosciute (e magari un po’ più recenti). Si è rivelata un’impresa tutt’altro che facile: se si va sulla sezione “narrativa gay o lesbica” dei vari rivenditori si scopre ben presto che un buon 90% è occupata da romanzi con protagonisti ragazzi/uomini.

L’amore tra donne passa in sordina, specie nella narrativa YA, dove nell’ultimo decennio i romanzi con personaggi/protagonisti gay sono decuplicati, si sente l’assenza (o la netta minoranza) di storie di omosessualità femminile.

[Breve parentesi che non è strettamente legata a questo: in America nei mesi – ormai tanti mesi – scorsi è uscito il primo YA fantasy con un protagonista trans, scritto da un autore trans. Stiamo facendo passetti avanti. Per chi fosse curioso si intitola Cemetery Boys, di Aiden Thomas; non ho idea se sia un titolo che prima o poi apparirà anche in Italia].

Tornando al lesbismo, stesso discorso si può fare per quanto riguarda la saggistica, soprattutto di impronta storica: non ho trovato nessun saggio dedicato esclusivamente al lesbismo nella storia, italiana o internazionale (ma sicuramente ci sono, magari editi da case editrici minori, che non emergono da una ricerca superficiale). Invece vi sono diversi saggi sull’omosessualità maschile, anche molto approfonditi.

Non c’è niente da fare, le donne vengono sempre in secondo piano.

Tutti i romanzi che ho citato li ho trovati in un catalogo della Libreria Antigone di Milano, specializzata in narrativa e saggistica queer, dove, per inciso, le pagine totali della narrativa lesbica sono 18, contro le 62 di quella gay (https://www.libreriantigone.com/genere/narrativa-lesbica/).

Ecco quindi alcuni romanzi sul lesbismo.

Si inizia con L’altra parte di me di Christina Obber, edito da Piemme nel 2014, un romanzo molto breve (216 pagine) per un pubblico giovane. La protagonista è Francesca, che ha 15 anni decide di rivelare al mondo la sua omosessualità. Per i successivi tre anni la seguiamo mentre intraprende una relazione a distanza con Giulia e vediamo le reazioni delle persone vicine a lei. Da una famiglia che, attonita, prima rifiuta poi copre la sua omosessualità, fino alle amiche che non vanno oltre alla tolleranza. Secondo me il libricino è un pochino troppo semplificato, sia per il target di riferimento, sia perché si condensano tanti avvenimenti in poche pagine. Nel complesso ho apprezzato la scelta di inserire molti elementi decisamente importanti, come il rifiuto della famiglia, il bullismo a scuola, la difficoltà delle amiche di essere accettata, le incomprensioni generali (come il ragazzo che le dice “Ma prova comunque a stare con me”). Però più in generale non ci ho trovato una grossa profondità e una vera immersione nel mondo di una ragazza giovane e omosessuale. Ribadisco, molte tematiche vengono affrontate un po’ sbrigativamente: il rapporto devastato con la famiglia torna frequentemente ed è quello meglio analizzato; rimane un po’ sfocato invece il tema del bullismo a scuola, o ancora le derisioni pubbliche subite da estranei (come lo sconosciuto in spiaggia che mostra a lei e a Giulia il cetriolo chiedendo se ne hanno bisogno). Lo si legge nel giro di qualche ora, ma si percepisce troppo chiaramente l’intento educativo dell’autrice, che rende il romanzo troppo didascalico. C’è anche il dettaglio che praticamente tutto il coming out di Francesca e le sue conseguenze vengono filtrate attraverso la relazione con Giulia: cioè Giulia diventa il vero motivo per cui Francesca combatte per la propria libertà sessuale. E invece avrebbe dovuto essere una scelta indipendente da una relazione; Francesca dovrebbe battersi prima di tutto per se stessa, non per una relazione con un’altra persona.

Sempre e solo Leah

Restando nel magico mondo degli YA, ho letto il seguito di Tuo, Simon, intitolato Sempre e solo Leah di Becky Albertalli, edito da Mondadori nel 2019.

Riassuntone: Leah e i suoi amici sono all’ultimo anno di scuola prima dell’università: andranno tutti in college diversi. Ma Leah deve affrontare anche un altro problema: i suoi sentimenti conflittuali per Abby, per cui inizia a provare più di una semplice amicizia. Ritornano i personaggi del primo romanzo, come Simon e il suo fidanzato Bram, insieme a Nick, il ragazzo di Abby…

Ora questo è uno di quei romanzi che è stato scritto e pubblicato esclusivamente perché il precedente ha avuto successo. E va bene. Il problema è che secondo me si forzano delle relazioni omosessuali. E mi spiego meglio: la protagonista, Leah, noi l’avevamo conosciuta in Tuo, Simon come la migliore amica di Simon, nonché innamorata di lui. Da anni. In questo romanzo invece ci viene detto che Leah da quando aveva tipo 11 anni sapeva di essere bisex. Fatto che non era accennato manco di striscio. Non solo, ci viene detto che lei aveva una cotta per Abby, dal primo momento che l’ha incontrata. Ah. Di questo non si fa manco mezza parola nel libro in cui viene introdotta. Ma non finisce qui: apparentemente anche Abby provava qualcosa per Leah. Ah. Ah. Peccato che nel romanzo precedente Abby si mette insieme a Nick. E non viene mai, nemmeno di sfuggita, menzionata o accennata la bisessualità di nessuno dei due personaggi. In questo romanzo invece, voilà, scoprono entrambe di essere attratte. Di nuovo, voglio essere super chiara: è giusto che durante l’adolescenza si esplori e si scoprano cose nuove su se stessi e sulla propria sessualità. MA se non è mai stato accennato alla bisessualità o all’interesse reciproco tra Abby e Leah fino a questo romanzo, a me scatta l’embolo. Perché è chiaro che l’autrice ha trovato un tema vincente e dei personaggi che piacevano al pubblico e li ha riciclati.

Altro grande problema: Leah risulta stronza. E non perché è acidina e risponde male alla madre che pare una santa donna (qui ovviamente lo dico da donna anzianotta dentro). È un’adolescente, far impazzire i genitori è suo dovere; ma è stronza perché tratta di merda i suoi amici. Primo fra tutti Garrett, un ragazzo che è innamorato di lei; Leah continua a illuderlo pur sapendo fin da subito che lei, invece, non è interessata. Accetta persino il suo invito al ballo – anzi, peggio, lo invita lei – anche se lo vede solo come un amico. Lei pensa di portare Garrett al ballo come un fratello, anche se sa benissimo, perché glielo dice Nick, che Garrett prova qualcosa per lei. Ma, invece di parlargli e semplicemente dirgli la verità, continua a dargli la tara. E allora sei stronza.

Vogliamo parlare poi di come tratta Nick, in teoria uno dei suoi migliori amici? Abby è la sua ex, l’ha appena mollato, e lei si scambia un bacio con Abby. Indipendentemente da tutto, Nick è tuo amico. E tu stai baciando la ragazza che lo ha appena lasciato e di cui lui è ancora innamorato. Non ti senti un po’ merda? Non è che siccome è un amore omosessuale allora va tutto bene e si perdona tutto. No.

Spiace, perché mi sarebbe piaciuto ritrovare i personaggi del primo romanzo, di cui ho dei bei ricordi; ma qui ho trovato solo una storia che voleva essere empowering ma sminuisce completamente l’evoluzione dei protagonisti, nonché la sessualità queer (addirittura in un certo punto c’è un riferimento ad una persona non-binary e gender fluid, ma senza alcuna funzione nel romanzo, né un ruolo. Viene citata, giusto per dire “avete visto, li mettiamo tutti nel romanzo!”).

Copertina di: Le regole del fuoco

Passiamo oltre con un romanzo breve – più un racconto lungo – Le regole del fuoco di Elisabetta Rasy, edito da Rizzoli nel 2016. La storia, ambientata durante la prima guerra mondiale, segue due giovani infermiere che scoprono di amarsi. La vicenda è raccontata dalla nipote di una delle due, che molti anni dopo ripensa e immagina lo svolgersi dei fatti. Ho trovato incredibilmente ben fatta la ricostruzione storica e la confusione che regnava sul fronte e negli ospedali, dove i feriti venivano portati a frotte; c’è anche un riferimento in alcuni punti sul ruolo delle donne in una società in guerra: in Italia, come in molti altri paesi, la guerra è stata il primo grande momento di libertà per moltissime donne che fino a quel momento non avevano mai varcato la porta di casa da sole, e mai erano uscite dal proprio paese/città. Maria Rosa e Eugenia provengono da due ambienti profondamente diversi: Maria Rosa viene da Napoli, ed è di famiglia nobile, seppur orami in declino; Eugenia invece fa parte di una famiglia di contadini del nord Italia. Ho anche amato il fatto che la relazione tra le due procede a sbalzi, a saltelli, non sempre linearmente, con ripensamenti e dubbi. Purtroppo la brevità del romanzo (192 pagine) non permette di scavare un po’ a fondo e impedisce al lettore di affezionarsi a sufficienza alle due ragazze per essere emotivamente investito sul loro futuro. Peccato davvero, perché l’idea di base era molto forte e grandiosa; qualche capitolo in più avrebbe forse permesso una maggior empatia coi fatti e i personaggi narrati. Rimane una lettura carina e scorrevole, che può essere conclusa nel giro di qualche ora.

Copertina di: È la storia di Sarah

Poi ho letto un altro romanzo per adulti sul lesbismo intitolato È la storia di Sarah, di Pauline Delabroy-Allard, edito da Rizzoli nel 2020. Una copertina decisamente agghiacciante nasconde in realtà una storia d’amore dalle sue origini alla sua fine. La protagonista, madre di una figlia piccola e con un compagno, si innamora di Sarah, preda di una passione lacerante che le consuma senza tregua fino ad esaurirsi tra grida e recriminazioni. La parte finale, quella legata al cancro (che non è un vero e proprio spoiler, dato che il primissimo capitolo ce lo anticipa) è quella meno riuscita e sembra un qualcosa di troppo. Però, e non me lo aspettavo, mi sono trovata a leggerlo tutto d’un fiato, perché in fondo la passione che consuma la protagonista, quella passione che la spinge tra le braccia della sua amata in ogni momento libero, è inarrestabile ed è anche qualcosa che, se non abbiamo vissuto personalmente, vorremmo vivere.  Non c’è neanche particolare enfasi sull’omosessualità: è prima di tutto una passione intensa, avvolgente, inarrestabile; il lesbismo viene evidenziato solo da elementi che restano marginali (come la reazione di repulsione dei genitori di Sarah, o il fatto di non doversi presentare all’uscita della scuola dove lavora la protagonista per non dar adito a voci).

L’ho già scritto ma lo reitero: la copertina è ORRENDA. Ma cosa mi significa un ginocchio con una mano? Ma perché Giove? Si parla di passione, si parla di Parigi, si parla di Trieste…piuttosto stai sul vago, amico editore, ma non fare questi obbrobri.

Copertina di: La diseducazione di Cameron Post

Passando oltre, andiamo ad un romanzo a tematica LGBTQ+ per ragazzi, La diseducazione di Cameron Post, di Emily M. Danforth, rieditato da Rizzoli nel 2018 causa uscita film omonimo. Una storia di scoperta della propria sessualità e della repressione. Cameron scopre di essere gay e di amare la sua amica, con cui scambia dei baci e pensa di essere ricambiata. Fino al giorno in cui l’amica la accusa di averla sedotta e traviata; Cameron viene inviata in uno di quei campi di “rieducazione” della propria sessualità. Ragazzi l’ho letto ormai due mesi fa e non mi ricordo molto; so che era stata una lettura tutt’altro che memorabile; non basta inserire dei personaggi della comunità LGBTQ+ e la condanna morale per sfornare un romanzo che riesca a trattare il tema in maniera originale e coinvolgente. Piattume totale. Mi spiace, perché il tema ricordava Vite cancellate, ma senza averne lo stile o la profondità.

Mi sono accorta di aver letto anche altri romanzi ma l’articolo si sta allungando oltremisura quindi farò una seconda parte che uscirà prima o poi (conoscendomi è meglio non dare scadenze).

Per concludere allego il link ad alcuni romanzi che avevo già letto, e che affrontano questo tema:

  • Disobbedienza di Naomi Alderman, edito Nottetempo: Rachel torna nella sua famiglia ebrea ortodossa e riprende la relazione con la cognata, a discapito del forte biasimo del gruppo;
  • Ladra di Sarah Walters: ambientato nella Londra dell’800, è un thriller con un risvolto sorprendente alla fine; la storia d’amore si intreccia in un mystery be consolidato;
  • Colpo su colpo di Riccardo Gazzaniga: due adolescenti si innamorano sullo sfondo di Genova.

Libri che non ho letto:

  • Qui non ne ho fatto la recensione, ma compare ormai in ogni lista come un “classico”: Carol, di Patricia Highsmith. Ragà, a me la Highsmith, per quanto ammiri le tematiche e la modernità delle idee, non piace. Mi rimane indigesta e si sente che sono romanzi datati. Poi ben vengano le sue storie lesbiche, ma per me è no.
  • Fair play di Tove Jansson: ispirandosi alla propria vita, l’autrice tratteggia la relazione tra Mari e Jenna, due artiste che convivono sul porto di Helsinki (ma questo libro forse lo leggerò in futuro!).

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