Il regno capovolto di Marie Lu

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: sempre troppe (348)

Il regno capovolto

NATA CON UNO STRAORDINARIO DONO musicale, la piccola Nannerl Mozart ha un solo desiderio: essere ricordata per sempre. Ma, anche se incanta le platee con le sue straordinarie interpretazioni, ha poche speranze di diventare una celebre compositrice. È una ragazza nell’Europa del Diciottesimo secolo, e ciò significa che comporre per lei è proibito. Suonerà fino a quando avrà raggiunto l’età da marito: su questo il suo tirannico padre è stato ben chiaro. Ogni anno che passa le speranze di Nannerl si fanno più sottili, mentre il talento del suo amato fratellino Wolfgang diventa sempre più brillante, e finisce per oscurarla. Ma un giorno giunge un misterioso straniero da una terra magica, con un’offerta irresistibile: può far diventare il sogno di Nannerl realtà. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo.

Oddio che fatica. Che noia. Che lagna. Già è un anno faticoso, Marie, in più ci ammorbi con ‘sto mapazzone? Dai, non ce lo meritiamo.

So che a marzo parlo solo di libri sulle donne o scritti da donne, ma non è detto che questi libri mi siano piaciuti. E io sono kattiva e spietata con scrittori E scrittrici, indifferentemente. E ora via con la review!

È colpa mia, lo ammetto, perché ho preso il romanzo a scatola chiusa. E, non chiedetemi perché, ero sicurissima si trattasse di un distopico con temi femministi. Non so dove vado a prendere le mie convinzioni. Comunque, no. Non è un distopico: è un romanzo storico/fantasy (una combo che sono arrivata a temere).

Si racconta la storia romanzata della sorella di Mozart, Nannerl: anche lei compositrice e talentuosa musicista dimenticata.

Ok.

L’autrice a fine romanzo ci dice che questa storia e la biografia di Nannerl l’hanno sempre interessata. Dirò di più: il Regno Capovolto non è una creazione originale dell’autrice, ma un’idea dei fratelli Mozart, nato nei lunghi viaggi in carrozza.

Benissimo.

E allora perché ne esce un polpettone pallosissimo???!?

Riassuntone: Nannerl è la sorella di Mozart. È incredibilmente dotata musicalmente ma non riesce mai ad ottenere la piena approvazione paterna. La sua abilità viene oscurata ben presto dal giovanissimo fratello, che, con lei, condivide il talento musicale. In un momento di noia, i due fratelli creano il Regno Capovolto, che diventa sempre più reale e capace di influenzare la vita vera…

Cos’è questo Regno Capovolto? Bella domanda. All’inizio sembra un bosco fatato, poi boh, si trasforma un po’ alla cazzo di cane (cit. Boris)…poi compare un Principe, ovviamente un giovane bellissimo (ma che lo dico a fare). Il bel Principe si chiama Giacinto (no, pardon, Hyacinthus, ma tradotto poveramente è Giacinto).

Il Bel Giaci sottopone Nannerl a 3 prove per…boh. Non so, non ho capito, non ci sono arrivata. La prima prova consiste nel rubare un fiore in una caverna abitata da una strega; la seconda e la terza consistono, rispettivamente, nel recuperare una spada e una balestra. E lo deve fare per forza Nannerl perché Giacinto si inventa le palle più improbabili (chessò, la spada è custodita da un orco che ha un olfatto finissimo, capace di sentire l’odore di Giacinto, perché è nato nel Regno Capovolto, ma non di Nannerl, perché proviene da un altro reame. BOH).

Ma, ed è abbastanza chiaro, il bel Giaci forse non è così buono come sembra. Si presenta per esaudire un desiderio di Nannerl (“Non voglio essere dimenticata”), ma ben presto la protagonista capisce che le sue azioni hanno ripercussioni sul fratello e la sua salute.

Innanzitutto: desiderio discutibile. Cosa vuol dire “non voglio essere dimenticata”? Da chi? Da che cosa? Perché?

Boh. Ragazzi BOH.

Primo difetto, per me IMPERDONABILE, è la noia. Io posso leggere roba trash, posso leggere roba improbabile, posso leggere roba assurda, ma non voglio annoiarmi. E invece qui le pagine scorrevano con una lentezza esasperante.

I personaggi sono delineati poco e male. Della stessa protagonista noi sappiamo pochino: l’unica cosa che ci viene ripetuta fino alla nausea è che lei vuole essere una compositrice ma non può farlo perché è una ragazza. Giuro che questa frase e questo concetto vengono ripetuti continuamente all’interno del romanzo. Sempre uguali. Wolfgang dice “Ma perché non componi?” e lei, sempre con l’aria da Maria addolorata risponde “Perché sono una fanciulla”. Si può veicolare lo stesso messaggio in modi meno didascalici?? Alla quinta volta che leggevo questa roba volevo scagliare via l’e-reader e pure Nannerl.

Anche perché. Pensiamoci un attimo: certamente Nannerl godeva di una certa libertà, almeno dal punto di vista musicale, dal momento che era una sorta di “enfant prodige” della musica. Quindi perché era così proibito per lei comporre musica?

Data questa insistenza sull’impossibilità per la donna di comporre musica, sono dovuta andare a cercare informazioni. Proprio perché sono cagacazzo, e devo provare che gli altri hanno torto. È nella mia natura di zitella inacidita dalla reclusione.

Da un articolo, scopro che di donne musiciste e compositrici ci sono tracce fin dal Rinascimento. Anzi, addirittura dall’Alto Medioevo! Pare che tale Hildegard von Bingen (Santa Ildegarda), nata nell’XI secolo, abbia composto non meno di 77 brani! Si tratta di eccezioni? Sì, certamente. Ma esistevano, quindi non era un fatto così proibito. È poi vero che il numero di compositrici aumenta considerevolmente solo tra XIX e XX secolo, MA scrivere musica non era così assurdo per una donna talentuosa.

Discorso diverso sulla fama o la celebrità tra contemporanei e posteri, ma le donne compositrici esistevano. E quindi, amica, perché ci ammorbi le palle con questa storia dell’impossibilità? Forse sì, era difficile essere considerate alla pari degli uomini (ma questo in tutti i campi), ma non era IMPOSSIBILE.

[Giusto per chiarire, qui è l’articolo a cui faccio riferimento: Le compositrici femminili nella storia della musica classica: da Maria Anna Mozart a Francesca Caccini – Il Fatto Quotidiano. È del 2015, nel frattempo ne saranno sicuramente state studiate e scoperte tra gli Archivi delle altre. Quello in cui si parla di Hildegard invece è qui: L’oblio delle compositrici – La donna nella storia della musica | Musicologica]. Sulle difficoltà per una donna compositrice invece consiglio la vita di Maria Rosa Coccia, celebre e ammirata dalle Accademia d’Europa ma impossibilitata a pubblicare le sue composizioni in quanto donna. Potete trovare un riassunto della sua vita – e dei suoi molti talenti – qui: Biografia Maria Rosa Coccia – Benvenuti su accademiamariarosacoccia! (jimdofree.com)].

Il legame tra fratelli è banalizzato all’estremo: Nannerl vuole bene a Wolfgang ma è anche gelosa di lui. E questo sentimento – che, posso assicurare, provano TUTTI i fratelli prima o poi – diventa il nodo centrale del romanzo, che si ripete all’infinito senza variazioni. Ma scusa, a parte questa gelosia, c’è altro?

Lo ammetto, da metà in poi ho iniziato a skippare perché a parte il femminismo noiosissimo non ho trovato NULLA. La parte fantasy degenera ulteriormente, non c’è sviluppo dei personaggi, non c’è un tentativo di descrivere usi e costumi dell’epoca, non c’è nulla.

Il vittimismo costante con cui la protagonista si compiange diventa fastidioso. Ci sono altri modi per dire che le donne hanno meno opportunità degli uomini.

La parte fantasy io l’ho odiata. Anzi, mi è piaciuta la scelta di partire da un dato storico, cioè il Regno creato dai due fratelli. Lo svolgimento però m’ha fatto cadere le braccia (e non solo). Un mischione mal riuscito tra Peter Pan (con Giacinto che sembra un po’ eterno giovane, un po’ cresce come i fratelli), un po’ Le cronache di Narnia (con i due che entrano a loro piacere in questo mondo fatato e che superano prove).

Uno spreco di tempo. Non ho imparato nulla di nuovo su Mozart né tantomeno sulla sorella. E, difetto per imperdonabile, mi ha annoiata.

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