L’inganno delle buone azioni di Kiley Reid

Editore: Garzanti

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 304

 Alix è una donna e una madre di successo. Tutto, intorno a lei, è perfetto. Nel suo blog dispensa consigli su come realizzarsi ed essere felici, ma soprattutto esorta le persone a confidare nell’importanza delle buone azioni. Nell’importanza di aiutare chi è meno fortunato. Lei, che è una privilegiata, non crede nei privilegi e nei preconcetti. Per questo, affida la figlia a Emira, anche se per la sua cerchia di conoscenti il colore della pelle della giovane potrebbe rappresentare un problema. Ma un giorno, al supermercato, Emira viene accusata di aver rapito la bambina: non può certo essere la baby-sitter di una famiglia così per bene. Nessuno le crede, tutti si limitano a giudicarla in base all’apparenza. In risposta a quest’ingiustizia, Alix decide di accrescere il proprio impegno: tesse le lodi di Emira ogni volta che ne ha l’occasione, le offre un contratto a lungo termine e si scaglia contro tutti coloro che l’hanno ritenuta colpevole senza appello. Inizia una lotta contro i pregiudizi. Una lotta un po’ troppo appariscente. Forse Alix ha qualcosa da nascondere. Forse teme che il velo di ipocrisia di cui per anni si è fatta schermo scivoli via e metta a nudo la verità. Perché le buone azioni non sempre sono spontanee. A volte dissimulano segreti e false intenzioni. A volte dietro il bene può celarsi il male.

Si legge d’un fiato, nonostante la storia, di fatto, non sia così ricca di eventi. Seguiamo un anno della vita di Emira, una ragazza venticinquenne che fa la babysitter presso un’agiata famiglia a Philadelphia. Nelle primissime pagine scoppia un mini-scandalo, quando Emira, chiamata in tutta fretta per un’emergenza notturna, porta la piccola Briar in un supermercato mentre a casa i genitori risolvono una questione. Nel supermercato alcuni clienti chiamano la sicurezza per chiarire la posizione di Mira, afroamericana, accanto ad una bambina caucasica. In quel supermercato incontra anche Kalley, un ragazzo che filma l’intero episodio e poi comincerà a uscire con lei. Da questa serata si dipana l’intera vicenda.

La questione razziale entra, con impeto, in ogni capitolo, in ogni paragrafo, in ogni conversazione. E lo fa con naturalezza, espressa in termini e questioni che paiono a volte assurde a volte banalmente difficili da accettare.

Secondo me c’è un po’ di confusione sul concetto di “male”, nel senso che si cerca un capro espiatorio, una persona kattiva da incolpare ad ogni costo. E così non è. Il razzismo che vediamo nel testo non è quello accalorato e urlato a squarciagola nelle piazze, ma quello più infido e subdolo, che si sviscera come un veleno, lento e inarrestabile: un razzismo inconsapevole.

Rappresentanti di questo razzismo sono Alix Chamberlain, datrice di lavoro di Emira, e il suo nuovo ragazzo Kalley: entrambi prontissimi a scendere in campo sulla questione razziale e decidere quale sia la scelta migliore per Emira, senza consultarla o senza rispettare la sua decisione (e questo viene espresso molto didascalicamente, forse troppo, dal video girato nel supermercato).

Secondo me i colpi di scena e gli incontri fortuiti sono troppo ‘costruiti’ e improbabilissimi. Hanno una mera funzione narrativa, ma sono irrealistici. Però capisco che la volontà dell’autrice non sia necessariamente quella di rispettare le probabilità, quanto raccontare una storia credibile nei suoi dialoghi e nella percezione di razzismo.

 Personalmente avrei eliminato completamente il capitolo 27, che non dà ulteriori lumi sulla vicenda e non cambia di molto i fatti (è un breve salto nel passato raccontato da Alix).

Il romanzo è davvero godibile MA non una pietra miliare: secondo me non è assolutamente da Booker Prize (nominato nel 2020).

Sì, l’intento di mostrare il razzismo innato esiste, ma è fin troppo palese e ostentato; la protagonista è un personaggio funzionale al mostrare al lettore quanti danni possa causare il razzismo oltre che a mostrare le insicurezze dei giovani.

Però riconosco la scrittura magnetica dell’autrice, tant’è che io l’ho iniziato e l’ho finito in una mattinata, perché ero intrippata alla grande.  

Consigliatissimo, per una lettura molto piacevole.

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