Puttane. Il mestiere più antico del mondo ai tempi di internet e del COVID di Maria Giovanna Maglie

Editore: Piemme

Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 224

[Premessa doverosa: siccome sono capra ignorante io non sapevo chi fosse l’autrice. La recensione è stata scritta PRIMA di andare a guardare la biografia della ex giornalista ed opinionista. Diciamo che dopo aver letto la biografia e aver visto qualche suo intervento è tutto più chiaro].

Questo saggio vuole da un lato offrire una panoramica sul mondo della prostituzione, e sugli effetti che il covid ha avuto sul settore; dall’altro vorrebbe screditare millenni di pregiudizi verso il mestiere dei sex workers.

Entrambi gli obiettivi risultano ambiziosi e, almeno per me, non riescono completamente a centrare l’obiettivo prefissatosi.

Uno degli aspetti che mi ha infastidito di più è il costante utilizzo della parola ‘puttana’, credo per togliere al sostantivo il carico negativo di cui la parola è impregnata; cosa che non riesce a fare.

Dall’altro c’è una visione abbastanza idealizzata del mondo del sex working, sia maschile che femminile, che andrò ad analizzare.

Prima di tutto qualche dato: in Italia le stime dicono che circa 90.000 persone si prostituiscono. Giro d’affari di 4 miliardi di euri nel 2017.

Il saggio analizza rapidamente i due aspetti richiamati dal titolo: si apre con alcuni cambiamenti del lavoro al tempo COVID e, più avanti, si cita un (a quanto pare famoso) sito di revisione per prostitute, una specie di TripAdvisor versione sex workers (che a me ha fatto tanta tristezza e inquietudine, ma è un parere personale).

E ora andiamo avanti parlando di prostituzione.

Altra informazione fondamentale: in Italia la prostituzione non è illegale, come pensavo io. È illegale il favoreggiamento, lo sfruttamento e l’organizzazione in luoghi chiusi (Legge Merlin). Ora, la prima cosa da dire è che la legge Merlin da molti è stata criticata, e lo fa la stessa autrice. Ma, cerchiamo di capirci: la legge proposta dalla senatrice Lina Merlin passò nel 1958. Per la prima volta nella storia del Paese si proibivano i bordelli. Tralascio le condanne morali dell’epoca (molti accusarono la Merlin di voler distruggere le famiglie chiudendo i bordelli). I bordelli erano luoghi dove le ragazze venivano schiavizzate e finivano prima dei 30 anni in povertà assoluta e senza protezioni. La legge voleva liberare queste donne.

Da alcuni anni a questa parte molti chiedono la riapertura delle cosiddette “case chiuse” sul modello tedesco, dimenticandosi forse che noi non siamo la Germania. Perché il principale problema per la riapertura delle case chiuse sarebbe lo stesso che c’è nella prostituzione in strada: le mafie prenderebbero il monopolio. E allora si troverebbero ancora ragazze in schiavitù, di nuovo senza tutela (i sostenitori dell’abolizione sono, guarda un po’, quasi tutti uomini. In particolare di un partito che ama anche svolazzare rosari e parla di santità della famiglia).

Abolire la legge Merlin si può fare, ci mancherebbe, ma bisognerebbe riflettere bene come valutare e tutelare le sex workers, scopo per cui la legge Merlin era nata.

Tornando al saggio, l’unico aspetto chiaro è che c’è una divisione netta tra sex workers ‘per scelta’ e le prostitute da strada, controllate dalle mafie. Un fenomeno che, l’autrice ci tiene a sottolineare, è strettamente connesso all’accoglienza dei migranti. Perché, siccome le mafie fanno traffici lucrosissimi sulla tratta degli esseri umani, ecco che le ONG ricevono donazioni anche dai trafficanti stessi. Taxi del mare insomma.

Ora, il discorso disgraziatamente è molto più complesso: le mafie (nel testo si parla soprattutto di quella nigeriana) fanno soldi con i migranti sia che essi vadano sulle barche sia che essi rimangano in Libia. In Libia il governo è quasi assente, e i “centri di detenzione” per cui Italia ed Europa pagano i libici, sono dei campi di concentramento dove migliaia di esseri umani vengono quotidianamente torturati, picchiati, abusati e violentati.

Che i barconi arrivino i Italia o meno, ai mafiosi interessa poco: i soldi li fanno anche al di là del Mediterraneo. Pensare che basti fermare gli sbarchi per cessare la tratta di schiavi è assurdo.

E le accuse che le ONG ricevano soldi dalle mafie per continuare ad operare non mi pare sia stata provata da nessuna testimonianza. Poi magari la Maglie ha delle fonti, che però non ha citato né condiviso.

Interessante la prima parte, legata al cambiamento del lavoro e alle tutele prese durante la pandemia.

Poi si arriva alle interviste, la parte involontariamente comica del saggio: si cerca di dimostrare come, per chi sceglie di prostituirsi, il lavoro non sia male. Va benissimo, ma poi le interviste sono così falsate, così allarmanti…tra i dettagli creepy svetta la prostituta che accoglie clienti molto giovani a cui, ci dice, fa da mamma. C’è anche il sesso, certo, ma fa loro da mamma. CHE INQUIETUDINE.

C’è la sex worker brasiliana che ci informa gentilmente di non fidarsi delle brasiliane, perché rubano (infatti lei non le frequenta mica). Perfetto. Ma il suo è un discorso antropologico-sociale più ampio:

“[…[ le rumene sono fredde e sbrigative. Le colombiane e le boliviane sono sporche, non hanno un minimo di igiene […] Le brasiliane sono inaffidabili. Non bisogna mai fidarsi di una brasiliana. Mai. Rubano. […] Le brasiliane non sono corrette. […] Io non ho amicizia con nessuna brasiliana. Nessuna”.

Capite l’introspezione psicologica? Il fine lavorio di analisi e confronto delle culture? Ovviamente lei è brasiliana, ma diversa. E, altrettanto ovviamente, le altre sono tutte uguali.

Ma lei non è come le altre, i clienti lo capiscono subito: al telefono risponde “Buongiorno” non “Ciao tesoro”, e con questo saluto fa già capire che ha classe, mica come le altre squinzie bifolche.

Poi ci dice che “Se potessi smettere, smetterei domani”, affermazione che fa un po’ a pugni con la gioia e la scelta di fare del sex work.

Ma il top è quando racconta la “cosa più strana” che le è successa.

Risposta: “La cioccolata calda”.

E io mi ero fatta dei filmini mentali con lei che preparava la cioccolata insieme ad un cliente, come vecchi amici, davanti alla Tour Eiffel, con La vie en rose di sottofondo…Tutto bellissimo. Peccato che dopo poche righe ci informa che “cioccolata calda” è una fine metafora per cacca. E sì, a quanto pare un cliente l’ha mangiata ancora calda calda.

Io non so…perché? A che serve? Perché? Perché?

[Ci tengo a precisare che le frasi virgolettate sono tratte dal saggio, non sono una mia rielaborazione. Già mi immagino un nuovo filone di soft-porn con tema Escrementi].

La palma d’oro però è solo di Roy Qualcosa, un celebre gigolò. Io non l’avevo mai sentito, ma dall’intervista direi che forse Roy deve quietarsi un pochino con l’autostima.

Si parte con un chiarimento: lui non si fa pagare a ore ma a serate. Perché le donne sono più cerebrali, non vogliono solo sesso….e blah blah blah. Discorsi che andavano bene 30 anni fa, forse. Poi però Roy ci spiega che lui è una sorta di guaritore eccezionale: per esempio, se una donna è ancora vergine dopo i 25, cosa può fare? NESSUNO la vorrebbe mai! ‘Bleah, che schifo, una vergine!’ pensa l’uomo medio etero! Ed ecco che arriva Roy a “sistemare il problema”. Una volta ha perfino “curato” una donna di 55 anni! Ma sentiamo dalle sue labbra:

“Una donna a 30 anni che è ancora vergine rischia di non trovare nessuno. E poi ormai si vergogna e non lo dice neanche. E quindi gli anni passano e l’unica soluzione diventa chiamare uno come me, che sa quello che deve fare, sa qual è il problema. Ed essendo uno specialista, affronta il problema con tranquillità e riesce a risolverlo. Almeno al 99% dei casi si risolve”.

Tantissime domande si affollano nella mia mente. Innanzitutto: ma perché l’unica soluzione sarebbe chiamare Roy? Qualsiasi maschio (ma anche donna in realtà) credo sappia come “risolvere” il problema. Che poi, non mi pare si tratti di una condizione di salute gravissima, ma continuiamo pure a definirlo “problema”. Fortuna che c’è lo specialista!!!! Affronta con tranquillità il giga-problema e lo risolve!

E poi aggiunge, con un tocco di onestà: “al 99% dei casi”. Ora io sono qui che mi arrovello: ma quell’1%, cosa mi rappresenta? Chi sono? Le ‘incurabili’? Neppure lo specialista può salvarle dalla verginità?!?

Io spero vivamente che il buon Roy la cliente 55enne se la sia inventata. Perché se io fossi stata la sua cliente, dopo aver letto questo libro sarei andata a infilarglielo dove non batte il sole.

Ma non tutto è semplice. Ci sono delle asperità da affrontare: alcune clienti non si lavano, hanno un cattivo odore…ma Roy glielo dice, mica fa sesso con una che puzza!!!

Da notare che NESSUNA delle prostitute ha mai accennato a scarsa igiene dei propri clienti, e, tendenzialmente, gli uomini puzzano più delle donne.

Poi l’autrice chiede se qualcuna si è mai innamorata di lui, ma il buon Roy ci tiene a precisare che senza soldi lui non ti calcola neanche se stai precipitando dal terzo piano.

Roy, per capirci, prende 500 euri a “serata”.

Roy fa ridere. Non so se sia parte del suo fascino gigologhesco, ma se è divertente così anche dal vivo quasi quasi lo chiamo per farmi due risate. D’altronde sul suo sito (ha un sito! e sospetto che il saggio sia una sorta di promozione) la sua presentazione rasenta vette di poesia che manco Ungaretti nei giorni buoni riusciva a racimolare:

“Sono un enigmista. Mi piace scardinare anime. Quello che mi affascina di più in una donna non sono le curve del suo corpo ma i meandri della sua mente”.

AHAHAHAHAHAHAH. Teniamola ben presente questa cosa dell’amore per i “meandri della mente” e non del corpo.

C’è da dire che l’autrice gli rivolge domande minchione, come “Le donne che vengono da te, in genere, sono brutte o belle?”, una domanda il cui scopo mi è onestamente sfuggito. Autrice, esattamente cosa cambia sull’indagine del mondo della prostituzione l’attrattiva fisica delle clienti?

Roy, essendo gentiluomo, ci confessa che ci sono delle donne bellissime, ma non sempre è così fortunato:

“Poi ci sono le brutte, e anche le molto brutte”.

Perbacco, Roy! Come fai, in questi casi in cui i meandri della mente sono nascosti da un corpo rivoltante?

Ma Roy ha una perla di saggezza per tutti: “Applico la filosofia zen”. E continua, regalandoci rare perle di umiltà: “È un po’ come il metodo Stanislavskji nel teatro. Mi concentro sull’interpretazione e mi eccito nel ruolo che interpreto”.

W i meandri della mente.

Alla domanda “Quali sono i tuoi hobby?” (che, vorrei dire, chissenefrega, in un saggio sulla prostituzione), Roy svela la sua dedizione assoluta alla causa:

“Per me è tutto dedicato al mio mestiere”.

The end.

Il capitolo sulle interviste si conclude ma il saggio non è ancora finito: l’ultima parte è dedicata ad una breve tuffo storico; si ripercorrono in brevissimo le tappe della prostituzione nella storia. Il problema è che si considerano puttane anche donne che non facevano quel lavoro. Un esempio su tutti: Messalina. Sì, è vero, la storiografia la accusa di prostituzione e varissimi (e improbabilissimi) atti di licenziosità turpi e depravati MA, ci tengo a ricordarlo, Messalina era figlia di aristocratici. Mica l’ultimo dei polli. Non ha mai, e ribadisco MAI esercitato la professione. Le accuse rivolte a lei sono simili a quelle rivolte ad altri personaggi, come quella di ninfomania o ricerca del sesso esagerate, sono un semplice (ed evidentemente funzionante) sistema di “macchina del fango” dell’antichità. Per dire, pure Eliogabalo venne accusato di prostituirsi la notte.

Messalina era esponente della gens Iulia, la stessa di Augusto per intenderci. Quindi definirla genericamente ‘puttana’ mi pare storicamente sbagliato.

Per riassumere: seppur alcuni dati e informazioni siano interessanti e possano aprire o iniziare un dibattito sul tema, il saggio lascia il tempo che trova. I commenti su alcuni fenomeni complessi non vengono analizzati nella loro integrità, ma sono evidentemente faziosi e ipersemplificati (per esempio nell’assioma fermare l’arrivo dei barconi = fermare la prostituzione illegale).

Le interviste, che avrebbero potuto gettare una luce sulla sessualità e sul come essa venga percepita ancora come un tabù, si trasformano in quelli che dovrebbero essere simpatici siparietti. Non aggiungono nulla al saggio; chiedere ad un sex worker se le clienti sono attraenti non ci cambia nulla, è come fare un’indagine sui parrucchieri e chieder loro se le clienti hanno dei bei capelli. Con cordialità, ma chissenefrega.

Peccato.

2 Comments

  1. Ottima recensione, ottima critica. In genere queste sono le classiche pubblicazioni “furbette” con titoli accattivanti che si fanno uscire al momento giusto. Non hanno un reale fondamento di inchiesta seria. Sono libri che si leggono in un paio di ore ma sono stati scritti in 10 minuti.

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    1. Concordo. O meglio, l’idea era anche buona, perché sul mondo della prostituzione sicuramente c’è una valanga di informazioni da scrivere…ma si è sprecata l’occasione con interviste al limite del ridicolo/offensivo e tanto tanto pressapochismo. Peccato, davvero.

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