Love is in the air: omosessualità femminile 2

Eccomi con un altro articolo sulla narrativa lesbica. Vi rimando al precedente dove consigliavo un po’ di titoli, qui.

Lesbian kissing illustration
Fonte: Lesbian Kissing Illustration Stock Vector – Illustration of lady, woman: 100411960 (dreamstime.com)

Siccome un articolo non bastava, sono ritornata a proporre dei romanzi che parlano di amore gayo tra donne. Ben presto è risultato evidente che anche questo articolo non sarebbe bastato, quindi ne sto creando un altro che prima o poi comparirà. Bando alle ciance, si parte!

Copertina di: Amori

Inizio subito con Amori di Léonor de Récondo, edito da Rizzoli nel 2016. Si tratta di un romanzo breve, 235 pagine, che parla dell’amore tra una nobildonna, Victoire, e la sua domestica Cèleste. Siamo agli inizi del Novecento, e Cèleste, come era triste consuetudine all’epoca, viene stuprata dal suo datore di lavoro, Anselme, marito di Victoire. A seguito delle violenze resta incinta; la prima scelta, per Victoire, è quella di mettere a tacere l’affaire e farla abortire, ma la gravidanza è andata troppo oltre. Victoire decide allora di ottenere il nascituro da Cèleste e crescerlo come figlio suo, legittimandolo come erede di Anselme. Ok. Fin qui la situazione non è né nuova, né inusuale. Poi però, dopo la nascita del bambino, improvvisamente le due donne iniziano una relazione. E quando dico improvvisamente, intendo improvvisamente. Non ci sono accenni precedenti, le due a malapena si rivolgono la parola, e, tutto d’un tratto, sbadabam scoprono di amarsi. La narrazione dei fatti mi ha lasciata un tantino basita, ma il problema principale, secondo me, è che c’è una forte disparità di potere tra le due. Victoire sembra approfittarsi di Cèleste, esattamente come aveva fatto Anselme prima di lei. L’unica differenza è che Cèleste ‘ama’ Victoire, ma, di nuovo, le sue opzioni sono limitate e non ha molte alternative: è una ragazza giovane, non più vergine, a cui viene concesso il privilegio di restare in casa nonostante la sua gravidanza (perché nell’ottica del tempo la colpa di una gravidanza extra matrimoniale ricadeva esclusivamente sulla donna). In più ho trovato i discorsi poco naturali, quasi teatrali nella loro impostazione (come il sempreverde “Tu non mi ami come ti amo io!”); altre volte paiono assolutamente anacronistici (come quando Victoire confessa al prete che ama un’altra donna e conclude con “Di Anselme me ne frego”). Anche la confessione al prete mi è sembrata assurda: vista la visione retrograda della Chiesa sull’omosessualità ai giorni nostri, dubito che un prete si sarebbe limitato a rimproverare la domestica: ben più probabile che avrebbe confessato al marito o al padre il fatto.

Non so, forse qualche pagina in più avrebbe permesso un maggior approfondimento dei personaggi, e anche dell’evoluzione della storia? È una lettura veloce, ma sterile e senza sentimenti.

Il secondo romanzo è sì una storia d’amore, ma diciamo che la sottotrama lesbica è decisamente secondaria: sto parlando di Vardø. Dopo la tempesta di Kiran Millwood Hargrave, edito da Neri Pozza (2020). Nonostante l’iniziale difficoltà (come spiegato in altri posto, ultimamente ho fatto fatica a leggere libri per “adulti” – riflessione di novembre 2020), il romanzo ha finito per conquistarmi. Contiene tutti gli elementi che amo, e li dosa nella giusta misura: ricostruzione storica abbastanza accurata, un luogo sperduto, femminismo e condizione femminile nel passato, credenze e soppressione. Come anticipato, forse è un mini spoiler, c’è un amore gayo, ma non è il focus principale del romanzo. La storia si concentra sulla libertà improvvisa di alcune donne in un piccolo paesino norvegese: dopo che una tempesta ha ucciso 40 uomini, lasciando solo i ragazzini e i bambini come rappresentati maschili, le donne decidono di prendere in mano la situazione. E scoprono, sorprendentemente, di cavarsela benissimo senza uomini. Peccato che siamo nel Seicento e la società non era pronta a questa libertà inaudita: quando il nuovo sorvegliante arriva, dà l’avvio ad una caccia alle streghe che coinvolge tutte le donne e falcia per sempre qualsiasi aspirazione libertaria nascente. La vicenda è basata su fatti veri, e la storia è straziante, per saperne di più:

Elevation

Passiamo poi ad una grossa delusione: Elevation di Stephen King, edito dalla Sperling&Kupfer nel 2020. La inserisco nella narrativa lesbica perché il protagonista diventa amico di una coppia gaya. Purtroppissimo il caro Stefano Re pare abbia dimenticato di scrivere romanzi o racconti horror, non una sorta di libello democratico anti-Trump a favore delle unioni omosessuali. King ci piace perché i suoi personaggi non sono mai eroi senza macchia e senza paura, ma uomini (dopo approfondiamo le donne) divorati da demoni. Uno dei temi che ritorna con frequenza nei suoi romanzi è l’alcolismo, una malattia che lo stesso King ha combattuto per anni; altra grande tematica è la violenza sulle donne, sia da parte dei kattivi, sia da parte dei protagonisti, lacerati dalla dipendenza, come in Shining. Per le donne va fatto un discorso a parte, perché il buon Stefano non ha sempre centrato il punto (ed Elevation non fa eccezione). Diciamo che nel migliore dei casi le donne sono esseri fragili, mai davvero protagoniste, ma solo comparse, spesso figure centrali per la riabilitazione del protagonista. Le donne sono di contorno; anche quando si tratta di persone forti, resilienti e combattive, vengono speso ritratte come piegate da una relazione violenta nella quale sono ingabbiate: di nuovo, è il caso di Shining, ma anche di It (cito solo le opere più note). Quando sono protagoniste, hanno sempre dei limiti, come Carrie (dove, quasi a contrapporsi alla protagonista, c’è la madre/matrigna), o ne Il gioco di Gerald, dove ritorna ancora una volta il tema della violenza sulla donna, in questo caso persino tramite abusi d’infanzia.

Ma, più spesso, la donna è uno strumento che serve a mostrare la meschinità e l’abbruttimento dell’uomo, o degli uomini, di turno. Evidente nel caso di Under the dome, dove un gruppetto di ragazzi stupra una giovane, credendosi al di sopra di ogni autorità. Lo stupro non è un evento importante in sé, ma serve solo a far vedere al lettore come qualsiasi freno inibitore sia andato perso. Mostra il declino morale di colui (o coloro) che commettono il crimine, non tanto la vittima e le sue reazioni.

[Anche per questo sono rimasta delusa dalla puntata dedicata a Stephen King dal podcast Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. Tra tutti gli uomini, lui mi sembra il meno adatto a dare una voce alle donne].

Ma, allargando il discorso, i personaggi del buon Stefano Re tendono ad essere maschi caucasici di mezza età (ma, quando era gggiovine, i suoi protagonisti erano gggiovini pure loro. Non so quanto l’autore inserisca di se stesso in ogni romanzo). Non c’è una grande variante etnica o di genere.

In Elevation non so cosa sia preso a Stefano Re, perché mentre manca la parte horror, o almeno un certo attonimento o suspense, è pieno zeppo di sentimentalismo e di dichiarazioni di tolleranza. E può anche andare bene, ma magari fatto in maniera più sobria. Sto leggendo Stephen King, non me ne frega una mazza di vedere un eroe che spende i suoi ultimi giorni sulla Terra a salvare una coppia gaya dalla discriminazione della cittadina conservatrice e bigotta. Anche perché le donne della coppia diventano dei meri supporti che permettono al protagonista di riabilitarsi completamente, di concludere felicemente il suo trapasso.

La storiella, che partiva da uno spunto di Richard Matheson, a cui è dedicato il romanzo, non prende mai il via. Un uomo inizia man mano a perdere peso, pur senza mostrarlo. Appare evidente dopo pochi mesi che sta perdendo massa gravitazionale. Ineluttabilmente perde un kilo alla volta, finché capisce che il suo destino non ha vie d’uscita…Ma questa storia, che potrebbe diventare un horror puro, diventa una scialba favoletta a favore dell’integrazione delle coppie LGBTQ+ e del matrimonio gayo. Tutto nobile e giusto, ci mancherebbe, ma qui vengono spiattellate senza alcun garbo o finezza narrativa. Nessun editore avrebbe pubblicato questa favola dai toni moraleggianti se non fosse stata scritta da King.

Passiamo poi a Il primo uomo cattivo di Miranda July edito Feltrinelli, soprannominato il libro “EEEEEH???” o, in alternativa, “COSA CAVOLO STO LEGGENDO?”. La vicenda segue Cheryl, una donna di 43 anni in carriera, single e autosufficiente. Tutto cambia quando due suoi capi, nonché amici, le chiedono di ospitare per qualche giorno la figlia Clee, eccentrica ragazza diciannovenne. La convivenza scardina le solide certezze e la routine di Cheryl, ma si fa largo anche un’attrazione coinvolgente per Clee, che si sviscera in modi bizzarri: i primi contatti tra le due sono solo botte e schiaffi, come un perverso corteggiamento. Non vorrei spoilerare troppo, ma la storia evolve in maniera decisamente inusuale. E inusuali sono anche i pensieri della protagonista, così come le sue azioni, che per tutto il romanzo mi hanno fatto pensare “Ma che cosa sto leggendo?”. E no, non è un complimento. Cheryl è evidentemente attratta da Clee, anche se sottolinea i suoi difetti in maniera quasi ossessiva (ragazzi non so quante volte ho letto dei suoi piedi puzzolenti); ma Clee sembra più che altro cercare una figura di riferimento, un punto saldo della sua vita, non necessariamente un’amante. C’è anche un parallelismo con un collega sessantenne di Cheryl, di cui lei è innamorata a inizio romanzo, che sta pensando di avviare una relazione con una sedicenne…mi ha turbato tutto. Probabilmente l’intento dell’autrice era anche quello di spiazzare il lettore, di scioccarlo, e sicuramente ci è riuscita. Ma la sensazione di assurdità (Philip continua a chiedere a Cheryl il permesso per portarsi a letto la minorenne, oppure le vivide fantasie sessuali di Cheryl, che non hanno filtri e diventano via via più estreme, o ancora la relazione tra il dottore e la segretaria/psicanalista) è troppo. Almeno per me. Non sono riuscita a togliermi di dosso una sensazione tutt’al più sgradevole, di personaggi approfittatori; tutti, nessuno escluso, sfruttano gli altri per rendiconto personale, senza tener conto dei loro sentimenti. A partire dalla protagonista, che sfrutta Clee e il suo bisogno di stabilità; oppure Clee stessa, che sfrutta Cheryl per crescere il proprio figlio; o ancora i genitori di Clee, che sfruttano Cheryl per il nipote…è un circolo vizioso in cui ciascuno sfrutta e viene sfruttato. Per me è stato un grandissimo NO, ma capisco di non aver colto il surrealismo creato dall’autrice.

E infine La confessione di Jessie Burton, autrice de Il miniaturista, edito da La nave di Teseo nel 2020. La storia si srotola lungo due piani temporali: gli anni ’80, in cui Costance ed Elise si incontrano ed iniziano una storia d’amore, e il 2017, anno in cui Rosa cerca disperatamente informazioni sulla madre di cui non si hanno più notizie da decenni.

Costance e Elise si conoscono, si innamorano e ben presto iniziano la convivenza: Elise è giovane e senza troppe idee sul proprio futuro, Costance è una scrittrice affermata e lodata dalla critica. Il loro rapporto entra in crisi quando a Costance viene proposto l’adattamento del romanzo a Hollywood: il trasferimento a Los Angeles causerà delle crepe nella relazione e nella fiducia reciproca.

Nel presente invece Rose si fa assumere sotto falsi pretesti da una Costance ormai invecchiata, intenta a scrivere il suo ultimo romanzo. Sì, c’è la storia gaya, ma per il resto è tutto già visto-già letto-già sentito migliaia di volte. Se la parte sul passato funziona, il presente è descritto in maniera tale da risultare forzato e surreale: personalmente mi ha fatto venire in mente i romanzi di Agatha Christie in cui un personaggio si finge un altro per scoprire l’assassino. Il personaggio di Rose è controverso ma anche distaccato e con cui è difficile trovare dei punti in comune; il suo ragazzo, come il padre e gli sparuti uomini del romanzo, è un debole o una mera appendice superflua. Connie è sicuramente la più caratterizzata, mentre per Elise alcune azioni restano inspiegabili: come mai faccia determinate scelte è al di là della mia comprensione. Il problema principale è che non c’è niente di nuovo, e per quanto si legga velocemente, con uno stile scorrevole, rimane poco o nulla di ciò che si è letto.

Si conclude così questo secondo capitolo sugli amori gai, prossimamente uscirà il capitolo finale della trilogia.

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