Millennials di La Buoncostume

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2019

Pagine: 468

Millennials

3 maggio 2019: il mondo che conoscevamo è arrivato al capolinea. Ha smesso di esistere. Senza preavviso, da un momento all’altro, tutti gli uomini e le donne con più di diciassette anni e mezzo si sono bloccati, congelati nell’azione che stavano svolgendo in quel preciso istante, chi mentre aspettava il treno del mattino, chi mentre guidava verso l’ufficio, chi mentre dormiva o mentre faceva l’amore. Tutti inspiegabilmente sospesi in un sonno senza fine. Statue di carne, né morte né vive, con il cuore che continua a battere, lentissimo, e i polmoni a respirare. I sopravvissuti, tutti ragazzi, millennials, si sono ritrovati all’improvviso soli, senza nessuno che badi a loro e nessuno a cui badare. Niente più divieti. Niente più imposizioni. Solo una inebriante, assoluta libertà da assaporare fino in fondo e senza freni. Dopo tutto, a che serve darsi delle regole, quando c’è il mondo intero a disposizione? Ma passate le prime settimane di anarchica euforia, accanto a chi sceglie una vita randagia fatta di violenza e sopraffazione, c’è anche chi si ingegna per ricrearselo, il proprio mondo. Un mondo nuovo, certo, diverso dal precedente, magari più piccolo, ma a misura di millennial e forse persino migliore. Un mondo iperconnesso e iperdemocratico dove piccole comunità sopravvivono e si sviluppano grazie alla trasmissione della conoscenza resa possibile dal syn, una grande piattaforma globale di condivisione delle informazioni. Ora, quattro anni dopo, c’è chi dice che i bloccati si stiano per risvegliare. Nessuno sa con certezza se quei corpi mummificati contengano ancora genitori, fratelli e sorelle, e soprattutto nessuno sa se il loro ritorno metterà a rischio l’esistenza di tutto quello che i ragazzi hanno costruito. Un mondo imperfetto, magari, ma che per una volta è davvero e pienamente loro.

Con trepidazione ho preso in mano questo romanzo uscito ormai due anni fa. Trepidazione perché si tratta di un romanzo YA italiano ed ambientato in Italia. Ammetto che di YA non ne ho letti moltissimi, ma il genere, in Italia, ha pochi riscontri. Una delle poche esperienze di distopia made in Italy, Under, si era rivelata un disastro.

Quindi è con trepidazione e pochissime aspettative che ho iniziato a leggere Millenials.

E invece.

Invece è un romanzo scritto bene e con una trama – o almeno uno sviluppo – originali, dei personaggi forse semplificati ma scritti e descritti bene. E persino – udite, udite – un linguaggio creato ad arte, con neologismi che intervengono e inframezzano molti dialoghi.

Ora, a dirla tutta, questo discorso del linguaggio è al contempo una trovata geniale e una difficoltà ulteriore di lettura: le prime pagine mi hanno scombussolata alla grande; cercare di capire cosa significassero determinate abbreviazioni o parole è stata una sfida che non ha aiutato la fluidità dei primi capitoli.

MA, e lo posso dire a fine romanzo, funziona. Funziona ed è funzionale alla trama.

Il romanzo È SCRITTO BENE! LA STORIA FUNZIONA ED È ORIGINALE, pur inserendosi nelle file del distopico YA.

Scusate, ho dovuto scriverlo in maiuscolo perché è un fatto ai limiti dell’eccezionale che uno YA italiano sia scritto e pensato bene.

Seguiamo diversi personaggi che si muovono nel 2019, ma siamo in un’ucronia. L’unica cosa certa è che, 4 anni prima, tutti gli over 21 si sono “bloccati”, all’improvviso; congelati per sempre nell’ultima azione che stavano compiendo. A parte coloro che sono morti a seguito del blocco improvviso (tutti i passeggeri di voli aerei, i guidatori…) gli altri non sono scomparsi, né morti. Sono vivi, respirano – seppur molto molto lentamente – ma sono immobili.

Come un letargo lunghissimo.

Gli unici a non aver subito effetti sono i millenials. Da quattro anni sopravvivono, sparsi nel mondo, in comunità o in gruppetti, con nuove comunicazioni telematiche intenti a scambiarsi informazioni e creare un’organizzazione virtuale di connessione per rimanere sempre aggiornati.

Cosa fare? Come proteggere i bloccati? Come ricostruire, dal nulla, una società che coinvolga membri lontani migliaia di chilometri tra loro?

Funziona.

Il linguaggio mescola parole di diverse lingue, come un enorme melting pot di giovani.

Nonostante la storia sia ambientata nel nord Italia, si trovano e si sentono gli influssi internazionali di gruppi di giovani di provenienza e lingua diverse, accumunati dal tentativo di sopravvivere, o meglio di adattarsi al nuovo mondo e al nuovo ordine.

La creazione di una sorta di internet alternativo, il sync, banca dati e banca di valuta digitale, la creazione di squadre e comunità…funziona. Questi ragazzi non sono dei pazzi mezzi esaltati e fulminati à la Signore delle mosche per intenderci. Sono ragazzi in grado di creare comunità, in grado di creare sistemi, valute e valori propri, e farli rispettare senza necessariamente ricorrere a troppa violenza.

Sono ancora meravigliata. Sarà che la copertina orripilante lasciava presagire il peggio (i grafici dietro a questo obbrobrio dovrebbero essere mandati a realizzare solo copertine di Harmony per un anno, come forma di punizione estrema), sarà che le mie aspettative erano al minimo, sarà che uscivo da una lettura cerebralmente limitante dall’ultimo libro di Kerri Maniscalco, quindi era difficile fare peggio….boh, però io non solo l’ho trovato ben fatto, ma lo consiglierei pure!

C’è pure la storia gaya, ma non pare forzata o buttata troppo alla piripicchio; ha un ruolo direi quasi marginale. E sì, non è un romanzo perfetto, soprattutto nel finale che si risolve un po’ troppo rapidamente.

Ma la trama regge e gli sviluppi della terza parte mi hanno tenuta incollata alle pagine. Ribadisco, l’inizio è lento, perché gli autori grazie al cielo non ci spiegano passo per passo il mondo in cui veniamo catapultati come se fossimo bambini di prima elementare, ma ci immergono, fin da subito, nell’azione.

L’azione comincia in medias res, come direbbero gli esperti. Per questo ci vuole del tempo per raccapezzarsi e capire dove siamo finiti e cosa stia succedendo. Ma, ribadisco, tutto trova una conclusione ben fatta nel finale.

Continuo ad essere stupita del romanzo, ma in positivo. Continuo a ripetermi “era bello, ERA BELLO!!!”.

Ora aspetto solo una serie tv. Magari non fatta dagli sceneggiatori de I Medici.

[Sì, non l’ho scritto sopra ma il romanzo secondo me si presterebbe benissimo ad un adattamento televisivo. Considerando la media dei prodotti per ragazzi in Italia, ho paurissima di cosa potrebbe venire fuori, MA il collettivo di autori che l’ha scritto è anche creatore di serie tv e prodotti televisivi belli, quindi chissà. Ecco il sito degli autori: La Buoncostume ].

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