A volte ritornano. La Resistenza parte 2/2

Dopo solo un mese, eccomi con il secondo post dedicato alla Resistenza per ragazzi (qui i libri per i più piccoli).

Come mai questo ritardo? Beh, ovviamente la causa prima è la mia ostinata procrastinazione. Ma maggio è stato un mesetto bello intenso e non ho letto tanto (per i miei standard). In un momento di down particolarmente intenso ho persino ripreso in mano un romanzo di Dan Brown.

Avevo iniziato anche dei saggi che però ho dovuto un po’ lasciare da parte per finire questi libricini – alcuni dei quali non mi ispiravano granché.

Le scelte sono state abbastanza casuali, non c’è un motivo specifico per cui un libro è presente o assente in bibliografia. Come dicevo nel primo articoli, i romanzi per bambini sono tantissimi, quindi ho dovuto fare una cernita piuttosto spietata. Inoltre questo secondo articolo è composto da libretti un pochettino più corposi, quindi ha richiesto un po’ di tempo extra.

Cominciamo!

La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi di Tina Anselmi (Manni Editore, 2019, 123 pagine)

Delle 123 pagine di cui è composto il libricino solo le prime 30 si concentrano su Tina. Le altre sono dedicate alle foto d’epoca (tra cui spicca uno scalcinatissimo ragazzino scalzo con sigaretta in bocca e fucile tra le mani), la Storia e la riproduzione di lettere dei condannati a morte.

Insomma, Tina c’è, ma neanche più di tanto. E la sua parte è formata da domande fittizie sul suo periodo da staffetta. Del suo racconto mi ha colpito che ogni giorno si sbobinava 100 chilometri in bici. Si alzava, svolgeva le prime commissioni per i partigiani, andava a scuola e poi ritornava.

Cento chilometri. Secondo me sono queste le notizie da ricordare. Cento chilometri sono tanti. TANTI. E poi mica cento km su strade tranquille e asfaltate, ma su quelle strade mezze butterate, terrose e sassose di campagna.

Ora, a me piace andare in bicicletta. Non sono una patita, non ci vado ogni giorno, ma mi piace fare dei giretti. Non sono allenata e l’anno scorso ho compiuto quella che credevo essere un’impresa semi-titanica: ho pedalato per circa 45 km in un pomeriggio. Ero distrutta, completamente ko, per non parlare della condizione delle parti intime che hanno indetto uno sciopero e volevano abbandonarmi. Torno a casa tutta felice e informo mia nonna del risultato. Le dico “Nonna, sai che sono arrivata a XXX (paesino a cui ero giunta)?”. Credo di averlo urlato, come un obiettivo fondante della mia vita. Ma mia nonna, che evidentemente non vuole darmi alcuna gioia immeritata, mi risponde: “Ah, ma lì? Io ci andavo ogni giorno da giovane”.

The end.

La fine (del mio entusiasmo e della mia autostima).

Per spazzare via qualsiasi traccia di orgoglio rimasto mi racconta anche che la vicina – un’arzillissima signora di quasi cent’anni – quando era giovane andava in bici ogni giorno fino a Milano. A/R. Anche lì, circa 90 km.

Questo per dire che secondo me sono queste le cose da raccontare ai bambini e ai ragazzi di oggi, cose a cui possono collegarsi e provare. Si fa una bella biciclettatina di 5 km e poi li si informa: “Ma lo sapete che le staffette di facevano il decuplo dei km?”.

Tornando al libro: sebbene i temi siano interessanti, e le foto storiche affascinanti, manca una coesione tra le varie parti.

Partigiano Rita di Paola Capriolo (Einaudi Ragazzi 2016, 135 pagine)

Volume della collana Carta Bianca, Collana Carta Bianca – una nuova generazione di lettori – Edizioni EL, che propone diverse storie vere di piccoli e grandi eroi (semi) dimenticati. In questo romanzo si racconta la storia di Rita Rosani, ebrea triestina. Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali del ’38 e la resa dell’8 settembre del ’43 decide di unirsi ai partigiani insieme al suo compagno Umberto Ricca. Muore in una sparatoria il 17 settembre 1944: aveva 23 anni. La storia ripercorre le sue scelte e il clima dell’Italia dell’epoca. Bello, io non conoscevo la storia di Rita, e questo romanzo ha illuminato la sua vita: dal primo fidanzamento con Kubi Nagler (un ebreo che rimarrà ucciso ad Auschwitz), fino all’incontro con Umberto e la lotta armata. Vi lascio anche un sito per saperne di più: RITA ROSANI, L’EBREA PARTIGIANA di Mario Setta – CAMPOCASOLI.ORG.

Robin Hood sbarca in Italia. Anzio, gennaio 1944 di Luciano Tas (Mondadori 2004, 121 pagine)

Robin Hood sbarca in Italia. Anzio, gennaio 1944 - Luciano ...

Questo romanzo l’ho scelto perché racconta la Resistenza anche del sud Italia. Sebbene le lotte partigiane abbiano coinvolto in misura maggiore il centro-nord Italia, è bello raccontare anche le storie di coloro che hanno aiutato la liberazione nazifascista nel sud e nel centro del Paese. La storia segue lo sbarco degli Alleati attraverso gli occhi di Simone, un ragazzo che, insieme al fratello, aiuta inglesi e americani a conquistare Anzio. La battaglia in Italia, che in pochi mesi avrebbe dovuto fare da testa d’ariete per l’esercito alleato in Europa e in Germania, si rivelerà fallimentare. Gli alleati assesteranno le loro linee sotto Roma, e per diversi mesi la situazione rimarrà in stallo. Visti gli insuccessi dell’avanzata sul suolo italiano, inglesi e americano decideranno di spostare le forze in Francia, con lo sbarco in Normandia.

La storia è carina e scorrevole, e alla fine ci sono i ricordi dei generali e soldati inglesi che fecero parte delle truppe d’assalto.

Il romanzo è un po’ datato, e lo si vede dalla copertina e dalla mancanza di illustrazioni. Nella parte finale sono presenti anche delle interviste ai soldati americani che parteciparono allo sbarco.

Io non ci sto! L’estate che divenni partigiana di Gabriele Clima, illustrazioni di Arianna Operamolla (Mondadori 2019, 140 pagine)

Io non ci sto! - L'estate che divenni partigiana

Carina l’idea di una protagonista che comprende il significato di “partigiano”, cioè di colui che parteggia e prende posizione (viene richiamato più volte la celebre frase di Gramsci):

Odio gli indifferenti.

Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.

L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

Perciò odio gli indifferenti.

La storia infatti non è ambientata nel passato ma ai giorni nostri, e la protagonista diventa partigiana nel senso che prende una decisione.

Giulia va a trovare il nonno per le vacanze in un piccolo paesino e si imbatte in un bulletto: decide quindi di prendere posizione apertamente, come i partigiani fecero 70 anni fa. Peccato che sul finale il bulletto si trasformi in un interesse amoroso, fa molto teen love. Per il resto la lettura è scorrevole e carina. I disegni non mi hanno fatta impazzire, ma come sempre è un giudizio personalissimo.

La mia Resistenza di Roberto Denti (Rizzoli 2010, 162 pagine)

Copertina di: La Mia resistenza

Tra quelli letti secondo me è il meno incisivo, perché il protagonista, cioè l’autore stesso, è già grande (per i parametri di questo post) quando entra a far parte della Resistenza. Quindi viene meno anche il legame anagrafico col lettore che gli altri libri presenti in questa bibliografia cercano di creare. Per il resto si tratta di un’autobiografia sul periodo della lotta partigiana di Roberto Denti. Nel ’45 è a Firenze al momento della Liberazione, ma dovrà aspettare ancora qualche mese prima di potersi ricongiungere ai famigliari a Cremona.  È proprio nel momento del ritorno a casa che si conclude il libro.

O bella ciao. Racconti di ragazze e ragazzi nella Resistenza di Lucia Vaccarino e Stefano Garzaro (Piemme 2020, 173 pagine)

L’idea è bella: presentare 8 storie diverse di Resistenza sparse in Italia, con protagonisti sempre dei ragazzini di 13 anni circa. E funziona l’idea, perché i protagonisti sono piccoli. Secondo me il grosso limite è la brevità di ciascuna storia: per esempio, il primissimo racconto vuole affrontare la strage di Sant’Anna di Stazzema. Il protagonista è Luigi – nome di battaglia Matita – a cui viene chiesto di visitare il luogo dove, si dice, i nazisti hanno compiuto una strage. Matita parte perché è il più istruito. Purtroppo fa appena in tempo ad arrivare che la tragedia della devastazione viene limitata ad un paio di pagine e si conclude la vicenda. The end. Ah, sì, ci sarebbe anche una fulminea love story con una compagna. Però ecco, ti eri appena affezionato a Matita che già la storia finisce.

Lo stesso dicasi per Vittorio, nove anni, protagonista del secondo racconto. Vittorio vuole entrare a far parte di una banda di ragazzi del quartiere, ma è il più piccolino. Gli viene chiesto di affrontare una prova: entrare di notte nel cimitero. Casualmente incappa in un paio di partigiani che gli chiedono di fare da staffetta. Una storia semplice ma efficace, che mostra un vero e proprio ragazzino immerso nel periodo storico descritto, il cui pensiero principale è farsi accettare da una banda.

Secondo me le storie sono belle – e sono tutte ispirate a fatti o personaggi reali – ma vengono sacrificate in una raccolta di racconti brevi.

Comunque, ovviamente lo consiglio: avrei solo voluto che ogni personaggio avesse un romanzo spin-off.

I racconti della Resistenza. Tre grandi storie per difendere la nostra libertà di Roberto Denti, Lia Levi, Annalisa Strada e Gianluigi Spini (Piemme 2020, 424 pagine)

Come il titolo lascia anticipare si tratta di una raccolta di romanzi.

Il primo, intitolato Ancora un giorno, è scritto da Roberto Denti. Protagonisti della storia sono un gruppo di ragazzini che si trova invischiato negli ultimi mesi di guerra. Nel palazzo milanese dove vivono si rifugia una spia fascista – o almeno questo è quello che hanno sentito bisbigliare dai “grandi”.

Nella seconda storia invece, Io ci sarò, seguiamo Riccardo, un ragazzino di origini ebree orfano. Quando gli zii scoprono che la città dove vivono (Ferrara) non è sicura lo mandano a Roma, nella speranza di salvarlo dalle persecuzioni. Ma proprio a Roma il ghetto ebraico viene preso di mira in quegli anni dai nazi-fascisti e cominciano le deportazioni verso i lager. Arrivato a Roma infatti Riccardo non trova nessuno. Ma non perde la speranza e va a cercare i nonni, che vivono in un paesino limitrofo. E, nella ricerca, si unirà ad un gruppo di partigiani, diventando Marconi, perchè è capace di sistemare le radio rotte. Tra i tre, questo è di gran lunga il mio preferito, sia per la storia, sia perchè mostra anche il “dopo”: cioè, dopo la conlcusione della guerra, cosa accadde agli ebrei sopravvissuti? Ed ecco che scopriamo che i nonni, per mesi, non poterono tornare nella loro casa, che era stata depredata e distrutta (non dai tedeschi, ma dai vicini di casa e dagli abitanti della zona).

L’ultima storia, Il rogo di Stazzema, ritorna sulla strage avvenuta a Sant’Anna. Funziona bene la descrizione dei profughi e della famiglia allargata composta da tre ragazzini, nonna e mamme che scappano quando sentono che i nazisti stanno arrivando. Gettano le cose dalla finestra e le nascondono nell’orto, temendo che vogliano bruciare e rubare. Certo non si immaginano la strage. A metà della scarpinata verso la montagna, la nonna ricorda che non ha liberato dalla stalla la mucca Gelsomina, vero tesoro in tempo di guerra, e il gruppetto ritorna a valle per scoprire il paese devastato dalla furia nazista. Intervallato al racconto di Lapo, uno dei ragazzini fuggitivi, vi è la storia di Hans, giovane soldato nazista. Onestamente avrei eliminato completamente tutti i suoi capitoli che non aggiungono dettagli importanti alla storia, né riescono a far emergere l’assurdità di un conflitto a cui parteciparono ragazzi di vent’anni che nell’ideologia nazista manco ci credevano troppo, una pesante eredità lasciata dai padri.

Lascio il link del sito Sant’Anna di Stazzema, diventato nel frattempo un simbolo e un museo. Al momento il rischio del paese è quello di diventare disabitato: vi abitano solo una trentina di persone. E, purtroppo, il sito sembra realizzato da una persona con le mie stesse abilità tecnologiche e informatiche, cioè zerello: Home Page (santannadistazzema.org)

La bella Resistenza. L’antifascismo raccontato ai ragazzi di Biagio Goldstein Bolocan, illustrazioni di Matteo Berton (Feltrinelli 2019, 124 pagine)

Lascio questo libro per ultimo perché è il mio preferito. No, non è sicuramente il più bello, il più meraviglioso, il migliore in assoluto. Ma ho provato un’empatia che non sono riuscita a provare con nessun altro dei romanzi. E questo non è neppure un romanzo vero e proprio, o meglio, è la storia romanzata della famiglia del protagonista, in particolare della nonna. Il romanzo nasce come un saldo di un debito, un debito contratto dall’autore con sua nonna, Emma Damiani Bolocan.

E niente, io mi sono immedesimata e l’ho amato.

Perché anche i miei nonni ogni tanto raccontano squarci di vita durante la guerra. Nonostante non abbiano dovuto sopportare lo strazio della deportazione o del razzismo antisemita, la povertà e la vita che raccontano è impressionante. Mia nonna per esempio ricorda che nel condominio in cui vivevano le varie famiglie accudivano un maiale che, una volta affettato, sarebbe stato suddiviso. O del purea di bucce di piselli, o ancora di quando la famiglia riusciva a sopravvivere grazie al padre che lavorava alla Polenghi e quindi riusciva a portare a casa del formaggio e del latte. O di mio nonno, con un fratello morto giovanissimo, reduce da un campo di prigionia che lo lasciò malato. Morì giovanissimo.

Tornando al romanzo, oltre alla storia, che – per una personale connessione mi ha conquistato – a vincere a man bassa sono state le illustrazioni.

Vedendole me ne ero innamorata e poi ho pensato “Mi ricordano qualcosa!”. E certo! Si tratta dello stesso illustratore di una delle Divine Commedie lette, Matteo Berton, che io ho amato alla follia. Anche qui lo stile dell’illustratore si fa sentire, con le linee geometriche e una paletta cromatica ridotta all’osso: rosso scuro (avrà un nome, ma io non lo conosco), grigio e nero.

Comunque, tornando al romanzo: la storia della famiglia Damiani Bolocan è intervallata da schede storiche su alcuni degli eventi clou del periodo (e sono queste schede che sono impreziosite dalle immagini di Berton).

[Impreziosite. Ahahaha mi fa sempre ridere quando trovo scritto questo aggettivo per descrivere un libro. Comunque sì, sono BELLE BELLE BELLE].

Qui radio Londra- L’aquila vola di Vanna Cercerà (Fatatrac 2008, 94 pagine)

Questo libro non mi ispirava per NIENTE. Perchè la grafica è proprio bruttina, spiace dirlo. E sì, sì, l’abito non fa il monaco e la copertina non fa il libro, ma sono tutte palle. Mi respingeva proprio questo verdino loffio. A non aiutare per nulla le immagini, che per me sono l’epitome della tristezza (vorrei specificare che ovviamente si tratta di gusti personali e che sicuramente a molti sono piaciute tantissimo). A me no. Tant’è che è stato l’ultimissimo romanzo letto, e che avevo persino pensato di abbandonare. La storia è anche carina – niente di originalissimo, un gruppo di ragazzi si ritrova sfollato in un paesino di montagna e da lì assistono agli ultimi due anni di guerra – ma funziona e la storia è scorrevole. Ed è per questo che sono molto contenta di poter dire che dello stesso libro è uscita una riedizione completamente riveduta che spero possa rendere giustizia al testo. Vi lascio il sito dell’autrice, che, lo anticipo subito, sembra fatto da me quanto a livello estetico: NARRATIVA (vannacercena.it)

E si conclude così anche quest’ultima parte sulla Resistenza. E per adesso basta. Mi fermo qui. Mi piace, e mi è piaciuto molto, seguire e curare queste ultime mini-bibliografie su tematiche che mi interessavano e che trovavo curiose e/o importanti. Ma hanno richiesto molto tempo. È sembrato una mini tesi: moltissima ricerca bibliografica che, invece di diminuire man mano che si completavano testi, aumentava in maniera proporzionale. Io cercavo un libro e da quel libro ne tiravo fuori altri due. Una sfacchinata. Verso la fine non ne potevo più.

Avrei voluto anche scrivere un ultimo articolo su Dante – perché nel frattempo sono arrivati altri libri in biblioteca – ma mi fermo qui.

Il materiale è davvero tanto tanto tanto (cit. Jovanotti), e sicuramente ne è uscito di nuovo quest’anno. E, come risultato, non sono riuscita a produrre una bibliografia un po’ corposa e il più omnicomprensiva possibile, cosa che mi ha irritato e lasciato insoddisfatta.

Per un po’ mi fermerò con le bibliografie così estese, anche perché maggio è stato e sarà un mesetto un po’ intenso e non credo di riuscire a produrre una bibliografia di cui possa ritenermi soddisfatta (oh, poi io sono sempre insoddisfatta degli articoli quindi non sarebbe una novità).

Mi sarebbe piaciuto proporne una sulla mafia per ragazzi, in occasione del 23 maggio, per commemorare la strage di Capaci, ma non riuscirei a leggere tutto quello che vorrei e mi seccherebbe. Spero di riuscire a proporla l’anno prossimo.

Con tutte queste letturine non programmate, sto posticipando all’infinito la lettura di alcuni saggi che mi incuriosiscono e mi aspettano sugli scaffali da tempo. Senza contare che io è da gennaio che non scrivo più recensioni varie e quindi c’è lì una pila di letture che aspetta un piccolo commento. E via di articoloni-riassunto della prima metà dell’anno (oddio è già metà anno!!!).

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