Da Milano a Lodi la storia del biscione (il drago Tarantasio nel lago Gerundo) di Alida Giacomini e Loredana Rusconi: come NON scrivere un opuscolo

Editore: Armando Editore

Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 75

Breve premessa doverosa: in questo articolo sarò inutilmente e spietatamente kattiva.

Questo libricino l’ho trovato in biblioteca e racconta la leggenda del drago Tarantasio, mitologica creatura che infestava le acque del lago Gerundo (ormai scomparso).

L’ho letto perché questa leggenda io non la conoscevo, eppure ho sempre vissuto nel territorio del drago. L’ho scoperta solo casualmente un paio di anni fa mentre lavoravo in biblioteca.

Siccome ritengo vitale mantenere viva la memoria delle antiche leggende e tradizioni popolari, ho preso il libricino molto incuriosita di saperne di più.

Purtroppo questo opuscolo è un disastro su tutti i fronti.

E mi spiace dirlo, perché capisco che probabilmente è stato un lavoro nato dalla passione delle due autrici. Però è anche un libro regolarmente stampato e pubblicato. C’è un editore che si è preso la briga di curarne la pubblicazione (o almeno avrebbe dovuto farlo). Viene venduto al pubblico. Quindi alcune robbbe sono inaccettabili.

Il libro si presenta come una mini-tesi. Ci sono due parti: nella prima si narra della leggenda del drago, nella seconda del lago Gerundo e della sua storia.

E già qui primo errore: siccome il drago viveva – secondo la leggenda – nel lago, ha più senso iniziare dal lago che dalla creatura che ci vive.

Anche perché la leggenda è la parte più folkloristica e accattivante, mica la storia del lago. È una cosa logica lasciare il più bello in fondo.

Ma, a prescindere da questo, i problemi che affliggono il testo sono innumerevoli.

Dalla grafica agghiacciante alla scrittura francamente inaccettabile del testo, non si salva nulla. E sì, lo so che è un libricino a costo sotto zero, ma che caspita, la mia tesi era fatta meglio, anzi pure la tesina delle superiori era migliore, e non è che fosse un capolavoro.

Errori ortografici, grammaticali e sintattici costellano l’intero lavoro. Per non parlare delle ripetizioni che su 75 pagine compongono credo un buon 30% del volume.

Ma cominciamo. Prima di tutto, breve introduzione al soggetto: fino al 1000 d. C. circa intorno alla zona cremasca-bergamasca e lodigiana sembra che esistesse un lago, o  meglio una vasta zona acquitrinosa; non si sa molto dell’epoca preistorica, ma le fonti di epoca storica ci parlano di una zona paludosa molto ampia, per cui già i romani intrapresero i primi importanti lavori per bonificare il territorio. Solo intorno all’XI secolo però i monaci benedettini e cistercensi completeranno la bonifica e il lago-palude verrà definitivamente prosciugato.

Ipotesi dell’estensione del lago Gerundo Il lago Gerundo – Pro Loco Tarantasio

Siccome il terreno era paludoso e lì vicino c’è un giacimento di metano (Cavenago d’Adda), l’aria non era proprio salubre. La presenza di giacimenti metaniferi poteva causare anche incendi naturali. Forse anche per questo nacque la leggenda del drago Tarantasio, mostro simile ad una viverna con un alito pestilenziale che terrorizzava gli abitanti, pappandosi i bambini.

Acquerello che rappresenta il drago Tarantasio secondo Ulisse Aldrovandi. drago-tarantasio-milano.jpg (1200×758) (milanopocket.it)

La leggenda ovviamente è multiforme: qualche fonte fa risalire l’origine del drago al cadavere di Ezzolino III, un condottiero particolarmente odiato all’epoca, oppure direttamente dall’inferno.

Anche la sua sconfitta non è certa: la versione cristiana vuole che siano stati San Cristoforo o San Colombano a domare la bestia; altri vedono in Uberto Visconti, capostipite dell’omonima casata milanese, l’uccisore del drago. Secondo quest’ultima versione, proprio dall’uccisione del drago Tarantasio sarebbe nato l’emblema dello stemma visconteo: El bisson, cioè il biscione, un enorme mostro serpentiforme che divora un bambino.

Biscione
Stemma visconteo. Il Biscione di Milano: storia, leggende e significato (milanopocket.it), foto di Giovanni Dall’Orto

È una leggenda, è normale che esistano diverse versioni.

Interessante anche la versione che vuole il cane a sei zampe dell’Agip come un tributo al drago Tarantasio (e al fatto che in queste zone furono scoperte le riserve di metano):

File:Cane sei zampe.png
File:Cane sei zampe.png – Wikipedia

Mi preme sottolineare che l’esistenza di tale lago/palude non è tuttora stata confermata in epoca storica, né si ha ben chiara l’estensione di tale zona lacustre.

Ora, parto col libro.

Prima pagina dopo l’indice: Premessa dell’autrice. Che non è altro che l’introduzione che chiedevano nella tesi di laurea, quella in cui si riassume il contenuto dell’esposizione.

Peccato che in un libro questo non serva. Poi c’è una prefazione, che suona come una recensione per la stampa, poi un Dicono di noi che BOH. Segue un’altra Presentazione introduttiva e infine i ringraziamenti. A inizio libro. Benissimo.

Prima parte: Il drago Tarantasio nel lago Gerundo.

Seconda Parte: Influenza del lago Gerundo nella storia e sul territorio lodigiano

Come ho già detto non capisco il senso di descrivere prima il mostro che vive nel lago e solo dopo il lago stesso, ma sarò tonta io.

Uno dei grossi problemi del libro è la totale incapacità di usare correttamente le maiuscole. Per dire, in alcune frasi lago Gerundo viene reso come Lago Gerundo; si verifica ripetutamente l’errore anche con “Cristiani” e “Monaci Benedettini”.

Maiuscola che, anche nella stessa pagina, compare e scompare: nella riga sopra ‘monaci’ è scritto in minuscolo, in quella sotto in maiuscolo.

Scusate lago non mi pare sia un nome proprio; da quando si scrive con la maiuscola? E non è che è capitato una volta, per errore. No, succede per tutto il libro.

Non saprei neanche se incolpare le scrittrici o l’editore, perché un errore così marchiano non dovrebbe farlo nessuno.

Qui ho sottolineato un po’ di volte in cui Monaci o monaci è scritto in maniera diversa. Magia e mistero. Anche se sono il soggetto della frase non diventano automaticamente nomi propri. Notare che pure Frati subisce lo stesso destino.

Altro errore: a volte, in maniera del tutto casuale, alcuni nomi sono scritti in stampato maiuscolo. Perché??? Lo faccio anche io, ma non certo all’interno di un testo-saggio da dare alla stampa.

È graficamente orribile a vedersi e poi è sbagliato. Ma che senso ha? Ribadisco, anche le tesine delle scuole dell’obbligo sono fatte meglio.

Notate come alcuni nomi ritornino costantemente in maiuscolo, a volte pure virgolettati, così, senza motivo.

Dal punto di vista sintattico alcune frasi non stanno in piedi, sono formulate male, non sono fluide.

C’è un enorme problema con la punteggiatura: virgole in eccesso, virgole che si aprono per contenere una relativa ma poi non vengono mai chiuse…C’è un abuso delle virgolette, anche laddove esse non sono assolutamente necessarie, anzi:

Un “racconto” legato a quell’epoca, riguarda “San Colombano”, proveniente dal Nord Europa: era un famoso cacciatore di draghi.

Questa è solo una delle frasi che costellano il libro. Perché racconto e San Colombano sono virgolettati? BOH. Chi o cosa proviene dal Nord Europa? Il racconto o San Colombano? Basandomi sulla struttura del testo, qui grammaticalmente è il racconto ad essere nord-europeo. Ma è San Colombano a provenire dall’Europa del nord (era irlandese).

[Le virgole sono ricopiate pari pari dal testo].

L’inizio dei periodi è sempre lo stesso: nel giro di poche pagine mi sono trovata 4-5 volte scritte versioni di “la storia narra”, “la storia racconta” o “la storia ci dice”. E, giusto per essere chiari, questa introduzione può andar bene se si sta parlando di leggende o miti non confermati, ma quando si parla di dati storici non si può iniziare così una frase.

Più volte mi ha dato l’impressione di un testo scritto da una persona che non è madrelingua e che sta cercando su internet dei sinonimi per iniziare le frasi. Lo dico perché quando stavo studiando per lo IELTS in inglese avevo memorizzato alcune espressioni standardizzate per iniziare o finire il testo che viene richiesto nella parte scritta (In a nutshell…, Overall…, In my opinion…).

Gli storici narrano che tra il cinquemila e il tremila a.C., i primi uomini vivevano in accampamenti e si nutrivano cacciando. Fu soltanto durante il periodo neolitico che le popolazioni iniziarono a conoscere e praticare la caccia, la pesca e l’agricoltura.

Ma chi racconta la storia così?

Innanzitutto gli storici non “narrano” una cippa. Interpretano le fonti, al massimo. Poi 5000 e 3000 si scrivono in numero. E, per di più, questa intera affermazione è sbagliata. Perché il Neolitico inizia circa 10.000 anni fa e si conclude nel 3500 a.C. (fine della Preistoria; inizio della Storia. Queste date sono molto indicative: è vero che in Italia si pensa che probabilmente il Neolitico sia iniziato un po’ più tardi, ma le fonti a disposizione sono molto scarse). Ma se i primi insediamenti intorno al lago sorgono nel 5000 a.C., siamo già nel Neolitico.

E perchè nella prima frase c’è scritto “si nutrivano cacciando” e nella seconda “soltanto durante il periodo neolitico le popolazioni iniziarono a praticare la caccia?”. Ma ha senso? Ma scusate qua basta un minimo di logica, non bisogna essere Umberto Eco.

Questi non sono errori, questi sono strafalcioni che una semplice seconda lettura avrebbe dovuto cancellare.

Io boh. Anzi, io BOH.

Posso capire che sia un progetto nato per passione, senza un vero e proprio lavoro storico e archivistico alle spalle. Ma almeno la forma stilistica. Almeno la correttezza grammaticale, almeno il senso logico nelle frasi.

Per non parlare delle fonti. Inesistenti. La bibliografia è composta da 5 titoli. Di numero. Volete sapere quali sono gli ultimi due?

LAGO GERUNDO LEGGENDA E REALTÀ (anzi REALTA’, con la A apostrofata: ci vuole un minuto per controllare su google come si fa la A maiuscola accentata).

GOOGLE 2017


TARANTASIO E IL LAGO GERUNDO

WIKIPEDIA.IT 2018

Io getto la spugna. Manco la bibliografia (che poi è anche sitografia) è corretta.

Quando ho presentato la mia tesi, la correlatrice ha controllato tutte le voci delle referenze iconografiche. Delle immagini. Quando vedeva siti che secondo lei non erano idonei, me li faceva togliere. Per esempio, io avevo preso l’immagine del tempio di Karnak da Wikipedia? Via, non è una fonte attendibile neanche per le immagini (totale: ci ho messo due mesi solo per trovare le fonti iconografiche che andassero bene).

E queste due autrici basano L’INTERO LIBRO su fonti vaghe come WIKIPEDIA 2018 (che non sia cosa sia) o GOOGLE 2017????Ma che cosa vuol dire Google 2017?

Esistono siti apposta che aiutano a realizzare le bibliografie. Le bibliografie non sono mica equazioni di algebra avanzata. Google 2017 non vuol dire niente, io da una bibliografia devo essere in grado di andare a recuperare il sito esatto o il libro esatto (l’edizione esatta) e devo scoprire da dove hai tratto le tue fonti.

Wikipedia non è una fonte neanche per una tesina delle medie.

Nel testo ci sono anche alcune informazioni interessanti, ma non vengono corredate da note. Per esempio, ci viene detto che il nome della città di Crema significa ‘altura’. MA DOVE LO HAI TROVATO? DOVE C’È SCRITTO? (risposta: su Wikipedia).

Io, da una ricerca di 10 minuti su “google 2021” non ho trovato nessuna notizia certa. C’è scritto che una delle possibili etimologie deriverebbe da Cremen (o forse Krem), che in longobardo vuol dire ‘rialzo, altura’, oppure dal bizantino, con lo stesso significato. Ma niente di definitivo o certo.

Forse il nome di Crema deriva da Cremete, signore di Palazzo Pignano, oppure da un termine bizantino che significa rialzo, dosso, proprio per la posizione dove sorge la città. Secondo altri studiosi, invece, il nome risalirebbe dal laltino cremare, in quanto avrebbe accolto gli abitanti fuggiti dalla vicina Parrasio (Palazzo) incendiata. Un’altra ipotesi che è stata formulata circa l’origine del nome è che deriverebbe dal termine longobardo Krem, che significa “altura, rialzo di terra, terrapieno”.

 

È un sito attendibile? Almeno quanto Wikipedia (http://www.dacrema.com/crema/storia/cremastoria1.htm).

Tutta la parte relativa ad Ezzelino III da Romano (e non, come si trova scritto nel testo, Ezzelino da Romano III) è senza alcuna fonte. Alcune frasi sfiorano il ridicolo:

Era un condottiero con una crudeltà di un livello molto maggiore, rispetto ai livelli di quel periodo storico, che come sappiamo erano già terribili.

Le virgole le ho ricopiato uguali-uguali dal testo (p. 26).

O GIOVE, PENSACI TU.

Più avanti ci viene detto che esiste un comune (anzi un Comune) chiamato, in onore del padre del condottiero, Romano d’Ezzelino (anzi ROMANO D’EZZELINO). E poi viene aggiunto il CAP del comune. Nel caso qualcuno voglia spedire una cartolina. AHAHAHAHAHAHAAHAHAH. Rido per l’assurdità di tutto.

Non vado neanche nei dettagli di questo capitolo. Riporto solo una frase di Wikipedia (Ezzelino III da Romano – Wikipedia ):

Ezzelino venne catturato e portato a Soncino, dove spirò il 27 settembre, a 65 anni di età, rifiutando sacramenti e medicine.

La parte che ho sottolineato è riportata, identica, anche nel libro.

O ancora, in un altro punto (p. 37):

Secondo la glottologia, alcuni termini dialettali lombardi derivano dai liguri.

Ok, questo è molto interessante, mostrerebbe un legame solido tra le popolazioni preistoriche che abitavano nei territori del lago e i liguri. Peccato che non si dica nulla di più, quest’informazione non viene ovviamente spiegata né viene riportata la nota che ci informa da dove questa notizia è stata presa.

Altrove ci viene detto che:

…c’era il lago Gerundo, chiamato anche mare, perché molto esteso

Ah. Lo chiamavano anche mare perché era grande (nonostante fosse molto più piccolo di altri laghi). Vado a guardare per curiosità sul sito Centro Studi la Runa in cui si parla di linguistica ed etimologia, e scopro che i termini indoeuropei  delle varie lingue tra cui il latino ‘mare’ designano di volta in volta il mare, ma anche lagune e bacini chiusi e paludosi.

Il gotico marei, il lituano mares, l’antico slavo morje, il gallico mori, il latino mare designano di volta in volta il mare, ma anche lagune e bacini chiusi e paludosi. Il tedesco moderno Moor, come il latino muria non indicano il mare, ma la palude. Anche qui si postula una condizione ambientale presente nell’Europa settentrionale preistorica: un paesaggio di acquitrini, di stagni e di lagune disteso intorno ad un mare semichiuso qual è il Baltico.

Le origini dei Latini | Adriano Romualdi (centrostudilaruna.it)

E quindi mi viene spontaneo chiedermi: nel passato erano scemi e chiamavano mare un lago paludoso, o forse con mare intendevano una palude? Chiamavano un acquitrino palude oppure mare? Difficilissimo dirlo. 

Sarà che molto semplicemente le autrici hanno letto o capito male le poche fonti consultate? (immagino ci sia ancora lo zampino di Wikipedia)? Mistero.

In un altro punto (ok, non solo uno: questo frase è ripetuta almeno una marea di volte nel testo!) si parla del rinvenimento, nei paesi intorno a dove sorgeva il Gerundo, di alcune costole che secondo la leggenda apparterebbero al drago. Una è conservata nella sagrestia della chiesa San Bassiano di Pizzighettone. Ci viene citata solo questa, le altre scompaiono. Poi, in un semplice blog, trovo scritto dove sono conservate anche le altre, nei comuni che all’epoca confinavano con il lago. Ma di questa benedetta costola di Pizzighettone non si dice nulla di più!

Cioè, roba banale del tipo: siccome i draghi non esistono, a che animale appartiene? È un fossile o no? È davvero una costola? Boh. Misteri irrisolti.  Ovviamente di questa costola non c’è manco la foto, che ve lo dico a fare?

Nel sito della pro loco del drago Tarantasio si trovano anche le foto di tutte le ‘costole’ e anche alcuni ‘cuccioli di drago’ imbalsamati (semplici coccodrilli, ma appesi all’alto, come precursori di Damien Hirst). La foto qui sotto è presa da Sulle tracce del Tarantasio – Pro Loco Tarantasio:

Santuario della Madonna delle Lacrime a Ponte Nossa in provincia di Bergamo, cucciolo di drago.

Ci viene anche detto che:

Nonostante il lago Gerundo sia scomparso ormai da oltre sei secoli…

No, scusate, non sarò un asso in matematica però se il lago è stato bonificato nel 1000 -1100 d.C. direi che non sono passati seicento anni. In un sito leggo che il lago era completamente prosciugato dal XII-XIII secolo, quindi 1200; le leggende invece posticipano la data tra il XIV e il XV secolo. A chi crediamo, alle leggende o alle fonti storiche? Grandi dubbi.  

In un altro punto si parla del primo secolo dopo Cristo, e la resa grafica è la seguente:

…metà del secolo d.C.

Ragazzi, errori basilari, che mi fanno pensare (e, a questo punto, anche sperare) che nessuno si sia preso la briga di controllare e correggere il testo.

O ancora in un altro passaggio, mentre si parla delle tesi a sostegno della presenza di un lago, si cita l’isola Fulcheria, antico e originario nucleo dell’odierna città di Crema. Se si guarda nella cartina del lago Gerundo (quella a inizio articolo, sopra), si vede come Crema effettivamente resti in una posizione centrale, una terra emersa circondata da due braccia di lago. Comunque, parlando di questo, ecco cosa ci viene detto:

Esiste un documento del 1055 di Enrico III nel quale si legge: “Insulae Fulkeria infra abduam et serium a Pizzighettone”.

Esiste un documento…Ma questo documento, cos’è? Che tipo di documento è? Cosa vuol dire che il documento è di Enrico III? E poi chi è Enrico III, che non è mai stato citato?

[Questo Enrico III è un imperatore del Sacro Romano Impero, detto il Nero. Lo scopro con una ricerca di mezzo secondo online].

Vado a fare una ricerca online e trovo questa citazione (Microsoft Word – PLIS_Note Storiche Fara con Mappa_OK.doc (ambientefara.it):

In questo lembo di territorio si sviluppò la città di Crema (“… insulae Fulkeriae infra Abduam et Serium a Piziguetone …” riferiva il Codex Diplomaticus Craemonensis di Enrico III del 1055).

Ora, come potete notare, è scritto diverso.

ECCHECAZZ, MANCO LA CITAZIONE GIUSTA!!!!!!!!!!!! STO DIVENTANDO UNA BELVA.

Io non sono una grande latinista, ma nella lingua latina non esiste la doppia Z. Quindi Pizzighettone sicuramente non lo avrebbero scritto con quella grafia.

E Abdua e Serium sono i fiumi Adda e Serio: uno dei pochi casi in cui la lettera maiuscola ci voleva!

Non vado ad indagare oltre.

Però devo essere precisa, perché io non ho trovato l’originale o una copia del codice da cui è tratta la citazione, quindi non posso garantire dell’autenticità nemmeno della seconda citazione.

Faccio qualche altra ricerca e incappo in un documento PDF di Don Giuseppe degli Agosti, che si è occupato di storia cremonese anche su riviste storiche specializzate. Nel fascicolo, degli Agosti traduce alcuni documenti medievali della storia cremasca, tra cui un un documento del 1055 in cui Enrico III concede l’Insula Fulcheria, dove sorgeva dell’attuale duomo di Crema, al vescovo di Cremona Ubaldo ( Traduzione e presentazione di antichi documenti medioevali su Crema e Cremasco (comunecrema.it) :

DIPLOMA DI ENRICO III RE DI GERMANIA E D’ITALIA CON IL QUALE CONCEDE IL DISTRETTO DELL’ISOLA DI FULCHERIO A UBALDO, VESCOVO DI CREMONA

In nome della santa e indivisa Trinità, Enrico, re per dono della divina clemenza. Poichè è proprio degli imperatori e dei re provvedere alle necessità delle chiese, ecc. Perciò sappia l’intelligenza di tutti i fedeli ecc. che Brunone, nobile presule e nostro parente, ha ottenuto dalla nostra maestà regia, dietro suggerimento di Ubaldo, vescovo a noi molto fedele, che noi, a favore dell’anima del nostro genitore di divina memoria, ci degnassimo di concedere e di lasciare con diritto di proprietà e in perpetua donazione tutto il distretto dell’Isola di Fulcherio alla santa Chiesa cremonese, turbata da molte calamità non solo da parte di stranieri, ma anche da cittadini e quasi rovinata per il turbamento del nostro regno. Noi quindi, considerando la domanda degna di così grande pontefice e parente, e

la costante fedeltà del predetto vescovo Ubaldo che, come si sa, presiede a detta

chiesa, e considerando il suffragio per l’anima del nostro genitore di santa memoria, tutto il predetto distretto, come lo tenne Bonifacio, lo concediamo alla predetta Chiesa cremonese e in perpetuo glielo doniamo, gliene diamo investitura e lo trasmettiamo totalmente in diritto e dominio della Chiesa e la incarichiamo di possederlo e di tenerlo, rimossa l’opposizione di ogni altro potere.

Però il testo a cui si fa riferimento non è un codice diplomatico di Cremona, bensì l’Antiquitates Italicae Medii Aevi di Muratori, imponente opera storica in latino scritta tra 1738 e 1743. E qui in effetti viene citata l’Insulae Fulcherii. Ma non si fa cenno ad altro. E quindi sono ancora più confusa di prima. Da dove l’hanno presa la citazione di ‘sto codice diplomatico che non trovo da nessuna parte?

Comunque sono andata a recuperare la versione digitale delle Antiquitates perché non c’ho una mazza da fare e perché a questo punto non mi fido di nessuno.

Ecco qui le pagine del documento (la parte che ci riguarda è dove si trova scritto l’anno 1055, alla fine della prima pagina):

Perché sì, mi annoio. E perché sì, lo avrebbero dovuto fare le autrici. Perché anche se non hai voglia di seppellirti in qualche archivio polveroso, il minimo che puoi fare è cercare di trovare la fonte più autorevole che ha già studiato il documento che ti interessa (e magari ricopiarlo giusto, tanto che ci sei).


Sull’apparato grafico…volevo cavarmi gli occhi. Di nuovo, capisco che il costo contenuto dell’opera richieda il bianco e nero. Ma perché le immagini sono tutte sgranate? Anche le foto in bianco e nero possono essere ad alta risoluzione. Non farò commenti sulle illustrazioni perché credo siano state realizzate da un bambino o comunque un ragazzo molto giovane, almeno da quanto ho intuito dai ringraziamenti.

Quindi mi concentrerò sulla scelta delle fotografie/immagini.

Ne metti poche, mi sta bene. Ma almeno sceglile con cura.

Quando si parla del lago Gerundo viene messa una cartina – ovviamente sgranata – della Lombardia. MA CHE CAVOLO SERVE LA CARTINA DELLA LOMBARDIA, TUTTI SANNO DOV’È E COME È FATTA LA LOMBARDIA! METTI UN’IMMAGINE DI QUEL CAVOLO DI LAGO E DI DOVE CAVOLO SORGEVA!!!

[Ho sostituito in fase di revisione tutte le parole più colorite. Cavolo ha sostituito una parola ben più azzeccata ma parecchio più volgare].

AAAAAAAARGH.

La fondamentale immagine della Lombardia con tanto di didascalia sul valore industriale della Regione.

O ancora, visto che la zona del lago anticamente era boscosa e popolata da molti animali selvatici, mi inseriscono il cartello stradale che dimostra il passaggio di animali sulla strada ancora ai giorni nostri.

GIOVE SALAVAMI TU. ANZI, SENTI TARANTASIO, TORNA DALLE LEGGENDE E INFUOCA TUTTO.

Ecco il cartello che evidentemente dovrebbe essere una prova sicura dell’esistenza del Gerundo e della sua un tempo florida e popolosa valle. Da notare anche la vaghezza: la foto potrebbe essere stata scattata ovunque.

Sul finale si parla degli stemmi delle città della zona del lago Gerundo, che spesso includono un biscione che ingoia un bambino, dicendo che è un riferimento al drago Tarantasio. Ma, come è stato fatto presente prima, è anche lo stemma di Uberto Visconti (e le leggende sulle origini dello stemma non sono concordi: alcuni parlano di un riferimento ai saraceni e alle crociate).

Bisogna capire se i comuni in questione hanno messo lo stemma per la leggenda del drago o, più banalmente, per segnalare il proprio sostegno politico ad Uberto oppure la loro sottomissione alla casata viscontea. Ecco per esempio lo stemma di Bertonico (in provincia di Lodi):

Bertonico-Stemma.png
Bertonico-Stemma – Categoria:Stemmi dei comuni della provincia di Lodi – Wikipedia. Siccome sono pignola, ho controllato su un super sito di araldica per scoprire il significato: Nello stemma civico si riconosce lo storico emblema dei Visconti, antichi signori del territorio e un fiume attraversato da un ponte di pietra, simbolo delle grandi opere di bonifica e di infrastrutturazione di questa zona. La colomba della pace è auspicio per il futuro di prosperità e di pacifica convivenza. Fonte: Bertonico – Araldicacivica

Caspita, l’araldica mi intrippa alla grande. Ne avevo già parlato qui, ma voglio recuperare altri saggi sull’argomento.

Per concludere: io tutte queste informazioni le ho trovate nel giro di sei ore (sì, non c’ho niente da fare), standomene tranquillamente a casa mia. Semplicemente cercando online. Come è possibile che le autrici abbiano commesso così tanti errori? Io sono tutto fuorché geniale, e sono tutto fuorché abile nella ricerca online (infatti moltissime domande e dubbi sono rimasti senza risposta). Però ci ho provato, e in poco tempo ho trovato una marea di informazioni.


Visto che qualcuno mi potrà accusare di essere troppo pignola, ricordo che questo libro è catalogato come un’opera di saggistica storica. Quindi secondo me la pignoleria è necessaria.

Ringrazio comunque il libro, che mi ha permesso di scoprire di più sul lago e la leggenda del drago, di cui adesso conosco vita (presunta), morte (presunta) e miracoli (presunti).

Lascio un paio di siti utili:

E voi conoscete le leggende e i miti del vostro territorio? So che i draghi e i santi vanno sempre alla grande, fatemi sapere qual è il mystero mysteryoso dietro al vostro paese/città!

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