Lo capisce anche un bambino di Mattia Zecca

Editore: Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 240

Lo capisce anche un bambino

“Un figlio è sempre una scoperta che muta la geografia del tuo mondo.” E il mondo che questo libro invita a esplorare è quello raccontato dalla voce di un padre, ma osservato con gli occhi di Lorenzo e Martino, due bimbi che condividono la stessa cameretta, la stessa storia di amore, determinazione e cura e, soprattutto, gli stessi genitori: papà Mattia e papà Nicola. È la storia vera, insomma, di una famiglia come le altre: una famiglia felice che, convinta di essere trasparente, una tra le tante, scopre invece di essere invisibile. Perché se l’amore ignora sempre le leggi della fisica e della biologia, la legge talvolta ignora l’amore. A Lorenzo e Martino, infatti, che di genitori ne hanno due, l’ordinamento italiano ne riconosce solo uno per ciascuno. L’altro, per le istituzioni, non è che un mero convivente. Lorenzo e Martino, per la legge italiana, non sono fratelli. “Per il nostro Paese noi siamo quattro simpatici coinquilini che si vogliono tanto bene e che, se trovassero un buon portiere, potrebbero formare un’ottima squadra di calcetto a cinque. Se solo papà Mattia e papà Nicola sapessero giocare a pallone. è questo, il problema.”
Con una scrittura delicata e profonda, Mattia Zecca racconta una storia personale ma anche collettiva, che ci riguarda come figli prima ancora che come genitori, nel nostro diritto assoluto di essere visti per quello che siamo. E, in fondo, getta luce sull’unico senso intimo e universale del desiderio di costruire una famiglia: “Essere genitori è prima di tutto un’occasione: quella di essere i bambini che non siamo mai stati, o che non siamo stati abbastanza, o che non siamo stati come avremmo realmente potuto o desiderato. Essere genitori vorrebbe dire, insomma, tornare bambini, ma imparando a esserlo meglio”.

Insomma, riassumendo: autobiografia di un padre in una famiglia omogenitoriale con due figli piccoli.

Ecco, qui mi tocca essere kattiva. E mi dispiace anche.

Però questa autobiografia è farcita all’inverosimile di melassa, che cola fino a diventare appiccicosa.

Ora, è giusto parlare di famiglie gaye e anche di adozioni, con tutte le difficoltà che esse comportano in uno stato, quello italiano, che non tutela le coppie omosessuali.

Però qui si sceglie la strada dei Teletubbies: tutto allegro e tutto felice. Eccchepalle!!!

Proprio poco fa ho letto Nella casa dei tuoi sogni, di Carmen Maria Machado che affronta il difficile e spesso nascosto tema degli abusi e delle violenze nelle coppie dello stesso sesso. Nel libro si affronta anche la difficoltà, per una famiglia gaya, di esprimere le proprie avversità; in particolare c’è una critica giustificatissima al nome “famiglie arcobaleno” con cui ci si riferisce a queste realtà. Perché zavorra un immenso onere ai genitori, cioè quello di essere migliori dei genitori etero. Famiglie perfette, cosicché la società possa accettare che due mamme o due papà crescano dei figli. E questo pone delle immense difficoltà, oltre che delle aspettative a volte irrealizzabili.

Ecco, Mattia Zecca ci presenta una famiglia che io ho visto solo nelle pubblicità della Mulino Bianco. Tutti sono sempre felici, una coppia innamorata e si è sempre amata, dei figli adoratissimi…tutto molto bello, ma mi rende particolarmente difficile empatizzare o provare anche solo del realismo per questa famiglia.

Ma com’è che Lollo, il primo figlio della coppia, è sempre tenero e carino?

Solo a me capita che Soggettinus urli come un posseduto in mezzo alla Decathlon perché oso fargli provare dei sandali nuovi, richiamando l’attenzione di tutta la clientela che mi guarda con sdegno come se lo stessi mettendo nel forno della strega di Hansel e Gretel? Oppure che Soggettinus durante il riposino pomeridiano si ricopra talmente tanto di merda da sporcare coprilenzuolo, lenzuolo sopra e lenzuolo sotto, oltreché avere cacca mezza spalmata su tutto il corpo, ivi compresa la faccia? O ancora, che dopo cena voglia salire felice sull’altalena, salvo vomitare stile esorcista tutto il mangiato, compresi pezzi di fragole interi e gelato al cioccolato? Ovviamente in mezzo alla folla che mi scansava schifatissima e mi guardava con fare riprovevole , come a dire “Hai visto cosa hai fatto, screanzata?” mentre vorrei ricordar loro che il malefico Soggettinus si è lanciato verso l’altalena a fine pasto, facendo scenate da diva degne di Mariah Carey?

E poi arriva l’autore che mi propina dei momenti bellissimi e magici anche l’arrivo di un figlio che sì, ci mancherebbe, tutto molto bello, ma Martino è l’unico bimbo che non si sveglia di notte, non frantuma gli zebedei ogni due ore per mangiare/cagare/sa la pippa?

L’unica parte in cui c’è un’apertura più onesta, in cui si crepa il muro della perfezione assoluta, è quando viene mostrato il difficile processo che permette ai due papà di essere dichiarati ufficialmente genitori di entrambi i figli.

Una falla enorme nel sistema italiano, che prevede degli umilianti incontri con gli psicologi che devono autorizzare la patria potestà, come se quel bimbo non fosse già figlio di entrambi. Ecco, avrei preferito maggior attenzione a questo aspetto, alle difficoltà che fa emergere, all’ingiustizia che comporta, al senso di inadeguatezza che crea a due genitori dover essere sottoposti ad un controllo solo perché sono dello stesso sesso. Unico momento in cui si avverte una nota stonata nel magico idillio proposto da Mattia Zecca, ma anche l’unico momento di onestà, di rabbia, di frustrazione.

E invece si passa in fretta su questo tema, e si torna felicemente a raccontare il mondo pastellato che pare tanto perfetto quanto falsato.

Comunque voglio essere super chiara: se un ragazzo o una ragazza omosessuali leggono questa storia e si sentono più speranzosi, felici o rassicurati per il proprio futuro, ovviamente sarei contentissima, visto il clima che si respira in Italia in questo periodo. Mentre nel resto del mondo si discute sul come ampliare l’accettazione e la comprensione del mondo LGBTQ+, noi non solo non abbiamo i matrimoni per tutti (pure in Irlanda sono legali!), né le adozioni aperte, ma nemmeno riusciamo a far passare una semplice legge contro l’omotransfobia. Siamo indietro di 20 anni rispetto al resto dell’Occidente.

Lascio qui una breve intervista , meno di 5 minuti, tra l’autore e Chiara Gamberale (peccato che parli di più l’intervistatrice che l’intervistato).

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