Love is all you need: omosessualità femminile 3

Carmen Maria Machado e la moglie nel giorno delle nozze. Siccome l’ultimo libro dell’elenco è proprio di questa scrittrice, mi sembrava ideale mettere questa immagine. L’ho presa da questo sito (e spero di non andare nelle rogne per averla ripostata), dove si trova anche un’intervista all’autrice: My Beauty Uniform: Carmen Maria Machado | A Cup of Jo. La foto – che a me piace da impazzire – è di Samantha Jay (Home (samanthajayphoto.com)

Siccome giugno era il mese del Pride, e siccome io sono in ritardo, posto ora l’ultima parte della trilogia (qui e qui parte 1 e 2) dedicata al lesbismo nella narrativa.

Partiamo!

Su un raggio di sole di Tille Walden (Bao Publishing 2020, 530 pagine)

Volevo leggere la prima opera di questa autrice, Trottole. L’avevo anche ordinata ad inizio anno su IBS ma poi non è mai arrivata. Quindi, mi rifaccio col secondo lavoro di Tille Walden, decisamente originale. Si tratta di un’opera fantascientifica. Io di fantascienza capisco poco o nulla quindi parto molto svantaggiata. Non sapevo bene l’argomento del testo, che in breve si può riassumere in un viaggio intergalattico di alcune ragazze.

In questo universo non esistono gli uomini (non chiedetemi perché) ma solo donne che riescono comunque a riprodursi (non chiedetemi come). Onestamente in molti punti ho fatto fatica a seguire la storia, ma perché sono capra io. Ci ho messo tipo metà libro a capire finalmente i nomi dei personaggi, e quando una di loro ha tagliato i capelli ha distrutto le mie poche solide certezze.

Il fumetto non è male, ma non saprei nemmeno bene come parlarne nello specifico. Cioè è un’opera monumentale. Concentrata su due archi temporali, passato e presente, seguiamo Mia e il suo primo innamoramento con la compagna Grace, nonché il tentativo di ritrovare Grace, 5 anni dopo.

Alcuni risvolti sono rimasti oscuri – la sottotrama di Elliot per me è tuttora avvolta nel mystero mysteryoso.

Un aspetto che non ha funzionato tantissimo – per me almeno – è la tavolozza dei colori, molto limitata e tendente a sfumature dai toni caldi, che va decisamente in contrasto con l’idea di un universo freddo a cui siamo abituati. Non è tanto questo a non convincermi, quanto il fatto che ambienti che dovrebbero essere unici e differenti, come la Scalinata, mi sono parsi uguali agli altri.

Gli ospiti paganti di Sarah Waters (Ponte alle grazie 2015, 572 pagine)

"Gli ospiti paganti" di Sarah Waters

Avevo amato Ladra della stessa autrice, ma questo romanzo è stata una semi-delusione. La storia è molto semplice: due donne si innamorano nell’Inghilterra del XX secolo. Siamo nel 1922, le ombre della prima guerra mondiale non sono ancora scomparse; Frances e la madre hanno deciso di subaffitare una parte della propria dimora a degli affittuari per ragioni economiche. Conosciamo così i coniugi Barber, Lilian e Leonard, due giovani sposi che si trasferiscono da loro. L’amicizia tra Frances e Lily si trasforma ben presto in una storia d’amore, con risvolti imprevisti.

Non farò spoileroni ma posso dire che mi è parso un racconto molto prolisso che però dice poco. Cioè, anche limando la storia di 100, 200 pagine, non sarebbe cambiato granchè dal punto di vista della trama o della caratterizzazione dei personaggi. Ci sono almeno un centinaio di pagine dedicate ad un processo in tribunale che sono ripetitive e monotone, tant’è che le ho un po’ skippate. Ad un certo punto mi sono chiesta: “ma tutto questa robbba, si sarebbe potuta riassumere?” Sì. E il romanzo ne avrebbe solo beneficiato.

Sulla storia gaya…anche qui, io l’ho trovata molto poco approfondita, non ci ho trovato un vero legame, un’empatia tra le due amanti. Passano del tempo insieme, questo sì, ma alla fin fine la loro è una relazione di qualche mese che si evolve in maniera frettolosa e poco realistica.

C’è una scena – e qui piccolo spoiler senza contesto – dove Lilian decide di abortire. Una decisione che sembra presa un po’ alla leggera, senza motivazioni chiaramente affrontate, senza un’analisi. Non c’è nemmeno il tempo di analizzare il ‘dopo’, cosa succede dopo l’aborto. Perché a quel punto accade un altro evento ancora più grosso e quindi l’aborto, la sua sofferenza fisica e mentale, vengono completamente dimenticati. E non mi è chiaro quindi a cosa sia servita questa parte. Ma lo stesso discorso posso farlo per molte altre parti del romanzo.

Mi è dispiaciuto perché avevo alte aspettative. Di nuovo, non è brutto, ma certo della stessa autrice ci sono lavori moooolto migliori.

Carezze di velluto di Sarah Waters (Ponte alle grazie 2008, 495 pagine)

Non credo che questa edizione sia più in commercio – sul sito della casa editrice non c’è.

Un altro libro della stessa autrice?!!? Sì, perché la Waters ha fatto della narrativa storica lesbica il suo marchio di fabbrica. Questo romanzo in realtà esce per la prima volta nel 1998 in Inghilterra: nello stesso anno io ero in seconda elementare e credo che non avessi mai sentito la parola ‘gay’.

Per chi ancora si domandasse “Di cosa parlerà mai questo romanzo?” , in copertina l’editore ci mette due ragazze biotte, così, giusto per far capire l’argomento.

È una storia di formazione: seguiamo infatti la vita di di Nancy. Nancy giovanissima rimane affascinata dal teatro e dall’elusiva Kitty, che calca le scene sul palco della città vicina. Quando Kitty le propone di andare a Londra insieme e diventare la sua costumista, Nancy la segue abbagliata. Tra le due inizierà una storia d’amore, ma di breve durata; dopo un periodo nel giro della prostituzione e dell’accompagnamento, Nancy finalmente troverà il suo posto nel mondo.

Allora, parto col dire che è un romanzo vecchio. E si sente. Sono passati più di vent’anni, e questa storia oggi non fa né caldo né freddo, ma immagino che al momento della sua uscita qualche damina sia svenuta leggendo le parti più esplicite.

Però l’impressione che ne ho avuto è quella che mi ha accompagnato leggendo La corsa di Billy: cioè di un romanzo che, oggi, è superato. Presenta un’ideale di lesbismo confuso e, per i nostri standard odierni, pure problematico. Confusione innanzitutto tra travestitismo e lesbismo che intercorre per tutto il romanzo.

Nancy per buona parte della storia si traveste da uomo, e ribadisco il concetto di travestimento, perché per lei i vestiti da uomo sono una sorta di travestimento; più in generale molto semplicemente i vestiti rappresentano una metafora non troppo sottile della sua sessualità, nascosta ai più oppure sbandierata solo laddove si sente protetta: il palco, dove il costume di scena le consente di essere se stessa, o ancora le buie strade dove si prostituisce, e, per finire, la casa di Florence.

Poi c’è l’immancabile aspetto della prostituzione, qui addirittura esposto in maniera da apparire assurda: Nancy si veste da uomo e fa le “marchette” a uomini che la credono un ragazzo. Finché non incontra una protettrice che la usa come schiava sessuale con derive a dir poco allarmanti.

Tutto finisce a rose e fiori.

Alcuni personaggi sono troppo over the top, come Diana, o assurdamente semplificati o stereotipati, come Kitty.

Diciamo che secondo me le storie della Waters tendono alla ripetitività sul lungo termine, ragion per cui credo che questo sia l’ultimo romanzo dell’autrice che leggo (per il momento almeno).

Una curiosità sul titolo: in originale è Tipping the velvet, termine che in epoca vittoriana veniva usato per descrivere l’amore saffico, cosa che per qualche motivo mi fa molto ridere. ‘Anvedi ‘sti vittoriani.

Ho scoperto che nel 2002 la BBC ha tratto una miniserie dal romanzo, ma non riesco a recuperare manco un trailer. Tra gli interpreti secondari compare anche un allora sconosciuto Benedict Cumberbatch.

Il blu è un colore caldo di Julie Maroh (Rizzoli Lizard, 2013)

Copertina di: Il Blu è un colore caldo

Celeberrima graphic novel, diventata famosa grazie al film omonimo che ha vinto una spadellata di premi.

Il fumetto è stato scritto nel 2010. E si sente. Nel senso che 11 anni fa le tematiche affrontate, così come l’esplicita sessualità delle due protagoniste, erano rivoluzionari. Adesso, 2021, il fumetto è invecchiato. Innanzitutto perché la storia è molto semplice: lei incontra lei e si innamorano. Inoltre c’è ancora questa ennesima riproposizione di un amore gayo infelice che finisce inevitabilmente con la morte di una delle due. Su questo aspetto – molto anni 2000 – io non ci avevo pensato mai più di tanto finché non ho letto un articolo (che ovviamente non riesco più a trovare nelle vastità del web), in cui si analizzava come le storie d’amore lesbico finiscano quasi sempre in tragedy e morte. Ah, ops, spoiler. Sono contenta che invece il film abbia cambiato questo aspetto della storia (ops, double spoiler).

Dentro di Luca Carano (Sperling & Kupfer 2021, 240 pagine)

Dentro

MAH. Questo breve romanzo è tratto dall’omonimo podcast con protagonisti Matilda De Angelis e Federico Cesari, il Martino di SKAM per intenderci(il podcast lo potete trovare qui: Dentro | Podcast on Spotify).

Un libro che mi ha lasciato parecchio confusa. In breve Claudio e Chiara sono coinquilini che per mesi non si sono calcolati. Poi interviene il lockdown (il primo, quello del 2020) e si trovano chiusi in casa per diverso tempo. Iniziano a parlare e confrontarsi e fare sesso. Però entrambi sono gay. Okkkkkay. Certo. Non mi è chiaro quale dovesse essere il messaggio del romanzo, che in lockdown ci si accontenta di qualsiasi persona? Boh. Mi è sfuggito perché i due debbano copulare, nonostante entrambi abbiano gusti sessuali diversi, per entrare in empatia. Capisco anche la fluidità e la libertà di auto-ri-definirsi in ogni momento, che è una grandissima libertà: i trentenni – e più ancora i ventenni – sono la prima grande generazione a poter usufruire, a poter godere di questa grande occasione. Sono favorevole al mostrare il come sia possibile affrancarsi da un’etichetta per provare esperienze nuove. MA. Ma questa non è in realtà una storia di scoperta, quanto una storia sulla solitudine e l’incapacità dei protagonisti di stare soli. Si mettono insieme solo perché forzati dalla chiusura e la storia naufraga in poco tempo.

Ovviamente è il mio lato bigotto e ultranovantenne a parlare, ma credo che la complicità e l’intimità non si costruiscano solo attraverso il sesso.  Non ho proprio capito dove volesse andare a parare l’autore, cosa volesse dirci…ribadisco MAH. Più che trentenni avrei capito se fossero stati ventenni, per le scelte che fanno, per i comportamenti che hanno…

La casa dei tuoi sogni di Carmen Maria Machado (Codice 2020, 352 pagine)

Concludo con questo libro, il migliore tra i titoli proposti. Parto col dire che la storia è raccontata in maniera non lineare dal punto di vista temporale, e che il genere è quanto mai confuso, trattandosi di un misto tra autobiografia romanzata e saggio.

Il nucleo della storia è il racconto della relazione disfunzionale della protagonista con un’altra donna.

Trovo che sia importantissimo riuscire a parlare di una tematica così importante e così sottovalutata. Infatti gli abusi nelle relazioni dello stesso sesso non vengono mai alla ribalta, anzi c’è spesso la volontà da parte della stessa comunità LGBTQ+ di tenerli ‘nascosti’ o comunque di non parlarne. Il motivo è ovviamente colpa della nostra società/cultura eteronormativa: per accettare le coppie gaye per anni ci è stata pubblicizzata la versione “Mulino Bianco” di queste famiglie. Già il nome, famiglie arcobaleno, fa pensare a qualcosa di divertente e allegro. Insomma, abbiamo idealizzato oltremisura le famiglie gaye, imponendogli involontariamente standard assurdi, che da nessuna famiglia etero ci aspetteremmo.

Ma come nelle coppie etero c’è violenza, abuso e disfunzionalità, pure nelle coppie gaye si verificano simili fatti.

E l’autrice insiste molto su questa difficoltà di parlare, accettare e discutere apertamente di questo problema anche all’interno della sua comunità. Spero che questo libro dia la possibilità a più persone queer di farsi avanti, di troncare relazioni malate, di parlare della piaga della violenza (mentale e fisica).

Sullo stile, spesso lodato, dell’autrice…ok, sarò un po’ kattiva. A me è parso il classico elaborato da universitari americani. Cioè quei lavori che vogliono essere innovativi e alternativi perché è lo stile che va di moda negli ambienti colti delle scuole di scrittura nelle università americane. È un aspetto che trovo in molti autori/autrici americane contemporanee quindi non è un difetto di per sé. Per quanto l’opera mi sia piaciuta (lo ribadisco, trovo il libro eccellente), non credo che lo stile meriti tutta questa attenzione. È particolare, ma non unico o eccezionale ecco.

Ma la storia è incredibile e nuova, l’autrice non ha paura di mettersi a nudo.

Consigliatissimo.


Aggiungo, giusto per precisione, che anche la protagonista di Gideon la nona è gaya: siccome qui non ho citato nessun fantasy mi sembrava valesse la pena aggiungere questo titolo.

E finisce così un’altra bibliografia. Che, in teoria, avrebbe dovuto essere l’ultima su questa tematica. Però mi mancano ancora almeno quattro titoli che credo di presentare nei prossimi mesi (notate come evito tempistiche precise).

Mi sono accorta che mi piacerebbe parlare delle coppie gaye anche nella letteratura per l’infanzia. Se riesco. Se ce la faccio. Se trovo i libri. Magari giusto un paio per dare un’idea generale. Perché la voglia è inversamente proporzionale al numero delle idee che mi vengono.

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