Durante le vacanze: mai una gioia

[Il mese scorso non ho scritto quasi nulla di nuovo (gli articoli comparsi sul blog erano già pronti), con poche eccezioni tra cui quella qui sotto, finita a metà agosto.]

Siccome ho la vita sociale di un paguro morto e sono pigra come una medusa trascinata dalla corrente, quest’anno non ho organizzato nessuna vacanza. E mi sto dando della pirla da sola, perché gli ultimi due anni non ho potuto andare in vacanze per il lavoro dimmmerda che facevo, e per cui non ho mai chiesto ferie, come una cretina.

Quest’estate, che avrei potuto fare cose, vedere gente ed esplorare il mondo, non ho fatto una mazza.

Brava pippa.

C’è da dire che il mio odio per il genere umano si è solo intensificato con il COVID e il contatto con altri mi skifa ancora più di prima. L’intolleranza verso la ggggente raggiunge, in alcuni momenti, livelli da serial killer sociopatico.

Fino a qualche anno fa andavo, giravo, facevo cose. Per dire, prima del lavoro dimmmerda ero andata a Napoli e Genova per conto mio. Certo, stazionavo negli ostelli di infima qualità come si conviene ai poracci (d’altronde quell’anno facevo servizio civile, non è che fossi proprio milionaria. Beh, manco ora lo sono). Ma ero in giro.

Adesso niente. Anche perché solo l’idea di stare in un ostello in camera con altre persone mi provoca una potente orticaria.

E sono qui, nel solito paesino sperduto di montagna, dove so che non trovo gioie, a parte il cibo. Infatti mi sto strafogando di dolci, per compensare la lugubrità del posto. Uno dei buoni propositi dell’estate era quello di dimagrire, ma vabbè, mai una gioia. Il miracolo è se entro ancora nei pantaloni (e stanno iniziando a diventare muy stretti).

In più non ho libri da leggere, perché non riesco a collegarmi ad internet per scaricare gli e-pub, la biblioteca del paesino è chiusa in via che pare semi permanente e io sto impazzendo dentro.

Sta anche iniziando ad arrivare lo spleen di baudelairiana memoria, e quando mi piglia divento simpatica come la strega della Bella Addormentata quando si trasforma in roboante drago lanciafuoco.

Spleen che, durante l’inverno, è omnipresente, mi segue proprio come una sanguisuga, e diventa intollerabile nei giorni di pioggia in cui non è nemmeno possibile fare una camminata all’aperto. In estate di solito lo spleen è vagamente rimpicciolito dalla possibilità di stare fuori, dalla presenza del sole e dal fatto che non ho una cippa da fare.

Ma io vivo con l’ansia inside, e uno dei sintomi più frequenti per noi gente psico-ansiosa che ci facciamo pippe mentali per ogni SINGOLA cosa è lo stare svegli, nel mezzo della notte, a rimuginare.

Si avvicina la ricerca di un lavoro per mantenermi, motivo che ha portato la mia ansia a crescere esponenzialmente.

È in momenti come questo che vorrei essere milionaria: l’ansia e la vitadimmmerda rimarrebbero intatti, sia chiaro, ma almeno non avrei l’ansia aggiuntiva della ricerca di un lavoro.

Sì, l’anno scorso ho lavorato in una elementary school, e ci ho lavorato abbastanza per capire che NOOOOOO, non lo voglio più fare, i bambini tanto carini ma da lontano, molto lontano possibilmente.

Purtroppo le alternative sono un tantinello limitate, e quindi uno non è che può proprio permettersi di fare come Meryl Streep con le sceneggiature: rifiutare tutto quello che vuole e lavorare per un solo film capolavoro all’anno. Ecco, io sono più la comparsa di serie T, quella assolutamente rimpiazzabile da chiunque e quindi non particolarmente fondante nel sistema lavorativo.

Totale: mi tocca trovare qualcosa da fare. Il lavoro ideale sarebbe…boh. Manco ho le idee chiare, capite.

Nel frattempo i miei ex compagni di liceo si sono sposati con matrimoni da sogno, hanno lavori fantastici, case di proprietà, viaggiano in giro per il globo manco fossero Marajà. Quei compagni che al liceo facevano fatica ad usare il congiuntivo e che non hanno mai capito cosa fosse il principio di Archimede.

Quelli che io ho sempre etichettato, nella mia infinita gentilezza, come capre.

Capre che però, nel frattempo, sono riuscite chissà come ad ottenere la doppia laurea, mentre io mi sono dovuta fermare, dopo secoli di ritardo, ad una modestissima triennale senza arte né parte.

[Questo non fa onore all’università in generale. Ho sentito di corsi dove l’esame di letteratura consisteva nel leggere I viaggi di Gulliver, per dire].

Ma il karma è bastardo, vede e provvede. E, guardandomi, mi dice chiaramente “Hai fatto la stronza snob ai tempi? E adesso zac, beccati queste spalate di merda”.

Ho capito karma, ma anche meno, no?

Però, diamo un taglio vagamente utile a questo post di sbobba esistenziale. Ho poco da fare, e quest’estate ho ascoltato moltissimi podcast, parola di cui non conoscevo il significato fino all’anno scorso.

Saranno un po’ mischiati, in inglese e in italiano. MA il mio livello di english è talmente basso che se ce l’ho fatta io, possono capirlo tutti.

Una delle poche cose che mi interessa quando ascolto un podcast è che la voce (o le voci) narranti siano rilassanti. Puoi parlare di brutali omicidi o cazzate epocali, ma ho proprio bisogno di una vocina dal tono relax.

Eccone una lista:

  • Polvere. Il caso Marta Russo: podcast prodotto dalla Emons, un gioiello. Otto episodi sul caso Marta Russo, una ragazza di 22 anni che trovò la morte all’università di Roma nel 1997. Ad ucciderla fu un proiettile, ma non si capì mai da CHI venne sparato. Indagini approssimative, testimonianze forzate, loschi intrighi, innocenti condannati, brutalità e depistaggi…un bellissimo podcast per una storia ancora mysteryosa. È uscito anche il saggio omonimo, pubblicato dalla Mondadori, che ho letto e prima o poi ne accennerò da qualche parte (ma, spoiler, il podcast è meglio del libro!): https://emonsaudiolibri.it/audioserie-e-podcast/polvere-il-caso-marta-russo;

  • You are wrong about. Podcast in inglese in cui Sarah e Mike, i due hosts, affrontano diversi eclatanti fatti di cronaca statunitense dell’ultimo secolo, smontando le menzogne che si celano dietro a casi apparentemente famosi, ma spesso più complessi di quello che si crede: dall’omicidio di Kitty Genovese all’Esperimento nella prigione di Stanford, fino al processo di O. J. Simpson. Le puntate sono lunghette, ma i due sono molto piacevoli da ascoltare e riescono a scoprire e far conoscere il lato nascosto di molti accadimenti celebri: https://yourewrongabout.com/

  • Lolita: best podcast del 2021, anche se è uscito l’anno scorso. 10 episodi in cui si svela tutto del romanzo più famoso di Nabokov, a partire dalla trama (che, per chi ancora fosse in dubbio, è la seguente: un uomo, Humbert Humbert, stupra la propria figliastra 12enne. Ne ho parlato molto brevemente qui). Analisi del testo e della vita dell’autore (anche Nabokov, pare, subì molestie da parte dello zio da piccolo), fonti di ispirazione e fatti di cronaca dell’epoca e di oggi. Analisi anche dei due film tratti dal romanzo, entrambi spacciati per “storie d’amore” e degli innumerevoli tentativi di trasformare Lolita in un’opera teatrale (il musical è un piccolo gioiello di creepytudine, vedi la canzone: “Who’s the viper, that like ‘em in diapers?” riferendosi al lato predatorio di Humbert Humbert. La creepytudine è data dal tono leggerello della canzone, perché il musical è pensato come una commedia). E, ovviamente, il discorso sulla pedofilia e, in generale, sul come viene discusso e rappresentato lo stupro sui minori. Dopo averlo finito mi sono ritrovata a sperare che la podcaster, Jamie Loftus, ne facesse altri simili (ha creato altri podcast, e alcuni devo ancora ascoltarli, ma niente di simile a Lolita): https://www.iheart.com/podcast/1119-lolita-73899842/

  • A pugni chiusi, su storielibere.fm, di Riccardo Gazzaniga. Anche di questo autore spero sempre escano altri podcast, anche se a me dello sport in generale non interessa. Ma l’autore è bravissimo ed è un narratore eccezionale, quindi mi intrippano tutti i suoi resoconti sportivi. A pugni chiusi parla delle Olimpiadi di Mexico ’68 e il titolo è un riferimento alla famosa immagine di Tommy Smith e John Carlos, atleti afroamericani che, in segno di protesta, alzarono il pugno chiuso avvolto da un guanto nero. Le olimpiadi furono segnati da disordini e repressioni da parte del governo messicano, che in Plaza de la Tres Culturas raggiunse il suo apice, dieci giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi: l’esercitò uccise e arrestò moltissimi protestanti pacifici (i numeri sono ancora fluttuanti). Quell’anno l’URSS aveva invaso Praga, e l’atleta ceca Věra Čáslavská mostra la propria opposizione al regime russo quando, durante la premiazione, volta la sguardo durante l’inno sovietico (aveva vinto l’oro): https://storielibere.fm/a-pugni-chiusi/

  • 1989. Wind of change sempre di Riccardo Gazzaniga. Non so se è un sequel ideologico del precedente, ma in questo podcast l’autore affronta un altro anno decisivo, il 1989 del titolo. L’anno in cui, tra le altre cose, si mostrano i primi segnali di apertura dell’URSS: la federazione sta per tramontare, e i segnali sono tanti. Alcuni, come la caduta del muro di Berlino, sono più eclatanti, ma anche altri, forse meno noti, gesti, rendono chiaro che il blocco sovietico stia finendo: per la prima volta gruppi rock statunitensi possono esibirsi a Mosca: https://storielibere.fm/1989-wind-change/

  • Morgana di Chiara Tagliaferri e Michela Murgia. Ho letto anche il saggio tratto dal podcast (qui) e lo consiglio caldamente. A volte ho delle riserve su alcune scelte, specie per la parte che concerne le interviste, però è sempre ben fatto. Per esempio, l’ultima puntata della stagione è dedicata a J. K. Rowling, ma le autrici tentano di glissare sulle uscite poco felici della scrittrice. Oppure quando hanno invitato Asia Argento per parlare di come sia difficile crescere davanti ai riflettori, sulla vita di Nadia Comăneci . Peccato che l’Argento fosse più interessata a promuovere il proprio libro che a riflettere sulla tematica proposta. O ancora quando decidono, in un podcast nato per parlare di donne, di parlare di un uomo, e non uno particolarmente sensibile o innovativo sulle tematiche di genere come Stephen King (ne ho parlato qui). Nonostante tutto non vedo l’ora di ascoltare la nuova serie: https://storielibere.fm/morgana/

  • Even the rich, su Wondery, una sorta di guilty pleasure del podcast. Le due hosts, Aricia Skidmore-Williams e Brooke Siffrinn, in 18 stagioni parlano di grandi dinastie, di grandi personalità e di grandi ricchezze. Da Beyoncé a Lady Diana, dai Murdoch alle Kardashians, i protagonisti del podcast sono tutti stra-conosciuti, e tra l’altro le loro vite non vengono esplorate in maniera originale MA le voci delle due hosts sono quanto di più rilassante esista nell’universo e tra l’altro hanno una durata che io trovo ideale: sui 40 minuti. Adoro. https://wondery.com/shows/even-the-rich/

  • Dr. Death, sempre su Wondery. Ho ascoltato le prime due stagioni, che parlano di due dottori fuffoni, ma non ancora la terza (che tra l’altro è su un dottore italiano, Paolo Macchiarini, definito Miracle Man). Onestamente, le storie possono anche essere valide, ma non sempre mi piace il come sono raccontate, quel tono da “dovevi saperlo che questo era una mierda umana”. https://wondery.com/shows/dr-death/

  • Abisso editoriale, bellissimo e purtroppo brevissimo podcast italiano sull’editoria, in 8 puntate raccontate da Maria di Biase e Alessandra Zengo. Stra-bello, le autrici sono super documentate e super precise e scoprirete una marea di piccoli dettagli curiosi dal magico mondo dell’editoria. Partendo da questioni o casi specifici – o meno – si tenta di affrontare macro aree di interesse, come per esempio l’impatto degli e-book nella lettura, o ancora l’influenza degli editor. https://www.spreaker.com/user/abissoeditoriale

  • Pop Corn della Mc Musa. Le puntate variano, di solito ci si concentra su biografie di personaggi importanti del mondo statunitense, dal momento che la McMusa si occupa di letteratura americana (e collabora anche con la CE Black Coffee): bello bello bello. https://www.lamcmusa.com/podcast

Qui ho messo quelli che mi ricordo e ho ascoltato con una certa frequenza, ma ogni tanto bazzico anche altro. Per esempio, amo ascoltare alcuni youtuber, se il loro contenuto non è interamente basato sulla visione ma sull’ascolto. E poi sono sicura che, una volta pubblicato l’articolo, mi verranno in mente altri millemila podcast che ho dimenticato.

Sono sempre alla ricerca di nuovi podcast perché aborro il silenzio introspettivo, quindi se avete dei suggerimenti da ascoltare, scrivetemi tutto.

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