Shadowhunters: the last hours 2 – La catena di ferro di Cassandra Clare

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 624

Shadowhunters: The Last Hours – 2. La catena di ferro

Ragazzi, finalmente anche io ho letto del buon trash.

Rispetto al primo volume, in questo ho notato una totale assenza di eventi. Ne La catena d’oro avevo infatti scritto che ai balli e ai ricevimenti mondani/amorosi si alternavano gli attacchi demoniaci.

In questo libro non c’è manco quello: c’è una singola lotta grossa sul finale (che io ho un po’ skippato perché, onestamente, la Cassy non fa morire nessuno dei suoi protagonisti, quindi non è che fossi preoccupata per loro) e basta.

Per il resto c’è tanto tanto tanto teen love drama. E, per di più, molto drama inutile. Che, per essere incisi, è presente in OGNI volume della Clare; però qui le scuse per far avvicinare o allontanare le coppie mi sono parse ancora più deboli del solito. E ce ne vuole.

La coppia protagonista, che è anche la più noiosa, è formata da Cordelia e James.

Cordelia è esattamente uguale a Clary e Tess, cioè le protagoniste classiche della Clare: forte, coraggiosa, indomita, intraprendente e innamoratissima.

James ha la personalità del tavolino Ikea, però è bellissimo.

Qual è l’inghippo tra i due, quello che impedisce ai due di dichiararsi amore eterno e rotolarsi tra le lenzuola come ogni adolescente in balìa degli ormoni?

È presto detto: James crede di essere innamorato di Grace Blackthorn; ovviamente è FALSO (spoiler inaspettatissimo). In realtà lui è sotto un incantesimo: Grace ha il dono di asservire qualsiasi uomo alla sua volontà.

Ma James è più forte della magia: l’amore vince su tutto e a fine libro si rende conto di quello che noi lettori sapevamo dalla prima pagina del primo volume: lui ama Cordelia, non Grace.

Comunque, non mi ricordo bene per quale assurdo motivo, Cordelia e James si sposano in quello che dovrebbe essere un matrimonio di convenienza: l’accordo prevede che dopo un anno lei chieda il divorzio.

Ma i due sono segretamente innamorati l’uno dell’altra: i rari baci che si scambiano sono ardenti di passssssione. Ma c’è SEMPRE qualcosa che li ferma: il campanello, i domestici, gli amici…mancavano solo il postino, il lattaio e la regina (a quel tempo anzi il re, Edoardo VII).

[Voglio solo dire che la trama è, nei suoi tratti salienti, identica a Matrimonio alla moda di Georgette Heyer, il cui titolo originale è The Convenient marriage. Uguale. Il romanzo della Heyer però è del 1934].

Sul finale James sta per dichiarare il proprio amore a Cordelia…ma suona il citofono (cioè il campanello, siamo a inizio ‘900).

Ora, quanto ci vuole a dire le paroline “Ti amo”? 10 secondi? Forse meno? E invece no, James va alla porta ed indovinate chi è???

GRACE!

Cordelia ascolta i primi 30 secondi di conversazione tra i due e, convinta che il marito ami ancora Grace, fugge disperata. Ovviamente James dopo quei 30 secondi iniziali spiega a Grace quanto sia innamorato della moglie, ma Cordelia ormai è fuggita.

E nonostante James raggiunga disperato la moglie alla stazione (perchè sì, Cordelia ha pensato bene di risolvere il problema andando a Parigi con il miglior amico del marito), deve lasciarla partire perchè la sorella Lucie si è messa nei guai.

Io sto male. La Clare ci ha abituato ad altri livelli di trash.


Le coppie gaye sono di una banalità sconcertante.

Ariadne e Anna si amano ma siccome Anna è stata ferita dal finto fidanzamento della sua bella, ha deciso di scopacchiare in giro per riprendersi.

You go girl!

Vai ed esplora il mondo lesbico di inizio Novecento!

Però intrattiene una relazione anche con Ariadne,con delle regole ferree: only sex, no feelings.

Peccato che a fine libro Ary dice chiaramente che lei vuole più del sesso, e se ne va. A quel punto Anna crolla sfinita sui gradini a piangere senza lacrime (è scritto così, non chiedetemi) perché lei è ovviamente innamorata di Ary ma vuole fare la dura e ha paura di rimanere ferita.

Un commento: le scene di sesso tra le due mi fanno onestamente pensare che la Clare non abbia capito come funziona tra donne. Perché l’unica cosa chiara è l’utilizzo delle mani…tutto il resto a quanto pare è off-limits. Senza contare che, a quanto scrive la Clare, Anna masturba Ariadne, e lì finiscono i loro incontri. Quindi solo una delle due riceve un poco di gioia. E quando Ariadne prova a ricambiare il favore, Anna rifiuta. E ma checcazz Anna, se rischi di morire giovane, almeno goditi le gioie della vita.


Di Alistair e Thomas ci era già chiaro nel primo libro che sarebbero finiti insieme, ma anche qui la Clare mi sceglie una strada super trash-beautifuliana (cioè ripresa da Beautiful, un must per gli amanti del soap-drama).

Ad inizio romanzo Thom è arrabbiato con Al, perché a scuola Al diffondeva cattiverie sui suoi genitori.

Ma in fondo in fondo l’ha sempre amato, ovvio.

Al sta uscendo da una relazione con Charles Fairchild, che si è fidanzato per salvare le apparenze e perché vuole diventare Console (o una roba simile, insomma, capo dell’Istituto o del conclave, insomma capo di qualcosa).

Siccome il XX secolo non è propriamente famoso per la sua apertura verso la comunità LGBTQI+, giustamente Charles parla schiettamente ad Al: ‘Senti, io faccio un matrimonio di copertura, ma noi continuiamo a uscire’. Ma Al se ne va infuriato, incapace di credere che il suo innamorato abbia buon senso (per fare un paragone, pure Oscar Wilde si sposò e condusse un matrimonio di convenienza).

Insomma tra Al e Charles è tutto finito (ma tranquilli, Charles viene descritto come uno stronzo, dunque è meglio così).

Pure Al viene descritto come una merda umana MA lui sotto sotto è BUONO! E aveva già catturato le attenzioni di Thom, che però, al termine del primo libro, era arrabbiatissimo con Al.

In questo romanzo i due si avvicinano, e la Clare trova un modo molto molto molto originale per farlo capitare: li rinchiude in una stanza insieme. Originalitààààà.

Ovviamente i due dopo poche ore sono già lì a confessarsi il reciproco amore e a limonare furiosamente.

MA ATTENZIONE!

Nonostante i due siano chiaramente innamorati, a fine romanzo Al chiude con Thom perché, e qui parafraso ‘ai tuoi amici non piaccio, quindi ti risparmio la fatica di scegliere tra loro e me. Ti lascio io e adios’.

E anche questo romance viene chiuso lì, sia mai che qualcuno sia felice a metà della trilogia. Col cazzo. Devono tutti stare separati: si riuniranno solo al termine del terzo libro (se sono solo 3, altrimenti si aspetta fino al sesto, o all’ottavo o al trentesimo).

Scavalliamo rapidamente Lucie, che ancora tenta di avviare una relazione con un cadavere…ah, no, pardon, un fantasma.

E infine Lui. Il personaggio più sfigato e rimbalzato della Storia.

Matthew.

Anche lui con una sad story alle spalle.

A me fa tanta tenerezza. È proprio Sfigato, con la S stramaiuscola.

Prima si innamora della sorella del suo miglior amico, Lucie, che lo friendzona male.

Poi si innamora della moglie del suo amico, Cordelia, che pure lo friendzona male.

A questo punto io chiedo un gesto di pietà alla Clare: fallo morire. Te lo chiedo come cortesia.

Mi fa troppa pena, povero stello, rimbalzato da chiunque. Manca solo che nel prossimo si innamori del suo miglior amico, venga friendzonato pure da lui e ha fatto il pieno.

Cordelia posso pure capirla, è innamorata del marito. Ma Lucie gli preferisce un fantasma! E che caspita, questo è accanimento.

Dai, Cassy, donagli pace eterna, che queste sofferenze sono troppe. Fallo crepare da eroe in combattimento, che almeno un momento di gloria ce l’ha pure lui (poi so che Cassandra non fa mai morire nessuno, se non personaggi extra secondari, quindi pure se Matty morisse, si reincarnerebbe sotto forma di bastoncino Findus e inizierebbe una relazione con il soffritto surgelato).

Viene anche ammiccata una relazione tra Cry e Grace – gli unici due che avevano evitato di incontrare la propria anima gemella nel primo volume.

SIA MAI CHE DUE PERSONAGGI NON TROVINO L’AMORE! Reato!


Alcune considerazioni generali: rispetto alla trilogia iniziale, quella con Clary e Jace per intenderci, abbiamo fatto progressi sul fronte “incesti”.

Un personaggio dice a Cordelia, appena prima del matrimonio, che ‘tanto gli shadowhunters sono tutti imparentati tra loro, probabilmente tu e James siete cugini di decimo grado’.

Siccome nella trilogia iniziale c’era un incesto tra fratelli, direi che con i cugini facciamo passetti avanti; siamo sempre nel magico mondo dell’endogamia, ma almeno ci stiamo allontanando sempre di più dai parenti di primo grado.

Sul fronte diversità non ci siamo ancora: io attribuisco alla Clare il grosso merito di aver portato alla ribalta nella letteratura YA i personaggi gay. Pur con tutti i difetti, infatti, la coppia Alec – Magnus è stata un apripista, e ora non esistono romanzi YA senza coppie omosessuali. Di questo io rendo il merito alla Clare.

Però la sua inclusione si è fermata lì: rappresenta le coppie gaye (stereotipate), ma nessun altro spettro della comunità LGBTQI+. Peccato, si poteva fare molto di più.


Ho qualche dubbio sull’età dei protagonisti, perché non me lo ricordo proprio: ma che età hanno esattamente James e Cordelia? Perché in questo romanzo si sposano, io non ricordando una cippa avevo dato per scontato che fossero maggiorenni. Però adesso mi sta venendo il dubbio che forse gli Shadowhunters si sposano già a sedici anni? Boh, comunque sono sicuramente più piccoli di 18 anni perché ad un certo punto Thomas afferma che lui può andare a pattugliare ma gli altri no perché non sono ancora diciottenni.

Non mi ricordo proprio.


E ora la riflessione-pippone: il tema della morte. Ne avevo già accennato nella recensione precedente e anche in questo libro rimane la sensazione che la Clare non voglia affrontare la morte.

Perché sì, c’è un killer che va in giro ad ammazzare shadowhunters, ma quelli che muoiono sono sempre personaggi stra-secondari. Per esempio muore il padre di Cordelia e Alastair. Ma la sua morte in realtà non è davvero partecipata, né i figli affrontano il lutto paterno se non con brevi frasi fatte. Per di più il padre ci viene descritto come una persona orribile, un ubriacone violento e incapace; l’ultima azione che compie da vivo è quella di cercare di spillare soldi al marito della figlia per pagarsi dei debiti. Insomma, la sua morte è quasi una liberazione.

Se i sentimenti di Alastair per il padre sono complessi, perché ha sempre saputo dell’alcolismo e delle sue debolezze, Cordelia ci dice più volte che adora il padre e fino a pochi mesi prima non aveva idea che fosse un alcolizzato. Ma neanche lei è davvero distrutta dalla morte del padre; la sua dipartita non cambia nulla in lei, né nelle sue azioni.

Il tema della morte, in una saga come quella degli shadowhunters, secondo me è fondamentale e gli spunti di partenza per affrontarla sono innumerevoli.

Ma si sceglie sempre la scorciatoia.

Nella maggior parte dei casi la morte viene semplicemente evitata del tutto: vampiri, stregoni, streghe, fate e licantropi sono o immortali o esseri millenari; ma anche i mortali, come gli shadowhunters, tendono ad essere pure loro immortali o comunque esenti dalla morte. Sto pensando ai protagonisti principali della trilogia originale: nessuno muore. L’unico che muore è Max, il fratellino di Alex e Isabelle che sì, certamente è una morte dolorosa ma che non cambia nulla delle azioni dei personaggi, né cambia il corso della storia.

Non si avverte mai un vero pericolo per i protagonisti: io posso anche evitare di leggermi dell’attacco demoniaco perché tanto sono sicura che i protagonisti sopravvivranno, e non avranno segni tangibili e permanenti della loro battaglia: non rimarranno deturpati, né perderanno un arto. Sono un po’ come i protagonisti di Fast and Furious: impossibili da uccidere o ferire.

Ed è un peccato, perché affrontare la morte in un fantasy YA credo consenta agli adolescenti – ma non solo – di fare i conti con essa. Nella nostra società tendenzialmente la morte è qualcosa di raro e lontano. Lo è ancor di più per i ragazzi. Eppure capita. Mi spiace che una saga come questa non riesca ad affrontare la tematica.

Diventa difficilissimo provare vera paura per i protagonisti, perché qualsiasi sfida affrontino, il lettore sa già che ne usciranno indenni.

E poi la mancanza della morte non dà modo ai personaggi di evolvere e di rendersi conto dell’importanza della vita. Riflessioni anche banali: tutti i litigi stupidissimi che i personaggi hanno con i loro innamorati, sarebbero uguali se ci fosse un rischio concreto e reale di morire non dico ogni giorno, ma quasi? James e Cordelia sprecherebbero davvero così tanto tempo a nascondere i propri sentimenti se avessero paura – ma una paura concreta – di morire, e quindi di non avere abbastanza tempo per vivere e rivelare la verità? Oppure Anna e Ariadne, litigherebbero davvero per motivi futili, sapendo che una delle due o entrambe potrebbero morire nel prossimo scontro?

Non credo.

La Clare addirittura invece di normalizzare e presentare la morte come una parte della vita, la esorcizza e la bandisce. Tant’è che i tentativi di riportare in vita Jesse, il fantasma, non vengono mai condannati. Non viene fatto capire quanto cercare di forzare la morte sia sbagliato. Non ci viene mai detto che Lucie e Grace fanno male a cercare di far rivivere Jesse. Al massimo vengono condannate le motivazioni di Grace, ma null’altro.

O ancora si tenta di rendere tantissimi personaggi immortali o millenari, in modo tale da non dover affrontare la loro mortalità. Eppure anche in questo caso la tematica della fine della vita, della limitatezza della vita umana, emerge con prepotenza e si sente quasi fisicamente il bisogno di parlarne.

Succede per esempio con Alec e Magnus, che tentano di affrontare la difficile situazione che vivono: un mortale con un immortale. Ma anche questo macigno viene prontamente allontanato e abbandonato. La riflessione si conclude molto rapidamente con “l’importante è amarsi”. Però non c’è una vera riflessione sul cosa significhi, per Alec, sapere che il proprio compagno non invecchierà con lui. Sapere che Magnus rimarrà sempre giovane, rimarrà sempre cristallizzato nel momento in cui Alec l’ha conosciuto, quando è un diciottenne. E per Magnus il dramma di dover convivere con la certezza della perdita dell’amato. Vivere sapendo che, anche nel migliore dei casi, anche se Alec dovesse vivere una vita lunga e serena, comunque lo vedrà morire e lo stesso accadrà con gli amici e almeno uno dei figli. E pure con i nipoti e i bisnipoti. Eppure Magnus, che mi pare abbia vissuto circa 800 anni (correggetemi se sbaglio, non mi ricordo), non è un uomo (stregone) distrutto dalla perdita, dal fatto di aver dovuto abbandonare e perdere quasi tutti quelli che ama e ha amato. Non è, per intenderci, tormentato dai rimorsi e dai rimpianti come Wolverine. No, è tranquillo. Perché accanto a lui ha altri essere immortali che gli fanno compagnia. E invece di mostrare come qualsiasi forma di immortalità sia in fondo nient’altro che una mera illusione, la Clare la rende una meta da raggiungere, anziché un destino da evitare.

La morte è una nemica, l’unico vero spauracchio da affrontare e bandire assolutamente, attraverso qualsiasi mezzo.

Cioè esattamente l’opposto di quello che succede in Harry Potter, dove la morte è una compagna in tutti i romanzi della saga ed è fondamentale per mandare avanti l’azione principale nonché per spingere i protagonisti ad agire in determinati modi e ha formarne il carattere. La paura della morte dei personaggi in Harry Potter è sentita ed è presente, soprattutto a partire dal quarto libro, in cui la si affronta più apertamente con Cedric Diggory. Ma già nel primo romanzo la morte è una parte del racconto essenziale: dai genitori di Harry fino a Nicolas Flamel che sul finale decide di smettere di vivere, perché ha vissuto abbastanza a lungo, ed è pronto ad affrontare una nuova “avventura”.

In Harry Potter chiunque tenti di fregare la morte o di circuirla viene fermato o criticato: Voldemort per esempio vuole l’immortalità, ma è chiaro, attraverso gli Horocrux, che il suo gesto è contro natura, qualcosa di profondamente sbagliato, come testimonia il dover ammazzare e dividere la propria anima per crearli. O ancora la presenza dei fantasmi, che ci vengono descritti come delle anime impaurite e essenzialmente sfigate: quando Harry vorrebbe far tornare Sirius sotto forma di ectoplasma viene rapidamente disilluso: solo chi ha dei conti in sospeso, chi non è stato felice o contento, ritorna.

Eppure Harry Potter non penso abbia traumatizzato nessun bambino o adolescente: semplicemente la morte viene normalizzata, e la perdita di qualcuno amato diventa parte della propria crescita.

Nella Clare invece la morte è il vero, ultimo, nemico da sconfiggere.


Che dire per concludere? L’intreccio di relazioni sentimentali trash tira avanti il romanzo; mi spiace che non ci siano più demoni nati dai baccelli, era una delle perle del primo libro che avevo amato.

Se vi piace la Clare, questo romanzo è un po’ sottotono: le idee si stanno esaurendo. Pur riportando in vita i pesci rossi e intrecciando il prozio della nonna di quinto grado con il cocchiere del trisavolo, i cognomi sono sempre i soliti e le situazioni pure.

6 Comments

  1. Sai che tramite due ragazze su BookTube – se ti interessa i canali sono MissNerely e QuietBlizzard – ha scoperto che in realtà la Clare non è stata la prima a introdurre una coppia M/M in un romanzo ma la prima è stata un’autrice mai tradotta chiamata Lynn Flewelling nella serie Luke in The Shadows uscita molto prima di Shadowhunters? Tra l’altro uno dei due membri della coppia in questione si chiama Alec proprio come il nostro caro Lightwood. Dicono che abbia preso PARECCHIA ispirazione dalla Flewelling per la Malec. Era una curiosità che mi è venuta in mente leggendo la tua recensione, non voglio screditare la Clare. Io ai tempi adoravo la Malec.

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    1. Siii ho visto anche io il video di Miss Nerily, forse da qualche parte l’ho anche citato (non so se nella recensione della Catena d’oro o da qualche altra parte. È vero, questo plagio mi ha sorpresa, ma non più di tanto, la Clare non è che brilli quanto a etica (ti ricordi di quando rispondeva male o cancellava i commenti di chi screditava il suo lavoro, soprattutto per il cringe dell’incesto?). Ora, premettendo che plagiare è un’infamata pazzesca, questo non toglie il merito della Clare (almeno dal mio punto di vista). Con la coppia Malec ha creato un trope della letteratura YA prima inesistente. E, per quanto sia la coppia sia gli equilibri al suo interno siano discutibili, così come la rappresentazione stereotipata delle coppie LGBTQ+, è indubbio che è grazie al successo di Shadowhunters che noi, negli ultimi dieci anni, non apriamo un romanzo YA SENZA la coppia gaya. Ma hai letto i libri della Flewelling???

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      1. Considerando che, a quanto pare, Clary e Jace sono praticamente una AU di Draco e Ginny – ho sentito anche questo ma non so se sia vero. Se lo fosse mi chiedo come si possa creare una coppia simile. Già concepisco poco la Dramione quindi… – non mi stupisco che ci siano altri aspetti plagiati. Io vorrei leggerla quella serie, ma prima magari proverò a vedere se esistono PDF gratuiti. Non ho mai letto fantasy in lingua inglese anche se lo capisco bene quindi ho paura che magari possa essere complicato. Tu l’hai letta?

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      2. Sì, anche io ho letto che Clary e Jace sono Draco e Ginny!!!ed è tutto nato come una magica fan fiction. A dirla tutta io non vedo grossi problemi nella genesi del romanzo. E, di nuovo, ogni coppia del romanzo è problematica sotto certi versi. Non ho letto l’originale, perché sono pigra e in inglese faccio fatica (in più se è un fantasy vengono usate un sacco di parole di ‘nicchia’, e io non sono abbastanza fluente per capirci cose). Ma quindi la coppia Malec non ti piace più? Posso chiederti perchè? Cioè, se è legato alle problematicità insite oppure all’accusa di plagio, o ad altro ancora?

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      3. Non ho detto che non mi piacciono più. Ci sono rimasta male ad aver scoperto che l’autrice ha plagiato una saga uscita precedentemente e meno diffusa ma resto legata a loro. Tra l’altro io non ho mai finito la prima saga anche se mi piaceva perché a un certo punto ho perso interesse. Ma comunque mi piace leggere/ ascoltare recensioni dei nuovi libri della saga per capire come continua. È chiaro che alla fine tutti o personaggi di questa autrice siano identici e i fan ne sono consapevoli ma comunque la apprezzano molto. Esatto, è proprio il motivo che hai scritto che mi blocca dal leggere la saga perché anche se capisco l’inglese questo genere potrebbe avere termini specifici complicati da capire. È il motivo per cui sono felice che la Grisha Trilogy sia arrivata in Italia.

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      4. Ahahah credo che i fan della Clare amino appunto la sua ripetitività. Sai sempre cosa aspettarti dai suoi romanzi, e anche quali personaggi aspettarti (e se non sono loro, saranno gli zii o i bisnonni).
        La Grishaverse invece l’ho letta parzialmente in inglese, non era difficile (e per dirlo io!).
        Grazie per i commenti !

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