Ed è autunno

Si sta come d’autunno

Sugli alberi le foglie.

E Ungaretti c’aveva visto giusto. Infatti le foglie col cavolo che stanno sugli alberi in autunno.

Vabbè, lui parlava dei soldati che cadevano come pere cotte in abbondanza durante la prima guerra mondiale (prima o poi dovrò fare una bibliografia sull’argomento), io parlo della mia sad life.

È autunno e ho ripreso a lavorare.

Nelle scuole.

Con i bambini.

Io.

Non so chi sia più sfortunato per l’instabilissima combo “io-bimbi”.

Capiamoci, ancora non sono arrivata al punto di Erode, che attivamente cerca di accoppare tutti i fanciulli, giusto per garanzia. Ma non sono neanche mai stata Mary Poppins.

Tra l’altro, nonostante ancora non abbia 150 anni per gamba, continuo a bofonchiare tra me e me che la scuola è allo scatafascio e che gli scolari oggi sono caprettine. Purtroppo prima lo sentivo solo dire, ma entrando nel magico mondo dell’istruzione lo vedo (e leggo e correggo) ogni giorno.

Epica e memorabile la volta che, alla fine dell’anno scorso, una bambina di quinta elementare, durante il gioco dell’impiccato, scrisse C I C C H A, senza peraltro avvedersi dell’errore fino a quando i compagni – che non riuscivano a trovare una solution– la insaccarano pesantemente (ma ho visto anche necropoli scritta mecropoli, quindi le mie aspettative si sono sensibilmente abbassate).

Questa cosa mi perseguita tuttora.

Siccome devo guardare il lato happy shalalà della vita, devo riconoscere che, rispetto ai lavori de mierdas pura (certificata al 100%) degli ultimi 2-3 anni, quello dell’insegnamento è praticamente un sogno. Con risvolti Grande incubo, come cantavano gli 883.

Ah, visto che per tutta l’estate sono stata in giro ad elemosinare lavori, di qualsiasi tipo, anche spocchiosi, e nessuno mi ha MAI filato di pezza, adesso sto per cominciarne un altro.

Adesso, che sono piena di incontri/assemblee e robe varie (a quanto pare imprescindibili per lo svolgimento dell’attività didattica. Un susseguirsi di interminabili riunioni in cui io di solito intervengo per scrivere nella chat di gruppo “PRESENTE” e poi entrare in una profonda catalessi).

Adesso comincio un new work.

Sarò tra le saccenti e fastidiosissime personcine che vagano nelle case dei concittadini ad ammorbarli sulle loro abitudini di vita, altresì chiamato censimento dell’ISTAT.

Lavoro che io consiglierei solo ad una persona che vuole soffrire ed è affetta da turbe psichiche importanti.

Lavoro che trasformerebbe pure Gandhi in un pazzo sanguinario.

Quindi, ho già chiesto intercessioni al padre eterno tramite mia nonna – che ancora ha qualche legame con l’Altissimo.

In tutto questo, il tempo per le recensioni, insieme alla mia voglia di scriverle, si riduce molto. I prossimi articoli sono già lì pronti, grazie ad uno sforzo settembrino, ed usciranno a cadenza settimanale, ma per il resto chissà.

Ricordando i magici colori delle foglie autunnali, e che gli animali più furbi o vanno in letargo o emigrano, mentre noi abbiamo solo il Polase per affrontare questo trauma, vi auguro un autunno sereno ah no, che pure questo porta sfiga. Sto sul vago: speriamo sia più bello di quello del 2020.

[L’ autunno è anche il periodo in cui le cimici – obbrobriosi e subdoli animaletti di cui nutro un’infondata ma viscerale paura – compaiono in ogni dove, pure nel risvolto del calzino].

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