C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino

Editore: La nave di Teseo

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 400

Rick Dalton è un attore con alle spalle una luminosa carriera nel cinema in bianco e nero, ma a Hollywood negli anni ’60 si invecchia molto in fretta e ora Dalton deve lottare per un ruolo in una serie tv commerciale o in un film in Italia con Virna Lisi o Gina Lollobrigida. La spalla di Rick è Cliff Booth, un veterano di guerra dalla vita movimentata che gli fa da controfigura nei film, e da confidente e autista nel privato. La vita di Rick e Cliff a Cielo Drive è scandita dalle feste a casa di Roman Polanski, il regista del momento, dalla rivalità con Steve McQueen e con Bruce Lee, e dalla ricerca ossessiva di un ruolo importante per rilanciare una carriera in declino. Mentre un giovane carismatico, arrabbiato con Hollywood per avere infranto i suoi sogni artistici, progetta la sua vendetta violenta in una comunità hippy fuori città, Rick è distratto dall’attrice che recita con lui nella serie tv: una giovane lolita che lo riporta nella magia del cinema. Il primo romanzo di Quentin Tarantino è una storia di desiderio e riscatto tra le stelle di Hollywood: mentre tutto sta cambiando, la forza dell’immaginazione appare come una sirena a cui è difficile resistere.

Premetto che non ho visto il film omonimo, quindi non so se la trama coincide totalmente. E premetto pure che non conosco bene la filmografia di Quentin Tarantino, e che quel poco che ho visto non mi ha entusiasmato.

Quindi, concentriamoci sul romanzo.

La storia vede protagonisti Rick Dalton e la sua controfigura/autista, Cliff Booth, due uomini che si arrabattano in una carriera avviata al declino nella Hollywood di fine anni ’60.

Ho amato l’ambientazione. Mi sono anche piaciuti i protagonisti, anche se la scelta di averne due, con due voci diverse, non funziona.

Perché, capite, manca completamente una trama.

Questo è un libro che Quentin Tarantino ha scritto come lettera d’amore per i film d’epoca.

Tutto il resto non c’entra, si vede che è lì di contorno, e la trama è talmente esile che è necessario inserire la Famiglia di Manson per creare un po’ di ciccia.

Rick Dalton è un attore di serie B, che dopo un colpaccio in tv sta lentamente scomparendo dalle scene statunitensi.

Cliff Booth è la controfigura di Rick, e non è un personaggio essenziale. Non ha una e vera propria psicologia, lui è lì per il collegamento con la Famiglia. Fine.

Per il resto…sì, la storia è scorrevole, ma finisce lì.

Alcune pagine sono interamente dedicate a film e attori d’epoca: attraverso i protagonisti Tarantino ribadisce circa un migliaio di volte il suo amore per il cinema, e in particolare i western. Ci sono anche un paio di punti di autoreferenzialità che io ho trovato veramente pacchiani, ma è un parere personale.

Però, e fateci caso se lo leggerete, il libro non dice nulla. I personaggi non cambiano, né la presenza della Famiglia coinvolge o altera in qualche modo la storia. Sharon Tate è lì perché il suo nome fa ancora scalpore e suscita un interesse morboso (sono la prima ad essere interessata, sia chiaro).

E, se è così anche nel film, mi dispiace. Perché Sharon non è fondamentale, perché tutte le sue scene non portano a nulla, perché è evidente che questa storia non aveva sufficiente mordente o attrazione senza la svolta creepy di Manson e della sua combriccola.

Poi, e penso sia un problema con la traduzione, alcune parole sono tradotte in maniera assurda: per esempio, mi sono ritrovata la parola ‘mustacchi’ per baffi. Va bene il ricordo anni ’60, ma ‘mustacchi’ o anche ‘cavallona’ e ‘bel tomo’, secondo me non aiutano a creare atmosfera. Boh.

E poi il gruppetto di Manson, che con insistenza viene chiamato Family, quando la traduzione italiana Famiglia è comunque famosa per chi conosce il caso.

Il romanzo gronda sessismo. In parte è dovuto al periodo storico, certo. Ma leggere di parole come ‘figaio’ mi fa ridere (figaio = equivalente di pollaio, solo con donne. Rick ha paura che Cliff, la sua controfigura gnocca, gli rubi le possibili ragazze trombabili).

Oppure riflessioni profonde come:

“Marta era una zoccola così come altri sono alcolizzati. Era fatta così, non è che volesse esserlo per forza”.

Detto di una donna che tradisce il marito con UN singolo uomo. Ok. Cliff e Rick si scoperebbero pure il boccale di birra, ma Marta ‘era fatta così’. Aveva una ‘malattia’, la zoccolaggine.

Poi ci sono dei riferimenti espliciti ad una persona, che nel romanzo è chiamata Debora Jo Pussycat, parte della Famiglia di Manson e che è andata a vivere nella loro comune quando aveva quindici anni. Quindici. Il nome del personaggio è fittizio, ma chiaramente ispirato a Ruth Moorehouse, una ragazza la cui storia ricalca fedelmente quella del romanzo, incluso il rapporto con un produttore musicale, Terry Melcher, associato a Manson (e, ho scoperto dopo, figlio di Doris Day. È proprio vero che i figli danno dispiaceri. Sarà la mia prossima scusa con i miei quando mi rinfacciano mancanze di qualche tipo). Il rapporto tra Ruth e Terry si svolge quando lei è quindicenne. Benissimo.

In generale, il romanzo è passabile. Ma niente di più. Tutti gli spunti che avrebbero potuto nascere, riflessioni che ogni tanto appaiono sul machismo, sull’industria, sul concetto di ‘star’ e sull’alcolismo, vengono spazzati via per servirci un po’ di gossip su Manson.

E Sharon Tate, ancora una volta, non è altro che una pedina, un personaggio in secondo piano senza alcuna profondità, né alcuno spazio. È una donnetta sposata, tra l’altro pure infelicemente, con un uomo che la sfrutta e le chiede di fargli da portabraccio nelle sue uscite, come un arredo molto carino. Ma finisce qui.

Questo è il suo ruolo. Inutile.

È inserita solo perché il suo nome porta tragicità e tristezza.

I collegamenti con Rick e Cliff sono, alla meglio, arrabattati: Rick è il vicino di casa dei Polanski a Cielo Drive; vicino che, ci tengo a dire, non scambia mai mezza parola con loro.

Cliff invece va a Spahn Ranch, dove vive la Famiglia, perché ci aveva girato alcuni western 8 anni prima e conosce il proprietario, George Spahn (proprietario cieco e ottantenne che si scopa una ragazzina di 20 anni, Lynette Fromme, detta Squeaky, orrendo nomignolo attribuitole dal proprietario). Il paragone più ovvio mi viene con Humbert che ri-nomina Dolores Lolita, appellativo che poi le rimane appicciato.

Un po’ deboluccio come collegamento, soprattutto perché non serve a nulla. Non evolve, non porta a niente. Ah, no, scherzo: dovrebbe aiutarci a vedere Cliff come ‘buono’ perché durante il tragitto verso il ranch con Pussycat, non si scopa Deborah Jo, quindicenne, come hanno fatto tanti altri.

E certo. Perché basta questo a redimere un uomo che ha ammazzato un numero altino di persone DOPO la fine della seconda guerra mondiale. Accoppa, tra gli altri, la moglie – e tutti sanno o sospettano fortemente – che sia lui il colpevole. Ma siccome non cede alle avances spinte di una quindicenne, allora tutto a posto.

Avances che tra l’altro, scusatemi, mi paiono quelle dei film di inizio anni ’90 (ne parla benissimo il podcast Lolita): film di bassa qualità in cui la teenager di turno – di solito sedicenne – si pone come obiettivo della vita quello di sedurre un uomo più grande di lei, meglio se sposato o fidanzato. Quando l’uomo più grande, stoicamente, rifiuta, la ragazza si trasforma in psycho sotto cocaina pura e fa una serie di robe assurde per rovinargli la vita. Nel romanzo non succede questo, ma la parte della teenager che a quanto pare VUOLE a tutti i costi scopare con un uomo di mezza età l’hanno lasciata. Perché sappiamo tutti che il desiderio nascosto di una ragazza minorenne è quello di perseguitare un uomo di mezza età, magari sposato. Ceeeeeerto.

Così Deborah risulta una poco di buono, e Cliff un martire bbbuono (la moglie l’ha uccisa, ma tutti sanno che aveva un caratteraccio. In fondo in fondo se l’è cercata. E che dire di quei due mafiosi che ha freddato al ristorante? I poliziotti a momenti gli innalzavano una statua, due tipi loschi in meno. Che bbbbbbbbuono. Tarantino non gli ha fatto uccidere Manson solo perché la storia è troppo nota, mancava solo che Cliff tornasse indietro nel tempo per uccidere Hitler e salvare l’Europa dalla seconda guerra mondiale).

The end.

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