Book addiction tag: il tag di inizio 2021. Perché arrivare in ritardo è un’Arte

Io devo ancora trovare CHI è la mente che si cela dietro a molti di questi tag, giacché io ne ho fatti solo un paio, eppure le domande che mi ritrovo sono sempre sorprendentemente simili. La prossima volta me ne creo uno io, così, con domande a cappero a cui voglio rispondere io.

Dopo un periodo di ritrosia, ho scoperto che il booktag mi concede ampi spazi di disagio totale e stream of consciousness che al confronto il monologo di Penelope nell’Ulysses di Joyce è una bazzecola.

Anticipo che le domande mi sembrano tradotte un po’ così, alla piffero, ma mi fanno ridere e quindi me le tengo in questa versione semi-italianizzata.

L’ho preso da questo blog: il mio mondo: BOOK ADDICTION BOOKTAG (robbyroby.blogspot.com)

https://www.picamemag.com/illustrazioni-sui-libri-6/

1. Qual è il periodo di tempo più lungo in cui tu sei a tuo agio senza prendere un libro in mano?

Boh, non è che se non prendo un libro in mano muoio. Diciamo che, a casa, in situazioni normali, nell’arco della giornata almeno una volta leggo qualcosa. Di solito la sera prima di addormentarmi. Anzi, mi addormento leggendo.

Epica la volta in cui, in gita alle superiori, mi portai un romanzo di Agatha Christie con la torcia per leggerlo (pure alle superiori avevo gite loffie: mentre tutti andavano a Roma per una settimana o in altre località cool, la mia classe si trovò confinata in una cascina alle porte di Crema. Distanza percorsa: 30 km dalla scuola. Ad aggiungere ulteriore motivo di presa per il culo, ci andammo con lo scuolabus. Quello delle elementari. La compagnia con cui uscivo in quel periodo era formata da ragazzi provenienti da due classi diverse ed entrambe le classi sarebbero andate a Roma nello stesso periodo. Io invece andavo in una cascina lì vicino. Quante derisioni).

Comunque, mi ero portata questo libro da leggere – perché alla fin fine che esperienze vuoi fare in cascina? – e, come mi capita spesso, mi ero addormentata leggendo. Con la torcia accesa puntata sulla faccia.

La mia compagna di stanza (stanza prontamente denominata l’ante-cesso per la sua invidiabilissima posizione rispetto ai servizi igienici) si sveglia nel cuore della notte e la prima cosa che scorge nell’oscurità è la mia faccia sinistramente illuminata; ne uscì terrorizzata e urlante mentre io, incurante, ronfavo felice.

Siccome quando dormo io sono praticamente morta, non ho memoria di tutto questo – urlo compreso – ma è un ricordo di cui la sopracitata compagna definisce tuttora ‘incubo’ (e, per mantenere un briciolo di autostima, mi ripeto da dieci anni che l’urlo è stato causato dalla situazione, NON dalla mia faccia).

Tutto questo per dire: W gli e-book. Almeno l’e-reader si spegne da solo.

2. Quanti libri ti porti dietro ebook o cartacei?

Adoro la vaghezza delle domande.

Dietro dove, di grazia?

Se sono in vacanza cerco di portarmene una vagonata (qui ho accennato ai tempi pre-ebook); se vado a fare la spesa nessuno.

3. Tieni ogni libro che compri/ricevi o sei felice di darlo via per fare spazio a nuovi titoli?

Io lo dico così posso essere presa per il culo da subito: quando ho aperto il blog il mio scopo era uno e uno soltanto, cioè farmi regalare i libri dalle case editrici.

Perché sì, io, povera Heidi rintronata, leggevo tutti questi blog dove gli autori/le autrici scrivevano ‘grazie alla CE per la copia inviatami’ e come un’illusa mi ero convinta che fosse pratica comune tra gli editori inviare le proprie uscite a chiunque.

Povera, tenera, ingenua Bambi, che scorrazzi nelle praterie non con le semplici fette ma direttamente con i prosciutti interi sugli occhi.

Ben presto la triste realtà si è fatta largo nella mia, seppur lievemente ammaccata, mente: nessuno m’avrebbe inviato una cippola. E grazie alla pippa, finché mi legge mia nonna e il gatto chi vuoi che invii roba?

Senza contare che i blog ormai sono come i protagonisti umani di The walking dead: pochi, resistenti ad oltranza ma destinati a trapassare.

Comunque, ritornando alla domanda, i libri me li tengo. Pure quelli che mi fanno cagare. Ma qui c’è sotto un’educazione ferrea impartitami dalla matriarca, che, a tutt’oggi, si rifiuta di buttare libri pubblicati nel 1965, presi in chissà quale mercatino dell’usato e MAI, ripeto MAI, sfiorati, ma nel compenso inutilizzabili pure per accendere un fuoco in caso di estrema necessità, a causa dell’umidità delle pagine – praticamente bagnate – e della colonia di insetti che ha fondato un insediamento aperto tutto l’anno, stile villaggio turistico (alcuni romanzi hanno trovato un precario e infelice posto in cantina. Precario per modo di dire, perché è da decenni che stazionano lì).

4. Quanto tempo spendi in una libreria?

Poco, di solito. A meno che non vada in qualche grossa libreria e allora divento esagitata. Devo dire che normalmente entro poco nelle librerie; poi ci sono sempre le eccezioni. Per esempio quando è arrivato Soggettinus mi sono scoperta attratta dai libricini per pargoli in maniera inspiegabile, e adesso la tentazione di non andare nel reparto ‘bimbi’ appena entrata in una qualsiasi libreria è ardua.

[Giusto per specificare: a Soggettinus non gliene frega una mezza cippa dei libri nuovi. Al momento è affascinato da un libro edito nel 1988 e da uno di plastica per fare il bagno che usavo io quando avevo la sua età, schivando abilmente tutte le uscite del 2021 acquistate e messe in bella vista nella sua libreria di Pimpa.

La scena si svolge così: Soggettinus arriva, dribbla abilmente i libri più in vista nonché più nuovi, e recupera le vecchie pergamene.

Qualora in totale autonomia Soggettinus non riuscisse ad arrivare ai preziosi reperti archeologici, chiama a gran voce per togliere eventuali impedimenti o libri che si frappongo tra lui e l’oggetto dei suoi desideri.

Oppure fa da solo. Buttando tutti gli scarti – cioè i libri nuovi, immacolati e sberluccicanti– che non vuole.

Al momento la fascinazione maggiore è interamente dedicata ad un libro sulle stagioni in fattoria, pagato in lire e con la costa ricoperta di stoffa. Se vi chiedete da quanti lustri non si facciano più libri con la costa in stoffa…la risposta è: almeno sei].

Tornando alle librerie – capite che qualsiasi domanda divento come un vecchio che parla a raffica e vaga senza continuità da quando aveva 2 mesi fino alla settimana scorsa, roba che Joyce scansate proprio – comunque, le librerie dicevamo: giusto ieri ci ho passato almeno un’ora, ma solo perché dovevo fare un regalo. E io odio regalare libri, perché è una roba personalissima, e si sbaglia 9 volte su 10.

In questo caso l’impresa era ancora più ardua giacché la destinataria del regalo è amante di romanzi rosa che io generalmente racchiudo nel termine  ombrello ‘libri-cagate-di-ratto’, cioè libri che non solo sono stupidi, ma aggiungono qualcosa di nocivo, tipo After e Cinquanta sfumature, in cui al dubbio gusto letterario si aggiunge un indubbio sessismo.

Dicevo, i romanzi dell’Amica sono di bassissima qualità e zero appeal (per me): i romanzi rosa patacchi. Ho aggiunto patacchi per specificare: si tratta di quei romanzi che, per esempio, hanno foto di un Lui e una Lei in copertina. Oppure Nicholas Sparks, dove l’abbondanza di Sfighe perora una trama e dei personaggi insulsi e votati alla santità.

Ovviamente lei denigra massicciamente le mie scelte letterarie, com’è giusto che sia.

[La sua scelta di romanzi di dubbio gusto è ampiamente compensata dal suo vestirsi elegantemente e con classe che cozza col mio andare in giro come se la mattina pescassi i vestiti in una segreta senza luce di inizio anni 2000].

5. Quanto tempo al giorno dedichi alla lettura?

Dipende. Che domandonze insulse. Ovviamente dipende. Sto lavorando? Sono in vacanza? Sto combattendo contro un drago? Dipende.

6. Che priorità ha la lettura in un giorno?

Ok, ho capito che come sottofondo a questo booktag metterò in loop la canzone

Depende, de qué depende

De según como se mire, todo depende

Dipende, da che dipende

da come ciascuno si guarda tutto dipende

ATTENZIONE! Ascoltare solo se si è pronti a canticchiare per il resto della giornata Dependeee in momenti random!
Prima di Alvaro e della sua Sofia, prima di Despacito, prima della Bicicleta di Shakira, Depende è stato l’inno della musica spagnoleggiante nel Belpaese.

Ragà, dipende.

Ho le palle girate e voglio prendere a pugni qualcuno? Allora magari mi rilasso con una serie tv.

Il giorno dopo mi sono ripromessa di scalare l’Everest senza bombole e con una mano sola? Allora magari mi alleno.

Devo studiare per qualche concors…AHAHAHAH. Questa no, non ho mai studiato.

Diciamo che, se sono libera e sto leggendo un romanzo/saggio che mi intrippa, posso passarci anche intere ore della mattina o del pomeriggio.

7. Quanti libri pensi di possedere in totale (ebook compresi)?

Pochi. Pochissimi. Prendo tutto in biblioteca.

8. Quanto spesso tiri fuori i libri in una conversazione?

Spero poco, per non risultare saccente ed odiosa (ho anche altri modi per raggiungere lo stesso risultato). Comunque, fateci caso, solo nei romanzi succede che i protagonisti citino classici o Shakespeare. Nella vita vera no. Se no dovresti tirar loro badilate sulla faccia, a sfregio.

9. Qual è il libro più grosso che hai letto?

Eh. Domanda difficile. Forse come libro stand-alone Shantaram. Mentre come serie, senza ombra di dubbio La ruota del tempo di Robert Jordan. Che, tra l’altro, non ho mai finito. Sono arrivata al nono romanzo (contate una media di 1000 pagine per libro), e poi come una babba mi sono fermata. Adesso su Amazon sta uscendo la serie omonima e…ho paura. Il trailer mi fa skifus come pochi, ma spero fortissimamente di sbagliarmi.

10. C’è un libro su cui hai messo le mani contro tutte le avversità?

Ahahahah. Chi ha scritto (o tradotto) queste domande?

Avversità.

Tipo Ulisse per tornare a casa?

“Oh potenti dèi, voglio tornar— Ah, aspè, ma Calipso è una figa spaziale in un’isola paradisiaca?? — Oh, Penny, guarda che mi fermo un secondo sette anni a riposare”.

Fatemici pensare.

Recentemente Millenials de La buoncostume. Copertina oscena e YA italiano facevano pensare al peggio, e invece! Bravi bravi bravi gli autori.

Lolita. Anche se non c’era nessun’avversità, solo che ho il culo pesante e non mi andava di sorbirmi quello che – erroneamente – ritenevo l’ennesimo classico palloso.

11. C’è un libro che hai faticato a finire perché non volevi?

Ninfee nere di Michel Bussi. Tra l’altro l’articolo finale manco l’ho pubblicato. È rimasto nel pc a fare la muffa.

Perché, dovete sapere, il caos è nella mia essenza. Quindi le recensioni per lungo tempo sono state ammonticchiate qua e là sul pc, libere e sparse everywhere. Come degli hippy al concerto di Woodstock. Solo dall’anno scorso ho finalmente diviso in due cartelle semi ordinate le recensioni. E così mi sono accorta che ho lasciato indietro qualcosa come 30 articoli, scritti e rimasti a prendere la metaforica polvere nel mio hard disk.

Però vorrei precisare che il fatto che fatichi a terminare un libro non significa che si tratti di qualcosa di brutto: ho faticato anche per finire Sapiens. Da animali a dèi, un saggio che consiglio tantissimo ma che per me è stata una montagnola particolarmente ardua da terminare.

Anche Ninfee nere, sul finale, mi aveva piacevolmente sorpreso.

12. Tre obiettivi libreschi per il 2021

Ahahaha così imparo a prendere i booktag vecchi. Vale tutto, quindi rispondo sugli obiettivi per questi ultimi mesi del 2021:

  1. completare due bibliografie già impostate
  2. recensire tutti i romanzi di questo anno (almeno quelli letti entro novembre)
  3. terminare la bibliografia sul lesbismo nella narrativa e fare un post unico riassuntivo.

Però, pure io, punto troppo in alto. Se riesco a finirne 2 su 3 mi sentirò realizzata.

13. Hai mai avuto il privilegio di convertire qualcuno in lettore ispirandolo col tuo incessante blaterare?

No.

E poi ragà “il privilegio”?

Ma chi sono, Gesù che converte i poveretti trasformando pani e pesci? Anche meno supponenza.

Ho convertito la mia amica al collezionismo delle monete commemorative da 2 euro; lo reputo ancora oggi uno dei più grandi traguardi della mia vita. E se non sapete cosa sono i due euro commemorativi…beh, siete giovani. Tutto normale.

[Sono anziana, quindi posso avere hobby anziani. Le schede telefoniche vengono al primo posto, ma adesso nessuno le colleziona più. Sigh].

14. Descrivi quanto un libro significa per te in cinque parole

No. Mi rifiuto. Anzi. Rimbalzo con petaloso che non vuol dire una pippa e saluto.

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