Sapiens. Da animali a dei di Yuval Noah Harari: il saggio e il graphic novel

Editore: Bompiani

Anno di pubblicazione: 2017/2020

Pagine: 544/248

[Il secondo numero si riferisce al graphic novel].

Questo saggio ha scosso il mondo nel 2017. Io arrivo come sempre con i miei tempi a parlarne. A onor del vero ho letto prima il graphic novel, che mi è piaciuto tantissimissimo. Però copre solo i primi due capitoloni del saggio, infatti è un work in progress (finisce proprio con un cliffhanger).

Il saggio è interessante, per una volta si scardina la visione chiusa di una storia che prende in considerazione pochi manufatti e teorie esplicative, ma va ad analizzare fattori chimici, biologici e sa la cippa.

Eppure, nonostante il saggio sia splendido, io ho faticato a finirlo. Ci ho messo due mesi, e di solito i libri – specie quando non faccio una beata mazza come adesso (ndr: ‘adesso’ si riferisce a luglio, mese nel quale l’ho finito) – li termino in pochi giorni (a volte poche ore). Ed è lungo, sì, ma non infinito: si parla di poco più di 500 pagine. Su un argomento affascinante.

Per esempio nell’ultimo capitolo affronta la complicata concezione di “felicità”, ipotizzando che biologicamente alcune persone sono predisposte ad essere più “felici” di altre: su una scala da 1 a 10, qualcuno ha come “impostazioni-base-felicità” dal 6 all’8. Qualche altro dal 5 al 7. Significa che, per uno che va dal 5 al 7 sarà più facile scendere al di sotto, e più difficile – forse impossibile – arrivare oltre il 7. Questo spiegherebbe tante cose, dato che chiaramente io sono nella fascia “mai-una-gioia”.

Oppure nei primi capitoli si discute di una teoria che potrebbe , se decontestualizzata, fomentare il razzismo: cioè che in alcune popolazione una percentuale minima di DNA non appartiene a Sapiens, ma ad altre specie umane ora estinte (contrariamente a quello che si pensa non è esistita un’unica specie umana: la specie sapiens ha col tempo sterminato, pardon, volevo dire rimosso garbatamente, tutte le altre).

Il graphic novel mi è piaciuto da impazzire, non vedo l’ora che pubblichino la seconda parte (il fumetto termina con lo sviluppo dell’agricoltura).

E, sia il graphic che il saggio, analizzano un problema che spesso non ci si pone: noi tendiamo a pensare che la nostra vita di oggi, 2021, sia certamente migliore di quella di vent’anni o cent’anni o pure mille anni fa.

Cioè riteniamo che la nostra società, la nostra cultura e il nostro stile di vita siano migliori rispetto al passato Ma questo è palesemente falso oppure soggettivo. Senza ombra di dubbio un re circondato dal lusso del medioevo se la passava meglio di me; lo stesso dicasi per un ricco mercante in età moderna, o un imprenditore di successo. E magari pure un nomade preistorico se la passava meglio, per alcuni aspetti.

Tendiamo a visualizzare la storia come una lunga freccia che porta sempre a dei miglioramenti, una freccia che ci porta ad essere sempre migliori di quelli prima di noi. Per alcuni aspetti è vero, per altri NO. Le popolazioni indigente precolombiane stavano meglio prima del 1500, nonostante gli europei abbiano indubbiamente portato molte evoluzioni tecnologiche: certo, ma a quale prezzo?

Insomma, se per me il graphic novel è IMPERDIBILE, consiglio caldamente anche il saggio. Ma, almeno secondo il mio umile punto di vista, è abbastanza impegnativo e quindi io non lo porterei con me sotto l’ombrellone (anche perché, siamo seri, non credo avrò occasione di aprire un ombrellone).

[La recensione l’avevo iniziata a luglio. Oh, c’avevo azzeccato: l’ombrellone non l’ho aperto].

Vi lascio delle pagine del graphic novel. Ritorna, a grande richiesta di nessuno, Foto brutte (comunque è da anni che mi riprometto di iniziare un corso di fotografia, sia mai che quest’anno è quello buono!):

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