Recuperone ¾ /4

Sarò ripetitiva: sono in ritardo. Stavo guardando la lista di letture non ancora recensite e, dopo il cinquantesimo libro, ho capito che era il caso di fermarsi.

Allora, siccome molte letture orami sono solo lontani ricordi, ne accennerò vagamente, senza entrare nel dettaglio. Di molti mi spiace dare un giudizio affrettato e approssimativo, perché quando li ho letti avevo fatto delle riflessioni anche articolate che però non ho avuto l’accortezza di trascrivere da nessuna parte.

Doveva essere l’ultima parte del recuperone, quella dedicata ai libri per ragazzi, invece questo articolo è ancora dedicato ai libri per adulti; spero di far uscire entro la fine dell’anno (chissà quale anno) le letture per i più giovini.

Si parte!

Il popolo degli alberi di Hanya Yanagihara (Feltrinelli 2020, 448 pagine)

Primo libro letto del 2021 (per dare un’idea delle tempistiche). L’ho preso in prestito perché è della stessa autrice di Una vita come tante, di cui sicuramente avrete sentito parlare che però è un libro mattoncino, e io sì, mi baso pure sulla lunghezza nella scelta dei romanzi. Quindi ho ripiegato su questo titolo che, sebbene pubblicato in Italia nel 2020, è precedente ad Una vita come tante (negli Usa The people in the trees esce nel 2013).

Allora, a me è piaciuto, e alcuni aspetti della storia me li ricordo bene ancora adesso, ed è un miracolo perché sono nota per avere la stessa memoria di una mosca della frutta.

La storia è controversa: uno scandalo scalfisce la carriera di un anziano docente universitario, vincitore del Nobel per la scoperta di una tartaruga le cui carni donano la giovinezza fisica (non mentale).

Le voci che lo accusano sono tra le più severe: uno dei suoi moltissimi figli adottivi lo ha citato in tribunale per violenza sessuale su minore.

Le accuse spingono l’università a lasciarlo a casa, e il professore scappa, facendo perdere le sue tracce.

A raccontare la sua storia – aiutato dai diari in prima persona del professore da giovane – è un suo dottorando, che ne vuole dimostrare l’innocenza.

Capisco che il romanzo non faccia per tutti, perché tra i temi trattati c’è la pedofilia, e ci sono scene di relazioni sessuali tra adulti e bambini (avvertimento, perché non so se tutti siano a proprio agio a leggere qualcosa sull’argomento, anche se si tratta di finzione).

Il romanzo mi è piaciuto, e mi ero ripromessa di leggere anche Una vita come tante, perché l’autrice è riuscita davvero a prendermi (e ci sono riuscita, dopo 8 mesi).

La mia perplessità più grande sta nell’epilogo, l’ultimo capitolo del romanzo, che chiude la storia. Perché, per tutto il romanzo, si cerca di lasciare il dubbio se il professore sia effettivamente un pedofilo o se sia stato ingiustamente condannato. Secondo me questo dubbio c’è fino ad un certo punto: nel senso che, almeno per me, è abbastanza chiara la risposta al quesito ‘colpevole o innocente’? Anche perché per quanto si cerchi di far apparire i diari personali come se fossero scritti da un narratore inaffidabile, di fatto il professore non nasconde nulla. Ovviamente non voglio fare spoiler, perché è un libro che consiglio, però ero curiosa di capire se chi ha letto il romanzo ha avuto la mia stessa impressione e aveva già capito se il professore fosse stato ingiustamente condannato oppure se fosse un pedofilo recidivo (perché l’accusa sostiene che l’uomo ha violentato molti, se non tutti, i suoi figli adottivi).

Di nuovo, mi è dispiaciuto non averne parlato in tempo reale, perché avrei avuto molto di più da aggiungere.

La marchesa Colombi di Maria Teresa Cometto (Solferino 2020, 192 pagine)

Questo saggio è l’autobiografia della marchesa Colombi, nom de plume di Maria Antonietta Torriani (1840-1920). Di questo saggio mi spiace ricordare pochi dettagli, anche questo è un libro che consiglio caldamente. Perché io della protagonista non conoscevo nulla, neppure il nome. Devo rileggerlo per forza, perché la storia mi piaceva e Maria Antonietta Torriani merita la mia completa attenzione e una recensione a modo.

http://novara.letteratura.it/wp-content/uploads/2019/04/La-Marchesa-Colombi.png

Diciott’anni e dieci giorni di Fabio Bartolomei (edizioni E/O 2020, 112 pagine)

È il primo racconto dell’autore che NON mi piace. Di lui ho adorato Giulia 1300 e altri miracoli e L’ultima volta che siamo stati bambini (bello, bello, bello). Però questo racconto non mi ha entusiasmato.

La protagonista appena compiuti 18 anni viene lasciata da entrambi i genitori, che simultaneamente e senza accordo abbandonano il tetto coniugale, costringendola ad una rapidissima crescita personale. È molto molto breve, ma non m’ha trasmesso nulla.

È il secondo volume della Quadrilogia della famiglia, iniziata con Morti ma senza esagerare (anche questo mi era piaciuto tantissimo!).

Figlia del cuore di Rita Charbonnier (Marcos y Marcos 2020, 176 pagine)

Che bello. Un romanzo tenerissimo, mi sono commossa e mi si è sciolto il cuoricino. La storia è quella di un’adozione, ma a scombinare la banalità della trama è il punto di vista adottato: quello della bimba, e poi ragazza, che viene data in adozione. Madre assente e padre che non riesce a mantenerla, Ayodele viene curata dai servizi sociali, che le attribuiscono una nuova famiglia, o almeno una nuova mamma: Sara, detta la marziana, una donna single. Tenerissimo. Bellissimo.

L’eredità dei Borgia di Lia Celi e Andrea Santangelo (Solferino 2021, 368 pagine)

Secondo romanzo ambientato a Monteperso, che ha come protagonista Marco Pellegrini. Mi è piaciuto più del primo, Ninnananna per gli aguzzini. È la lettura ideale per svagarsi: tranquilla, non troppo impegnativa, molto piacevole, divertente…insomma adattissimo al periodo.

Non sono ancora del tutto convinta sulla scelta grafica delle copertine.

Asiatici ricchi da pazzi. La fidanzata cinese di Kevin Kwan (Mondadori 2017, 420 pagine)

È il secondo libro della trilogia e non ricordo una mazza. Mi aveva francamente stupito il successo del film perché per me la storia banale non presentava spunti tali di originalità da meritare tutto questo clamore. Ben venga poi la rappresentazione di culture e personaggi che non siano i classici bianchi americani o europei.

Non ricordo proprio nulla, a parte che è lungo. Troppo, per la storia raccontata.

[P.s. Nonostante le critiche sia chiaro che appena esce il secondo capitolo cinematografico io mi fiondo a guardarlo perché adoro tutti gli attori, da Gemma Chan a Constance Wu, da Henry Golding a Harry Shum Jr. Ma sono cagacazzi, devo criticare tutto].

Il testimone chiave di Sarah Savioli (Feltrinelli 2021, 303 pagine)

Molto carino, seguito de Gli insospettabili. La protagonista, Anna, è una detective che può parlare con piante e animali. Ammetto che il caso non me lo ricordo manco, però i personaggi e la storia sono carini e scorrevoli. Anzi, l’ho trovato migliore rispetto al primo volume.

Bolle di sapone di Marco Malvaldi (Sellerio 2021, 272 pagine)

Una gioia, un porto sicuro, come ritrovare dei vecchi amici. No, le nuove storie e le nuove vicende non sono belle come le primissime, ma con il BarLume è come tornare a casa dopo un lungo viaggio. Una piccola oasi di felicità che mi ha tenuto compagnia per un paio d’ore sul divanetto, nel mio dolce far niente.

In questa avventura i vecchietti e Massimo sono in pieno Covid-19: niente ritrovo al baretto, ma solo contatti tramite videochiamate – un’arte che i vecchini faticano ad apprendere – e poi un ritorno inaspettato, quello della mamma di Massimo, che si ritrova a casa per un periodo di tempo lungo. Mentre Alice è in Calabria a seguire un caso, Ampelio in ospedale per un’operazione e il bar sta cercando di rimanere a galla.

Per me Malvaldi è una garanzia di buonumore, e anche questa volta non si smentisce.

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