It must have been love – omosessualità femminile 5

Eccomi di ritorno con quello che credo sia l’ultimo articolo dedicato alla narrativa lesbica per adulti. Pensavo di averlo pubblicato già un mese fa, ma sono stordita ed è rimasto a fare la muffa nel pc.

Per capirci, ho trovato altri romanzi sull’argomento, ma non creerò più – almeno per il momento – una lista. Cercherò invece di raggruppare tutti i titoli in un unico articolone, magari con delle stelline per giudicare questi specifici libri. Ci ho messo 12 mesi per creare questa bibliografia, quindi non trattenete il respiro per l’uscita, potrebbe volerci del tempo.

Nel frattempo vi rimando alle parti precedenti:

part 1: Sole – cuore – amore

part 2: Love is in the air

part 3: Love is all you need

part 4: Crazy little thing called love

Bando alle ciance, si comincia!

Come le cicale di Fiore Manni (Rizzoli 2021, 155 pagine)

Copertina di: Come le cicale

Romanzo breve pensato anche per i ragazzi giovanissimi sulla scoperta di sé e dell’omosessualità.

L’autrice, Fiore Manni, è stata una presentatrice della tv per ragazzi (di cui io ignoravo persino l’esistenza); la conosco perché ogni tanto la seguo su Youtube, ed è lì che vi invito a guardare il suo coming out e la sua esperienza diretta).

Comunque, la storia è pensata per ragazzini anche molto giovani, delle medie, come la protagonista, Teresa.

Ambientato nei magici anni ’90, Teresa durante una vacanza scopre che la sua nuova amica Agata le piace proprio un sacco, forse troppo tanto per una semplice amicizia…

Forse la storia è iper-semplificata, così come la presenza di un personaggio che aiuta la protagonista a fare i conti con la propria omosessualità senza giudicarla, ma anzi incoraggiandola.

È una storia tenera e adatta a tutti; a me ha fatto sorridere e portato tanta tenerezza.

Sono proprio contenta che questo titolo sia stato inserito nelle proposte di lettura per le scuole Leggendo leggendo, una delle più strutturate e complete raccolte di testi (principalmente di narrativa, ma non solo). Basti dire che collaborano Fabbri editore, Rizzoli, Mondadori e Piemme (visto che io, per esempio, non lo sapevo: la Piemme è l’editrice della collana del Battello a vapore).

Così si perde la guerra del tempo di Amal El-Mohtar e Max Gladstone (Mondadori 2020, 216 pagine)

Così si perde la guerra del tempo

Il romanzo è molto molto molto carino e tenero. Secondo me purtroppo la traduzione in questo caso è stata limitante (non per demeriti della traduttrice, sia chiaro), ma ha ‘spoilerato’ il fatto che le persone che si scrivono sono due donne. Peccato. Perché mentre Blu è un nome e un colore neutro sia in inglese che in italiano, Red purtroppo nella traduzione diventa Rossa, perdendo la neutralità (boh, non so se Verde avrebbe potuto andare bene comunque…o Arancione…insomma un colore che non sia anche un aggettivo declinabile nel genere).

Per il resto, per quanto all’inizio mi sia ritrovata a leggere pagine di cui non capivo una mezza pippa, dopo un paio di capitoli finalmente ci sono arrivata anche io, ed è stato amore.

Forse non così originale o unico come qualcuno declama, ma bello e poetico.

Una sorta di Romeo e Giulietta epistolare, con inframezzi sci-fy.

Quando si ama si deve partire di Delia Vaccarello (Mondadori 2008, 178 pagine)

Quando si ama si deve partire

Ammetto che lo stile ha frenato ogni entusiasmo. Non mi hanno convinto nemmeno la trama e lo sviluppo. Angela e Tamara si conoscono su internet; quando si incontrano, si innamorano. Ma Tamara è ancora sposata, seppur solo formalmente, con Ivano. E non ha confessato a nessuno la sua omosessualità. A questo filone principale si collega la personale crisi che sta vivendo Tamara, il cui padre è in punto di morte. Non entrerò più nel dettaglio.

Devo dire la verità: questo stile non fa per me.

È quasi barocco a tratti, troppo denso, troppo ricercato, frasi e pensieri sono troppo…troppo.

Sentii il calore di due mani accarezzarmi il collo e una voce che diceva: “Non ti voltare”. “Obbedisco” risposi per scherzo. “Osserva come danzano,” continuava la voce, mentre la stretta sulla mia pelle si faceva vieppiù sensuale, “guarda l’abbandono dell’una, l’incalzare dell’altra […] Vuoi farlo, vuoi ballare con me?”

A vieppiù sono morta.

Per correttezza devo aggiungere che l’autrice è stata un’esponente della comunità LGBTQ+ per tutta la sua vita.

Signorina. Memorie di una ragazza quasi sposata di Chiara Sfregola (Fandango 2020, 220 pagine)

Ho preso questo libro ad agosto. Lo sto recensendo ora. L’autrice è esponente della comunità LGBTQIA+ e in questo saggio/autobiografia racconta la sua esperienza personale.

È difficile separare tra i due generi, e il connubio a me, personalmente, è piaciuto. Per esempio si passa alla storia dell’emancipazione femminile, con una battuta d’arresto significativa durante il fascismo (oltre a diverse limitazioni negli anni precedenti, nel 1938 venne stabilito che il numero delle donne negli uffici pubblici non superasse il 10%). Le donne erano parte della propaganda di regime, sì, ma nello specifico ruolo di mogli e, soprattutto, madri.

E poi il concetto di verginità, di cui ho parlato anche qui, un mito e un’illusione, che però resiste.

L’autrice parla anche della sua esperienza, di cosa significhi essere lesbiche e sposate, in un mondo che delle donne ha una visione ristretta e limitata, spesso casalinga e procreatrice ma poc’altro. Come trovare la propria dimensione? O come accettare il lesbismo non come mera esperienza erotica per uomini?

Tra l’altro nel libro si parla della sindrome della poiana, di cui avevo un vago ricordo e lo avevo accennato qui. In breve la sindrome della poiana è scelta di presentare le storie d’amore lesbico come drammoni con finali tragici, meglio se con almeno una o due morti. Giusto per stare sul sicuro. Il nome deriva da una scena – ovviamente DRAMA! – di un film del 2001.

Nel film (L’altra metà dell’amore) la protagonista si suicida gettandosi dal tetto assieme al suo animale da compagnia. Una poiana, appunto.

Visto che la poiana vola, suppongo che per la bestia non sia stato un atto così drammatico.

Io questo film lo vidi pure, diverso tempo fa, e probabilmente non capii molto considerando che non ricordavo la storia lesbica (d’altronde ho preso in prestito Topolino dalla biblioteca fino ai 16 anni, non è che fossi proprio una persona sveglia e precoce). Rivedendo adesso degli spezzoni di film mi accorgo che è un pallos-drama degno di Beautiful, ma all’epoca mi piacque.

Tornando al libro: consigliato! Sebbene alcuni concetti per me siano banali, evidentemente qualcuno non è d’accordo (nel momento in cui scrivo l’articolo è stato appena affossato il DDL Zan. Che, per capirci, non avrebbe dato più diritti alla comunità LGBTQIA+: avrebbe solo reso più severe le punizioni per gli omofobi e quelli che nella vita devono dar fastidio al prossimo).

Fun home. Una tragicommedia familiare di Alison Bechdel (Rizzoli 2007, 236 pagine)

Copertina di: Fun Home

Prima graphic novel dell’autrice, in cui racconta la relazione col padre. Un padre freddo e distante, con cui però condivide un segreto: l’omosessualità. Bruce Bechdel è omosessuale, e la moglie ne è al corrente. Ma è un’omosessualità vissuta ai margini e a lungo tempo nascosta. Bruce si accontenta di una vita tradizionale – moglie e due figli – ma isolandosi dai suoi cari, per concentrarsi ossessivamente sulla casa di famiglia, una dimora storica che viene risistemata e curata nei più piccoli dettagli da Bruce.

Il legame spesso limitato tra Alison e il padre viene a spezzarsi completamente quando Bruce muore improvvisamente, travolto da un camion. Ma anche la sua morte, che pare un incidente, sembra celare in realtà un gesto premeditato. Forse un suicidio? Alison ne sembra convinta, e questa idea la induce a scavare più a fondo per analizzare i motivi che possono aver spinto il padre a questo gesto.

L’analisi e il rapporto con il genitore non sono un tema nuovo, ma ogni persona riesce a inserire il proprio punto di vista e la propria visione. Anche il titolo di questo graphic, fun home, è di fatto un ironico richiamo all’infanzia tutt’altro che allegra passata tra le mura della casa non solo da Alison, ma da tutti i componenti famigliari, che in quella casa parevano costretti dentro a rigidi schemi sociali.

Dykes di alison Bechdel (Rizzoli 2009, 259 pagine)

Copertina di: Dykes

Adoro che nell’edizione italiana il titolo non sia stato tradotto. Il motivo è presto detto: dyke è uno degli insulti che si usano per definire le lesbiche negli USA. Nell’edizione italiana l’unico riferimento al fatto che si parla di donne gaye lo si trova in un minuscolo asterisco, mimetizzato tra i disegni della copertina.

Si tratta di una raccolta di storie – Dykes to watch out for – che l’autrice inizia a scrivere su riviste lesbiche negli anni ’80 (le primissime strisce compaiono nell’83). Questo libro è una selezione di queste strisce, che vanno dal 1987 al 2008, con un’introduzione a fumetti.

Le prime strisce sono quelle che mi sono piaciute di meno, soprattutto per il tratto grafico. Ma ben presto mi sono intrippata alle storie dei personaggi: infatti le strisce seguono un gruppo eterogeneo di lesbiche, e sul finale mi sono trovata un po’ persa, volevo sapere altro di questi personaggi/persone!

Penso che l’autrice si sia ispirata a persone reali perché i personaggi appaiono reali, quasi tangibili, con i loro pregi e i loro difetti.
Non c’è una visione idealista e edulcorata del mondo lesbico: l’autrice immerge il lettore nella scena lesbica degli anni ’80 e ci fa vivere come una di loro.

Le protagoniste sono:

  • Mo, che pare un alter ego dell’autrice: rigidamente idealista, all’inizio della storia (quella di questa raccolta) è in cerca di lavoro e di una ragazza.
  • Tonia e Clarice: coppia che vive insieme da anni e sta pensando di fare un figlio, con tutte le difficoltà del caso;
  • Lois, sempre alla ricerca di avventure sessuali;
  • Ginger, professoressa e attivista;
  • Jez, padrona della libreria in cui lavorano Mo e Lois.

Non l’ho specificato, ma molti di questi personaggi sono afroamericani, e, più in generale, c’è un’eccellente rappresentazione multiculturale nel fumetto fin dalla sua comparsa (oltre alla presenza di diversi personaggi afroamericani, Toni è latinoamericana, Samia – un personaggio secondario – è siriana).

A questi si affiancano molti altri personaggi secondari. Di sicuro questi sono i personaggi che emergono con maggior chiarezza, a cui viene dedicato più spazio. E niente, come dicevo le prime strisce del testo, del 1987, lasciano un pochino basiti perché manca una vera e propria introduzione (i personaggi sono comparsi 4 anni prima, nel 1983); ma una volta recuperati i collegamenti ci si affeziona ai personaggi e…io voglio sapere di più! Voglio sapere cosa è successo, cosa hanno fatto, cosa è accaduto dopo!

Breve nota: l’autrice è famosa anche per aver inventato il “test di Bechdel” per i film. Il test vuole misurare a livello quantitativo il ruolo delle donne nei film. Per superare il test infatti, è necessario che nel film:

  1. devono esserci almeno due donne che
  2. parlino tra di loro di qualsiasi argomento che
  3. non riguardi un uomo.

In realtà questo “test” nasce da una conversazione tra due delle protagoniste, Mo e Ginger (la striscia è del 1985, quindi non compare in questa raccolta). E difatti non è un test necessariamente accurato, o che valuti qualitativamente il film: per dire, ci possono essere film caccosi che però passano il test. Ma il fatto che molti film celebri NON superino questo test dovrebbe far riflettere.

Vi lascio il sito dell’autrice: Dykes to Watch Out For

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