La Shoah per i più piccoli: gli albi illustrati

Questa bibliografia ronzava nella mia testa da taaaaanto tempo, per l’esattezza da quando – ormai 4 anni fa (o forse 5) – feci il servizio civile in biblioteca e mi occupai di scrivere una breve bibliografia tematica. Da allora sto pensando di riportarla sul blog.

La bibliografia però è IMMENSA, e aumenta con gli anni (fortunatamente). Per questo ho deciso di ridurla, concentrandomi sugli albi illustrati, pensati soprattutto per una fascia d’età molto molto giovane (sotto i 10 anni).

Sicuramente ne ho tralasciato qualcuno – ho cercato di essere il più precisa possibile e il più omnicomprensiva – ma non sempre ci riesco: se avete altri titoli da consigliare o meritevoli, scrivetemelo assolutamente nei commenti!

[Purtroppo alcuni libri prenotati in biblioteca arriveranno tra qualche giorno, li aggiungerò nell’articolo man mano che li ricevo].

Prima di tutto, le fonti. A parte la biblioteca della mia città, vorrei citare DOVE ho trovato tutto ‘sto mapazzone di testi:

Come sempre, tocca specificare: gli albi illustrati vanno bene anche per i bambini più grandi, per una lettura condivisa e come spunto di riflessione per una conversazione, a casa o a scuola.

Vale anche il contrario: io qui non ho inserito letture più corpose, che però si potrebbero tranquillamente affrontare come letture ad alta voce (una pratica a cui si dà troppa poca importanza, sigh).

Vi rimando anche alle bibliografie degli anni precedenti (qui, qui e qui).

Piccola nota: ogni albo è corredato da fotografie che, siccome sono fatte da me, sono foto BRUTTE: sfocate, con flash e punti di luce a caso, illeggibili, dai colori falsati…insomma, chi più ne ha, più ne metta. Alcune sono Brutte tra le brutte, quindi anche per i miei standard sono orrende. Chiedo umilmente scusa agli illustratori e ai grafici che, poveretti, lavorano apposta per confezionare un prodotto esteticamente vincente…e poi arrivo io.

Partiamo!

Non smetterò mai mai mai di consigliare uno degli albi più belli su questo tema, per bambini piccolissimi, con cui inizio l’articolo.

La Shoah spiegata ai bambini. La misteriosa scomparsa di aghi e spille dalla bottega dei fili di Nuvoletta Gentile di Paolo Valentini e illustrazioni di chiara Abastanotti (BeccoGiallo, 2019)

Sì, c’è la parola Shoah nel titolo, ma vi assicuro che in tutto l’albo non ne se fa cenno, se non tramite una delicata metafora.

Un giorno, all’improvviso, il generale coi baffi (che agli adulti ricorda un buffo mix tra Hitler e Mussolini) ha diramato un nuovo ordine: NIENTE PIU’ AGHI, NIENTE PIU’ SPILLE. Nella bottega della sarta Nuvoletta Gentile si crea il panico! Aghi e spille vengono prima chiusi nei cassetti, poi addirittura fusi! Fortunatamente tutto si risolve per il meglio e Nuvoletta Gentile potrà tornare nella sua Bottega. Perché, dice lei, OGNUNO È IMPORTANTE A SUO MODO.

Splendido. Splendido, splendido, splendido. Non so come sia possibile che nessuno ne abbia ancora tratto un corto animato per i più piccoli.

Ne ho già parlato, ma ne riparlo anche quest’anno perché mi piace troppo tanto. A dir la verità, l’albo di presta a molte interpretazioni, quindi si può usare anche per spiegare l’importanza dell’accettazione, del fatto che siamo tutti uguali e tutti importanti, ma in modi diversi.

È STRA-MEGA-BELLO e continuerò a ripeterlo all’infinito.

Il cavaliere delle stelle. La storia di Giorgio Perlasca di Luca Cognolato, Silvia Del Francia e Fabio Sardo (Lapis, 2020)

Questa storiella tenerissima è adatta ai bambini più piccoli, già dalla materna.

La storia di Giorgio Perlasca viene trasformata in quella di un cavaliere che, spada in pugno, protegge gli indifesi in una torre dai nemici. Poi, compiuta la missione, torna a casa. Trascorrono gli anni: dieci, venti, trenta…finché un bel giorno coloro che Giorgio aveva protetto vanno a bussare alla sua porta per dirgli “Grazie”.

Bellissimo albo illustrato, in cui la Storia diventa una fiaba, con un eroe coraggioso che non combatte draghi, ma nemici potenti. E vince.

Splendido.

Il mestolo di Adele di Sebastian Ruiz Mignone, illustrazioni di Matteo Pericoli (Edizioni EL, 2008)

La Shoah vista dagli occhi di un mestolo, appunto. Il mestolo ci racconta le abitudini famigliari, fino alla deportazione della famiglia di cui fa parte.

La storia non è cruenta e il tema delle persecuzioni ebraiche è accennato. Il testo, in più, è in stampato maiuscolo (un’info che può far comodo).

Il volo di Sara di Lorenza Farina, illustrazioni di Sonia M. L. Possentini (Fatatrac, 2011)

Albo illustrato molto cupo: a raccontare la storia è un pettirosso, che vede Sara, una bambina ebrea, entrare in un campo di concentramento e decide di vegliare su di lei.

Questa è una delle foto più brutte mai scattate. Non so come abbia fatto a farla saltar fuori così brutta.

La storia si conclude con la sua morte in un forno crematorio: non è messa così, ovviamente, nell’albo, ma è intuibile (dagli adulti).

Auschwitz di Francesco Guccini, illustrazioni di Serena Viola (Lapis, 2019)

In pratica la canzone di Guccini in formato libro. Onestamente, non so quanto possa essere utile, e non so neanche se è una canzone che si ascolta alla primaria (l’albo illustrato ha pochissimo testo ed è pensato per un pubblico di bimbi piccoli piccoli).

Diciamo che l’idea poteva essere buona, ma nel complesso non so se c’era bisogno di questo albo.

Ma c’è sempre l’arcobaleno di Anna Baccelliere e Chiara Gobbo (edizioni ARKA, 2013)

Mmmmmh. Non sono certa sul cosa dire. Nel senso che i disegni e il formato mi fanno pensare ad un pubblico di bambini piccolissimi (fino alla seconda elementare), mentre la narrazione è tosta: si parla di Buchenwald, di punizioni, di tortura (ovviamente solo accennata, ma comunque mi pare tosto).

Secondo me fino ai 6-7 anni sarebbe più adatto un testo più soft.

La storia di Erika di Ruth Vander Zee, illustrazioni di Roberto Innocenti (La margherita, la copia che ho io è la 3° ed., del 2008)

Albo illustrato in cui si racconta di una bambina ancora in fasce, gettata da uno dei treni usati per le deportazioni. La bimba viene salvata e accudita da una brava famiglia.

Le illustrazioni sono splendide, e pure l’attenzione ai dettagli, come la copertina, con una stella di David che può venir via lasciando uno sfondo giallo.

Lev di Barbara Vagnozzi (Gallucci, 2016)

Devo ammettere che le illustrazioni hanno frenato l’entusiasmo per questo albo, perché non mi sono piaciute. Detto questo – e si tratta di un parere personalissimo – la storia in sé è bella: quella dei bambini ebrei fatti fuggire dalla Germania. Destinazione: Gran Bretagna.

Immancabile il flash, come on ogni Foto Brutta che si rispetti.

Lev è il protagonista della storia, che raggiunge la sorella Hannah oltre la Manica. La storia dei Kindertransport (“trasporto dei bambini”) non la conoscevo: convogli ferroviari carichi di bambini ebrei che riescono a salvarsi. Ovviamente la Gran Bretagna chiede dei soldi per questo passaggio, ma è anche l’unico stato UE che si accollerà il compito (c’è pure da dire che gli altri Stati erano messi maluccio: la Spagna era sotto il franchismo, l’Italia peggio ancora, Francia, Belgio e Olanda, come le penisole scandinave saranno invase dai nazisti, alla Grecia e agli stati dell’est Europa va pure peggio, con i fascisti – le violenze perpetrate in est Europa porteranno i nazisti a chiedere ai fascisti di andarci piano, per dire il livello raggiunto).

La città che sussurrò di Jennifer Elvgren, illustrazioni di Fabio Santomauro (La Giuntina, 2015)

La storia è ispirata a fatti realmente accaduti in Danimarca, dove, al momento dell’invasione nazista, rimanevano pochissimi ebrei: la maggioranza venne fatta fuggire con l’aiuto della popolazione locale. In questo caso la storia segue una famiglia di rifugiati ebrei, che, durante una notte senza luna, viene “guidata” verso il porto dalle voci degli abitanti. Un racconto molto bello; secondo me l’unico aspetto che meritava qualche tocco in più è l’illustrazione.

Non potete comprendere la fatica per ottenere una foto brutta. Ho provato al mattino, ho provato la sera, ho provato con la finestra chiusa, ho provato con i vetri aperti. Manco per la cippa, continuava – e continua – a far schifo. Suddivido la colpa in un onestissimo fifty-fifty : me e telefono.

La Giuntina è una casa editrice che si occupa di storia dell’ebraismo, e di cui avevo già letto un saggio molto ben fatto, ambientato nel 1858, per testimoniare come l’antisemitismo sia sempre stato ben radicato in Europa: il caso Mortara. In quello che all’epoca era parte dello stato pontificio, venne rapito un bambino dalla famiglia, ebrea, e trasferito in seminario, dove rimarrà fino all’età adulta, diventando cattolico. Un caso che fece scalpore, anzi scandalo e venne riscoperto solo parecchi anni dopo da una bravissima storica, Gemma Volli, capace di screditare anche il martirio di San Simonino (un argomento di cui ho parlato sia qui, che qui perché coinvolge folklore e ignoranza a fiumi, che è un po’ il mio pane quotidiano).

Il gelataio Tirelli di Tamar Meir, illustrazioni di Yael Albert (Gallucci, 2018)

Sicuramente il più soft e il più colorato tra gli albi letti, anche perché non sono presenti campi di concentramento. Tirelli è un gelataio di origini italiane che, in Ungheria, darà rifugio a diverse famiglie ebree durante la persecuzione razziale.

La storia è vera, ed è splendida, corredata da disegni molto carini.

La bambina del treno di Lorenza Farina, illustrazioni di Manuela Simoncelli (Paoline, 2° ed. 2018)

Anche qui, la storia è bella: Anna è una bambina che sale su uno dei treni diretti ad Auschwitz. Le prime pagine sono dal suo punto di vista; punto di vista che cambia quando Anna, dal vagone, saluta un bambino durante una fermata in campagna. A quel punto è Jarek, il bimbo salutato, a prendere la parola.

Bellissima l’idea della storia e il come viene raccontata. Le illustrazioni non mi hanno convinto. Però mi è piaciuto moltissimo il doppio punto di vista.

La portinaia Apollonia di Lia Levi, illustrazioni di Emanuela Orciari (Orecchio acerbo, 2005)

Queste illustrazioni non mi sono piaciute, MA la storia è bella (ha vinto il premio Andersen nel 2005) e delicata, ideale per bambini piccoli, anche dai 7 anni. Daniel è un bambino ebreo che vive in un condominio insieme alla mamma; è terrorizzato dalla portinaia, che lui definisce una strega. Ma quando un giorno torna a casa e non trova la madre, è proprio Apollonia a salvare lei e Daniel e nasconderli in cantina.

La storia è semplice, ma perfetta per i bambini.

La rosa bianca di Roberto Innocenti (La margherita, 2011)

La storia è ambientata in un innominato paesino del centro Europa, in cui Rosa Bianca è una bambina che vede i primi carri armati arrivare nel paese, e i nazisti prendere il controllo. Mentre vaga per i boschi si imbatte in un campo di concentramento, e Rosa passa l’inverno a portar loro del cibo. Finchè i soldati ritornano, distrutti, dalla guerra. Ma ecco comparire nuovi soldati, che parlano una lingua diversa. Ma Rosa Bianca è stata uccisa prima di poter vedere la fine della guerra: recatasi al lager per un’ultima volta, viene colpita dai soldati in fuga, che sparano a qualsiasi ombra.  La storia non ha un finale happy-shalalala, ma la morte di Rosa non viene mostrata, solo accennata.

A me questo albo è piaciuto tantissimo, ma il bambino a scuola me l’ha snobbato.

Ci sono rimasta male.

[Sì, non l’ho specificato, ma ho portato a scuola 5-6 di questi albi – selezionando arbitrariamente tra i miei preferiti – e ho chiesto al bambino di scegliere quelli che preferiva.

Basandosi solo sulle immagini ha selezionato Il gelataio Tirelli, Il mestolo di Adele e Otto. Storia di un orsetto.

La città che sussurrò è rimasta tra i “forse”. Quindi in settimana leggeremo uno o più di questi titoli].

L’albero di Anne di Irène Cohen-Janca e Maurizio A. C. Quarello (Orecchio acerbo, 2010)

Retelling della storia di Anne Frank, dal punto di vista di un ippocastano situato davanti al marciapiede della casa in cui la bambina visse, da clandestina, fino alla deportazione.

Ho letto di meglio sul tema, però Anne Frank alle scuole viene stra-raccontata, e questo può essere un modo originale per ascoltare la sua storia, cambiando il punto di vista e la prospettiva.

Anne Frank di Josephine Poole, illustrazioni di Angela Barrett (Emme, 2005)

Visto che parliamo di Anne Frank, cito anche questo albo, che ripercorre fedelmente la storia di Anne e della sua famiglia. La storia è semplice, ma c’è tanto testo (per un albo illustrato).

Tra l’altro, per chi fosse curioso, sul sito del Museo Anna Frank si vede una ricostruzione del nascondiglio e la posizione della casa in cui la famiglia Frank si rifugiò: https://www.annefrank.org/en/anne-frank/secret-annex/landing/

Otto. Storia di un orsacchiotto di Tomi Ungerer (Mondadori, 2015)

Di questa storia esiste anche la versione romanzata, quindi più lunghetta. Ma l’albo è bellissimo, e ha un finale dolcissimo. Ideale anche per i bambini più piccoli, dalla seconda elementare: anche se alcuni argomenti potrebbero risultare poco chiari, in generale la storia dell’orsetto di peluche è semplice e può aiutare a spiegare la persecuzione ebrea. Aiuta anche il fatto che esiste un personaggio di colore come eroe! So che sembra assurdo, ma gli albi illustrati che mostrano diversità per piccoli sono ancora troppo pochi.

Su Youtube ho trovato anche la lettura ad alta voce molto bella, di cui vi lascio il link: https://youtu.be/EyKsORpXkKc

La stella che non brilla. La Shoah narrata ai bambini di Guia Risari, illustrazioni di Gioia Marchegiani (Gribaudo, 2019)

Raga’, a me la maggioranza delle illustrazioni di questo album non sono piaciute. Sono una bad person, lo so.

Eva è una bambina che, frugando in soffitta, trova una scatolina. Nella scatola ci sono delle vecchie fotografie e una logora stella gialla a sei punte. È il nonno a raccontare alla nipotina il perché esiste quella scatolina.

La storia è bella, per bambini direi dagli 8 – 9 anni. E, nella pagina conclusiva, contiene un dialogo che mi ha fatto commuovere:

“Ricordare. Devi solo ricordare. Perché niente del genere possa mai ripetersi. In ebraico, si dice Zakhor”.

[…]

“Zakhor” ripeto, pensando a milioni di stelle gialle, milioni di volti smunti e milioni di denti. “Zakhor per sempre.”

Fuorigioco di Fabrizio Silei, illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello (Orecchio acerbo, 2014)

La storia del giocatore austriaco Matthias Sindelar, considerato un campione assoluto ai tempi. Nel 1938, durante la partita Austria – Germania, nonostante le pressioni tedesche per far vincere il Reich, grazie anche al goal di Sindelar, l’Austria vince 2 – 0.

[Breve nota: l’Austria era già stata annessa al Reich e la partita era una sorta di “amichevole”, dopo la quale la squadra austriaca si sarebbe sciolta].

Sindelar era stato avvicinato da gruppi di ribelli che gli avevano chiesto di non giocare per mostrare la sua dissonanza al partito. E, a fine partita, solo lui e Sesta, amico e giocatore austriaco, rifiutano di fare il saluto nazista.

Pochi giorni dopo l’incontro Sindelar rifiuta di giocare per la squadra tedesca (con l’Anschluss la squadra austriaca cessa di esistere) e apre un caffè.

Nel 1939 lui e la compagna vengono trovati morti per una fuga di gas (metodo sempre attuale in casi di morti sospettissime).

La storia è raccontata dagli occhi di Marcus, un piccolo fan di Sindelar che assiste dagli spalti alla partita.

Fu stella di Matteo Corradini e Vittoria Facchini (Lapis, 2018)

Inizia qui la sezione di albi “per grandi”: questo, nello specifico, è per bambini di almeno 9 anni. Personalmente non mi ha fatto impazzire; soprattutto le illustrazioni non mi hanno convinto.

Nel complesso ci sono una decina di storielle raccontate sotto forma di filastrocca, ma sono abbastanza dirette. Ecco, per esempio, la filastrocca “La violinista”:

I nostri violini suonano al vento

La fila in silenzio non sa dove va

E s’alza la musica senza un lamento

La camera a gas li soffocherà.

Non sono persone ma spettri di orrori

Le stanze là sotto son chiuse da fuori.

Di Matteo Corradini consiglio uno dei libri più belli, Solo una parola, un piccolo gioiello; sui violinisti che suonavano nei campi di concentramento parla anche Art Spiegelman in Maus e in MetaMaus.

La domanda su Mozart di Michale Morpurgo, illustrazioni di Michael Foreman (Rizzoli, 2008)

Questo è un albo di dimensioni ridotte, con molto testo. Per questo è stato inserito tra gli albi per i più grandini.

Ambientato ai giorni nostri, il racconto si apre con una giornalista che deve intervistare Paolo Levi, un violinista famosissimo. L’unico limite che le viene imposto è criptico: “Non fare la domanda su Mozart”.

Quale sarà mai questa domanda?

E così Paolo racconta alla giornalista la storia dei suoi genitori, incontratisi in un campo di concentramento, dove facevano parte dell’orchestra. E di come, dopo il ritorno a casa, nessuno dei due abbia più voluto prendere in mano lo strumento. E di come Paolo inizi a suonare e appassionarsi al violino, ma con una promessa: “Mai suonare Mozart”. Perché Mozart veniva richiesto spesso al campo.

E niente, il libricino mi ha fatto commuovere, ma capisco come possa piacere più agli adulti che ai bambini. Bellissimo.

MAI PIU’. Per non dimenticare di R. J. Palacio (Giunti 2020, 218 pagine)

Io avevo letto Wonder ai tempi, ma di Julian (uno dei personaggi che compaiono nel romanzo) non mi ricordavo. Dopo Wonder sono uscite delle storielle singole che si concentravano su ciascuno dei suoi amici che io non ho letto. La storia segue la nonna di Julian, che da piccola viveva in Francia ed era ebrea.

Al momento dell’occupazione nazista riesce a nascondersi nella soffitta della scuola, da dove viene tratta in salvo da Tourteau, il ‘Granchio’, un ragazzino che deve camminare con le stampelle a causa della poliomielite. Questo povero disgraziato è il classico Buono dal cuore d’oro e quindi, nonostante Sara (nonna di Julian) lo abbia sempre schifato, arriva in suo soccorso. La fa nascondere nel fienile della sua stalla e la protegge. Inutile dire che scatta l’amore, ma scatta anche il dramma.

Mi è piaciuto il richiamo all’attualità (statunitense) degli ultimi capitoli, in cui si fa riferimento alla politica di detenzione al confine messicano.

Piccola nota: avete notato come moltissimi libri parlino delle “brave persone”, cioè di tutti quelli che, rischiando la propria vita, misero in salvo gli ebrei? I libri sulla Shoah dividono tra “buoni samaritani” e “spietati nazisti”. Non c’è mai la via più frequente, quella che adottarono i più, quella per cui ancora oggi Liliana Segre ci rimprovera: l’indifferenza.

I più non furono malvagi fautori dello sterminio ebraico, ma indifferenti cittadini che preferirono voltare lo sguardo (non molto diversi da noi, oggi, con la situazione migranti e i centri di detenzione libici).

L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini di Irène Cohen-Janca e Maurizio A. C. Quarello (Orecchio acerbo, 2015)

Qui secondo me il confine tra albo e illustrato e graphic novel è molto sottile. La storia è raccontata in maniera difficile, quindi l’età di lettura si alza di parecchio; per di più la storia è poco nota. Per esempio, io per capire bene chi cappero fosse questo dottor Korczak del titolo mi sono letta la pagina finale. Giusto per riassumere, Korczak era un pedagogista polacco che sarebbe considerato all’avanguardia pure oggi, nel 2022, e che ha bypassato la Montessori 1000 a 1. Basti dire che uno dei suoi scritti è alla base della Carta internazionale dei diritti del fanciullo. Spoilerone sulla sua vita: muore male. La sua storia andrebbe conosciuta e letta molto di più.

Vi lascio un articolo ben documentato: Gavroche: «NON CI È CONCESSO LASCIARE IL MONDO COSÌ COM’È.» L’ATTUALITÀ DEL RICORDO DI JANUSZ KORCZAK (gavrocheblog.blogspot.com)

Testo complesso, per quanto bello, che consiglierei solo dai 10 anni in su. E con una dovuta premessa o post- spiegazione per capire la storia.

Il dottore e i bambini dell’orfanotrofio, in fila ordinata, attraversano il ghetto per andare ai carri merci della deportazione. Questo evento è realmente accaduto.

Letto ad alta voce va bene anche per bambini più piccoli: quanto sarebbe bello provare a creare un Tribunale dei bambini o un Parlamento in classe, due istituzioni realmente esistenti nell’Orfanotrofio da lui gestito in Polonia?

I portici di Ottavia di Anna Foa, illustrazioni di Matteo Berton (Laterza, 2015)

Le illustrazioni mi ricordavano qualcosa…e infatti Matteo Berton è un disegnatore scoperto l’anno scorso di cui ho tessuto lodi sperticate per La bella resistenza e, soprattutto, la versione dantesca di Paolo di Paolo (un gioiellino). In realtà in questo albo le illustrazioni non sono così belle come nelle due opere citate, secondo me anche per il formato scelto. La storia è adatta ai bambini grandicelli: ci viene raccontata la storia di un condominio, abitato in prevalenza da ebrei, e di quante famiglie vi abitavano (e di quante furono deportate e non tornarono mai più).

L’albo si basa su un saggio dell’autrice, Portico d’Ottavia 13, una ricostruzione della Casa in cui Anna Foa si trasferisce e delle vicissitudini dei suoi condomini. Come libro per ragazzi non è semplicissimo, perché si susseguono una carrellata di nomi e di cognomi che faticano a restare impressi nella memoria. Però la storia è bella – drammatica, sia chiaro – ma bella: secondo me ne verrebbe fuori una serie tv perfetta.

Bruno. Il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova e Ofra Amit (Orecchio acerbo, 2012)

Questo albo è poetico, ma anche difficilino. Bruno, il protagonista dell’albo, è una persona realmente esistita: un disegnatore e scrittore polacco, Bruno Shulz. La storia è tragica: dopo l’occupazione della Polonia e la ghettizzazione, Bruno viene condotto in casa di un ufficiale nazista con l’ordine di dipingere la cameretta dei figli. Non si sa bene in quale circostanza – le voci parlano di ripicche tra ufficiali, del tipo “Tu hai ucciso il mio ebreo, io uccido il tuo” – Bruno trova la morte nel 1942, lasciando un manoscritto, Il Messia, ora considerato perduto, che avrebbe dovuto essere il suo capolavoro. Per saperne di più, ecco un articolo approfondito sulla vicenda: Bruno Schulz. Nel nome del Padre e del Messia | Doppiozero

Nel complesso però sia i disegni, sia il testo, sono pensati per un pubblico abbastanza grandicello, di almeno 10 anni.


E per finire…alcuni albi che ho trovato in liste sulla Shoah e che, secondo me, non c’azzeccano molto.

Flon-Flon e Musetta di Elzbieta (AER, 2004)

L’ho trovato in una lista di libri sulla Shoah ma…no. Non è sulla Shoah, è sulla guerra. Pensato per bambini piccolissimi, il libro segue i due coniglietti del titolo, amici abituati a giocare insieme ogni giorno. Finché non scoppia la guerra.

Fa parte di Nati per Leggere. Personalmente non mi ha detto granché, ma capisco che per i bambini piccoli piccoli (fin dall’infanzia), possa essere un buon modo per parlare di guerra.

La mappa dei sogni di Uri Shulevitz (Il castoro, 2008)

Anche qui, il fatto che sia remotamente collegato con la Shoah mi pare pochino. Nel senso che l’autore nasce alla vigilia della seconda guerra mondiale, ma racconta della sua emigrazione nel Turkestan quando è piccolissimo (all’epoca del trasferimento aveva 4-5 anni). Ora, a parte la prima tavola, in cui si vede la famiglia di Uri che fugge dalla guerra, tutto il resto è ambientato in un paese che ricorda Le mille e una notte.

La storia è poetica, ma se volete parlare di Shoah, non è l’albo adatto.

I lupi nei muri di Neil Gaiman illustrazioni di Dave McKean (Mondadori, 2003)

Non so se qui la metafora è troppo evoluta per il mio neurone, ma, onestamente il legame con la Shoah mi sfugge completamente.

Anche se è un albo illustrato, è adatto a bambini grandi: Lucy, la protagonista, afferma di sentire dei lupi nei muri.

Mentre i genitori e il fratello sminuiscono o trovano soluzioni razionali, Lucy è sempre più convinta della presenza dei predatori.

Una fiaba dalle tinte dark, come la costante ripetizione della frase “Si dice che, se i lupi escono dai muri, è finita”.

Comunque, a parte che la tematica non c’azzecca niente, è un albo illustrato (quasi un graphic novel) molto bello: uno Stephen King per bambini.

Io avrei concluso la mia breve carrellata. Ci tengo a scusarmi ancora con tutti i grafici e gli illustratori, perché le mie foto renderebbero brutta pure la Cappella Sistina (e no, non è un modo di dire: ho delle prove sul telefono che lo dimostrano. Diciamo che nei viaggi le foto ricordo non sono una mia prerogativa).

Come avrete notato, moltissimi titoli di questa elenco sono editi dall’Orecchio acerbo, che pubblica sempre albi molto particolari, e che è anche la CE che ha svolto – e continua a svolgere – un lavoro egregio nella produzione di albi legate alla Shoah e alla memoria. Qui il sito:

https://www.orecchioacerbo.com/editore/


Vi auguro di poter parlare, parlare tanto della Giornata della Memoria, perché ormai le persone che hanno vissuto sulla loro pelle la deportazione sono sempre di meno.

Adesso è il nostro turno.

Zakhor per sempre.

1 Comment

  1. Grazie per il lavoro che hai svolto. Per me ha una doppia utilità: come insegnante (di scuola media, è vero, ma gli spunti sono sempre ben accetti) e come volontaria della biblioteca del mio paese.

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