Dove soffia il vento di Rainbow Rowell: ma se il primo libro mi ha fatto skifus, perché sono arrivata al terzo?

Editore: Piemme

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 496

Dopo aver scoperto di non poter contare sulle certezze del mondo magico e dopo essersi chiesti cosa fosse veramente autentico della loro magia, Simon, Baz, Penelope e Agatha devono decidere cosa fare delle loro vite. Per Simon, questo significa capire se vuole continuare a essere coinvolto nelle vicissitudini magiche dei suoi amici e, qualora scegliesse di non farne parte, quali sarebbero le conseguenze per sé e per la sua relazione con Baz. Nel frattempo Baz passa da una crisi famigliare all’altra, senza avere un momento per concentrarsi su se stesso. Penelope ha deciso di tornare a Londra con un Normale, ma quando sua madre lo viene a sapere la situazione si complica e lei dovrà affrontare tutto da sola. E Agatha Monamour? Be’, lei ne ha avuto abbastanza di tutti.

Ragazzi, credo che la Rowell si sia superata: questo terzo libro è peggiore del primo. Il secondo non lo commento neanche, perché era troppo scemo.

Per chi non si ricorda, breve recap: questa trilogia, iniziata con Carry On, è una brutta copia di Harry Potter. Molto brutta. Nata in Fangirl come romanzo nel romanzo, è poi diventata una serie autonoma.

Il protagonista è Simon Snow, ex Prescelto: dopo aver sconfitto il Kattivo Arcimago ha perso i poteri e, dalla battaglia, gli sono rimaste solo due cose: la coda e le ali di drago (non chiedetemi, non ricordo, forse ho rimosso). Ad accompagnarlo ci sono il suo fidanzato vampiro Baz, bad boy, la sua amica secchiona Penelope e la sua ex Agatha.

Mamma mia. Quanto disagio.

Partiamo dalle rassicuranti incertezze:

1– L’autrice ancora non ha capito a cosa servino i POV. Li mette sempre a casacchio, e, cosa che odio ancor di più, li cambia all’interno dello stesso capitolo! Capitoli che durano cinque-dieci pagine! Ma che c%&/£$o cambi il POV in cinque pagine?!!?!? Ti odio.

Ammettiamolo, la metà dei POV è inutile. Inutile come spalare la neve in estate. Inutile.

I POV non sono limitati a 3-4 personaggi. Sporadicamente, a caxxo, ne vengono fuori altri di personaggi minori. POV che sono assolutamente inutili.

[Inutile l’ho già detto?].

2 – L’autrice ha un’idea assai distorta della magia: ne avevo già parlato nel primo romanzo, tocca essere ripetitivi: amiciccia, il mondo magico che hai creato fa H2O da tutte le parti. Non basta dire “sono maghi” e tutto diventa chiaro. Serve la bacchetta? Non serve la bacchetta?

Cosa puoi fare con la magia? Boh. Tutto e niente.

Come sempre, gli incantesimi sono eccezionali: “Hey, you’ve got to hide yout love away!” o “Tienilo segreto. E al sicuro!” e “Acqua in bocca, acqua in bocca!” sono solo alcuni dei magici incantesimi della Rowell.

Siccome il romanzo è una copia scialba di HP, ecco che il mondo è diviso tra Normali (=Babbani) e maghi: questi ultimi sono definiti Essemagari (=Esseri magici). EEEEEEEEH???????

Ad un certo punto due protagonisti si trovano in un pub particolare, in cui …

Il barista è un uomo albero. Interamente ricoperto di foglie! Cos’è, un Ent? Gli Ent sono reali, quindi?

Questo uomo albero non comparirà mai più, non ha funzioni, non fa nulla.

Però grazie, amica autrice, che sei andata a disturbare Tolkien con i tuoi uomini albero.

Da notare che i due tizi sono andati nel pub per cercare un’esperta traduttrice. In un pub? Vabbè, tonta io che cerco di trovare logica in questo ammasso di cose. L’uomo albero li indirizza alla “vecchia Kipper”. Peccato che nella pagina dopo scopriamo che la “vecchia Kipper” ha trent’anni.

30 anni.

VI ODIO TUTTI TANTISSIMO E SPERO CHE TI TAGLINO TUTTI I RAMI, MALEDETTO UOMO ALBERO!

3 – La confusione coinvolge tutte le creature magiche, come i vampiri (Baz): a fine romanzo scopre di non essere immortale perché nutrendosi solo di ratti e animaletti pulciosi a quanto pare l’immortalità è preclusa. Ma come? Perché? Boh. Con gli umani mica funziona così: non è che i vegani campano meno, semmai il contrario.

4 -La cosa che mi ha inquietato di più in tutto il romanzo sono le scene romantiche. Spesso piazzate a piripicchio, in momenti oggettivamente disgustosi.
Esempio: Baz va a caccia di topi e si porta dietro Simon (che non è un vampiro). E i due limonano dopo che Baz ha appena succhiato il sangue ad un ratto.

Ora.

Il vampiro è immortale, si potrebbe mangiare pure le carogne e non gli succederebbe niente. Ma Simon no: altro che coronavirus, ti becchi scabbia, rabbia, ebola e altri virus ancora sconosciuti. Ma che schifus.

Le scene tra Baz e Simon sono uno strazio infinito; apprezzo che l’autrice mostri un lato più vulnerabile dei ragazzi, un lato per cui non debbano essere machi o maschi alpha ad ogni costo. Però tra ‘maschio alpha sotto steroidi’ e ‘preadolescente noiosissim* di 12 anni’ c’è un abisso.

Quante pippe mentali. Quante. E lo dice una che di pippe mentali se ne fa miliardi. Possibile che ogni volta che vi abbracciate parte il pippone “Sei felice? Ti ho guardato con l’occhio al contrario, mi puoi perdonare? Devo andare a nascondermi nella credenza perché ho urtato i tuoi sentimenti?”. ECHEPALLE.

A volte i commenti che scaturiscono dall’osservazione del proprio amato sono talmente banali e nello stesso tempo forzati:

“…Baz è proprio un bel bocconcino. È da stamattina che me lo mangerei”.

Spero vivamente che ci sia stata confusione in fase di traduzione.

Alcune scene che dovrebbero essere romantiche a me hanno fatto ridere (e non sorridere) e pensare “EH?!?”.

Simon, dopo il primo libro, si trasforma in una specie di semi drago, con ali e coda. Molti preliminari coinvolgono suddette ali e coda: arrivati al punto in cui Baz palpeggia la coda di Simon ho chiuso il libro e ho bevuto(giuro, viene usato il verbo palpeggiare). So che voleva essere un momento sexy-tenero, ma a me ha fatto solo senso.

Quanto disagio. Sicuramente questa scelta di infilare limonate ogni tre pagine è dovuta al backlash del secondo romanzo, in cui i due a malapena di parlavano, figuriamoci trombare, irritando le folte schiere di fan.

6 -La storia, che ve lo dico a fare, non ha senso. Qui le main stories principali sono 3, tutte incentrate sull’amore.

La principale è quella di Simon e Baz, che devono capire i loro sentimenti. Le parti di Simon sono noiose come la morte.

In città è arrivato un nuovo tizio che dice di essere l’Arcimago: l’autorità suprema dei maghi, il mago più super potente del mondo. Questo arcimago millanta di poter restituire o dare poteri ai maghi che non hanno magia o ne hanno pochissima. Viene fuori che è tutta una truffa, ma per arrivarci ci mettiamo un intero libro.

La seconda storyline riguarda Penelope e un Normale (=Babbano) chiamato Shepard (che io amichevolmente chiamerò Pastore).

Pastore è un dannato: un demone ha reclamato la sua anima.

Premessa fondamentale: per scrivere questa storia l’autrice ha pippato smarties sbriciolati e si è sniffata panna montata andata a male. Non c’è altra spiegazione.

Viene fuori che il Pastore ha evocato volontariamente il demone e che in realtà non è propriamente dannato: il Pastore ha chiesto al demone di sposarlo.

EEEEEEEEEEEEEEH?

Si può fare? Si possono evocare i demoni e si può chieder loro di sposarsi?

A quanto pare sì, tutto nella norma. All’inizio del romanzo la dannazione viene descritta come qualcosa di tragico, di disastroso, di terribile. Qualcosa da cui è impossibile liberarsi.

Come farà dunque Penny a liberare l’Idiota (il Pastore si è guadagnato il titolo)?

Semplice. Ricorre a tecnicismi legali.

Oh, sì, amicə. Avete letto bene. I demoni si sconfiggono con la giurisprudenza. Infatti, viene precisato:

“I demoni sono storicamente molto rispettosi della legge. Hanno la passione delle firme, delle clausole, dei contratti…”

Penelope si stupisce. “Davvero?” 

“Oh, sì. Così che ti irretiscono”.

Logico. Quale essere umano non rimarrebbe irretito da firme, clausole e contratti?

A quanto pare l’Idiota non ha rispettato i patti prematrimoniali: per esempio, ha promesso il terzogenito a qualche goblin per pagare una partita a carte.

OGIOVE ALTISSIMO FULMINALO TU.

Da questo capiamo tante cose: ci viene reiterato che l’Idiota è davvero un Idiota; sappiamo che questi patti non hanno alcun valore; sappiamo che nell’universo magico della Rowell non esiste UNA CREATURA intelligente. Non dico un Einstein in versione demone, ma uno normo-dotato-di-intelligenza. No. Sono tutti tonti. E vabbè.

Ogni nuova scoperta su questo Shepard ci fa capire che dobbiamo stargli ben lontani: verso la fine confessa di essere portatore sano di una malattia sessualmente trasmissibile. Fortunatamente

“Solo le creature marine possono contrarla”.

Oh signori dell’Olimpo! Questo Shepard deve essere dei vostri. Solo voi avete una vita sessuale intraspecie da cui nascono ogni sorta di creature. Giove, non è che ti sei divertito con qualche alga marina e poi è nato Shepard, l’umano più inetto del pianeta?

La terza storyline riguarda delle capre volanti.

Roba a cui neanche i Beatles dopo Lucy in the sky avrebbero pensato. Ma cosa tocca leggere.

Il perché è presto detto: Agatha, la bella della situa, non ha trovato l’ammmore. E voi sapete bene che questo è IMPOSSSSSSIBILE per uno YA. Cioè, viene proprio un’autorità giudiziaria e ti condanna a pene severissime se non fai trionfare l’amore per tutti.

Quindi Agatha si innamora di Niamh, una veterinaria convinta che le capre volanti proteggano Hogwa la scuola di magia si questi sfigati. Perché? Per come? Non facciamoci domande.

Il primo bacio tra le due scocca quando Agatha ha appena fatto partorire degli agnellini; se avete visto la nascita di un agnello, sapete che la cosa è tutto fuorché romantica. Qualcuno sarà ricoperto di sostanze viscose e sangue, ma, ehi, W l’amore!


Fortunatamente questo è l’ultimo libro della trilogia di Simon, Baz e degli altri fulminati. Gli incantesimi a piripicchio sono l’ultimo dei problemi della ciurma, e, onestamente quasi non ci ho fatto caso. Forse era lo scopo dell’autrice: nascondere l’obbrobrio degli incantesimi dietro a storylines assurde. Ha funzionato, Rainbow. Ha funzionato.

So che è tutto volutamente over the top. Lo so che probabilmente dovremmo ridere o sorridere ad alcune sparate. Ma niente, non ci riesco.

E si conclude una magica trilogia. Così imparo a perseverare.

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