Tre di Valérie Perrin

Editore: E/O

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 624

1986. Adrien, Étienne e Nina si conoscono in quinta elementare. Molto rapidamente diventano inseparabili e uniti da una promessa: lasciare la provincia in cui vivono, trasferirsi a Parigi e non separarsi mai.

2017. Un’automobile viene ripescata dal fondo di un lago nel piccolo paese in cui sono cresciuti. Il caso viene seguito da Virginie, giornalista dal passato enigmatico. Poco a poco Virginie rivela gli straordinari legami che uniscono quei tre amici d’infanzia. Che ne è stato di loro? Che rapporto c’è tra la carcassa di macchina e la loro storia di amicizia?

Cover: Tre - Valérie Perrin

Ce l’ho fatta, anche io ho letto il MUST del 2021, con solo un anno di ritardo. Faccio progressi.

Allora, parto col dire che il romanzo è carino e molto scorrevole – e trattandosi di un mattonazzo di oltre 600 pagine, non è un fatto scontato.

Non è assolutamente una delicata opera che sonda l’animo umano, io l’ho trovata molto commerciale e poco introspettiva, ma scorrevole.

Ora, come sempre andrò a parlare dei dettagli che non mi sono piaciuti.

Ma, in breve, la storia segue (o dovrebbe seguire), tre mega amici d’infanzia, Etienne, Nina e Adrian. Da adulti però, i tre non si parlano più per qualche misterioso mistero.

Quindi SPOILER!

Il più grande problema, per me, è il come viene presentata la transessualità e la disforia di genere. Non mi è piaciuta l’idea, a parer mio pochissimo originale, di inserire un personaggio transgender con l’unico scopo di creare un colpo di scena. Non c’è altra motivazione. Adrien diventa Virgine serve solo per creare un twist (più o meno riuscito). Non ha altra ragione d’essere.

Non mi è neanche piaciuto il come si affronta l’identità di genere: in più punti nel romanzo si fa esplicito riferimento ad un’operazione che consentirebbe alla persona transgender di cambiare gli organi genitali di nascita. Ma, amici e amiche, l’identità di una persona non si basa esclusivamente sugli organi genitali. Se una persona si sente donna, o uomo, lo fa a prescindere dai suoi attributi fisici. Mentre qui c’è un richiamo costante a questa operazione, come se sottoponendosi a questa singola operazione finalmente il personaggio potrà vivere sereno. Che un amico o un’amante si permettano di insistere affinché la persona si sottoponga al cambio di sesso è un’imposizione, ed è sbagliato. Punto.

Un aspetto che mi ha fatto dire “Seeeeeeeeee certo” è il mistero della storia, con cui si apre il romanzo. Dal lago viene ripescata un’auto con a bordo un cadavere. E viene messa la pulce nell’orecchio fin dall’inizio al lettore: il cadavere può essere Clotilde, una ragazza di appena 18 anni scomparsa vent’anni fa?

E così ci tocca seguire pure la storia di Clotilde. Oltre a quella dei tre moschettieri, Nina, Adrien ed Etienne.

E, mi spiace dirlo, ma si respira una certa non misoginia, questo no, ma un certo sessismo.

Esempio: Clotilde. Clotilde è giovanissima ed è innamorata di Etienne. Stanno insieme da nove mesi, anche se lui la tradisce con qualsiasi essere semovente o meno: in caso di voglie, pure con la panchina del parco.

Ci viene rivelato che Clotilde è incinta. Etienne la prende male, e si comporta da stronzo. Ma può starci, è un ragazzo, ha 18 anni, gli posso concedere delle attenuanti. Quello che non posso sopportare è il fatto che venga fatta ricadere tutta la “colpa” su Clotilde. Si scopre che Clotilde ha FATTO APPOSTA A FARSI METTERE INCINTA, per “incastrare” Etienne. Anche se lei il bambino non lo vuole manco per la pippa.

Ma QUANDO MAI È SUCCESSO CHE UNA RAGAZZA DI 18 ANNI ABBIA PENSATO: “MMMH, COME FACCIO A FAR STARE CON ME PER SEMPRE IL TIPO CHE AMO? AH, SI, RIMANGO INCINTA! COSI’ OVVIAMENTE LUI NON POTRÀ PIU’ ANDARSENE!”

Che piano a prova di bomba!

Clotilde non si ferma lì: finge di andare in una clinica per abortire, accompagnata da Etienne (che la parcheggia lì, come al supermercato, restando ad attenderla fuori), e poi non procede con l’aborto.

Una decisione, quella di abortire o di tenere il bambino, che comunque avrebbe cambiato la vita di Clotilde per sempre, non quella di Etienne.

Clotilde tiene il bambino – ma l’autrice rimarca che lo ha fatto solo per ripicca – salvo poi avere un aborto spontaneo, affrontato da sola, nel completo isolamento.

Ma Clotilde è diabolica e quindi chiede a Etienne di vedersi perché vuole punirlo! Quindi finge di essere ancora incinta e lui la accusa di volerlo incastrare. Non è chiaro il come o il perché.

Etienne è una merda, ma è un protagonista con cui l’autrice vuole assolutamente che empatizziamo. Dunque tutte le azioni di Clotilde vengono fatte passare come i gesti di una femme fatale, un’intrigante donnetta che farebbe di tutto per legare a sé Etienne.

Scevra dai commenti sessisti del testo però, la storia di Clotilde è drammatica nella sua banalità: una ragazza giovane rimane incinta; il fidanzatino non vuole assolutamente avere figli, viene costretta ad abortire, sebbene lei non abbia espresso mai il suo punto di vista. E poi, come se non bastasse, l’aborto spontaneo, un trauma solitario. E ancora, la scoperta che il fidanzatino, oltre a trombarsi tutto quello che vede, la vuole lasciare.

Ma lei è psycho, perché sennò sarebbe impossibile far passare Etienne per buono, quindi si lancia sotto una macchina suicidandosi.

Quanta parte ha avuto Etienne in tutto questo? Secondo me, moltissima.

A prescindere da amore o meno, Etienne era un ragazzino sì, e se è stato stronzetto a 18 anni ci sta. Ma io lo giudico da adulto, quando, a distanza di anni, ancora non si rende conto di quanto sia stato merda. La sua preoccupazione non è mai stata ritrovare Clotilde, che la piccola cittadina ritiene fuggita via. La sua preoccupazione è pararsi il culo.

Etienne resta una merda per tutto il libro. Quest’uomo è malato di cancro; rifiuta le cure che potrebbero salvarlo e decide di nasconderlo alla sua famiglia. E poi decide di sparire, senza dirlo a moglie e figlio. Ma quanto devi essere merda? Poi la fuga i trasforma in una specie di vacanza allegrella, perché nonostante Etienne abbia il cancro, non soffre: non è stanco, può guidare per ore, vuole viaggiare e stare con persone che non frequenta da vent’anni anziché la sua famiglia. Ma vaffanbrodo Etienne, ti odio. E odio un po’ anche te, autrice, che evidentemente non hai mai incontrato pazienti oncologici allo stadio terminale.

Restando in tema di sessismo involontario: Romain, il nuovo bello di Nina, è un preside andato via da Parigi con l’accusa, mai provata, di aver avuto una relazione con una studentessa quattordicenne.

Ma Romain è un buono, quindi si scopre che la studentessa ha tentato di ricattare il preside, denunciandolo alla polizia con una falsa storia di molestie.

Ora. Chiediamocelo tutti insieme: quante volte è capitato che una quattordicenne approfittasse di un uomo di mezza età? Accusandolo poi di stupro?

Per favore, smettiamola con questa narrazione falsata delle donne – di ogni età – che accusano un uomo di stupro per vendetta. Ragà, non succede. Smettiamola. Invece succede che un professore o un preside abusi di una studentessa. Non mi fa impazzire che il messaggio che passi è quello della studentessa intrigante, che vuole rovinare l’uomo maturo e posato. No. Questa roba era datata già nei film degli anni ’90, smettiamola ve ne prego.

O ancora la mamma di Nina, che, per vendicarsi del padre, gli dice che la figlia che aspetta è frutto di uno stupro. Urca, che vendetta spietata!

Entrambe queste parte avrebbero dovuto essere cancellate. Sono ridondanti, eccessive, non fanno avanzare la storia e servono solo a mostrare come il sessismo è talmente radicato nella società che lo si trova dappertutto, come il prezzemolo.

Il personaggio di Nina, moglie abusata, è un clichè. Un clichè in cui, peraltro, non riesce ad emergere quanto sia difficile vivere e fuggire da un matrimonio violento. Emmanuel è una merda gigante. È possessivo e geloso, e finisce per rinchiudere Nina in una gabbia dorata.

Nina si comporta come i romanzi immaginano le casalinghe infelici: alcolizzata e cicciona.

Ok.

Grazie, autrice, per questa analisi dettagliata.

Senza contare che Nina fugge via ed Emmanuel non è in grado di ritrovarla, sebbene lei si nasconda NELLO STESSO PAESE. Mi stai dicendo che un detective non è in grado di trovare Nina nonostante si nasconda nella stessa cittadina di poche anime? MA l’autrice ha mai vissuto in un paese???? Se ci abita UNA sola vecchina come quelle della mia via si saprebbe tutto nel giro di mezza giornata.

Quindi Nina scappa di casa senza niente, per due anni si nasconde tipo latitante in un rifugio per cani, finché finalmente Emmanuel si suicida e lei può strisciare fuori dal suo buco e ricominciare a vivere.

Happy ending for everybody!

Avete capito, mogli picchiate e intimorite? Potete vivere come locuste nascoste, ma se vi va bene il vostro ex psicopatico si suiciderà! E solo allora potrete farvi una vita! Dai, incrociate le dita e sperate in una morte accidentale o volontaria del vostro abusatore! Solo così si può tornare a sperare!

Anche no.

Per il resto la storia scorre. Molti elementi vengono presentati con una certa grettezza (vedi gli abusi, la fine della vita, l’aborto), così come il tema centrale del romanzo, quest’amicizia così tanto decantata.

Perché Etienne, Adrien e Nina sono amici? Da piccoli ci sta, poi, per me, rimane un mistero.  E, sottolineo, Etienne si comporta da merda SEMPRE. Ricatta persino il suo amico Adrien, imponendogli di testimoniare il falso. E come lo ricatta? Lo avverte che dirà alla sorella Louise, con cui Adrien ha una relazione, che se non gli fornisce un alibi le confessa che i due hanno fatto sesso. EEEEEEEh? Ma che merda sei? Ma, soprattutto, perché i due dormono insieme? MAI ci è stato detto che i due provano attrazione, e questo momento d’intimità non ha senso d’esistere ai fini della trama. Ma perché Adrien/Virgine dovrebbe voler accompagnare in un viaggio Etienne che a) lo ha vilipeso e insultato; b) lo ha ricattato e c) continua a considerarlo malato solo perché ha deciso di cambiare sesso?

Le relazioni tossiche esistono anche tra amici.

Un consiglione, Virgine: abbandona Etienne che è una cozza inutile e tossica, abbandona Nina ai suoi cani randagi e al suo preside-non-sono-un-essere-abbietto-è-stata-una-quattordicenne-a-fregarmi e rifatti una vita alle Bahamas.

2 Comments

    1. Ciao, non l’ho letto! So che ha avuto moltissimo successo, ma, devo essere sincera, Tre non mi ha entusiasmato a tal punto da voler leggere altro dell’autrice – almeno per ora, perchè cambio idea anche da un giorno con l’altro 😉
      Cambiare l’acqua ai fiori ti è piaciuto? Lo consiglieresti?

      "Mi piace"

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