Grishaverse: la prima trilogia

Piccolo aiuto di lettura: il seguente articolo è stato scritto a pezzi. La prima parte l’ho scritta ai tempi del primo lockdown (quindi 2020…credo, inizio a sbarellare); le altre l’anno scorso e il finale due giorni fa. Insomma, un pot pourri di idee, pensieri e – soprattutto – vaneggiamenti.

Innanzitutto cos’è il Grishaverse? È il mondo magico creato da Leigh Bardugo in una serie di volumi (al momento ne sono stati pubblicati sette). Il nome deriva dai Grisha, specie di maghi in grado di manipolare la materia. I grisha esistono in tutto il mondo della Bardugo, ma solo in alcune zone sono rispettati; in molte altre sono banditi o persino schiavizzati.

La prima trilogia si svolge a Ravka, un territorio vagamente similare alla Russia. Questa parte funziona, sia con la nomenclatura che l’onomastica che richiama profondamente la cultura russa (per esempio un territorio chiamato Tsibeya ricorda foneticamente la Siberia).

Per tutto il resto boh, paesaggi, ambientazioni e descrizioni sono assenti, quindi non saprei.

Ravka era stato un regno florido e potente, ma da qualche secolo è diviso da una sorta di voragine, una crepa che separa nettamente in due il paese. Questa piega è stata creata da un grisha potente, è oscura e nebbiosa e popolata da creature malvage e assassine chiamate volcra (dalla descrizione a me paiono tipo le arpie, con testa umana e corpo di uccellaccio con artigli): attraversare questo territorio, chiamato Unsea (il Non-mare), è pericoloso e può essere fatto solo se aiutati dai grisha e dall’esercito, a costo comunque di importanti perdite umane.

Sono un pochino confusa sulla consistenza del suddetto Unsea: perché per tutto il libro io credevo fosse un vero e proprio mare, con l’acqua; alla fine viene fuori che è un mare di sabbia (?), che però tutti attraversano con le barche, e la cosa mi ha confuso ancora di più (mi ha ricordato il terzo film de Pirati dei Caraibi). L’ho letto in inglese, quindi magari ho saltato o confuso parole.

Ho iniziato a leggere Sei di corvi piena di aspettative, ma ben presto mi sono resa conto che questo volume, ambientato nel Grishaverse, non era certo il primo della serie. È il primo di una duologia, ma secondo me per capire meglio i meccanismi e i fatti che accadono è utile leggere la trilogia precedente, che in Italia in realtà non è ancora stata pubblicata (o meglio, era stato pubblicato solo il primo capitolo, col titolo di Tenebre e ghiaccio, da Piemme qualche anno fa).

[Questa recensione è stata iniziata nel 2020].

Immagine presa da Goodreads. Non mi ricordo: ma Alina ha i tatuaggi o è la CE che è stata creativa?

Allora di corsa ho recuperato la trilogia iniziale, pur non essendone particolarmente attratta e con l’aggravante della lingua inglese, che a me stufa perché non sono abituata. In realtà la lettura è semplicissima anche per il vocabolario ristretto della Bardugo (credetemi, ci sono parole che compaiono almeno un centinaio di volte nel testo, identiche).

Il primo volume, Shadow and Bone, ha un inizio nient’affatto sorprendente o originale: in un mondo fantastico che è pesantemente ricalcato sulla Russia zarista, Alina è una povera orfana che scopre di avere dei poteri eccezionali e di essere l’unica a poter salvare il paese.  Nella fattispecie il suo potere è quello di creare, o almeno modificare, la luce, una cosa unica nei Grisha, che di solito possono trasformare i metalli o guarire le ferite.

Nelle prime pagine succedono cose abbastanza scontate, come lei che non crede di essere speciale ma in realtà è unica, lei che inizia a rapportarsi al grande capo dei maghi, qui chiamato Darkling, un essere di 120 anni che ovviamente ne dimostra una ventina, c’è il primo accenno a un triangolo tra Alina, il suo amico d’infanzia Mal e il sopracitato Darkling, c’è anche la scena di lei che viene portata a corte e viene “restaurata” per l’occasione, tipo Cenerentola…

Fino a metà primo libro non c’è assolutamente niente di nuovo; anzi Alina, che dovrebbe essere una ragazza forte, indipendente e abituata a stare da sola, risulta sorprendentemente inadeguata in ciascuna di queste cose, anzi addirittura rimugina per una giornata intera quando una delle Grisha stronzette le sussurra “You stink of Keramzin” (Keramzin è il paese da cui proviene Alina).

In pratica le sta dicendo che è una poraccia.

Ora, a parte che mi sembra di essere in Mean Girls, ma poi: Alina è un’orfana cresciuta in una realtà povera e brutale, quindi mi fa un po’ ridere che se la prenda per un commento così stupido. Boh.

A metà del primo volume non è accaduto niente di niente, se non che la trama ricorda vagamente La scuola dei maghi di Trudi Canavan, una doppia trilogia che io ho letto qualche anno fa e mi era piaciuta un sacco e che è di molto precedente a questo romanzo (ho seriamente sospettato il plagio per un po’ di pagine).

A metà del primo libro, dal nulla, il Darkling bacia Alina. Ora, c’erano segni di interesse, ma onestamente questa mossa è al contempo super trash e inaspettata, perché non è ancora successo nulla di davvero interessante, a parte allenamenti in cui Alina ha dimostrato che è la più forte di tutti, ma nient’altro. E con il bacio parte una lagna enorme sui sentimenti.

Anche perché poi ricompare Mal, suo amico/cotta. E la prima cosa che fa Mal è insaccarla perché è geloso e ha visto che tra Alina e il Darkling c’è una scintilla d’ammmore. Ocielo.

Full teen drama: ON.

La saga si dilunga sull’esistenza di speciali oggetti che possono amplificare il potere del Grisha che li possiede (tipo collane o braccialetti), e che l’amplificatore più potente di tutti appartiene ad un cervo finora considerato leggendario. Ad Alina serve assolutamente un braccialetto fatto con le corna di quel cervo, gli altri non vanno bene (la spiegazione ha dell’assurdo): questo fatto, che in sé è abbastanza ridicolo, diventa una parte fondamentale della seconda metà del romanzo (e, si scoprirà, di gran parte della trilogia).

A metà del primo libro ho seriamente dubitato di tutto. E soprattutto del ruolo dei Grisha in Ravka. Perché i Grisha, nonostante i loro poteri, rimangono sudditi del re? Ci viene detto che i Grisha sono una vera e propria casta rispettata e compatta, con un proprio leader super potente (il Darkling); ci viene detto che i Grisha hanno come quasi unico obiettivo quello di far parte dell’esercito, tant’è che si allenano per i combattimenti oltre che per affinare i poteri individuali. E perché questi Grisha non detengono il potere? Cosa li ferma? Sono numerosi, organizzati, potenti e per di più a strettissimo contatto con il centro del potere, il palazzo reale. Perché sono dei semplici servitori? O perché il re concede loro così tanta libertà?

Rispetto alla prima metà, la seconda metà si riscatta molto vagamente, anche se rimangono dei clichè obsoleti ormai, soprattutto con il Triangolo Amoroso (No. Il triangolo solo se è una canzone di Renato Zero), la sfigata che diventa salvatrice dell’universo – anzi meglio della galassia – e l’onnipresente love story, che se no non stiamo bene. D’altronde è un libro per ragazzi, in parte lo giustifico. Mi dispiace che non si sia approfondito meglio il discorso sull’ambientazione (magari torna nei prossimi libri, questa parte dell’articolo la sto scrivendo dopo aver terminato solo il primo volume della saga), che invece leggendo l’inizio di Sei di corvi ho trovato molto ben fatta. Per esempio io questo libro ci sono solo un paio di richiami a tradizioni o feste della cultura popolare, come “la festa del burro” e i riferimenti alla religione che ricordano l’ortodossia russa che mi sono molto piaciuti e che avrei preferito fossero di più, al posto di dialoghi piuttosto banali tra Mal e Alina. Però ovviamente questo lo dico dall’alto della mia anzianity. Da come era partito mi aspettavo molto molto peggio. C’è un miglioramento decisivo sul finale.


Nel frattempo sono passati due anni – o giù di lì – e ho finito gli altri due volumi (anche se uso il presente, l’articolo è del 2021).

Sarà l’anzianity che avanza, sarà che avevo aspettative un tantinello più alte, ma la trilogia mi ha deluso.

Sì, ci sono personaggi divertenti, ma sono veramente troppo stanca di leggermi pipponi mentali sullo status della relazione Mal/Alina, che ci ammorba a bomba.

I triangoli sono i padroni incontrastati: prima con il Darkling, perno del romanzo 1, poi con un pirata (ovviamente fighissimo e specialissimo).

Insomma, basta che Alina posi lo sguardo su qualunque essere e BUM, lo fa innamorare.

Purtroppo Mal è un personaggio noioso, e quindi anche la relazione Alina-Mal che segue è noiosa.

E prima il pirata/principe che diventa un altro potenziale love interest di Alina, e poi la morte impendente che minaccia l’amore e poi Mal o Alina che devono sacrificarsi…e che palle.

Ragazzi, senza dire nulla di specifico: la nostra protagonista deve scegliere tra il suo amico d’infanzia, super faigo, da sempre innamorato di lei (bruttina?) e un principe. Ma non un principe qualsiasi, nonono. Un principe fighissimo, che fa il pirata nel tempo libero, è simpatico, intelligente, sveglio, furbo e, anche lui figo ovviamente. Ça va sans dire. Una specie di Indiana Jones che però è anche erede al trono (all’incirca: in teoria è il secondo in linea di successione, ma il fratello è un totale demente). Ricordami un pochetto, Alina, perché dovresti scegliere Mal-palla-al-piede?

Partendo dal presupposto che un finale fantastico sarebbe stata la morte di tutti, che almeno è inaspettata, l’evoluzione del triangolo scemo non ha senso. Triangolo che a volte diventa quadrilatero, perché il Darkling è sempre lì, a tramare nell’ombra.

Un essere millenario e super forte, che è costretto a confondere e tentare di circuire sessualmente una ragazzina minorenne per detenere il potere.  Ma che razza di essere millenario potente sei, se per farlo devi sedurre ragazzine?

Non è che Voldemort per acquisire i suoi poteri si è messo a concupire Harry per indebolire il nemico.

Tra l’altro io ho continuato a leggere la storia per un motivo e uno soltanto: perché credevo che, alla fine, un personaggio importante schiattasse (lo avevo dedotto da Sei di corvi). E invece pure qui, una delusione.

La storia è VECCHIA, rispecchia fedelmente un modello di fantasy del 2010, con tutti i clichè del caso.

Sono contenta che la Bardugo sia immensamente migliorata, non è un complimento che possa rivolgere a molte altre scrittrici di romanzi YA.


Sicuramente siete più sul pezzo di me e saprete che sta uscendo una nuova trilogia incentrata sul principe Nikolai, un fan-favorite (che, vorrei dire, non era difficilissima come cosa: è un pirata, è figo, è sveglio, è brillante, è generoso….insomma, questo potrebbe presentarsi come concorrente per The bachelor). Io, considerati i miei tempi, leggerò la nuova trilogia tra due anni e ne parlerò nel 2030.

3 Comments

  1. Almeno Mal per te è “solo” noioso, metà del Fandom lo trova addirittura tossico anche se poi adora l’Oscuro che è il vero personaggio tossico della serie… Nel secondo libro Mal era un problema bello grosso ma definirlo tossico è un’esagerazione. La dilogia di Nikolai ha deluso quasi tutti quindi anch’io sto temporeggiando prima di leggerlo perché lui è uno dei miei personaggi preferiti. Comunque è vero: le dinamiche del libro sono vecchie adesso e il fatto che lei piaccia praticamente a tutti i ragazzi che incontra dopo un po’ diventa pesante.

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  2. Guarda io il terzo libro lo volevo lanciare dalla finestra. Considerando il fatto che la Bardugo era cresciuta nel secondo, avevo aspettative alte, deluse dal pastrocchio totale fatto di battaglie mal descritte e spiegoni orribili che è il terzo libro.
    Grossa delusione anche per me questa trilogia.
    L’errore più grande non è tanto il romance che sì, non funziona, ma che i protagonisti siano insopportabili. Smettila di lagnarti Alina, la gente sta morendo.

    Piace a 1 persona

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