Felix ever after di Kacen Callender

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2022

Pagine: 360

Parto col botto questo Pride Month con un romanzo uscito da pochissimo (sono stupita pure io di essere così sul pezzo).

Riassuntone: Felix Love (no, non commentiamo sulla fantasia degli autori) frequenta una prestigiosa scuola d’arte a Brooklyn, insieme al suo BFF, Ezra. Un giorno, qualcuno espone delle foto di Felix prima della transizione, umiliandolo. Siccome Felix è rancoroso – potrebbe fare concorrenza a Dante, che in quanto a ripicche era cintura nera – decide di vendicarsi su quello che sospetta essere il colpevole. Apre un profilo falso e catfisha Deaclan, lo stronzetto della scuola.

Leggendo queste righe uno potrebbe farsi l’idea sbagliata: a me hanno fatto venire in mente l’inizio di un thriller con risvolti sanguinosi.

Ma siamo in puro romance, quindi tutto quello che sboccia dal catfishing è un triangolo.


La storia è banalissima. Letta, straletta e scontata.

Cioè, nelle prime 50 pagine si capisce già la trama. Poi io sto pure anziana dentro, quindi non è che le storie d’amore tra gggggiovini mi garbino particolarmente.

A questo di aggiunge il temutissimo TRIANGOLOOOOOOOOOOO.

Amic* autor*.

So che nei tempi passati il triangolo era simbolo di perfezione assoluta, usato anche per rappresentare quello che umanamente non si può rappresentare, cioè Dio. Ma pensavo che avessimo superato questa fissazione per le figure geometriche a tre vertici, tre angoli e un’ipotenusa.

Però, devo dire questo: io di libri con protagonist* trans per ragazzi, che non coinvolgessero biografie o storie drammatiche, non ne avevo mai letti fino a quest’anno.

La trama è fuffa e il protagonista ricorda molto vagamente le classiche ragazze alla Bella Swan, descritte come bruttine o banali ma attorno a cui ruotano una marea di baldi e prestanti giovanotti (qui ovviamente declinato al maschile).

Per di più Felix è una merda infame per tutto il romanzo: si comporta da stronzo con tutti quelli che gli vogliono bene, a partire dal suo best friend Ezra, per cui ho provato moltissima pena (mini spoiler: la scena del bacio. Avrei voluto entrare nelle pagine del libro e dare una pacchetta sulla testa al povero Ezra). E poi ogni tanto gli escono commenti davvero acidi, come quando Ezra si lamenta di non saper cosa fare per l’università, e Felix lo insacca perchè Ezra, essendo ricco, può scegliere tutto quello che vuole. Ma scusa, quindi il povero Ezra non può più dire un caxxo perchè è ricco? Bell’amico.

E poi questa cosa del catfishing. Per favore: il catfishing è sbagliato. A meno che tu non sia un agente della DIA o dell’FBI, approcciare qualcuno online fingendo di essere un’altra persona è sbagliato. Non è romantico, non è tenero, non è carino. È sbagliato. Per favore, segnamocelo tutt* quant*.

Felix fa finta di essere un altro per approcciare Deaclan online. La relazione tra i due è agghiacciante, con risvolti vagamente inquietanti. Dopo poche conversazioni Felix scopre che non è Deaclan il responsabile dell’esposizione delle foto. Quindi, se Felix fosse una persona decente, la smetterebbe lì. Ma, dopo pochi messaggi, Deaclan gli dice che si è innamorato di lui (giusto per capirci: Deaclan non sa nulla di questa persona, potrebbe pure essere un pervertito o un androide in vena di scherzi che vive dall’altra parte del globo). I due cominciano a chiamarsi e parlarsi ogni giorno, con Deaclan sempre all’oscuro dell’identità del tizio con cui conversa.

Non vado oltre nella trama, ma dico solo che Felix non viene punito per le sue azioni, nè subisce ripercussioni per i suoi gesti (oh, non è che mi aspetto che venga cosparso di melassa e poi lasciato frollare al sole per tre giorni, ma anche solo essere messo in punizione dal papà “per un mese niente videogiochi” potrebbe andare bene).

Ma va bene anche questo, perchè se un* ragazz* trans, leggendo questo romanzo, si sentisse meglio, allora va bene tutto: mi va bene la trama farlocca, mi va bene il legame enemies to lovers con l’arcinemico, mi va pure bene il migliore amico figherrimo da sempre innamorato del nostro protagonista (protagonista che non si è MAI fatto due domande, del tipo: “Ma perchè il mio BFF, quando limona col suo ragazzo, guarda me? Ha forse sviluppato lo strabismo nell’ultimo nanosecondo?”).

Però. Capisco – ed è necessariamente un modo di dire, perchè ovviamente NON capisco – quanto sia importante vedersi rappresentati. Quanto sia importante sapere che, anche se si è diversi dai canoni classici preimpostati (qualsiasi essi siano), c’è la possibilità – anzi il diritto – di una vita happy shalalala.

E quindi, fanbrodo a tutt*, teniamoci pure questi romanzi di scarso valore, ma che rappresentano una minoranza che non è mai rappresentata. Felix è trans, è queer, sta ancora cercando di capire la propria identità sessuale.

E anche i suoi amici sono queer, e – a parte rarissime eccezioni – accettano e se ne sbattono della sua transizione.

Leggere nella mente di Felix la rabbia e la frustrazione nei rapporti col padre, per esempio, per quanto acuiti dall’esperienza della transizione, è realistico e universale: sono gli stessi conflitti che vivono tutt* gli adolescenti di questo pianeta.


Il romanzo pare una trascrizione di una fantasia adolescenziale degli autori: cioè essere ambito da ben due figherrimi, che si contendono il loro amore e il loro corpo (oddddddddio, ma queste frasi manco negli Harmony, da dove mi escono?).

Chi non ha mai fantasticato di poter avere una rivalsa, facendo innamorare CicciPasticci, che quando avevi 15 anni non t’ha mai degnato di mezza occhiata, e pure Frillufrillu, per cui aveva un’immensa cotta, mai ricambiata?

Ecco, il romanzo mi pare questo (buon per voi, autori; io queste megapippe me le sono fatte solo nella testa e non ho potuto lucrarci sopra).

Nota positiva: gli autori (che usano il pronome they), essendo loro stessi trans, grazie al cielo non commettono un errore abbastanza comune in alcuni di questi romanzi scritti da persone di buonissimo cuore ma di scarsissima sensibilità, ovverosia inserire il deadname della persona.

[Siccome la prima volta che ho visto questa parola ho immaginato qualcosa legata a zombie e gente morta – evidentemente tutte le letture YA supernatural lette alle superiori hanno corroso le mie celluline grigie – il deadname è il nome di battesimo delle persone.

Le persone trans scelgono un nuovo nome che sia in linea con la loro identità sessuale.

Tipo le suore, che quando entrano in convento si scelgono un nuovo nome.

Una roba piuttosto figa, a dirla tutta: i nomi segnano la nostra vita, quanto sarebbe bello poterselo scegliere autonomamente?

Comunque, per le persone trans, il deadname è il nome assegnato dai genitori e corrispondente al sesso biologico di nascita].


In questo mese pubblicherò anche vari articoli sulla comunità LGBTQ+, non solo sulla transizione, ovvio, perchè sono indietro da matti con le recensioni, ma adesso mi sto quasi impegnando per colmare il vuoto cosmico degli ultimi mesi. Detto questo, se conoscete dei romanzi e ne consigliate qualcuno, io sono sempre con le orecchiette aperte.


[Nel frattempo è ritornato il caro vecchio spleen (cito Baudelaiare, che fa classe), una sorta di nuvoletta grigia e uggiosa che mi sovrasta da qualche settimana. Difficilissimo concentrarsi e leggere cose se ogni due per tre vuoi piangere o ti viene da piangere per quello che succede nei romanzi. Per esempio, ora che sto facendo un tuffo nei libri LGBTQ+, mi sto leggendo un sacco di scene tristine, che mi scatenano fiumi di lacrime. La vita di noi gioiosi.

Comunque, attribuisco tutta la colpa alla rapida evoluzione umana: Harari nel suo saggio Sapiens. Da animali a dei ha scritto che alcuni cervelli sono programmati per una scala di felicità/infelicità che va, per esempio, dall’5 all’8; altri invece vanno dal 3 al 6 (beh, lui l’ha scritto meglio). Però il succo è questo: alcuni cervelli non raggiungono gli stessi livelli di felicità o infelicità di altri cervelli. Io, per esempio, vado fortissimo con l’infelicità; sulla felicità sto ancora lavorandoci.

A questo si aggiunge un’ansia a livelli altissimi, perchè se per anni nessuno mi ha mai calcolato di striscio, adesso mi stanno arrivando più proposte lavorative. Sì, prima mi lamentavo perchè non avevo un lavoro. Adesso mi lamento perchè me ne offrono più di uno. Ma noi persone ansiose viviamo così. Tutto è ansia. Un’ansia tira l’altra. Aggiungi un’ansia a tavola.]

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