La nobile arte del ritardo perenne (e Heartstopper di Alice Oseman)

Questo articolo parla di Heartstopper, ma prima c’è un lungo pippone. Se volete saltarlo, per preservare la vostra sanità mentale, basta scorrere più sotto!

E poi mi chiedo come mai mi sono laureata in ritardo. Ci metto circa un anno a finire un singolo articolo – figuriamoci se devo completare un intero corso di laurea!

Ho sempre avuto un problema di procrastinazione, fedelmente perseguito fin dagli anni delle scuole superiori: non ho memoria di una singola volta in cui mi sia detta “Dai, oggi mi porto avanti con lo studio”. O meglio, magari lo dicevo anche, ma poi non lo facevo.

All’università le cose hanno preso una piega atroce: io HO BISOGNO di scadenze inderogabili, altrimenti vivo nel perenne ritardo. Ma con gli esami che si possono dare più o meno quando si ha voglia, io ero persa. Continuavo a rimandare. E, per di più, mi trovavo sempre il mese prima dell’esame a studiare come una matta, senza uscire di casa, con risvegli alle 6 del mattino e pause di mezz’ora per mangiare-docciarmi-usare il wc, con un’evidente ricaduta sulla mia salute psico-fisica (d’altronde sono rimasta scema).

E, dopo anni, non è cambiato niente.

Sono sempre in ritardo, le scadenze sono ancora uno spauracchio e tuttora mi ritrovo a rincorrere il tempo.

Esempio: i compleanni. Io coi compleanni do il peggio di me. Nel senso: so quando sono (li segno sul calendario), so che stanno per arrivare, non è una sorpresa, sono sempre lo stesso giorno OGNI MALEDETTO ANNO. Eppure, OGNI VOLTA, mi ritrovo a fare i regali il giorno prima. O il giorno stesso. O la settimana dopo.

Vabbè, tutto ‘sto pippozzo per dire che, a maggio, io ho recensito FORSE 5 LIBRI letti nel 2022. E quindi, parto col botto, con una serie che mi ha sciolto il cuore (e non so manco perché): Heartstopper.

La recensione sarebbe dovuta uscire il 22 aprile, in contemporanea con l’uscita dell’omonima serie Netflix. Ma sono io, quindi ne parlo con due soli mesi di ritardo.

Ho sentito parlare di questa serie OVUNQUE. Poi ho visto il trailer e mi sono intrippata. Poi mi sono ricordata di avere un buono IBS e ho deciso, a bomba, di acquistare i 4 volumi usciti finora. Li ho presi in english, e vorrei far la bulla e dire che l’ho fatto perché sono acculturata e stronzate varie, ma la verità è che costavano di meno e io ogni tanto tiro fuori lo Scrooge che è in me.

Ecco la fedele cronologia degli eventi verificatisi:

1. Li ho acquistati (marzo).

2. È arrivato il pacco IBS.

3. Li ho lasciati nella scatola per un po’, a prendere la polvere.

4. Un giorno in cui non avevo una cispola da fare ho preso in mano il primo volume.

5. Dopo due ore avevo finito la serie.

6. Dopo due settimane sapevo a memoria la serie.


Ogni tanto vado in fissa per alcune cose. Ma proprio che mi sveglio al mattino con un pensiero e fino alla sera c’ho lo stesso pensiero. Ecco, per circa un mese il mio pensiero fisso è stato Heartstopper. Tant’è che ho addirittura riattivato il mio abbonamento Netflix con il preciso scopo di guardarmi la serie, perché ero in trip. Fortunatamente le mie fissazioni, per quanto ossessive e obnubilanti, durano poco: di solito svaniscono dopo un paio di settimane (questa ha avuto una durata record).

Le ossessioni valgono per tante cose, cose in cui mi intrippo a livelli inenarrabili e riguardo o riascolto a ripetizione fin quando mi vengono a noia (nooooo, non è assolutamente un problema nella mia vita privata, chi non vorrebbe una persona così equilibrata al proprio fianco?).

La prima volta che ho letto Heartstopper ho pensato “Mbè, tutto questo casino per questa storiella?” salvo poi tornare a rileggerlo OSSESSIVAMENTE. Vi giuro, per tre settimane, era come avere una prescrizione medica: leggere al mattino appena svegli e alla sera prima di sprofondare nel sonno per 21 gg.

Sarà che la mia età cerebrale passa senza soluzione di continuità da quella di un novantenne acido a quella di un bambino di 9 anni, senza vie di mezzo, mi sono gasata tantissimo per questa love story. Perché mi ha sciolto il cuore. Io, nota per avere lo stesso sentimentalismo di una tazza sbeccata.

Ci sono cascata, mi sono innamorata persa dei due personaggi e della loro storia, assolutamente fiabesca e vagamente irrealistica, ma così dolce. Mi sono venuti gli occhioni a forma di cuore ogni volta che vedevo i due abbracciarsi.

Visto che le menti instabili vivono di ossessioni, dopo essermi fatta passare questa specifica ossessione, l’ho subito rimpiazzata con un’altra: infatti Heartstopper si può leggere online su Webtoon…e lì ho scoperto altre serie di cui, lo ammetto, mi sono fatta prendere un tantinelllllo la mano. E così, dopo un mese, le ossessioni si sono moltiplicate.

Il mio cervello dovrebbe essere studiato.

Torniamo ad Heartstopper. La trama è banalissima: si racconta la nascita della storia d’amore tra Charlie e Nick, due ragazzi che frequentano la stessa scuola. Charlie è gay, e tutta la scuola ne è a conoscenza; l’anno prima dell’inizio del fumetto ha subito pesanti atti di bullismo, ma per ora la situazione sembra migliorata. Al suo fianco i suoi amici Tao, Aled e Elle. Nick invece è un giocatore della squadra di rugby della scuola, che per tutti i primi due volumi si trova a indagare sul proprio orientamento sessuale.

 Mi è piaciuta moltissimo la rappresentazione di una relazione sana. Sana. Parola stranissima per un pubblico di YA, a cui per secoli hanno rifilato le peggio cose spacciandole per amore: dal classico stalking (ma lui la ama), all’invasione della privacy (ti guardo mentre dormi), ai baci ‘rubati’ (ma si amano), ai rapporti con persone più vecchie (da pochi anni a diversi secoli, con le creature millenarie si va sempre sul sicuro)…Insomma di monnezza nei libri che raccontano le storie per teenagers ne abbiamo viste tante. Soprattutto perché queste storie non le raccontano i teenagers.

Ma qui, finalmente, troviamo una coppia che si vuol bene, una relazione salutare che fa stare bene entrambi i personaggi, non basata su scenate o gelosia, né esclusivamente sulla passione sfrenata.

Per prima cosa, i tempi sono giusti: Nick e Charlie si conoscono, stringono amicizia, passano del tempo insieme e scoprono di volersi bene. E poi passano altro tempo insieme e scoprono di amarsi. E poi passano altro tempo e scoprono di voler andare oltre ai baci…

Sebbene tutto venga filtrato in una luce molto dolce e idealizzata, ho amato che l’accettazione della bisessualità di Nick non diventi un momento tragico. Ho amato che Nick, pur se insicuro, non nasconda i suoi sentimenti per Charlie, né tenti di sminuire la loro relazione. Ho amato che, pur se intimorito e scosso dalla scoperta della sua sessualità, non ricorra a sotterfugi o faccia sentire Charlie una merda nascondendo la relazione.

Ed è il motivo per cui l’adattamento Netflix mi ha schifato. Nei volumi è chiaro a tutti che Nick abbia un debole per Charlie. Pure gli amici di Nick lo sospettano. Nick abbraccia Charlie, scherza con lui, escono insieme, passano un sacco di momenti teneri pure PRIMA di baciarsi e confessare il loro amore.

Nella serie tv, no.

Nick è lì, uno stoccafisso mezzo spaventato.

Dal primo momento in cui si conoscono fino al momento del bacio, i due sembra che si salutino a scuola e stop. Finita lì.

Ma caspiterina, mettete dei montaggi di loro che fanno cose insieme, nel fumetto si vede che stanno sempre appiccicati! I montaggi sono IL MALE ASSOLUTO, lo so, ma almeno ci farebbero capire che i due passano un po’ di tempo together.

Nel fumetto è palese che Nick abbia dei sentimenti per Charlie, mentre nella serie noi vediamo solo Charlie essere perso per Nick, ma il viceversa è raro.

Poi, sarò kattiva io, ma io ho visto zero chimica tra i due attori. Ma zero. E sì che la scenografia ci prova, ci mette sotto tutte le musichette più dolci e carine del mondo, i fiorellini, le luci soffuse…ma la faccia da pesce lesso di Nick non cambia mai. MAI. L’attore che interpreta Nick è giovanissimo, quindi voglio pensare che sia un problema registico: cioè il regista non ha saputo dare indicazioni al poveretto. Ma, vi giuro, che desolation. I due al massimo si stringono la mano. O, in rari momenti, si baciano. Nel romanzo invece si abbracciano, si sfiorano, cercano un contatto…lo sapete no? Quello che fanno tutte le persone gggggiovani e innamorate. All’inizio si vuol sempre stare appiccicat* come sardine, si cerca sempre un contatto, una stretta di mano, un abbraccio…qualsiasi cosa.

Invece i due stoccafissi, anche nei momenti in cui stanno sdraiati per i fatti loro, sono ben distanziati. Che delusione. Che delusione.

Uno dei momenti più teneri del fumetto è nel secondo volume, quando Nick va a casa di Charlie e gli dice “Mi piaci”. Perché è tutto naturale e tenero, e sebbene Nick alla fine chieda a Charlie di tenere segreta, per il momento, la loro relazione, Nick non ha paura dei suoi sentimenti. È confuso, certo; è anche insicuro. Ma non si tira indietro. Quando Nick confessa di essere insicuro, è lui stesso a prendere l’iniziativa e baciare Charlie. E abbracciarlo, e cercare la sua compagnia…insomma fa capire chiaramente che è preso bene da Charlie.

Solo scrivendolo mi si sta sciogliendo il cuore. Il caldo mi sta friggendo gli ultimi neurini? Possibile.

Nella serie tv viene dato troppo spazio ai personaggi secondari, come Tao, che nel fumetto è sì importante, ma non lagnoso. Non ho ben capito perché uno degli amici di Charlie, Aled, nella serie venga sostituito con tale Isaac, che ha la stessa utilità di un ghiacciolo in Antartide.

Anche Imogen, una ragazza che ha una cotta per Nick, nel fumetto non c’è e siamo tutti felici così (di nuovo, niente contro l’attrice, è che NON SERVEEEEEEEE…Ogni episodio dura una ventina di minuti, non sprecarmene 5 per questa ragazza che non serve a nienteeeeeeeeeeeaaaaargh).

Si è notato che sono rompipalle?

[Questo cambiamento forse è legato a scelte della rete: magari Netflix ha opzionato altri lavori di Alice Oseman; Aled è il protagonista di Radio Silence, un altro romanzo dell’autrice].

In parte sono felice perché, se la serie mi fosse piaciuta, sarei probabilmente ancora ossessionata come una pazza; invece, visto che mi ha delusa, mi sono ripresa.


Nel momento della massima ossessione, ho comprato anche Solitaire, Nick and Charlie e This Winter.

Ora, io sono contenta di aver supportato l’autrice, Alice Oseman, che mi sta simpa.

Ma sconsiglio tutti e tre i volumi.

Solitaire è una palla (lo so, lo so si parla di temi pesanti – il disturbo alimentare di Charlie e la depressione di Tori – ma comunque è una palla di romanzo). A me ha annoiato oltre misura, ma qui sarà l’anziana che è in me a parlare.

Nick e Charlie e This winter sono due libricini di poche pagine ma estremamente cari, perché giustamente la CE non è un ente benefico.

In Nick e Charlie cosa succede? Nick sta per partire per l’università e lui e Charlie litigano. Poi fanno pace. The end.

Era necessario leggerlo? No.

Era scritto bene? No.

Aggiunge qualcosa ai due? No.

In This winter invece siamo a Natale: Charlie è tornato da poco a casa dopo aver passato un periodo di tempo in un centro specializzato nei disturbi dell’alimentazione ed è molto stressato, perché è Natale e, se hai più di 13 anni, il Natale è fonte di stress.

The end.

Aggiungo anche Radio Silence, letto da pochissimo, che si concentra su Aled, uno degli amici di Charlie.

Il romanzo è carino e scorrevole, si legge in mezza mattinata di nullafacenza. Protagonista è Frances Janvier, la prima della classe, che però in segreto è una fan sfegatata di un podcast intitolato University City. Per qualche strana casualità scopre che Aled è l’autore del podcast, i due diventano amicicci (no, non si mettono insieme perchè Aled è preso dal suo amico Daniel e Frances dalla sua amica Reine – anche se c’è solo un accenno).

Carino; questi romanzi sembrano via via più autobiografici.


Embè. Siccome non posso aspettare l’uscita del nuovo volume di Heartstopper – ho dei problemi con l’attesa, cioè non capisco le gratifiche a lungo termine, è un concetto per me alieno – sto leggendo il futuro di Nick e Charlie su Webtoon.

Se volete avere una vita sana NON andate su quel sito, o rimarrete invischiati in qualche saga e poi, quando arriverete al 230° episodio, scoprirete che l’autore si è preso una pausa di mesi e vorrete morire dentro (o forse le persone normali non hanno queste reazioni, non saprei).

Per esempio, giusto pochi giorni fa (ok, ormai è un mese fa) Alice Oseman ha annunciato che si prenderà una pausa di qualche mese perché è in bornout e molto stressata.  Infatti, se andate a leggere la bibliografia e i lavori dell’autrice, scoprirete che negli ultimi anni ha pubblicato almeno un romanzo e un fumetto ogni anno, e per di più ha scritto la sceneggiatura della serie Netflix tratta dai suoi graphic. Quindi questa poveretta sta lavorando senza sosta. Ma comunque una piccola parte di me ha urlato silenziosamente nella testa “NOOOOOOOOOOOOOOOOOooooooooooooooooooooooooooooooooooooo non farmi questo, ti prego io voglio finire la storia!!!!”.

Ho una malcelata difficoltà a gestire la mancanza di un finale, di una chiusura.

[Freud, t’è andata bene che sei trapassato, t’avrei dato del filo da torcere].

Su Webtoon si trova un sacco di robbbbbba. Alcune cose in cui mi sono invischiata non possono neanche essere classificate come guilty pleasures, ma solo guilt; esempio: una serie di millemila episodi intitolata Age matters. È una storia d’amore tra un lei e un lui: Lui è un 23enne che ha inventato una qualche app supertecnologica – una versione figa di Zuckerberg – Lei invece è una 29enne senza lavoro.

E, per tutta la serie, ci sono enormi pippe mentali sul fatto che Lei sia più grande di Lui. Le danno anche, molto galantemente, della vecchia gold digger in più occasioni. MACOSMALEDETTINFAMDOVETEMORIREEEEE. C’ha manco 30 anni!!!!!!!MA COSA VECCHIA, MALEDETTIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII. Si ritorna poi ossessivamente sulla differenza d’età tra i due che, ci tengo a ricordarlo, è di 6 fottuti anni! AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGHHHHHHHHHHH vi odio tutt*.

O, in un altra serie che però ho solo iniziato e mai finito perchè era TROPPO persino per me, la storia si concentra su una ragazza che ha una doppia vita, tipo Superman: a casa è un cesso (brufoli, magliette sformate, OCCHIALI), a scuola invece si trucca benissimo ed è una modella.

Giuro, se leggendo la mia descrizione la storia sembra stupida, è perchè lo è. E il titolo di cotanto capolavoro è True Beauty, che io ho scoperto solo perchè è tra i più popolari (io ho smesso di leggere perchè una delle robe che si applica per trasformarsi in mega figa è una specie di colla che mette sulle palpebre per rendere più grandi gli occhi. A me ha fatto troppo senso. Poi non so, magari c’è davvero questa sostanza misteriosa).

Esistono anche una marea di serie chiamate BL (per giorni mi sono chiesta che cappero volesse dire questa sigla, finchè il mistero è stato svelato: Boy Love). Cioè le serie gaye. La maggioranza di queste serie purtroppo non sono manco lontanamente simili ad Heartstopper e descrivono una relazione disagiata e tossica tra un macho Alpha e un ragazzino sfigatino, spesso con tratti femminei. Insomma un clichè dietro l’altro. ‘Na roba che fa accapponare la pelle. Il più viscido deve essere quello intitolato Boy Girlfriend, in cui un tizio chiede al suo miglior amico di travestirsi da ragazza per far ingelosire la tipa che gli piace. E l’amico, invece di dirgli “Ma vaffanbrodo, tu e le tue idee di mer…”, accetta.

E poi si scopre attratto da lui.

Nella mia testa lampeggiavano una marea di lucine rosse, come quando nei film c’è un attacco alieno. “Pericolo! Pericolo! Pericolo!”

Altre robbbe farebbero concorrenza a E. L. James e a Cinquanta sfumature, e altre ancora fanno apparire gli Harmony come alta letteratura.

Alcuni titoli sono delle ardite metafore, misteriose e delicate sfumature: uno su tutti, Inside you, che racconta – a giudicare dall’immagine di copertina – una storia gaya. Però notate bene come l’autor* del fumetto sia stat* sobri* e raffinat*, sforzandosi di trovare un titolo poetico e intrigante. Misterioso. Inside you…chissà cosa mai vorrà dire, quale segreto o quale sottile gioco di parole ha portato a questa scelta?

Sto ancora ridendo.

No, a parte scherzi, Webtoon crea dipendenza: ci ho passato su almeno un mese, a leggermi le peggio cose. E adesso sono intrippata con serie cominciate magari 3 anni, arrivate oltre il duecentesimo episodio, che io mi sono pippata tutto d’un fiato…finchè non mi sono messa in pari, giusto per scoprire che i nuovi episodi escono a cadenza settimanale.

Peccato che io abbia la stessa pazienza di un camionista in ritardo sulle consegne, fermo ad un semaforo verde, in coda dietro ad una panda che si è spenta ed emette fumo dal motore, ostruendo la carreggiata.

Sto impazzendo.

Vi prego, ditemi che anche voi avete problemi con le attese.

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