La bambina invisibile di Alessia Nobile

Editore: Castelvecchi

Anno di pubblicazione: 2022

Pagine: 136

Questa è l’autobiografia di Alessia Nobile, nata bambino e diventata poi una donna.

Omamma.

L’editore l’ho scritto, ma probabilmente era al mare a scolarsi tequila tutto il tempo, dato che la sua mano non compare. E sarebbe servita. Tanto. Non lo dico per la storia in sè, è un’autobiografia, quindi non farò troppi commenti.

Lo dico perchè il libro, messo così, è illeggibile: non c’è un senso logico.

L’autrice salta da un argomento all’altro, da un periodo all’altro, senza soluzione di continuità.

Questa scelta potrebbe funzionare, se il libro fosse scritto bene. Purtroppo non lo è. Di nuovo, ci tengo a precisare che questo lavoro avrebbe dovuto essere fatto dall’editore. Perchè l’autrice è una personaggia dello spettacolo, al suo primo libro. È compito dell’editore aiutare.

[Sì, ho scritto personaggia. Ho sentito Michela Murgia e Chiara Tagliaferri usare la parola nel podcast Morgana e boh, per quanto mi faccia un po’ strano, provo ad usarla pure io].

Ha partecipato ad un reality – ma io dopo i primi gloriosi anni a guardare Uomini&Donne e Temptation Island ora sono troppo pigra pure per seguire programmi che richiedono una certa costanza da parte dello spettatore – e, di recente, è stata ricevuta dal Papa insieme ad altre donne transgender.


Io non dico che tutte le autobiografie debbano essere dei capolavori come Open di Andre Agassi (scritta da J.R. Moehringer). Ma un minimo di cura ci vuole. Editore, scusa, ma un’aiutino a questa poveretta che sta tentando di scrivere, glielo vogliamo dare?

Io, essendo fuori dal mondo, non conoscevo l’autrice che, ho scoperto dopo, è una specie di VIP.

Mi è piaciuta molto l’idea di rivendicare la propria identità sessuale, senza intervenire chirurgicamente (se ho capito bene, il suo caso è stato uno dei primi in Italia per il quale è stato cambiato sesso sui documenti senza sottoporsi ad operazione, rivoluzionando la percezione fino ad allora in voga per cui una persona si valuta in base a ciò che ha nelle mutande).

Per il resto non so. Non condanno il sex working, a cui la scrittrice si dedica per parte della sua vita, perchè se è una scelta personale va rispettata. Scelta personale fino ad un certo punto perchè, e lo dice lei stessa, non aveva opzioni: nessuno la prendeva a lavorare a causa del suo aspetto che non coincideva con il nome sui documenti.

Alcune frasi che però escono da questa esperienza sanno di clichè obsoleti (i clienti che ci tengono davvero, che vogliono aprire e comunicare, che hanno delle relazioni fallimentari…).

[Breve postilla: l’autrice in alcune interviste ha dichiarato che vorrebbe svolgere un altro lavoro, ma, a causa dei mille pregiudizi, non riesce a trovarlo. Ecco, io avrei analizzato anche solo questo singolo aspetto della sua vita, quello su cui dovremmo gettare luce, che prometteva uno sviluppo più interessante].

La parte finale è la più confusa: diversi capitoli, intitolati a diverse città in cui l’autrice ha vissuto o è stata, che sono messi lì senza senso, con commenti di una banalità imbarazzante (esempio Berlino, “un mondo libero”, in cui persino “i numerosi clochard hanno una possibilità di vita migliore rispetto all’Italia”.

Se anche fosse vero, che c’entra con la tua storia? Boh.

Ci sono anche dei richiami a delle persone che la scrittrice conosceva personalmente e che si sono suicidate oppure sono state uccise. Ma compaiono in mezzo capitoletto, e vengono subito accantonate con frasi di circostanza e cordoglio banali e vuote. Come Corinna, una donna trans che si suicida dopo aver contratto una malattia importante e lasciata sola. Ecco, di lei sappiamo poco o nulla, e le frasi con cui l’autrice la ricorda sembrano dei brevi elogi funebri; dalle frasi non traspare il dolore della perdita (giusto per chiarire: sicuramente c’è stato, ma dalla scrittura non trapela).

Peccato. Peccato perchè, lo ribadisco, una persona può avere la vita più interessante e figa del mondo, ma se non sa metterla per iscritto, al lettore non rimane nulla.

Ed è il caso di questa autobiografia, peraltro zeppa di errori (e, se io noto un errore grammaticale, un tempo sbagliato o altri refusi vuol dire che sono macroscopici). Allego esempio:

Io ci lavoro sempre sul mio aspetto e sulla mia anima ed è solo guardandomi allo specchio che riesco a correggermi nel meglio.

Mannaggia a te, malefico editore, ma dove stracaxxo eri? Perchè non sei intervenuto? E porcapaletta, dai, che questo libro l’ha scritto un’influencer, quindi te lo compreranno in più di dieci polli, fai attenzione!

Sarò ripetitiva, ma sono in ritardo: alcuni titoli compariranno probabilmente in articoletti molto brevi, giusto per non andare troppo oltre con la tematica e lasciare agosto a romanzi e saggi più easy peasy, per i fortunelli che vedranno il mare. Per il momento, sembra un miraggio. Ma sono fiduciosa e speranzosa. Così posso proporre altre foto brutte.

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