Un luglio da sciogliersi

Vi ricordate Studio Aperto di Italia 1, storico telegiornale di 30 minuti di cui 25 passati a ripetere che, in estate, fa caldo e bisogna bere tanto, senza mai alcun accenno al governo traballante dell’epoca (d’altronde quando il capo della tv è pure il capo del governo, mettiti pure nei panni del direttore di produzione: vuoi davvero parlar male del tuo boss?). I tg per anni sono stati una fonte di divertissement: basta pensare a quando cadde il governo Berlu e il tg 1 parlò delle zanzare. Tempi epici per l’informazione, insomma.

Detto tutto questo polpettone, farò anche io come i tg – no, non parlerò del capo, ma del meteo – con frasi inutili e pruriginosamente fastidiose. Per esempio: ci si scioglie dal caldo. Negli ultimi anni si stava benino, almeno di sera, cioè: di notte, per i poveri disgraziati* che non hanno il condizionatore, si riusciva a dormire e la mattina si riusciva a sollevarsi dal letto senza portarsi a dietro pure il materasso incollato per il sudore.

Ahimè, come dicono gli anziani, i bei tempi sono finiti.

[*Poveri disgraziati in cui sono ovviamente inclusa, sennò col cavolo che romperei. Nei momenti più rosei mi ripeto che Greta Thunberg apprezzerà il mio contributo alla salvaguardia ambientale e mi onorerà con una medaglia al merito; nei momenti peggiori vorrei solo aprire il frigo e rintanarmi tra i suoi scaffali, di fianco all’insalata di riso e alle pesche che, mannaggia a loro, almeno stanno fresche].

Sarà che vivo in città, sarà che – come ci ripetono da anni gli scienziati – c’è il riscaldamento globale (maledetti infami, costringerei tutti i negazionisti del cambiamento climatico a restare biotti in piazza duomo, a Milano tra piccioni strafottenti, incollati al pavimento che, nelle giornate buone, raggiunge soglie capaci di friggere un pollo intero, altro che un uovo), sarà che sono invecchiata male, ma neanche le notti portano gioia.

Solo sudore. Una marea.

Tutto questo spapozzone ha due obiettivi: 1. schifarvi, che pensare al sudore di altri fa senso e farebbe tornare casto pure Rocco e 2. ammassare scuse per cui, di fatto, farò un ultimo articolo riassuntone con le letture LGBTQIA+ e bon. Perchè sono devastata dal caldo, e già col freddo i neurini carburano male, figuratevi quando non c’è un filo di vento e vorresti spanzolarti fuori dalla finestra con la lingua fuori come i cani dal finestrino delle auto in corsa.

E poi, ormai l’ho capito e forse la prossima volta non mi riduco all’ultimo, leggere troppa roba di uno stesso argomento stanca. Perchè poi non è che mi placo e mi tranquilizzo con due/tre libri: nonononono, per ogni bibliografia tiro fuori almeno 20 titoli. Ovvio che poi l’argomento m’annoia.

Comunque, a parte gli ultimi titoli sulla comunità transgender, mi prendo pausa. Pausa perchè fa davvero troppo caldo. Per scrivere e per leggere. Quindi, ad agosto usciranno un paio di cose, scritte quando ancora si respirava senza inalare aridità e non si sudava sulla tastiera solo appoggiandoci il polpastrello, senza contare le cerette involontarie fatte agli avambracci: ogni sollevamento delle braccia dal tavolo comporta non solo la dipartita prematura di tutti i peli, ma pure di tutta l’epidermide.

Con queste rasserenanti immagini mentali, non mi resta che augurarvi un buon Agosto!

P.s: in tutto questo ho iniziato un new job: ma qui sono scema io, quindi non posso lamentarmi. Avevo un bel lavoretto in una biblioteca frequentata da 3 nonnini (che capitavano per sbaglio o perchè c’era l’aria condizionata accesa), e ho mollato il paradiso per finire in un inferno burocratico dove di libri c’è solo un vaghissimo e lontano ricordo.

Però capite, sono democratica: quando dico che odio la gente, includo proprio tutti, persino me stessa.

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