Il regno dei malvagi di Kerri Maniscalco

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 372

Buon Ferragosto!!!

Il trash è tornato tra noi in tutto il suo splendore.

Ebbene sì, siccome magari la quadrilogia aveva lasciato qualche perplessità, Kerri ci riprova per spazzare via ogni dubbio: vuole essere in lizza come Regina del Trash.

Ma, lo sapete, la posizione è ambita e le concorrenti spietate: capaci di pubblicare un romanzo all’anno, uno più trash dell’altro.

Ce la farà Kerri a scrivere una roba più trash della saga precedente?


La storia è stupissima, ma ormai io sono rodata.

Quando ho letto la trama, che includeva un’ambientazione sicula, mi son tremate le vene e i polsi, come direbbe Dante.

Poi che la storia fosse ambientata in Sicilia, a New York, sulla Luna o nel centro della Terra, sarebbe cambiato davvero pochissimo. Gli unici richiami all’isola sono culinari, quindi l’ambientazione non gioca un ruolo chiave. Vengono citate ben due città, Palermo e Sciacca. Non ci sono descrizioni o altro, tanto che ho dubitato che l’autrice abbia mai messo piede sull’isola.

Però va bene, piuttosto di fare porcate – vedi il film Aquaman – preferisco il nulla.

Il magico momento dell’arrivo in Sicilia. C’è solo una cosa più falsa di tutto il paesino, cioè la parrucca di Amber Heard. Ma costumista, che ti eri fumat*?

Ho grossissime perplessità sul periodo in cui viene ambientata la storia, che, leggo dalla trama, è l’800. Lo leggo dalla trama perchè dal romanzo è impossibile capirlo. E anche perchè la famiglia della protagonista gestisce un ristorante chiamato Vino & Mare, che, se fosse vero, sarebbe il primo e unico ristorante dell’isola nell’Ottocento. Ma non soffermiamoci sui dettagli: chi si ferma è perdut*, soprattutto se si cerca di trovare un senso e il buon Vasco ce l’ha detto mille volte che A VOLTE UN SENSO NON CE L’HA.

La storia purtroppo è patacca (e, giustamente, da un titolo e una copertina così pacchiani, che t’aspetti?).

Emilia e Vittoria sono due streghe di 18 anni. Nei primi capitoli Vittoria, quella più sgamata tra le due, schiatta male. Emilia cerca vendetta e, per farlo, dovrà allearsi con il Principe Ira, un Malvagio.

I Malvagi sono i sette principi degli Inferi (e che corrispondono ai sette peccati capitali), qui rappresentati come fratelli: in questo romanzo avremo il dispiacere di incontrarne solo cinque.

Gola rimane escluso, anche se sarebbe stato il più facile da piazzare, considerando che si parla di cibo – per quanto piatti improbabilissimi, specie nell’Ottocento – una pagina sì e una no (tra l’altro lui ed Emilia sarebbero la coppia perfetta). Altro grande escluso è Accidia, secondo me perchè l’autrice deve controllare sul vocabolario il significato.

Sicuramente Lussuria ci aiuterà, nei prossimi romanzi, a creare qualche triangolo amoroso, che non guasta mai.

Ad Emilia tocca Ira, anche se il principino che compare è tutto fuorchè incazzoso: da uno che si chiama Ira, mi aspetto lo stesso spirito di un automobilista bloccato nel traffico alle 8 del mattino misto a quello di due mamme che si confrontano pacatamente su una discussione avvenuta tra i figli a scuola.

Invece, o questo principe è la versione tarocca (come la Tania per la Barbie), oppure lo conosciamo in stato comatoso, perchè sembra sempre bello rilassato. Viene convocato da una strega Inetta, è costretto a stare vicino alla Piattola senza poter scappare e, sofferenza enorme, deve cercare di conversare con la Cretina. Eppure tutto questo, che avrebbe fatto partire la vena pure a Gandhi, non disturba Ira, che probabilmente si inietta camomilla per mantenere la calma.

La nostra protagonista è, purtroppissimo, la classica eroina sfigatina che riuscirebbe a mettersi in una situazione mortale semplicemente mangiando il brodino la sera, in maniere improbabili: infilzandosi con un cucchiaio, cadendo di faccia nel piatto e affogando, ingozzandosi con un pezzo di pasta…insomma una cretina.

Ha le stesse emozioni di un mattoncino Lego, e MAI insieme (quindi può essere triste, arrabbiata o arrapata, ma in fila ordinata: non può essere triste e arrabbiata, o arrabbiata e arrapata. O meglio, quest’ultima sì, perchè va di moda e sembra eroticissimo avere incontri amorosi quando si hanno le palle girate. Mai capita questa cosa: ma scusate quando siete incavolat* come biscie avete davvero così voglia di limonare? A quanto pare, sì).

Primo grande difetto: nessuno dei personaggi ha una personalità. E sì che di personaggi ce ne sono pochini. Se vogliamo proprio proprio ridurre all’osso, ce ne sono due. Emilia ed Ira.

Tutti gli altri sono mere comparsate, quindi non mi aspetto che vengano delineati nel dettaglio. Ma almeno i due protagonisti, gli vogliamo dare un po’ di spessore? Li vogliamo tratteggiare in maniera decente?

Emilia, per esempio, non HA NESSUNA CARATTERISTICA PARTICOLARE.

Sì, è una strega. The end.

MA come, autrice balenga, nel primo capitolo questa disgraziata vede morire la sorella MALE, anzi malissimo, e non rimane niente di questa perdita, se non qualche pianto qua e là? Non ti dico che mi devi fare un dramma concentrato sul lutto e la perdita di una persona amata, ma un minimo. La perdita della sorella serve solo come mero espediente narrativo che non ha un vero impatto sulle azioni di Emilia. Avevo già parlato qui della difficoltà delle autrici YA fantasy di parlare di morte. E Kerri non è diversa. Emilia non soffre davvero per la perdita della sorella, nè trasmette empatia al lettore. Per dire, dopo un mese esatto dalla dipartita di Vittoria, Emilia è già in fissa con il suo Bello. Ma la cosa più grave è questa: la morte della sorella non cambia assolutamente nulla nelle sue azioni e nei suoi comportamenti.

Ora, farò esempio banalissimo: il mese scorso sono andata in montagna in una vacanza improvvisata e al secondo giorno sono stata morsa dalle zecche (esatto zecche, al plurale). Nell’immediato ho avuto una crisi di panico, la vacanza si è interrotta e di cinque giorni previsti ne ho fatti ben due e mezzo. Ma gli effetti nel medio e lungo termine sono stati, tra gli altri, il fatto che in montagna quest’anno non ci salgo più perchè mi ha fatto troppo skifo, e che i piani di andare in piscina delle settimane successive sono sfumati perchè la profilassi anti-zecche richiede di NON prendere il sole. Nel lungo termine questo incontro ravvicinato con le bestioline schifose mi farà indossare pantaloni lunghi pure sotto 193° all’ombra e l’acquisto massiccio di sostanze anti-zecche.

Questo esempio è stupido, ma serve per spiegare come le cose che ci capitano nella vita influiscono sulle nostre azioni future, non solo sulle nostre emozioni.

Com’è possibile che non sia così per Emilia, che ha dovuto sopportare la perdita di una sorella gemella a cui, ci viene detto, era legata? Ci viene detto, lo specifico, perchè non è possibile intuirlo dalle azioni del romanzo.

Eppure niente, la morte della sorella è un diversivo, è un’espediente per coinvolgere Emilia in una serie di morti sospette per cui deve trovare il colpevole (praticamente la stessa trama di A caccia di Jack lo squartatore, primo romanzo con Audrey Sfiga-Rose).

C’è la famiglia, ma è talmente sullo sfondo che non conta. Alla fine del romanzo i demoni kattivi minacciano i suoi cari ed Emilia chiede se tutti stanno bene, genitori e nonna, aggiungendo poi:

E i miei amici?

Io sono caduta dal pero. Ma quali amici, di grazia, che nel romanzo non se n’è fatta menzione?

Però va beh, tralascio.

Ok, quindi cosa succede?

Vittoria muore, e il suo cuore viene strappato dal petto. Emilia compare nel momento in cui un individuo dotato di pettorali (ci viene specificato il dettaglio) sta leccando il suo sangue.

Tutto normale.

L’individuo fugge lasciandosi alle spalle un pugnale, Emilia piange per un mese e poi decide che vuole VENDETTA, TREMENDA VENDETTA.

Come fare, considerando che è un’idiota totale? Decide di evocare un demone.

Il demone che evoca, non indovinerete mai, è lo stesso pettoraluto che leccava il sangue della sorella! Tu guarda i casi della vita! E, per fare cosa grata, l’individuo ha la buona creanza di presentarsi a petto nudo, così Emilia può guardare bene i suoi pettorali e riconoscerlo (altrimenti, capite che l’identificazione avrebbe potuto risultare difficoltosa).

I due si odiano tantissimo, MA LUI È FIGO.

Potrei fermarmi qui, perchè è evidente pure ad un bradipo tonto cosa accadrà.

Ma continuo, perchè l’autrice avrebbe potuto partire da una storia banale – Lei incontra Lui e si “odiano” – per raccontare una storia bella carina decente.

Invece no.

La dinamica tra i due è molto sofferente, non si capisce bene perchè il Principe Ira aiuti Emilia. Sì, ci viene detto che lo fa per tornaconto personale. E sì, dovrebbe essere spietato, insensibile e una testa di ciuffolo. Ma, di fatto, Ira fin da subito aiuta Emilia senza ricavarne profitto. Ed è un essere millenario (e sì, gli esseri millenari che si innamorano dell 18enni sono tornati! Ne sentivamo la mancanza).

Ira ed Emilia avranno il difficile compito di scoprire cosa sta succedendo, chi sta ammazzando le streghe strappando loro il cuore: c’è forse uno chef-sadico-serial killer in circolazione che deve provare delle zuppe con interiora umane?

Tutto il tempo l’ho passato a chiedermi: “Ma perchè Ira aiuta questa deficiente? Ma perchè la deficiente è così deficiente? Ma perchè non arriva qualcuno e ammazza tutt*, ponendo fine alle sofferenze del lettore?”.

Domande senza risposta, così come senza risposta rimangono molti altri quesiti, come “Perchè anche questo libro deve diventare una trilogia?”.

Neanche la gioia di un romazo autoconclusivo. Che poi è palese pure al moscerino della frutta (vita media: 24 ore scarse) che Ira ed Emilia si metteranno insieme, nonostante lui sia un Malvagio e lei una strega.

Perchè tirarla in lungo e in largo? (lo so il perchè, ma che palle).

Comunque, flashforward: ci viene rivelato chi è l’assassino (ricordate che intanto stanno crepando giovani pulzelle a destra e a manca), una rivelazione che farebbe ridere i polli, se i polli non stessero cercando di scappare da questo romanzo.

Prima di risolvere l’arcano però, Emilia fa la conoscenza di ben quattro fratelli di Ira: Superbia, Avarizia, Invidia e Lussuria (la parte di Lussuria è l’apice del trash. Cioè, per far capire che Emilia con il suo principe figo non vorrebbe cacciare assassini spietati, ma preferirebbe di gran lunga rotolarsi tra le lenzuola – o in tutti i luoghi, in tutti i laghi, insomma dappertutto – la Kerri deve scomodare un demone infernale e non gli ormoni adolescenziali).

Alla fine Ira viene ammazzato (essendo un essere immortale la scena non è così d’effetto come sembra).

Emilia decide di sposare Superbia e diventare regina della Casata, per spezzare un’antica maledizione (Superbia è uno dei fratelli di Ira). A quel punto viene mandato Ira come messaggero per siglare il patto nuziale.

Purtroppo gli editori hanno pensato di inserire un disegno di tale contratto. Madò che tristezza. Pare uno di quelli fatti con Word e che si danno come premio ai bimbi che partecipano alla gara di biglie al Bagno Nettuno a Ferragosto. Sto ancora ridendo.

Ho lasciato anche le frasi sotto, perchè “signori del raggiro” mi fa morire ogni volta. Avete presente il cartone la Sirenetta, del 1989, quando Ariel firma il contratto con Ursula? Ecco, si erano impegnati di più.

Di seguito troverete alcune perle del romanzo, in ordine sparso.

Ovviamente Emilia e Vittoria non sono due streghe qualunque, ma due streghe citate in una profezia e dotate di amuleti magici potentissimi, che portano appesi al collo: due corni d’oro e d’argento che la nonna si premura di affidar loro quando sono bambine. MA NON DEVONO ASSOLUTAMENTE RICONGIUNGERE I DUE MANUFATTI, altrimenti Apocalisse e grandi disgrazie funesteranno la terra.

Mi sembra sensatissimo affibiare a DUE BAMBINE due collanine che si incastrano chiedendo loro di NON unirle. Cosa che infatti fanno nella pagina successiva, senza conseguenze.

Altro grande dubbio: non si sa perchè, non si sa percome, ma gli accordi con i Malvagi vengono sugellati da un bacio.

Ah. Normale amministrazione. Ora, immaginate se i Malvagi fossero creature simili a, che ne so, cinghiali. Animali bellissimi, ma anche in quel caso ci sarebbe da limonare per sugellare l’accordo?

No. L’accordo si sugella col bacio solo ed esclusivamente quando l’essere magico è FIGO.


La prima volta che Emilia evoca Ira lo fa male (che sorpresa) e quindi fa un casino. Viene fuori che, per colpa del suo incantesimo, lei ed Ira sono tipo fidanzati (OMAMMMAMMMMMAAAAAAAAA).

Cioè, fatemi capire bene, Emilia la strega non riesce a far bene manco un incantesimo: cazzarola si tratta di leggere dal grimorio e ripetere fedelmente le parole scritte. Ma Emilia è creativa, oltre che cretina.

Per mostrare anche visivamente questo fidanzamento involontario, compare un tatuaggio identico sulle braccia di entrambi, un marchio del loro legame. Ecco uno dei pensieri della protagonista riguardo a questo tatuaggio:

Tralasciando il fatto che mi legava indissolubilmente a un demone dell’inferno, quel tatuaggio non mi dispiaceva affatto. Era grazioso ed elegante.

E qui i casi sono due: o Emilia è un’inguaribile ottimista, capace di vedere il lato positivo in qualsiasi situazione, o è un’inguaribile idiota. Propendo per la seconda, ma essendo io un’inguaribile ottimista, lascio aperta la possibilità.

Ma la nostra protagonista ormai ha perso la trebisonda, e così eccola riflettere sull’etica del mondo:

Ira avrebbe dovuto presentarsi come una bestia zannuta e bavosa, non come un adone a torso nudo che ogni artista avrebbe sognato di dipingere.

Su questo devo darle ragione: sarebbe stato anche molto più divertente vedere come la protagonista avrebbe reagito all’idea del bacio. Sono d’accordo anche sul fatto che il buon Ira non si dovrebbe presentare a torso nudo, dal momento che l’assenza del suo vestiario non mi è chiarissima ai fini della trama.


Come sempre in queste perle trash non mancano descrizioni di vestiario che, si sa, durante la ricerca di una vendetta spietata, sono ESSENZIALI.

La fissazione per il vestiario porta la scrittrice a fare scelte azzardate. Ad un certo punto Emilia è inseguita da un tizio. Prima di leggere la descrizione, vorrei ricordare che siamo di notte. In un vicolo buio. Eppure Emilia deve essere dotata di super vista perchè, dal fondo del vicolo riesce a vedere che:

L’abito era nero come la notte, ma la stoffa della camicia e del gilet fondeva un tripudio di sfumature verdi a delicate cuciture grigie.

Perbacco, che vista!Questa è meglio di Superman: vede nel buio, in fondo alla via, il colore delle cuciture. E brava la nostra Emilia che in momenti di pericolo si concentra sui dettagli importanti! Così, metti il caso che sopravvivi dalla creatura millenaria, puoi sempre descrivere ai poliziotti ottocenteschi il taglio dell’abito!

Ma non c’è tempo per le frivolezze, ed ecco che in un momento di quiete, la nostra eroina è in cucina e…

Stavo fantasticando di far assaggiare il mio pesto di pomodoro a Ira

Io morta. Dal ridere. Brava, Emi, è risaputo gli uomini si conquistano passando dalla panza. Anche quelli millenari che non hanno bisogno di cibo. Vai e fatti valere.

Come dici? Sono morte quattro ragazze, tra cui tua sorella e un’amica di tua cugina che tu conoscevi? Ma nooooo, non focalizzarti sui dettagli senza importanza, pensa a cosa potresti cucinare per un essere immortale che non deve nutrirsi.

Concentrati sulle priorità.


La cosa positiva è che si legge velocemente. In una mattinata io l’avevo finito, quindi se vi capita di andare al mare e non avere niente da fare, ecco, la lettura scorre. Ha senso? No, ovvio che no.

È scritta bene? No, ovvio che no.

Però scorre. È trash divertente, non barboso, che non guasta mai.

P. s. Ad un certo punto la trama mi ha ricordato moltissimo Caraval, Legend e Finale di Stephanie Garber, altro grando caposaldo trash. E nei ringraziamenti, l’autrice cita proprio Stephanie! Capite, oramai riconosco l’impronta trash!!!
[HO SCOPERTO CHE STEPHY HA SCRITTO UN NUOVO LIBRO E SONO FELICISSIMA!!! HO LETTO LA TRAMA E SEMBRA IPER-MEGA-SUPER TRASH!!! NON STO NELLA PELLE!]

Ma ce ne fosse di trash così. Grazie, Kerri, che fai del tuo pegg meglio. Questo trash è come la sbornia allegra: magari non capisci il 100%, magari se cerchi di trovare un senso ti viene un leggero mal di testa, ma sei felice. Sei felice mentre leggi, sei felice mentre fai a pezzi il romanzo con la recensione e sei felice quando leggi altre recensioni spietate e divertentissime (date un’occhiata in giro, per alcune ero piegata dal ridere).

Mille volte meglio questo rispetto a, che so, la duologia del Re delle cicatrici della Bardugo: quello è un esempio di trash involontario, paragonabile ad una sbronza triste. Come quando vai fuori per divertirti un mondo e torni a casa piangendo. Quel trash – involontario, ma trash – è peggio.

Ma, come direbbe Carlo Lucarelli, questa è un’altra storia.

3 Comments

    1. Io ho apprezzato anche i primi 3 libri della saga di Jack lo Squartatore, cioè mi hanno intrattenuta e non ho mai pensato di scagliare i romanzi dalla finestra…ma poi ho letto il quarto dopo un paio di mesi e l’ho trovato di una bruttezza esasperante. I casi sono due: o Kerri ha scritto veramente male l’ultimo romanzo, o sono io meteopatica, che cambio idea da un mese all’altro (valutando anche i precedenti opto per questa seconda ipotesi). Tutto questo per dire che quando l’ho letto – credo fosse maggio – mi aveva fatto ridere e non infuriare (p.s. consiglio la recensione di Ilenia Zodiaco, se ancora non l’hai vista!)
      P.s. aspetto il tuo commento sul romanzo! 😉

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      1. La recensione di Ilenia Zodiaco è un capolavoro insieme a quella di After. Se il quarto libro ti ha deluso nonostante ti aspettassi un’opera trash, temo che Kerri abbia fatto come Sarah J. Maas, ossia un ‘impepata di cozze di finale improponibile.

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