Baciami, Bryson di Kevin Van Whye

Editore: Piemme

Anno di pubblicazione: 2022

Pagine: 288

Ora. Generalmente lascio molti pass ai romanzi che rappresentano delle minoranze, perché, suvvia, è il primo decennio in cui i giovani possono leggere storie gaye che non siano drammoni che facciano venire voglia di tuffarsi in una vasca piena di gelato con la panna per riprendersi.

Però, autori, non basta mettere un personaggio gayo e pensare che la storia funzioni.

Certo, mi ci metto pure io: in copertina c’è scritto LA STORIA LGBTQ+ AMATA SU TIK TOK, una sorta di avvertimento forse, dello stesso calibro di “Usare con precauzione” o “Tenere fuori dalla portata dei bambini”, che, per inciso, è quello che penso di questo romanzo.

No, dai, il romanzo è brutto, ma non trasmette messaggi sbagliati o raccapriccianti, quindi concedo mezzo punto in più per questo ‘pregio’.

La trama è farlocchissima, ma io con le trame farlocche e potenzialmente trash c’ho un feeling che farebbe invidia ad una zecca quando vede un essere vivente a cui attaccarsi.

Dunque, partiamo subito: Bryson è il bello/campione della scuola che però non vuole storie serie al liceo. Solitamente questo è un simpaticissimo modo per sottintendere che il buon Bry sparge il suo seme a destra e a manca, ma ovviamente non è questo il caso, sono io ad essere cinica, sia chiaro.

Gli amici di Bry, per qualche motivo, decidono di proporgli una sfida stupidissima: ogni settimana dovrà uscire con una persona diversa. Ma, attenzione-attenzione, non sarà lui a invitare la persona: saranno le altre persone ad invitarlo.

Essendo lui gnocchissimo-splendidissimo-bellissimo e tutti i superlativi che denotano figaggine estrema, ovviamente c’ha la fila.

Non ho capito bene cosa dovrebbe provare questa sfida, ma si sa che io sono un po’ lenta di comprendonio.

Tutto questa viene spiegato in 5 frettolose pagine del prologo. E poi, bum, passiamo a due mesi dopo, quando il nostro protagonista Kai decide, così, a cazzo di cane, di invitare Bry ad essere il suo bello per una settimana.

Bry accetta.

E da lì partono il romanzo e la storia d’amore più epica di tutti i tempi, storia che si consuma nel giro di 10 giorni. Giuro. La storia parte di lunedì e finisce il mercoledì della settimana dopo.

Io sono rimasta un momentino spiazzata, dal momento che io, in 10 giorni, al massimo cambio taglio di capelli (ma solo in circostanze eccezionali), mentre Kai fa coming out prima ai suoi amici, poi alla sua famiglia, poi viene outed a scuola, poi fa a botte, poi viene accettato al college a cui aveva fatto domanda, poi scopre di amare Bry.

Ma Bry mica è da meno: nello stesso lasso di tempo lui scopre che forse è attratto anche dai ragazzi, supera la nascita di un fratellastro, confessa alla family di essere gayo, fa coming out su instagram, fa a botte violente col suo best friend e scopre di amare Kai.

ORCAPALETTA.

È vero, sono giovini. È vero, l’Ormone è forte nei sedicenni, roba che i Jedi con la forza sono nullità al confronto. Però, caspiterina. Dieci giorni.

Io sto ancora elaborando il tutto.

Il problema non è tanto il fatto che si accumulino un insieme di cose sparse, ma che la struttura del romanzo non funziona: non c’è una chiara evoluzione, i momenti non sono scanditi bene.

Kai subito, di botto, chiede a Bry di uscire, e già la sera stessa Bry ha un debole per il nostro protagonista.

Martedì entrambi si iniziano a guardare con occhi diversi e mercoledì (o giovedì) scatta il limone, cioè il tenero bacio.

Ma io ho tanta stima. Dal lunedì al giovedì di questa settimana sono a malapena riuscita a capire come cambiarmi tutti i giorni per presentarmi vestita a lavoro e non giungere in ufficio ancora in pigiama e pantofole.

Accadono tante cose, ma tutte buttate lì, senza una reale esplorazione. Kai si sente rifiutato dai genitori dopo il suo coming out, ma tutto si risolve il giorno dopo. E lo stesso coming out è qualcosa che boh, è scritto male: Kai non ha mai confessato manco ai suoi migliori amici le sue preferenze e, all’improvviso, ne parla con un tizio della scuola che non conosce neanche bene. Ma perché?

Poi, ci tengo a precisarlo: ragà, fare coming out è una scelta. Quindi, si può anche scegliere di NON farla. Cioè, non è che tutte le persone gaye devono fare necessariamente un annuncio. C’è gente che vive bene anche senza. Non è obbligatorio. Mentre nel romanzo sembra che sia quasi un rito di passaggio per vivere più apertamente.

Amic*. Si può essere gay, non fare coming out, e vivere serenamente.

Quindi andiamoci piano con queste fanfaronate.

Comunque, ripartiamo. Kai un giorno chiede al compagno di teatro di uscire con lui. Guarda caso il compagno non è uno sfigato che si scaccola durante le proiezioni,ma un figo spaziale, popolare e fisicatissimo (i pettorali del bello ci vengono riproposti in più occasioni, sia mai che ce ne dimenticassimo), tale Bryson.

Bry accetta, e pure qui “Ma perchè?”, ma ben presto i due iniziano questi appuntamenti un po’ sopra le righe.

Bry infatti si è dato delle regole severissime per questi appuntamenti settimanali della scommessa: con la ragazza di turno NON CI SONO CONTATTI FISICI, ma solo teneri appuntamenti e accompagnamenti a scuola. Non mi è chiaro perhè Bry dovrebbe fare questa cosa, cioè che cappero ci guadagna da questa sfida? Capisco se, nell’uscire con gente nuova, ci scappasse l’occasionale limonata, per rallegrare le giornate più noiose; invece manco quello.

Nel caso perda invece, sarà costretto ad andare a scuola in bus per tutto il resto dell’anno scolastico, perchè la sfida dura 3 mesi.

Tre mesi =circa 12 settimane.

Bry per tre mesi dovrà uscire con 12 persone diverse. Ma uscite farlocche, in cui non possono fare cose.

Cioè non ci possono essere contatti fisici: manco tenersi per mano è consentito.

Tranne, ovviamente, quando arriva Kai. Da subito sappiamo che lui non sarà come gli altri, perchè SI TENGONO PER MANO, un gesto proibitissimo nel codice ippocrateo degli appuntamenti brysoneschi.

Lunedì Kai è convinto che Bry sia etero; martedì inizia a nutrire dubbi; mercoledì si baciano. MA DOVE STRACAXXO È LA TENSIONE? LA CREAZIONE DI UN SENTIMENTO TRA I DUE?

Per di più Bryson viene descritto come il ragazzo perfetto: oltre a tutti gli attributi fisici che farebbero impallidire Brad Pitt ai tempi di Troy, si aggiunge la pazienza, la dolcezza, l’infinita pazienza, la gentilezza, la ricchezza (perchè sì, vive in una casa uscita dalle riviste di architettura futurista)…insomma, manco gli Harmony si sono spinti a cotante fantasie.

E niente, la storia scorre, ma non si sa bene perchè. Kai e Bry restano due personaggi poco sviluppati, e l’evoluzione del loro rapporto è troppo repentina per permettere al lettore di essere davvero investito nella loro storia, sia individuale che di coppia.

Non dico che i due ci debbano mettere un anno, come in Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’universo (di cui, giurò, parlerò. Prima o poi).

Ma neanche così poco. Dai.

Sono dispiaciuta, perchè la trama era banalissima, ma comunque poteva essere l’inizio di una storia carina. Scontata, anche, ma godibile.

Così invece scivola tutto via. Cosa resta di Bry e Kai? Cioè, una storia che è nata e cresciuta in 10 giorni?

Nulla, a parte continui pipponi su quanto sia difficile essere gay anche adesso, nel 2022. OMAMMMAAAAAA. È vero autore, ma possiamo farlo capire senza spiattellarlo didascalicamente come se fosse un manuale scolastico?

Show, don’t tell, vale pure per i romanzi.

Per di più l’autore fa una cosa che io odio, perchè sono disturbata: scrive settemila pagine di ringraziamenti. AAAAAAAAARGH.

1 – Riassumi amico, non voglio sapere chi siano tutti i tuoi amici, dall’asilo fino ad adesso;

2. Amico, hai scritto un romanzetto, peraltro bruttino, placati;

3. Davvero vuoi ringraziare i lettori? I lettori?!? Per me solo Stephen King o gente che ha all’attivo almeno dieci romanzi può mettersi lì e dire: “Grazie, lettori e lettrici, che mi seguite da un pezzo e mi fate fare la bella vita comprando i miei libri”. NON SE HAI SCRITTO UNA CIOFECA CHE TI È STATA PUBBLICATA PERCHÈ L’EDITORE HA PERSO UNA SCOMMESSA.


Amici editori italiani. C’è roba bella in giro. Davvero. Potremmo fare una scrematura tra GIGAMERDA e ROBACARINA?

E, per l’amor del cielo, pagate in maniera decente questi poveri traduttori, che se no poi sono costretti a lavorare 22 ore al giorno e a tradurre un po’ a merda #traduttoripagatidegnamente.


Sono stata kattiva, persino più del solito.

Si prospetta un autunno faticoso: cioè sarà faticoso non odiare il genere umano, con cui purtroppo avrò più occasione di contatti dal momento che viaggio su mezzi pubblici notoriamente affollati. Preparo già gli infusi di camomilla da iniettarmi in vena per placare l’ira funesta e mi iscriverò in palestra, a fare uno di quei corsi in cui colpisci un sacco gigante a ritmo di musica “per restare in forma” (leggi: “mentre sogni di colpire i tuoi acerrimi nemici, come quel* simpaticissim* collega che t’ha sbolognato una rogna epica, a cui vorresti augurare merda, e non nel senso di portare fortuna, proprio che venga ricopert* di merda. Per quanto saresti solo felice di condividere questo pio desiderio con l’infame collega, disgraziatamente il bon ton e altre arcaici ma ben sedimentanti insegnamenti di buona educazione te lo impediscono”).

Ripensandoci, il sacco me lo installo in casa, che faccio prima.

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