Graphic novels e fumetti dell’autunno

Dopo la carrellata estiva, ecco che torno con un po’ di titoli per svagarsi, da leggere in un’ora o poco più. Ne ho una valanga, ma sarò brevina, lo prometto.

Ruggine di Francesco Vicentini Orgnani e Fabiana Mascolo (BD 2019)

Arturo è stato lasciato dalla fidanzata storica; anzi, è stato tradito & lasciato: tradito col suo miglior amico, Stefano.

Come riemergere da una batosta del genere? Ecco, questa la premessa.

Onestamente…mi aspettavo di più. A parte il tratto del disegno – io sono capra, quindi non è che il mio giudizio conti davvero – la storia in sè aveva del potenziale. Ma questo potenziale, cioè raccontare la fine di una relazione, il tradimento di amico e fidanzata, viene un po’ diluito da un racconto che non ingrana.

Mi è piaciuto molto il concetto di rappresentare Arturo come un cavaliere – un riferimento chiaro ad Arù, con Ginevra e Lancillotto a fargli da controparte traditrice – ma poi la storia mi scade. Perchè arriva Margherita che, quasi letteralmente, salva Arturo.

E no, il messaggio che può arrivare qualcuno a salvarti – sia ess* nelle vesti di uno scintillante principe azzurro, o di un’amorevole crocerossina – è sbagliato. Non si può stare bene perchè qualcun altro ci rialza. Si può essere aiutati, si può sentire la vicinanza di una persona importante, ma l’idea di un/una salvatore/salvatrice, a me non piace. Non so, veicola un messaggio limitante.

Viaggi nella filosofia di Janine (Bao 2019, 136 pagine)

Sarà che io sono capra in filosofia, sarà che l’ho letto in un viaggio di ritorno dal lavoro e quindi i neuroncini erano KO, sarà che non lo so, ma comunque il fumetto non ha aperto i miei orizzonti filosofici.

Carino, ma la mia capritudine ha trionfato nuovamente, e resto digiuna di conoscenze filosofiche.

Lascio anche il sito dell’autrice: http://janinebd.fr/

Da qui partirà la recensione n. 2, perchè a volte mi dimentico persino di aver scritto le recensioni e le RIscrivo, come una tonta.

In teoria questo fumetto dovrebbe trasmetterci la passione per la filosofia (fin qui ci siamo) e la sua comprensione (e già qui non ci siamo più). Leggendolo mi sono sentita più capra del solito, e ce ne vuole. Io ho pure studiato i filosofi (e le filosofe) citate a scuola, ma non ci ho capito comunque una mazza. D’altronde è come quei folli che tentano di insegnare ai delfini a parlare il linguaggio umano…cioè, figlio mio, ma già tra umani facciamo fatica a capirci, non c’è bisogno di mettere in mezzo pure altri mammiferi.

[Ok, piccolissssssima deviazione: ho letto un romanzo anche piuttosto figo basato su un esperimento che coinvolgeva delfini e linguaggio, di cui voglio davvero davvero davvero parlare].

Ok, quindi fumetto….boh. Non posso neanche dire che abbia una valenza educativa (sì, lo so, ho detto una roba brutta, perchè nessun libro dovrebbe avere un valore educativo, ma solo un valore intrinseco).

Boh, magari gli appassionati di Filosofia possono apprezzare? O forse gli umani con un Q.I. più alto del mio? Non ci vuole molto: proprio quest’estate ho provato per mezz’ora a piantare l’ombrellone nella sabbia grazie allo svitino (termine da me coniato per descrivere l’aggeggio tramite cui riesci a fare i buchi nella sabbia senza troppa fatica).

Ecco, ho passato mezz’ora a far girare lo svitino al contrario.

Per dire, battere il mio QI non è un’impresa impossibile.

Anna e la famosa avventura nel bosco stregato (raccontata da lei stessa) di Luca Tortolini e Sara Colaone ( Bao 2019, 80 pagine)

Anna parte per una vacanza in montagna con i genitori…ma ben presto l’intera famiglia scompare nel bosco! Anna è costretta a inoltrarsi nella foresta e affrontare animali paurosi per raggiungere il castello della strega che tiene prigionieri i genitori e il fratello.

Mi è piaciuto molto il tratto del disegno e o colori splendenti…la storia, onestamente, mi ha lasciata un po’ delusina. Non sono neanche riuscita a comprendere bene il target di riferimento (il fumetto è pubblicato per bambini) e la morale (se ce n’è una). Ora, sia chiaro, non è che tutti i fumetti per bambini debbano avere una morale; ma, dato il modo in cui è stata sviluppata la vicenda, l’intento educativo c’era. Ma non l’ho colto. Peccato.

Tra l’altro ho scoperto – dopo – che l’illustratrice, Sara Colaone, è la stessa di In Italia sono tutti maschi, e ne sono rimasta stupita perchè non mi era piaciuto il tratto in quel graphic.

Nellie Bly di Luciana Cimino e Sergio Algozzino (Tunuè 2019)

Puntavo questa graphic da un pochino, e, lavorando in una grande city, come prima cosa mi sono iscritta alla biblioteca – che in realtà è un sistema bibliotecario, con una marea di titoli disponibili (sto sfregandomi le manine, come le mosche quando si riposano).

E avevano in bella mostra proprio questo titolo.

Su Nellie Bly avevo anche cominciato di leggere un romanzo, Bly di Melania Soriani, ma dopo poche pagine mi ero arresa: mi sembrava che il tono utilizzato fosse banale e per nulla originale (mi sono fermata davvero dopo poche pagine, quindi potrebbe essere un’impressione sbagliatissima. Se qualcuno l’ha letto, mi faccia sapere).

Nellie Bly fu la prima giornalista investigativa americana. Nata nel 1864, ad appena vent’anni diventa una penna del Pittsburh Dispatch, per cui scrive un articolo sullo stato dei manicomi femminili dell’epoca (il pezzo fece talmente scalpore da costringere le autorità a stanziare un milione di dollari per migliorare le condizioni sanitarie del luogo). Più avanti, per un altro giornale, compirà l’impresa quasi impossibile: fare il giro del mondo in meno di ottanta giorni. Un chiaro riferimento all’opera di Verne, che Nellie incontrerà di persona.

Nel graphic la storia segue una laureanda che, nel 1921, vuole intervistare la giornalista ormai settantenne. E da questa intervista parte il racconto delle avventure della Bly.

Carino.

Clara e le ombre di Andrea Fontana e Claudia Petrazza (Il castoro, 2020)

Le atmosfere e alcuni aspetti ricordano molto IT di Stephen King, ma il fumetto lascia qualche perplessità.

Il tratt non mi ha fatto impazzire, ma ho curiosato sul sito dell’illustratrice e mi è piaciuto tutto quello che ho visto (quindi questo sarà un’eccezione): https://claudiapetrazzi.it/

Siamo negli USA nel 1988, e Clara si è appena trasferita in una nuova città. Ben presto viene presa di mira dai bulli della scuola, finchè non forma un’amicizia con altri ragazzini bullizzati e, insieme, riusciranno a sconfiggere una misteriosa presenza che sta facendo scomparire molti bambini.

La storia, come potete vedere, ricalca fedelmente quella di IT. Però, mentre il romanzo di King era chiaramente rivolto ad un pubblico adulto – soprattutto nella seconda parte, in cui i ragazzini si sono trasformati in adulti – questo fumetto si ferma a quando sono giovani.

Non saprei: sì, c’è il tema dell’amicizia; sì c’è l’idea che l’unione dia forza e coraggio e che la solitudine invece danneggi e renda più vulnerabili…ma trovo difficile, per il target di riferimento, immedesimarsi davvero nella vicenda. In primis per l’ambientazione statunitense, che mi lascia francamente perplessa: perchè la storia non è stata ambientata in Italia? Insomma, lo stivale pullula di paesini che confinano con boschi, e per il resto dello svolgimento l’America gioca un ruolo secondario (o forse no, volendo appunto richiamare IT o serie tv come Stranger Things)

Bellissimo invece il clima autunnale che circonda la storia, ed è perfetto per questo articolo.

Primo amore di Kevin Panetta e Savanna Ganucheau (Il castoro 2022, 368 pagine)

Questo titolo sarebbe stato perfetto per l’estate, dal momento che si svolge in piena stagione estiva in una località marittima, ma va bene comunque adesso, per ricordarci del mare.

Il protagonista, Ari, assomiglia graficamente a Charlie Spring di Heartstopper, e il nome mi ha ricordato di Dante e Artistoele scoprono i segreti dell’universo.

La storia secondo me è carina ma non eccezionale: ben caratterizzato Ari, un po’ meno invece Hector.

Però la palette di colori sull’azzurro acqua mi è piaciuta tanto tanto tanto e mi ha rilassato felicemente.

Quindi, consigliato.

Proseguo con Le maldicenze di Flavia Biondi (Bao 2021)

Si tratta di un’opera che raccoglie due racconti dell’autrice, scritti una decina d’anni fa.

Nella prima Davide ama le collane e i gioielli, ma si vergogna come un verme di farlo. Per le donne la liberazione sui vestiti è giunta a partire dagli anni ’50, soprattutto grazie alla Seconda Guerra Mondiale; per gli uomini ancora non è arrivata: per dire, un uomo che indossa la gonna viene considerato ancora ‘strambo’ (quello, oppure uno scozzese). Ed è un peccato, perchè i vestiti rendono liberi, e il fatto di avere delle limitazione è fastidioso e ingiusto.

Nelle pagine iniziali l’autrice ci dice che molte cose sono cambiate e probabilmente oggi non servirebbe più un fumetto come il suo. Io apprezzo il suo ottimismo, ma purtroppissimo credo che le due storie siano ancora assolutamente attuali.

Nella prima, Barba di perle, un ragazzo nasconde al mondo che ama indossare collane e braccialetti, perchè percepiti come oggetti da “travestito”. Con l’aiuto del suo boyfriend però, riesce ad accettare che le collane non siano solo “roba da donne o da travestiti” e vivere più tranquillo.

Nella seconda, L’orgoglio di Leone, il protagonista Thomas è un trentenne stronzissimo che rifiuta di definirsi gayo; lui si limita a “scopare con i ragazzi” il venerdì sera. E una di queste sere incontra Leone, un ragazzo di 23 anni che vive apertamente e senza pudore la propria sessualità. Siccome Thomas è merda dentro, non solo nasconde il rapporto con Leone al mondo intero, ma lo schifa pure pubblicamente.

Siccome vi ho già bombardato le pupille di foto orride, questa volta vi rimando a questo sito, dove trovate un sacco di tavole ad una risoluzione che nelle mie foto non s’è mai vista:

Fulcro di entrambe le storie è l’accettazione: non degli altri, ma di se stessi, che a volte è la più difficile da ottenere.

Prima di partire con pipponi epici, passo a Pelle d’uomo di Hubert e Zanzim (Bao 2021)

Di questo titolo avevo impressa una recensione “meh”, e quindi avevo le aspettative bassine. Invece sia la storia, sia la grafica sono piaciute molto! Siamo in un imprecisata cittadina medievale, quando Bianca scopre che le donne della famiglia si tramandano una “pelle d’uomo”: una pelle che permette a chi la indossa di assumere sembianze maschili e vivere come un ragazzo.

Affettuosamente chiamata Lorenzo, la pelle consente alla protagonista di avvicinarsi al suo futuro marito..scoprendo ben presto che quest’ultimo preferisce Lorenzo a lei!

La cittadina sembra ricordare per molti aspetti Firenze, con le sue statue di eroi semi-nudi e la rivolusione di Savonarola – comprensiva della cacciata (senza il falò di accompagnamento).

Troppo carino!

Finisco, se no diventa una tesi e non più un articoletto disimpegnato, con Per sempre di Assia Petricelli e Sergio Riccardi (Tunuè 2020).

Ambientato in Sicilia, il graphic segue l’estate di Viola, le sue amicizie e il primo amore, o piuttosto la domanda su cosa sia l’amore. Ci sono due signore gaye che guidano la protagonista, delle specie di sherpa morali, ma niente di più.

Boh, io con le storie di formazione ho un rapporto di amore/odio, perchè o le amo alla follia o mi lasciano indifferente, per i motivi più disparati.

Ecco, questa mi ha lasciato un po’ così, indifferente.


Ho concluso questa carrellata, sperando di avervi lasciato un po’ di titoli tra cui scegliere…alla prossima tornata di graphic (che, a questo punto, vista la piega stagionale, sarà quella invernale: infatti ho iniziato con i graphic dell’estate).

Nel frattempo, sto in piena ricerca per l’articolo sulla Shoah (lo so, lo so, mancano due mesi, ma mi conosco e, soprattutto, conosco i miei tempi, quindi meglio portarsi avanti), tra raffreddori, ansie e disagi.

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