Novembre: freddo, gialli, thriller e nebbia

A Novembre la città si spense in un istante
Tu dicevi basta ed io restavo inerme
Il tuo ego è stato sempre più forte
Di ogni mia convinzione ora…

Pure Giusy ci aveva avvertito, Novembre è un mese di mierda.

E infatti, è giunto il freddo, i raffreddori, i primi odi contro l’intero genere umano (primi per modo di dire, quelli sono evergreen).

E i ritardi. Quelli sono immancabili.

Negli ultimi mesi, l’ho già accennato, soffro di una sorta di bulimia letteraria: leggo tantissimo e tuttissimo, ma male, di fretta, nei viaggi, svogliatamente. E,puntualmente, non trovo nulla che mi soddisfi, quindi rimango ancora più agitata e insoddisfatta di prima.

Unica eccezione in questo deserto di solitudine e tristezza, i graphic novel, che mi danno molte gioie.

È tornato il caro amico spleen, fedele alleato di tutte le mie giornate più schifose e compagno inossidabile, sempre pronto e in agguato a spalarmi addosso un po’ di cacchetta, che sia mai avere gioie.

Ne avevo già parlato qui, poi mi ero placata, ma non temete: pure l’inverno scorso mi aveva fatto company, ma nelle scuole pubbliche c’è la pacchia assoluta di fare UN SACCO DI GIORNI A CASA. Rimpiango le due settimane a Natale, i ponti dell’8 dicembre, del 1 novembre, del 2 giugno e pure per le elezioni. Che bei momenti.

Tant’è che, povera tonta, a inizio ottobre di quest’anno, ho chiesto con trepidazione mista a speranza se avremmo chiuso l’ufficio in vista del ponte del 1 novembre. Quando mi hanno risposto “Sei scema, ovviamente no, se vuoi vedere i ponti vai a Venezia, ma consumando le tue preziose ferie”, mi è crollato un po’ di mondo addosso.

Ma, si sa, io mi lamento sempre e comunque, quindi andiamo avanti con una carrellata di letture super mega veloce, giusto titolo e commento rapido: perchè non avrò mai tempo/voglia/possibilità/voglia/occasione/voglia di recensirli (si è capito che non ne ho voglia?).

In origine avrebbe dovuto essere un’accozzaglia di libri sparsi, poi, visto che la stragrande maggioranza erano gialli, ho deciso di tenere solo quelli, che con le serate nebbiose che abbiamo qui, calzano a pennello.

Si parte!

Gli amanti di Brera di Rosa Teruzzi (Sonzogno 2022, 160 pagine)

Ormai leggo la sua serie per abitudine, poi tempo 3 giorni dimentico completamente la trama.

Stavo riflettendo che Iole, la mamma della protagonista Libera, è una nonna che però non ha rinunciato alla sua vita spensierata e sessuale. Ecco, quest’ultimo aspetto è un elemento comico della trama, ma nessuno oserebbe ridere di una persona della stessa età di sesso maschile. Sono rompipalle io, lo so, me ne rendo conto pure mentre scrivo, ma è così. In questo particolare volume poi, il sessismo e l’ageismo di sprecano, perchè un caso su cui investigano ruota attorno alla sparizione di una “porno prof”, cioè una prof quaratenne che scappa, si dice, con uno studente non ancora maggiorenne.

Questa storia – che, SPOILER – è palesemente falsa (si scopre infatti che lo studente di fatto è il figlio della donna e non l’amante, in quello che dovrebbe essere un colpo di scena ma è chiaramente intuibile da chiunque sia dotato di mezzo neurone) è il perno del romanzo.

Tra l’altro il figlio dice robe che nessun adolescente ha mai pronunciato riferendosi alla propria genitrice, come:

“Voglio stare sempre con te” le disse con trasporto.

Ma per tutto il libro ci sentiamo frasi sessiste come se piovesse, con Libera che si sente gelosa della prof, prchè è sofisticata e blablabla, mentre lei no.

Vi prego, smettiamola con questi manicheismi inesistenti, a nessun uomo viene chiesto di essere o sfrontato o dolce e gentile. Suvvia.

Detto questo, continuo a leggere le storie perchè sono abbastanza rilassanti e perchè sono Imperatrice del Controsenso.

Restando in tema gialli passo a La banda dei colpevoli di Sarah Savioli (Feltrinelli 2022 240 pagine), una saga che ho iniziato con qualche perplessità che però mi sta piacendo di più man mano che proseguo la storia.

Una pensionata viene trovata morta in casa, e si sospetta una rapina. Ma i famigliari della donna sembrano nascondere qualcosa..,ci penserà il detective Cantoni, coadiuvato da Anna (e tutto il mondo vegetale/animale con cui interloquisce) a risolvere la situazione.

Sarà che la collaborazione tra la protagonista e il suo capo/investigatore non sfocia in una prevedibile e noiosa love story, sarà che la protagonista/mamma preoccupata delle sfighe quotidiane non è così frequente, sarà che mi ha divertito, questo terzo titolo l’ho trovato migliore dei precedenti.

Infine, ultimo giallo leggerello, Una stella senza luce di Alice basso (Garzanti 2022, 320 pagine)

L’ho letto un paio di mesi fa (credo) e mi pare sia leggermente migliore rispetto ai precedenti: ogni lettrice è qui a chiedersi come farà Anita a lasciare il fidanzato storico Corrado e vivere una vita di passione e misteri col collega Sebastiano, pure lui fidanzatissimo.

La trama gialla l’avevo rimossa in toto – rileggendola c’entra qualcosa un regista morto male e una storia gaya che NO, AUTOR*, BASTA INSERIRE STORIE GAYE A CASO – per il resto l’omicida per me è nebuloso, quindi, anche volendo, non riuscirei a fare alcuno spoiler.

Cambio genere – o meglio, resto in tema gialli, ma passo alla saggistica – con Mente criminale, Storie di delitti e assassini di Massimo Picozzi (La nave di Teseo 2017, 326 pagine).

Secondo me l’opera è stata buttata lì a casacchio. Cioè, si vede che all’editore non fregava granchè di scrivere qualcosa di interessante e curato, quindi non ci ha manco provato.

Picozzi è un famoso criminologo, io ho letto anche molti dei saggi pubblicati per la collanda Strade blu della Mondadori, dove, solitamente, si concentrava su cinque-sei casi e li analizzava un pochettino.

Invece in questo saggio si prendono qualcosa come 60 casi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro, se non che coinvolgono gente morta male.

Risultato: nessun caso emerge, e di molti non servono neanche due paginette, perchè sono talmente famosi (o famigerati), che li conosciamo a memoria. Come la sezione dedicata alle “persone famose”, dove si spazia tra Sharon Tate e Charles Manson, O. J. Simpson, Elvis Presley…in molti casi senza dire nulla di nuovo, perchè li conosciamo stra-bene; non c’è alcuno spunto innovativo, anzi si va ad intorbidire ancor di più la vita, spesso breve e disgraziata, delle vittime. Esempio lampante: James Dean, di cui scopriamo, nelle poche righe a lui dedicate, che amava dei giochi erotici in cui i suoi amanti spegnevano le sigarette sul suo torace (?) e che era solito frequentare locali gay. Autore, ma sul serio? Sul serio c’è bisogno di andare a cercare dettagli privati sulla vita di questo poveretto che è morto a 24 anni, per fare mero sensazionalismo? Perchè non vedo nessun altro motivo per parlare delle sue preferenze erotiche, in questo saggio.

La parte dedicata alle “donne killer” presenta alcune frasi sessiste. Attenzione, per sessismo non intendo che l’autore scrive “Ah, le donne sono tutte infami”. No, il sessismo di cui parlo è molto più sottile, e più subdolo: per esempio, nel capitolo dedicato ad Anna Nicole Smith, ad un certo punto si racconta, quasi con pietismo, di come:

“…Ann Nicole è ingrassata in modo imbarazzante, senza per questo rinunciare a comparire in pubblico in abiti così attillati da apparire ridicola”.

Ora, breve excursus per spiegare chi sia Anna Nicole Smith, una modella divenuta celebre dopo aver posato per Playboy e aver sposato un uomo molto più anziano di lei, Howard Marshall, miliardario che le lascia in eredità un mucchio di soldi. Siccome i soldi sono davvero davvero tanti, il figlio di Howard inizia una battaglia legale, e i due si scontreranno per anni per dividersi l’eredità. Nel frattempo il figlio di Anna, Daniel, muore giovanissimo, pochi giorni dopo che Anna ha messo al mondo una nuova figlia.

Anna muore per un’overdose di farmaci nel 2007; aveva solo 39 anni.

Venne accusata non molto sottilmente di aver sposato Marshall per soldi, e questo marchio lo porterà addosso tutta la vita. Per una versione un pochino più onesta sui fatti, consiglio le puntate a lei dedicate del podcast You’re wrong about:https://podcasts.apple.com/us/podcast/anna-nicole-smith/id1380008439?i=1000465289888 (comunque io consiglio di ascoltarle tutte le puntate del podcast, sono troppo belle).

Nel saggio c’è addirittura un errore di scrittura del nome, Anne anzichè Anna, che a volte diventa addirittura Ann (come nella citazione sopra riportata).

Lascio anche uno speciale della ABC, in cui si ripercorre la sua vita:

Tornando al saggio, parlo di sessismo perchè in NESSUNO DEI CASI in cui il protagonista è un uomo, l’autore si sofferma sull’apparenza estetica. Non sull’aspetto, ma sull’estetica. Avrei potuto capire il focus sul peso se, e solo se, in qualche misura il peso avesse influito sulla morte o altro; invece è solo un attacco al suo aspetto fisico, come si fa spesso con le donne.

Andando oltre, e lasciando dietro di noi Anna, riporto un’affermazione: Picozzi scrive che, basandosi sull’esperienza pratica, ogni impronta di DNA è unica (e, sottolinea, parliamo di milioni di casi analizzati in quasi cento anni pag. 208).

Ora, io sono capra in tutto, figuriamoci in mini molecole invisibili a occhio nudo.

MA, in generale, alcune delle scienze forensi che per anni abbiamo ritenuto validissime, si sono sfaldate col tempo: come i bite marks, cioè i segni della dentatura. O ancora le impronte digitali, che riteniamo uniche: riporto, qui sotto, la trasmissione di John Oliver in cui si parla di un caso specifico, l’attentato alla metro di Madrid del 2004, in cui un poverello venne accusato di essere l’autore del massacro perchè erano state trovate le sue impronte sulla scena. Il porello era, fortunatamente per lui, ben lontano dall’Europa, e riuscì a cavarsela, perchè si scoprì che le impronte appartenevano ad un altro indidviduo: le due impronte erano talmente simili da poter essere scambiate tra loro, e non da uno, ma da ben tre differenti esperti!

Per quanto riguarda il DNA, ne serve un po’, non deve essere contaminato (e in una scena del crimine di solito passa gente, so che fa figo nelle serie tv, ma di solito i paramedici e le ambulanze girano), e con il DNA puoi risalire al ramo famigliare non necessariamente al singolo individuo.

[Se qualcuno fosse più esperto – e non perchè, come me, si rovina gli occhi a furia di guardarsi documentari di serial killer e si trafora le orecchie con podcast su atroci delitti – commenti pure se ho detto cavolate colossali].

La parte sull’attentato a Madrid e su questa specifica storia inizia al minuto 8.40; al minuto 10.56 si parla di DNA e di errori grossolani con la sua analisi.

Andiamo avanti che se no mi impantano su quest’argomento e non ne esco più.

Caldo di Victor Jestin (E/O 2021, 128 pagine)

Che io ho letto quando ancora faceva effettivamente caldo, ma ci sta bene in questa carrellata di gialli e crime. Ora, l’idea era interessante: il protagonista è un adolescente in vacanza in campeggio con la famiglia (solo scriverlo mi crea scompensi).

Una sera vede un ragazzo vomitare e poi morire (male).

Invece di chiamare i soccorsi o avvertire qualcuno, lo sotterra.

E poi vive con disagio il resto della vacanza.

È uno dei rari casi in cui l’impianto potrebbe anche funzionare, ma la storia è troppo breve per sviscerare bene tutto il disagio. Oppure è una copia poco riuscita dei racconti dell’orrore di Poe, come Il gatto nero? Non saprei, ma secondo me manca qualcosa per renderlo davvero indimenticabile.

Passiamo poi a ben due romanzi di Karen McManus, Uno di noi sta mentendo e Uno di noi è il prossimo (Mondadori).

Dell’autrice avevo letto un thriller di una bruttezza epocale, e sono rimasta stupita perchè, per quanto banale, Uno di noi sta mentendo, non è male. Si parte dalla solita scena di whodunnit: ci sono 6 persone chiuse in una stanza e una di loro crepa. Chi è stato? Ecco, sebbene condito da trame adolescenziali che, alla mia età, interessano meno di niente, comunque è una lettura scorrevole e carina (ad eccezione della risoluzione del mistero: dirò solo, non vale, amica autrice). Ho provato a dare una chance alla serie tv, ma mi sono annoiata dopo 20 minuti.

Il seguito invece, Uno di noi è il prossimo, l’ho completamente rimosso: cioè, non ricordo manco chi sia il defunto del secondo romanzo, figuriamoci se rimembro altro. Pure rileggendo la trama non mi suona nessun campanello.

Devo iniziare a fare gli esercizi di allenamento della memoria che di solito consigliano agli over 70 per mantenere il cervello allenato.

Stando in tema YA, ma cambiando genere, vi presento un romanzo dalla copertina brutta come poche, ma bello: parlo di Bones and all di Camille DeAngelis (Mondadori 2022, 312 pagine)

Si tratta di un horror on the road, ambientato negli anni ’90, di cui proprio in questi giorni Luca Guadagnino ha tratto l’omonimo film:

Maren ha appena compiuto 16 anni e ha passato il compleanno più bello di sempre. Ma, il giorno dopo, la madre le lascia un biglietto in cui dice che non ce la fa più: in casa non ci sono più si suoi vestiti, nè le sue cose. Le lascia una busta con dei soldi, e Maren sa che è colpa di quella cosa brutta che le ha forzate a condurre una vita nomade.

Maren allora parte, sola e sgangherata, alla ricerca del padre. Sulla strada però, incontrerà altre persone come lei.

Ed è tutto quello che posso dire senza fare mega spoiler, quindi mi fermerò qui.

L’ho iniziato con poche aspettative, invece mi sono dovuta ricredere: la storia funziona e la protagonista è abbastanza originale da essere unica. L’unica pecca, forse, è il kattivo della situazione, le cui motivazioni mi paiono stringate.

Ma le ultime pagine ripagano appieno il lettore, e, per me, il finale è da premio.


Avrei voluto aggiungere un altro paio di titoli gialli (per esempio, l’ultimo di Malvaldi), ma non ce l’ho fatta a leggerli e quindi verrano trascinati in un’imprecisata listona futura.

Nel frattempo, buon dicembre: le luminarie sono già sparse per tutte le città, e pure io che sono abbastanza disinteressata, devo dire che la sera mi piace vedere queste lucine che risplendono: non arrivo a dire che mi fanno volere un po’ più di bene al genere umano (sia mai!), ma mi fanno provare un pochino meno odio per tutt* coloro ch starnutiscono di fianco a me sui mezzi senza coprirsi la bocca (no, non è vero, c’è ancora odio per voi spargitori di germi infami).

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