La prima ultima notte di Adam Silvera

Editore: Il castoro

Anno di pubblicazione: 2022

Pagine: 544

Riassuntone: Orion e Valentino si incrociano a Times Square e tra loro scatta subito qualcosa. Ma, proprio in quel momento, Death Cast si manifesta con le sue telefonate mortali, cambiando le loro vite per sempre. Perché uno di loro riceve la chiamata e… l’altro no. Nessuno sa come andrà a finire la giornata, ma Orion e Valentino sanno che vogliono trascorrerla insieme… anche se questo significa che il loro addio sarà straziante.

Quindi c’è un Lui, c’è un altro Lui, sono ggggggiovani. Cosa potrà mai succedere? Ovvio, scoppia la passione.

Io voglio bene ad Adam, avevo anche parlato bene del predecessore di questo titolo, ma davvero, con questi sequel/prequel sembriamo tutti la Disney, intenta a riproporre live action e remake di film famosi nel passato.

Va bene, Disney, ma quante robe ci dovremo ancora sorbire prima di placare questa bomba di riproduzioni inferiori agli originali? Lasciaci vivere, ti prego.

Con i libri è un po’ lo stesso, e questo titolo non fa eccezione.

Dal momento che, SPOILER, nel primo i protagonisti schiattavano entrambi alla fine (spoiler per modo di dire, il titolo originale è They both die at the end), non si poteva fare un sequel, le menti perverse degli editori hanno pensato ad un prequel. Non perdono un colpo.

Ora, tutto molto carino e molto interessante, ma il romanzo non ha niente da dire.

Non è brutto, questo no. Però non aggiunge niente, nè amplia l’universo del precedente.

È inferiore all’originale, questo certamente, soprattutto per un paio di aspetti:

  • Nelle prime pagine scopriamo che siamo nel giorno dell’inaugurazione di Death Cast (o come cappero si chiama il programma che consente di venir chiamati il giorno in cui si muore). Il concetto è molto vago e poco credibile, ma nel precedente romanzo era già una realtà diffusa, l’autore non si impegolava in tentativi di spiegazioni astruse arrampicandosi sugli specchi (quello lo può fare solo Tom Cruise in Mission Impossible), e funzionava. Non aveva molto senso, ma per quanto la spiegazione per questa applicazione fosse debole, non importava. Qui invece l’app stessa ha troppo spazio, addirittura viene coinvolto il creatore dell’app: a questo punto diventa difficile non porsi delle domande, del tipo: ma come stracappero fa un singolo uomo a creare una app che sa esattamente quando creperai? Non è assolutamente possibile, non è logico! E questo tarlo mi ha accompagnata per tutto il romanzo.
  • Punto numero dos: la storia d’amore. Pure nel primo romanzo era la parte più debole della vicenda, ma restava abbastanza circoscritta. In questo invece è il centro focale del racconto. Ma non funziona. Non funziona l’insta-love, non funziona l’incontro casuale dei due narratori, non funziona la dinamica del rapporto. Valentino arrivo a New York e, prima di mezzanotte, incontra Orion (attezione, amico scrittore Adam, ti stai avvicinando pericolosamente ai nomi Harmony). Orion ci prova con Valentino e, dopo poco, allo scoccare della mezzanotte, Valentino è la prima persona a ricevere la chiamata di Death Cast: quel giorno passerà a miglior vita. A quel punto, per motivi non limpidissimi, Orion e Valentino decidono di passare del tempo insieme. E, dopo mezza giornata, sono già pronti a dichiararsi amore eterno e slinguazzare felici. Prima di trapassare, fanno pure in tempo ad avere la loro magica prima volta! Anche qui, autori, autrici, basta. Ve lo chiedo per pietà, basta. Il racconto della loro prima volta è buttato lì, decisamente troppo frettoloso, come se farlo desse più valore ai loro sentimenti. Come se fosse un rafforzativo delle loro emozioni. Autore, i tuoi personaggi si sono incontrati nemmeno 24 ore prima. Stanno con la testa confusa, passi pure per il limone e le frasi d’amore imperituro, ma perchè devono per forza far sesso? Boh. La scelta ha sminuito l’importanza della “prima volta”, non ha cambiato o migliorato la percezione dei loro sentimenti. Dai, anche se uno dei due muore senza aver fatto fiki-fiki può essere felice. Lo dico perchè sembra quasi che solo attraverso il sesso si possa approfondire o dare più valore al rapporto, e non è vero.

Il prossimo punto è uno spoilerone gigantesco, quindi, siete avvisati.

  • L’aspetto più debole è il fatto che Orion avrebbe bisogno del cuore di Valentino. No, non in senso metaforico, per quanto le battute all’interno del romanzi si sprechino, ma in senso letterale: Orion ha un problema cardiaco, e ha urgente bisogno di un trapianto. I due si mettono d’accordo: a fine giornata, quando Vale trapassa, donerà il suo cuore al buon Orion. Non sto ad indagare su come funzioni e se si possa scegliere a chi donare i propri organi, non è rilevante. Il fatto è che c’è un enorme conflitto di interessi (omiodddddddddio ma cosa mi succede): per sopravvivere Orion ha bisogno del cuore di Vale. Ora, questa premessa sarebbe stata interessante, e avrei apprezzato un finale dark e sibillino, con Orion stesso o la sorella di Orion che accoppavano Vale per pigliarsi il cuore. Invece Orion si “innamora” di Vale, e poi, a fine romanzo, si trova il cuore del suo amato nel petto. ‘Na roba per cui qualsiasi umano rimarebbe in terapia per decenni.
  • L’accenno della storia di violenza è veramente buttato lì: il finale, con il padre/marito violento che muore, e dovrebbe rendere tutti felici perchè “era un uomo kattivo, meglio morto che vivo”, non è aderente alla realtà. Frankie picchia la moglie, ma non ha mai toccato il figlio a cui, ci viene detto, vuole molto bene. Il fatto che Paz uccida il padre, anche se per difendere la madre, è una cosa per cui andrà in terapia per eoni.
  • Insomma, i terapisti diventano ricchi: forse in realtà Death cast è un progetto portato avanti dalla lobby dei terapisti.

Ah, un ultimo appunto: mi sa che Adam Silvera c’ha un fetish per i modelli (come dargli torto), perchè sia in Siamo ancora qui (che ho già letto e di cui uscirà a breve una recensione kattiva), che in questo romanzo, uno degli interessi amorosi fa il modello di professione.

Ora.

Io non so statisticamente parlando quanti siano i giovini che campano posando per shooting, ma nell’universo di Silvera, tanti.

Per quanto possa capire la fascinazione per i modelli, credo propaghi ancora lo stereotipo del gayo super fisicato e palestrato a cui sbavano dietro tutti gli esseri umani. Non ti dico che me lo devi fare tipo Danny DeVito, ma anche di una bellezza nella norma ci può stare (poi, Adam, concordo pure con te che se compare la versione giovane di David Beckam siamo tutti più felici).

Altro appunto: la poca credibilità dell’incontro Orion/Valentino e l’evoluzione della loro storia d’amore: nel secondo romanzo, l’amicizia che nasceva tra i due protagonisti era legata al fatto che entrambi erano stati chiamati, e quindi entrambi sapevano di dover crepare in quella giornata.

In questo, invece, no. Valentino riceve la chiamata, ma Orion no.

Anche la tecnica di approccio di Orion e lo sviluppo della relazione che ne consegue è troppo frettolosa per essere credibile. Piuttosto, avrebbe avuto più senso (leggermente più senso), se i due si fossero conosciuti online e scritti per mesi. Se Valentino fosse giunto a New York per incontrare Orion e poi lì avrebbe scoperto che sarebbe trapassato. Almeno i due avevano già delle basi su cui lavorare, non erano completi estranei.

Ovvio, lo dico da anzianissima, sia chiaro.

C’è anche una comparsata di Mateo e Rufus, protagonisti di L’ultima notte della nostra vita, ma è giusto un accenno.

In conclusione: è un romanzo superfluo. Non è orrendo come altre robbbbbbe, ma è dimenticabile.

E con questa kattiveria innata auguro a tutt* un buon weekend!

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