Love just ain’t enough – omosessualità femminile 9

Omammmaaaa chi l’avrebbe mai detto che da una rubrichetta nata quasi per caso, sarebbe sgorgata una serie di articoli così longeva (cioè, più di un anno!!! È un record personale!).

Comunque, avrei voluto pubblicare questo articolo in occasione del Prinde month, ma ne avevo già una spatanfiata a cui dare la precedenza, e quindi eccolo comparire adesso!

Il titolo sembra tristino, ma è solo che mi sono intrippata con questa canzone recentemente e ho già parlato dei miei problemi con le ossessioni.

Prima di iniziare, come sempre, il recap delle puntate precedenti:

  1. Sole-cuore-amore
  2. Love is in the air
  3. Love is all you need
  4. Crazy little thing called love
  5. It must have been love
  6. I will always love you
  7. Can you feel the love tonight
  8. A far l’amore comincia tu – all italians

Bando alle ciance, partiamo subito!

Ragazza, serpente, spina di Melissa Bashardoust (Mondadori 2021, 336 pagine)

Unico pregio di questo romanzo: l’autoconclusività.

Così almeno non ci dobbiamo leggere altri romanzi per capire quanto babbiona possa diventare la nostra protagonista. E il triangolo, anche se queer, ha rotto.

Con tutte le cose che si possono raccontare in un mondo magico, autrice, davvero ritieni che il triangolo sia la più interessante?

E, come i più intuitivi avranno ormai capito, sì, uno dei vertici del simpatico triangolo in cui la nostra protagonista è coinvolta, è una ragazza.

Che poi, ragazza. Entrambi i suoi interessi amorosi sono dei div, o delle specie di div, insomma creature magiche.

Io mi chiedo: ma perchè tutte le creature magiche rispecchiano il binarismo sessuale umano? Cioè, perchè tutti ‘sti esseri fatati sono uomini o donne? Ha senso? Ma scusate, magari hanno un genere diverso; magari non hanno un genere; magari sono come le creature di Avatar che si accoppiano in maniera strana.

Il romanzo, in originale, è del 2020. Si può osare di più.

Qui purtroppo è proprio un mischione dei classici elementi dello YA, tutti amalgamati male e miseramente.

Si parte con la protagonista speciale e cretinissima (povera cara, davvero, ma è proprio tonta). Si passa all’innamoramento con un giovine di belle speranze che si rivela il bad boy della situa. Per aggiungere il tocco creepy, il bad boy in realtà è un div plurisecolare, così mettiamo anche una nota inquietante alla relazione.

Soraya è stata rinchiusa nella sua cameretta per anni, un po’ come Elsa di Frozen, per motivi assurdi (anzi, il potere mi ha ricordato Rogue di X-Men, la ragazza che assorbe il potere degli altri e quindi non li può toccare).

Data la lunga reclusione, Soraya ha gli ormoni impazziti, e perde la testa per la prima guardia carina che le dà la tara (oh, comprensibile).

Però poi si prende bene anche con Parvenah, una creatura dal nome strano che assomiglia ad una fata (la butto giù veloce, perchè il succo è questo). Creatura che al momento giace nelle segrete del palazzo, come prigioniera.

Soraya scopre che la maledizione che ha da quando è nata (il suo tocco è velenoso per tutte le creature viventi AD ECCEZIONE DELLE PIANTE, che non si sa perchè sono immuni) è stata chiesta dalla madre. Ovviamente – essendo adolescente – si prende male e decide di curarsi da sola con una piuma magica. Purtroppissimo tale piuma magica ha un potere immenso, cioè protegge il legittimo re del popolo . Re che, per inciso, è suo fratello gemello. Perchè sì, Soraya non è una cassiera disperata, bensì la regina. Rinchiusa nelle sue stanze, patisce la solitudine e vuole vivere libera.

Quando il ragazzotto, Azel, la guarda con libidine, a lei parte l’embolo e pur di toccarlo scalerebbe l’Everest saltellando su un piede solo, figuriamoci se si tratta semplicemente di rubare un preziosissimo manufatto capace di tenere al sicuro la sua famiglia.

Il furto di tale oggetto rasenta l’idiozia; faccio più fatica io a mangiare i biscotti di nascosto da Soggettinus (dotato di un udito finissimo, al primo sgranocchio compare immediatamente nei pressi con vocina implorante, manco non mangiasse da mesi, implorando “bicotto”. Risultato: biscotti mangiati da me in un giorno favorevole – cioè con musica a palla per coprire il rumore dell’apertura del sacchetto – 2; biscotti mangiati da Soggettinus: tutto il resto del pacchetto).

Poi Azel, una volta che il re è vulnerabile, rivela la sua vera natura e si appropria del potere. Ma, per qualche misteriossima ragione, si porta dietro Soraya, che ha dimostrato la sua incapacità e, soprattutto, la sua vena traditrice.

A me fa sempre ridere che gli esseri millenari si prendono bene con degli adolescenti perchè, sul serio, vi ricordate l’adolescenza autori/autrici? Ma manco se mi legano ad un palo vorrei riviverla o mettermi con una persona che la sta vivendo.

[Poi non mi ricordo l’età di Soaya, ma da come si comporta io punto a 18].

E niente. Il triangolo procede imperterrito per TUTTO il romanzo.

Il problema è che la protagonista non ha una vera evoluzione, e la scelta di virare su un interesse amoroso piuttosto che su un altro sembra fatta a caso (Pimpiripette nusa, pimpiretta na, chissà chi sceglierà?).

La protagonista è tratteggiata col sedere, quindi immaginate gli altri personaggi.

Io capisco, davvero, se vuoi far apparire la tua eroina una mezza stordita all’inizio. Ma poi se me la vuoi far diventare salvatrice del regno, la stordita si deve ripigliare. Sennò non vale.

MA scusate, questa ha la furbizia e la sottigliezza di un piccione in autostrada, su. O si sveglia, o muore (sì, sono drastica).

Invece questa protagonista loffia non fa nulla per tutto il romanzo. A parte il fatto che, da sola, è responsabile della detronizzazione del fratello e di tutti i merdoni che capitano, Soraya fino alla fine si crede furba. Ma, amiciccia, ci sono uova di pidoccchio più brillanti di te! Per esempio, lei ha questa simpatica mania di tradire tutti. Ma lo fa non perchè è un’astuta calcolatrice, in quel caso avrebbe tutta la mia stima; lo fa perchè è scema.

E capirei se le creature magiche, trovandosi di fronte quest’idiota, la sfruttassero e poi la abbandonassero. INVECE NO! Si innamorano di lei! Ma di cosi ti innamori, che continua a tradirti?!? E non a tradirti del tipo “ah-ah, mi limono un* altr*”.

No, ti tradisce mettendo a repentaglio la tua vita! Ti fa incatenare, ti fa imprigionare, ti fa perdere il trono! Ma che razza di creatura sei?

Passiamo oltre, che è meglio, come direbbe Puffo Quattrocchi.

Sulla mia pelle. Storia del mio coming out di Beldan Sezen (Beccogiallo 2014, 162 pagine)

Mmmmmmh. Lo stile per me è un enorme NO. A parte la difficoltà di leggere una scrittura che passa dal maiuscolo allo stampatello, o che confonde entrambe anche all’interno della stessa parola, il tratto del disegno è minimal (come scrive l’autrice stessa nella sua bio online). Ma pure brutto. Anche il richiamo al paese d’origine, la Turchia, è appenna accennato – tant’è che leggendo il graphic novel si fatica a percepirlo come un qualcosa di significativo. Il tema del lesbismo e della propria cultura era stato affrontato anche in La più piccola, con un risultato molto migliore.

In questo misto – non è una vera graphic, nè un fumetto, più una via di mezzo, sulla falsariga di Heimat di Nora Krug (che, per quanto non c’azzecchi niente, consiglio tantissimo) – non riesce ad emergere un senso logico o cronologico, oppure anche solo un minimo fil rouge che connetta insieme dei momenti e degli spezzoni della vita dell’autrice.

Non ho letto niente di rivoluzionario o che mi abbia permesso una qualche empatia con la voce narrante: i boyfriends si susseguono per anni, finchè la protagonista dichiara di essere gaya. Bene.

Ma un minimo di emozione, di pathos. E che cappero, racconta tutto come un bambino che ha studiato a memoria i nomi dei fiumi italiani (ragà, mi sono sentita una marea di interrogazioni capaci di far cascare le ali ai piccioni).

E poi il coming out con la madre…che forse avrebbe dovuto essere un momento toccante, ma risulta involontariamento faceto e quasi ridicolo. Ma non in senso positivo: il modo in cui viene descritto sembra togliere qualcosa alla solennità che l’autrice vuole imporre al momento del suo coming out.

Non mi ha convinto.

Quando fuori piove di Martina Tammaro ed Erika Mattina (Rizzoli 2022, 324 pagine)

Allora.

Allora.

Sono contenta che le due autrici abbiano una certa visibilità sui social e la utilizzino per promuovere tematiche di sensibilizzazione sulla comunità LGBTQ+ (poi io provo ansia per loro e, più in generale, per tutte le coppie di vipssss più o meno famosi che decidono di condividere con la folla i fatti propri, consapevoli che, se un domani decideranno di separarsi, lo dovranno 1. dire a tutto il mondo; 2. aspettarsi di leggere commenti del cavolo da gente sconosciuta che si sente in diritto di commentare).

La storia è meh. Autobiografia – penso in tutto – racconta lo sviluppo della relazione tra le due, Erika e Martina. Si conoscono ad un provino e immediatamente Martina nota Erika, che è una bella giovine. Ecco, il commento sulla bellezza della sua partner è ripetuto ad oltranza per tutto il testo, preparatevi: niente di male, ci mancherebbe; certo che dopo la decima volta l’ho anche capito: Erika è una superfiga, abbiamo colto il messaggio (mi è fin venuto da pensare che l’autrice dovesse farsi perdonare qualche uscita infelice, del tipo: “Oh, guarda che stragnocca quella tipa al supermercato”, seguita da occhiata incenerirtice di Erika e modalità “Porcapaletta, devo fare qualcosa di GROSSO per redimermi”).

La relazione che si sviluppa secondo me presenta diversi campanellini d’allarme, che vengono presentati come incredibili gesti d’amore: uno su tutti, Martina si presenta in almeno due occasioni sotto casa di Erika, a sorpresa. Una di queste volte Erika non vuole vederla, al che Marti la minaccia: se non esce di casa, citofona ai suoi. Genitori che, ci viene fatto capire, non sono di larghe vedute. Ma manco di strette vedute: non vogliono proprio vedere l’omosessualità della figlia. Verso fine libro poi Martina praticamente costringe Erika a confessare la relazione ai genitori, pur sapendo che questi non avrebbero accettato la figlia.

Ora. Io so che nei film sembra sempre figo quando qualcuno si presenta sotto casa, magari dopo aver guidato per lunghe distanze. E a volte lo è. Ma, a volte, rientra nella categoria “Vampiro millenario e nullafacente che fissa la fidanzata mortale mentre dorme a sua insaputa”.

[Che poi io lo capisco pure il vampiro che si rompe le balle, 24/24 a stare sempre sveglio, dev’essere una rottura di scatole significativa. E, vorrei sottolineare, la parte inquietante non è che fissi la fidanzata nel sonno – certo, prendere sonno con uno che ti fissa non sembra una roba particolarmente rilassante, ma ognuno ha i propri fetish – ma il fatto che lo faccia senza rivelarglielo].

Ecco, sappiate che il commento del giorno dopo delle amiche o degli amici può passare molto velocemente da “Ooooh che romantic* la tua DolceMetà” a “Omiodddddio, molla subito quel/quella manic* che si apposta sotto casa tua”.

Lo stesso dicasi per la scelta di non rivelare la propria relazione. Ragà, Erika è maggiorenne. Mi sembra abbia sui vent’anni, forse ventiquattro, non ricordo. Se non vuole raccontare alla sua famiglia la relazione, un motivo ce l’avrà. Poi, sono pure d’accordo che frequentare una persona che non ti presenta alla famiglia fa brutto. MA, soprattutto quando ci sono di mezzo genitori chiusi e omofobi, ci sta di lasciare al partner del tempo. Il coming out non è obbligatorio. Nessun* si deve sentire obbligato a farlo.

Dall’altro lato abbiamo Erika che fa scenate di gelosia basate sul nulla. Scenate che, anche qui, possono passare rapidamente da “Omioddio, quanto mi desidera” a “Omioddio, quanto desidero scappare”.

Anche qui c’è la magika prima notte, in cui tuttissimo è perfettissimo (boh, saranno tutt* dei talenti naturali). Sfatiamo i miti: le prime volte sono belle solo nei film. Nella vita, meh. Può essere un momento tenero e romantico, sì. Può essere fantastico, nel senso che finalmente stai con la persona che vuoi. Ma non venitemi a dire che siete dei fuoriclasse alla prima volta con una persona.

Quindi libro meh, ma le due si sorbiscono quotidianamente una valanga di commenti da gente che, leggendo il tenore delle argomentazioni, non dovrebbe avere accesso a strumentazioni informatiche, ma nemmeno a oggetti di comunicazione più evoluti di una penna d’oca.

Ecco il loro canale facebook, Le perle degli omofobi, in cui ci mettono la faccia (e probabilmente anche una buona fetta della loro serenità mentale): https://www.facebook.com/leperledegliomofobi (tra l’altro, ho scoperto che si sono fidanzate proprio da poco, congratulazioni!).

L’attesa di Remo Binosi (La nave di Teseo 2022,153 pagine)

Testo teatrale del 1994, l’opera vede due sole protagoniste: Rosa e Cornelia. Siamo nel 1784, e Cornelia è una giovanissima aristocratica rinchiusa in una casa di campagna. Il perchè lo scopriamo ben presto: è giovane, nubile e INCINTAAAA. Chiaramente IL MALE ASSOLUTO per i tempi, motivo per cui è bella nascosta.

Ben presto a farle compagnia compare Rosa, una popolana pure lei incinta. Insomma, queste due sono giovani pulzelle rinchiuse in una semi-prigione. Incinte. Con gli ormoni impazziti. Ovvio che scatta qualcosa.

Poi ci sono un po’ di mega rivelazioni sul finale, che io non spoilererò perchè l’opera è molto carina e molto veloce da leggere, quindi ve la raccomando (piccola nota: Rosa parla in dialetto veneto, o almeno un dialetto un po’ ripulito, perchè anche io ce l’ho fatta a capire, e io non capisco mai niente).

Non sono questi i problemi di Ren (BeccoGiallo 2019)

Per trasmettere tutto il mio disagio e la mia storditaggine, vi dico solo che ci ho messo cinquanta pagine per capire che la protagonista del fumetto fosse una ragazza e non un ragazzo.

Bene, ma non benissimo.

Dopo questo piccolo incidente di percorso, ho comunque un paio di critike: la prima è che a me il fumetto è parso vecchio. Tratta di tematiche ormai assodate, e le tratta in maniera che io considero superata. La seconda è che manca un filo conduttore ben chiaro nella narrativa e nell’impostazione delle tavole.

Ok, un fumetto intero per dire che “Non è un problema essere gaye”? Beh, poi si sentono commenti in giro che ti fanno sanguinare le orecchie, quindi forse sì, c’è bisogno anche di un fumetto.

Lascio il blog dell’autrice: https://striscediren.blogspot.com/

Si conclude così questo articolo sulle mezze-delusion, ma non demordo! Sto già scrivendo la Parte 10, con delle perle che inseguivo da tempo e finalmente ho recuperato (grazie, biblioteca della metropoli, grazie)!!!! Ovviamente la nuova parte uscirà in un futuro non ben precisato: le scadenze me le impongo solo al lavoro, inutile forzare la procrastinazione naturale anche sul blog. Mini-spoiler anticiposo: ci saranno un bel po’ di graphic novels anche in questa rubrica!

Ovviamente se avete idee di lettura sul tema, sono tutta orecchi!

Buona giornata!

Pubblicità

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...