Il pipistrello di Jo Nesbø

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Lo sapevi che per gli aborigeni il pipistrello è il simbolo della morte?

Una ragazza norvegese viene uccisa in Australia. Le autorità della Norvegia allora inviano l’ispettore Harry Hole per collaborare con la polizia locale, in particolare con un detective aborigeno, Andrew Kensington. Via via che il caso si districa emergono inquietanti traffici di droga e sesso. Harry intanto intreccia una relazione con una barista, Brigitta, a cui confessa il suo passato turbolento…

Con qualche anno di ritardo rispetto al resto del mondo, anche io finalmente ho letto un libro di Jo Nesbø, il primo della saga che ha come protagonista il detective Harry Hole. La prima metà del libro per me è stata pesante, tanto che ho considerato l’ipotesi di lasciarlo a metà. Invece ho fatto bene a proseguire perché la seconda parte è quella migliore, dove finalmente il romanzo ingrana il ritmo giusto e si rimane più coinvolti. Harry Hole è un personaggio che già abbiamo visto, e conosciamo tutti: tipico poliziotto ai metodi non proprio ortodossi e che ha un passato torbido. E non aggiunge molto al genere poliziesco, nel senso che proprio una figura che si incontra spesso; diciamo che ricorda molto molto molto James Bond (quello dei film di Daniel Craig, del tipo che se fossi uno sceneggiatore magari i diritti d’autore li chiederei…).

Un altro personaggio che non mi ha convinto assolutamente è Brigitte, la sua bella, che guarda caso è una delle persone interrogate in relazione al delitto. Si incontrano e badabam! scoppia il fuoco della passione.

Mi è parso un trucco molto retorico, già visto, già sentito e ridondante.

Ora, l’assassino non è un gran colpo di scena, e Harry Hole non mi ha convinto per nulla perché sembra il classico detective dannato con una storia triste alle spalle che si innamora della prima testimone che vede. Ribadisco, basandomi su questo romanzo non consiglieri tutta la saga. A onor del vero mi hanno detto però che nella serie ci sono romanzi che meritano più di altri, e magari questa prima fatica letteraria non è riuscita perfettamente per i personaggi e il loro sviluppo e per la trama, perché poi lo stile è anche molto ben modulato. A quanto pare il terzo libro della saga ( e il primo tradotto in Italia) è quello che ha ottenuto i riconoscimenti più ambiti dalla critica norvegese. Quindi, io provo a leggere il secondo e anche il terzo romanzo, e per ora sospendo il giudizio.

 

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