Chi è fascista di Emilio Gentile

A 100 anni dalla nascita del movimento fascista, a oltre 70 dalla fine del regime, ‘il fascismo è tornato’. In rete e nei media l’allarme è al massimo livello. Caratteristiche del nuovo fascismo sarebbero: la sublimazione del popolo come collettività virtuosa contrapposta a politicanti corrotti, il disprezzo della democrazia parlamentare, l’appello alla piazza, l’esigenza dell’uomo forte, il primato della sovranità nazionale, l’ostilità verso i migranti. Fra i nuovi fascisti sono annoverati Trump, Erdogan, Bolsonaro, Di Maio, Salvini. Insomma, all’inizio del XXI secolo, trapassato il comunismo, disperso il socialismo, rarefatto il liberalismo, il fascismo avrebbe oggi una straordinaria rivincita sui nemici che lo avevano sconfitto nel 1945. Ma cos’è stato il fascismo? È stato un fenomeno internazionale, che si ripete aggiornato e mascherato? Oppure il ‘pericolo fascista’ distrae dalle cause vere della crisi democratica?

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Soprattutto negli ultimissimi anni il termine neofascista, nazifascista o più semplicemente fascista viene usato sempre più spesso. Storici e studiosi si sono impegnati a scrivere saggi per spiegare questo fenomeno che sembra nuovo e scoppiato all’improvviso. Nel saggio Neofascisti, si capiva come il movimento fascista, pur con cambiamenti ed evoluzioni, non fosse mai del tutto scomparso, e riemerge oggi in forma più evidente (ma il Movimento Socialista Italiano era un partito fondato da Giorgio Almirante, uno degli “eroi” del fascismo).

Quando ho preso questo saggio in biblioteca mi aspettavo un discorso simile. L’autore, Emilio Gentile, è uno degli storici più importanti a livello mondiale del fascismo. È uno studioso che ha scritto, letto, parlato e divulgato nozioni sul fascismo da diversi decenni.
E invece il contenuto mi ha spiazzata. Perché Gentile – basandosi su fatti storici – asserisce una verità non molto popolare: il fascismo non esiste più. Anche quei movimenti che adesso sono definiti fascisti (CasaPound), così come tutti quei comportamenti che associamo alla parola (razzismo, xenofobia, violenza) non sono comunque paragonabili al partito fascista del ventennio.
Gentile fa una lunga carrellata per spiegare come il termine ‘fascista’ venne utilizzato fin dall’inizio in termini dispregiativi contro ogni avversario politico, fascista o meno. Addirittura prima della dittatura, quando il fascismo era un ‘semplice’ partito, il sostantivo fascista veniva affibbiato anche a coloro che pochi anni dopo diventeranno dei celebri antifascisti. Benedetto Croce, nel 1944, in un articolo dal titolo “Chi è fascista?”, deprecava l’utilizzo della parola come mero insulto politico, rivolto ora ai comunisti (per la dittatura russa), ora ai liberali (di tendenze conservatori). E così è ancora oggi, se si leggono i commenti sui social. Ognuno accusa l’altro di essere fascista, privando di fatto il termine del suo significato originale.
Gentile va oltre: afferma che il fascismo come movimento non sorse nel 1919 (anno della fondazione del partito fascista) ma solo nel 1922, quando iniziò ad avere quei tratti unici che identificano il movimento mussoliniano. Gentile non approva l’uso dell’aggettivo fascista rivolto alle varie dittature nella storia (Pèron in Argentina o Saddam Hussein in Iraq), semplicemente perché, secondo l’autore, i tratti distintivi del fascismo non esistono più. Le condizioni storiche, sociali e culturali che portarono alla nascita del movimento e al suo potere non sono le stesse e non sono replicabili. Gentile si basa solo su fonti storiche, sottolineando gli aspetti che resero il fascismo un movimento unico nel suo genere. E, leggendo il saggio, dapprima sbigottita, piano piano ammetto di aver capito il pensiero di Gentile e le sue precisazioni, come il suo avvertimento nell’abuso dei sostantivi come ‘fascista’ ma anche ‘antifascista’, che divide nettamente le persone.

Concentrandosi sugli aspetti specifici Gentile mostra come quel movimento che marciò su Roma nel 1922 certo non ha paragoni con quello che accade oggi. Per esempio il fascismo non è democratico. Assume il potere scansando la legalità e la via elettiva (durante le prime elezioni i fascisti presero pochi voti, successivamente per ottenere una maggioranza firmarono la legge Acerbo, che consentiva a chiunque avesse la maggioranza i 2/3 dei seggi, e di diffuse irregolarità nei distretti elettorali – motivo per cui Matteotti, nel giorno del suo assassinio, il 10 giugno 1924, stava andando in Parlamento: per denunciare i brogli elettorali della Lista Nazionale dei Fasci). Mentre invece oggi tutti i partiti mirano a farsi eleggere in maniera regolare, legale.

Il pericolo esiste: solo, avvisa Gentile, non bisogna chiamarlo fascismo.

Piccola curiosità:

Già nel 1923 i giornali che si occuparono del fallito colpo di Stato a Monaco definivano Adolf Hitler “fascista”.

Passo e chiudo.

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