Il mio cuore e altri buchi neri di Jasmine Warga

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Aysel ha sedici anni e sta contemplando di suicidarsi. Soffre di depressione e un evento traumatico legato al padre non la lascia andare. Su un sito trova un “compagno di suicidio”, Roman, un diciassettenne che vuole farla finita dopo una tragedia famigliare. Incontrandosi, i due inizieranno un’inusuale amicizia, e Aysel comincerà a chiedersi se davvero vuole morire, o se preferisci dare a lei e Roman una chance…

Sono rimasta abbastanza delusa dal romanzo. Ho detto abbastanza? Intendevo completamente. Probabilmente è che non sono più parte del range d’età per a cui il libro è destinato, probabilmente perché i drammi adolescenziali mi sembrano così lontani, sta di fatto che questo libro non l’ho retto. Mi dava un senso di fastidio difficilmente arginabile.

Voglio partire dagli aspetti positivi – che sono pochi. Il tentativo di una seria discussione sul suicidio e la depressione è da encomiare. Questo è fuor di dubbio. L’autrice ha vissuto sulla propria pelle la perdita di un amico, e questo evento l’ha influenzata profondamente. Quindi sicuramente è lodevole il tentativo, in alcuni passi veramente ben riuscito, di descrivere lo stato depressivo. In un’intervista ho anche letto che attribuisce ai due ragazzi, Aysel e Roman, due diversi tipi di depressione, quella cronica (quella le cui cause sono ancora in parte sconosciute e che Aysel si porterà dietro tutta la vita) e quella situazionale (cioè scatenata da un ben preciso evento, nel caso di Roman la tragedia familiare).

Per tutto il resto invece c’è un grande “bah”. Innanzitutto passa l’idea, persistente per tutto il libro, che basti una persona a salvarne un’altra, cosa assolutamente non vera. Sembra quasi che l’amore per un altro ragazzo con tendenze suicide sia l’unica cosa che alla fin fine faccia andare avanti la protagonista. E anche il sito di gente che si dà appuntamento per suicidarsi insieme è vagamente inquietante – anche perché suona plausibile (chi ci dice che non esista davvero?!?). C’è troppa evoluzione in troppo poco tempo. La depressione – essendo una vera e propria malattia – si può e deve essere curata con dei farmaci. E bisogna parlarne con esperti. E’ un percorso lunghissimo con tanti alti e bassi.

MI ha ricordato molto The pact di Jodie Picoult, e considerando quello che penso di quel libro, purtroppo non è un gran bel paragone.

L’ultima parte è molto irrealistica. Perché si parte con una ragazza che sta contemplando il suicidio – un po’ troppo gaiamente forse – e poi, quasi dal nulla, cambia idea. E non lo fa per lei, ma per un ragazzo che conosce da neanche un mese. Suvvia. E’ credibile? E’ giusto? E’ giusto far passare l’idea che una ragazza decida di non morire (o di morire) solo perché conosce uno? E che la ragazza poi diventi una sorta di “crocerossina” per salvare il bel Roman. Che poi casualmente questo Roman sia un atleta stupenderrimo che però ha provocato – involontariamente – la morte della sorella, questo non conta.

E il padre di Aysel, che io mi aspettavo fosse un cannibale che mangiava dalle sue vittime il fegato e poi metteva le dita nei pasticci di carne alla Sweeney Todd, si rivela un malato mentale. Si, ok, non volevo spoilerare, ma da come descrive l’atroce delitto del padre, io mi aspettavo un Charlie Manson più cattivo. Ora, non voglio dire che il padre era un sant’uomo, ma era malato.

Ci sono alcuni passaggi, in cui la protagonista descrive cosa significa essere depressi, che sono veramente belli, e rispecchiano bene sia il modo di parlare dei teenagers, sia le conseguenze della depressione.

Quello che la gente fatica a capire è che la depressione non riguarda mai l’esterno ma l’interno. C’è qualcosa che non va dentro di me. Certo, ci sono alcuni aspetti della mia vita che mi fanno sentire sola, ma niente mi terrorizza o mi isola di più che sentire la mia stessa voce rimbombarmi in testa.

Scommetto che se mi aprissero la pancia, ne uscirebbe fuori il tarlo nero e strisciante della depressione. I terapeuti del consultorio amano ripetere: “Devi pensare positivo” ma è impossibile se hai questa cosa dentro che elimina ogni grammo di felicità che riesci a racimolare. Il mio corpo è un’efficiente macchina ammazza-pensieri-felici.

Un ultimissima nota sulla copertina italiana: cosa c’entrano i “numeri primi” citati? Bah. La copertina originale è un tantino più bella.

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