I giorni dell’amore e della guerra di Carla Maria Sforza

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1488: Caterina Sforza, vedova di Girolamo Riario, signora di Forlì e Imola, non è una donna come le altre. Lo sanno bene i grandi signori d’Italia, da Lorenzo Medici a Ludovico il Moro, al papa in persona, i quali ne cercano l’alleanza non solo per la posizione delle sue terre ma anche per l’ingegno di colei che le possiede. Nessuno può credere, quindi, ricordando Caterina, sola, dopo l’assassinio del marito, capace di sacrificare i suoi stessi figli per difendere la rocca di Ravaldino in cui si è asserragliata, che possa perdere forza e scaltrezza per colpa di un uomo. Proprio nei giorni della rischiosissima lotta contro i nemici che hanno ucciso Girolamo Riario, infatti, Caterina incontra un uomo capace di suscitare in lei una passione così impetuosa da distoglierla dai suoi doveri e dalla sua inflessibilità. Si chiama Giacomo Feo ed è uno stalliere, un individuo indegno di lei, del suo rango, anche solo del suo interesse. Ma la Tygre, fin da bambina, ha dimostrato a tutti di avere un carattere indomito e in quella storia clandestina e pericolosa si lascia condurre con lo stesso furore che l’ha sempre sostenuta in battaglia.

Sequel di La bastarda degli Sforza, si conclude con questo volume il racconto della vita di Caterina Sforza. Il primo, che seguiva Caterina dall’infanzia fino alla morte del marito Girolamo Riario, quando è poco più che ventenne, non mi aveva entusiasmata particolarmente. Niente da obiettare, é comunque un buon romanzo e si legge con scioltezza, però insomma mi aveva lasciata perplessa. Devo dire che il seguito invece mi ha convinta di più. E so anche perché: ci sono meno parti in cui Caterina parla in prima persona. Il centro della vicenda resta sempre lei, però ci si si sposta, si seguono anche le intricate vicende politiche di Ludovico il Moro, l’invasione francese, le alleanze esilissime e cangianti che segnano la fine del 1400 italiano. Anche la corte milanese come nuovo epicentro delle vicissitudini, la figura del Moro che entra prepotentemente come personaggio di rilievo della vicenda mi è piaciuta molto, sarà che la sua storia – seppur più conosciuta – resta me intrigante. Vicende simili le avevo già lette ne I cigni di Leonardo di Karen Essex, romanzo che mi era piaciuto moltissimo (sto parlando di qualcosa come 6-7 anni fa, se qualcuno l’ha letto di recente mi faccia sapere cosa ne pensa).

A dir la verità quasi mi dispiaceva abbandonare la corte milanese (popolata dal Moro, da Beatrice D’este, da Gian Galeazzo Maria Sforza, Isabella d’Aragona e Leonardo da Vinci) per raggiungere Caterina rifugiata nella rocca di Ravaldino, a Forlì. Anche la love story con Iacopo Feo non mi ha coinvolta. Senza entrare nel merito della vicenda, stalliere o non stalliere, marito o non marito, mi ha lasciata indifferente. Eppure è proprio nella seconda parte della vita di Caterina Sforza che iniziano i dettagli intriganti, come la relazione con Iacopo, sicuramente al di fuori dai canoni dell’epoca; il matrimonio con uno dei Medici; le cospirazioni di cui si rese responsabile durante i turbolenti anni dell’invasione francese; la fine inconsueta (non spoilererò altro, giuro).

Il romanzo è scorrevole, e anche piacevole nel complesso, però Caterina non m’ha convinto, non c’è stato niente da fare. Però, per tutti quelli a cui invece la figura di Caterina ha fatto venir voglia di saperne di più, ho scoperto che c’è un sito interamente dedicato alla “Tigre di Forlì”, come venne ribattezzata: http://www.caterinasforza.com/

 

 

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