La casa estrema di Henry Beston

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Difficile dare un giudizio sull’opera: è un saggio, certo, ma venato di pensieri personali dell’autore, che a volte sfiorano l’effetto poetico. Una descrizione del paesaggio di Cape Cod, nel Nord America, vista da una semplice costruzione in legno approntata a casa: questo, in breve, il riassunto del libro. Ma di fatto Beston non descrive solo il moto delle onde, le specie avicole, la flora e il paesaggio che lo circonda, ma ci fa vivere il suo mondo, un mondo isolato in cui la natura sembra essere l’unica padrona.
Nel trascorrere delle stagioni, cambiano flora e fauna a Cape Cod, e così anche le maree e la vita sulla spiaggia: tra tempeste, migrazioni, morìe di varie specie animali, il ciclo della vita si rincorre per rinascere, anno dopo anno, nel suo splendore.

Beston in questo saggio naturalistico racconta il suo anno nella casa di Cape Cod, isolato e con poche comodità, ma a contatto con una natura ancora intonsa (il libro viene pubblicato nel 1928, l’esperienza raccontata risale ad un paio di anni prima). Considerato un classico della letteratura naturalistica, non è una lettura scorrevole, soprattutto se ci si aspetta un’evoluzione o una storia; il ritmo è lento, e spesso l’autore si sofferma sulla descrizione delle abitudini di uccelli, insetti, pesci o mammiferi con dovizia di particolari. Lo stesso vale per le specie arboree. Per me, che non distinguo un pesce dall’altro, leggere delle diverse specie di aringa non è esattamente una pacchia. C’è invece una bella parte sui nubifragi, in cui si descrive la pericolosità del Capo e l’elevata mortalità, con dettagli interessanti.
Io, che questo libro l’ho scelto in biblioteca esclusivamente per la copertina (un acquerello che ritrae la casa di Beston; un’immagine bellissima, complimenti a Ponte alle Grazie), mi sono trovata spiazzata. Perché le prime pagine risultano quasi monotone nella descrizione puntigliosa degli uccelli e dei pesci che frequentano la zona; solo dopo un po’ ho capito che lo stavo leggendo nel modo sbagliato. Questo è un inno alla natura, un’ode alla terra vergine, un canto, quasi un Cantico, delle meraviglie della Terra. E, soprattutto nelle ultime pagine, emerge prorompente l’innato amore di Beston non solo per Cape Cod, ma per tutta la natura. E riesce a coinvolgere e far sentire questo amore smisurato anche al lettore.

La nostra fantastica civiltà ha perso il contatto con molti aspetti della natura e soprattutto con la notte. […] Noi che viviamo nell’era delle macchine e ci siamo liberati dei nemici notturni, ci siamo disamorati della notte. […] I popoli moderni hanno paura della notte, forse? La vasta serenità, il mistero degli spazi infiniti, l’austerità delle stelle li spaventano forse? […] La notte su questa enorme spiaggia è meravigliosa. È davvero l’altra metà della portentosa ruota del giorno; non ci sono luci insensate a pugnalarla o disturbarla, è bellezza, soddisfazione, riposo.

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