Listone letture 2020 part Two

Come sempre sono in ritardo con gli articoli; al momento mancano da recensire tutti i libri di gennaio, ma sono dettagli.

In questo listone riassumerò le ultimissime letture del 2020, in ordine sparso, con brevissimi commenti. Come sempre, se di alcuni non ho molto da dire, su altri avrei voluto fare – e avrebbero meritato – una recensione a sé. Ma, alas, mai rimpiangere sul latte versato, o, in questo caso, sui romanzi letti e non recensiti. Con questo listone si conclude più o meno il 2020 (oddio, ce ne sarebbero altri, ma sono già pensati per post tematici oppure non verranno mai recensiti). Nel frattempo sono rimasta indietro con i romanzi di gennaio (in tutto me ne mancano una quindicina. Giusto per anticipare, sono quasi tutti romanzi brevi, e la metà sono per bambini/ragazzi, per questo il numero è così alto. E poi ci sono state le vacanze a inizio anno e ho potuto leggere un sacco).

  • La guerra di Mattie di Lissa Evans (Neri Pozza 2020). La storia vede protagonista Mattie, una suffragetta che aveva lottato per i diritti delle donne nella Londra di inizio XX secolo. Adesso siamo nel 1928 e si affacciano le prime organizzazione di matrice fascista anche in Gran Bretagna. Quando una ex compagna di lotte per i diritti delle donne la informa che sta istituendo un gruppo femminile per giovani fasciste, Mattie tenta di creare un gruppo alternativo, che attragga le più giovani e le distanzi dal fascismo. È un romanzo carino, forse non indimenticabile ma ben confezionato.
  • Il sognatore & La musa degli incubi di Laini Taylor (Fazi). Duologia fantasy YA di cui si era molto parlato al momento dell’uscita. La trama è banalissima MA l’autrice sa scrivere bene ed eleva il livello dei romanzi grazie ad uno stile decisamente al di sopra degli YA che circolano. L’unico spunto un pochetto originale è che in questa fantasia non è il ragazzo ad essere bello&dannato e la protagonista gli fa da crocerossina perenne, ma il contrario. Per il resto, lo ribadisco, la trama non affronta praticamente nulla di nuovo ma, almeno per me, è meglio un’idea banalotta scritta bene piuttosto che un’idea originale ma scritta di merda. Consigliato! (Sto pensando di recuperare altro dell’autrice).
  • Gens Arcana & Magister Aetheris di Cecilia Randall (Giunti). YA fantasy-storico ambientato nella Firenze di fine Quattrocento, la storia segue Valiano de’ Nieri, giovane primogenito della gens Arcana, la stirpe segreta padrona della quinta essentia, l’etere, il quinto elemento della natura che consente di dominare gli altri quattro – aria, acqua, terra e fuoco – e governare così un potere sconfinato.  No, non cercate un senso logico, non lo troverete. E no, la Storia rientra nel romanzo come i canditi nel pandoro: non c’è. Io sono di parte, quindi il giudizio sarà decisamente imparziale. La Randall io l’avevo amata con la prima trilogia di Hyperversum, ho avuto come un imprinting; lo ammetto: sono faziosa. I due romanzi non brillano, e se cercate dei fantasy YA in giro ce ne sono di molto migliori MA la storia scorre e per quanto il protagonista meriti di crepare male perché è inetto e simpatico come un vespaio nelle chiappe, si legge. Avrei diversi appunti sulle love stories borderline (nel primo il consueto essere millenario si innamora di una ragazza a malapena maggiorenne, nel secondo il protagonista quasi si impone alla ragazza che gli piace), ma si leggono velocemente (e, per i limiti citati, credo influisca il fatto che il primo dei due abbia ormai 10 anni). [Comunque, ho notato adesso la somiglianza di una delle copertina a Casanova di Strukul. Che ricordi inquietanti].
  • Agatha Raisin. Morti e sepolti di M. C. Beaton (Astoria 2020). Come per i precedenti romanzi, il tempo sembra non scorrere mai e Agatha continua a mietere vittime. Ormai il paesino dove vive dovrebbe essere praticamente spopolato.
  • Per sempre di Piergiorgio Pulixi (Edizioni e/o 2015). Penultimo romanzo della saga dell’ispettore Mazzeo, il romanzo continua a perpetuare diversi stereotipi di genere. In particolare quasi tutte le scene che coinvolgono uno dei personaggi femminili principali includono stupro, violenza verbale e fisica.  Ora bisogna chiedersi: “Ma il termine t***a o pu****a, quante volte sono indispensabili al dialogo e al verismo/realismo?”. Perché spesso i personaggi sono appellati con questi sostantivi, ma a volte il loro uso è gratuito e ininfluente ai fini della trama. Però, anche qui, a me la saga in generale piace e mi leggerò pure l’ultimo romanzo della quadrilogia.
Io sono Zelda
  • Io sono Zelda di Andrew David MacDonald (Sperling & Kupfer 2020). Una storia molto molto carina. La protagonista è Zelda, 21 anni, nata con un disturbo noto come “sindrome fetale alcolica”: la madre, alcolizzata durante la gestazione, ha poi abbandonato la famiglia. Lei e il fratello Gert si sono ritrovati a vivere con uno zio, almeno per qualche tempo. Sebbene non palesemente, si accenna alle avance sessuali dello zio nei confronti di Zelda, incapace di difendersi. È a quel punto che il fratello prende in mano la situazione e trova dei soldi per abitare con la sorella. Ma Gert è invischiato in traffici non troppo puliti, e Zelda vuole aiutarlo a tutti i costi…A differenza di quello che la trama potrebbe lasciar pensare, il romanzo è rivolto ad un pubblico di ragazzi abbastanza grandi, direi al di sopra dei 16 anni (sia per gli accenni agli abusi e in generale alla violenza del mondo criminale in cui muove Gert, sia perché Zelda, insieme al suo fidanzato, sta pensando di fare sesso per la prima volta). Ed è un romanzo che ci restituisce una figura a tutto tondo, in grado di esplorare con sensibilità la disabilità e quello che comporta. Zelda non vive con genitori protettivi e in una casa accogliente, ma l’amore e il supporto del fratello significano tanto per lei. Ma Zelda è anche una persona, con voglie, desideri, passioni, speranze che l’autore presenta con una certa dose di realismo. Il titolo originale, When we were vikings, è un richiamo alla fissazione di Zelda per i vichinghi, che compare per tutto il romanzo senza diventare qualcosa di patetico. E no, non sto dicendo che è bello solo perché parla di tematiche importanti: sto dicendo che è bello per come ne parla. Consigliatissimo.
  • Ogni volta che ti picchio di Meena Kandasamy (edizioni e/o 2020). In questa autobiografia la scrittrice ci racconta del suo matrimonio con un uomo che si rivela ben presto possessivo e violento, arrivando a privarla di qualsiasi autonomia. L’autrice è una donna indipendente, una scrittrice laureata e dalle idee progressiste. Lui è un docente universitario, comunista convinto, e tra i due scocca la scintilla. Dopo il matrimonio, su insistenza di lui, la coppia va a vivere in una città lontana. Lì, lontana da parenti e amici, Meena inizia a subire una lenta e graduale perdita dei propri diritti e della propria dignità, fino a giungere alla degradazione più completa ad opera del marito. Prima le viene negato l’accesso ad Internet, poi la possibilità di usare il telefono, infine quella di scrivere, un dramma per una persona che fino ad allora aveva vissuto attraverso la scrittura. La violenza verbale si accompagna a quella fisica: agli insulti seguono ben presto botte, pugni, calci. Fino ad arrivare agli stupri. Ecco, secondo me è interessante come romanzo perché mostra un lato della violenza contro le donne che raramente emerge: cioè quello di persone affermate, coppie solide, con un alto livello di educazione, soldi che permettono una vita se non lussuosa certamente agiata. Ma dietro la vetrata si celano le violenze più inaudite. In parte è colpa di una società che chiede alle donne, ancora adesso, di occuparsi delle faccende di casa. Ma è la stessa società che impone all’uomo di guadagnare più della donna, di aver più successo, di essere colui che provvede alle spese della famiglia. Su questo romanzo ci sarebbe da fare un discorso lunghissimo, incentrato in parte sul ruolo che la società e la cultura ci impongono di adottare. E, come sempre, sull’importanza dell’educazione alla parità di genere.
  • L’anello della verità di Wendy Doniger (Adelphi 2019). Un bellissimo e curatissimo saggio sui gioielli, in particolare gli anelli, nella narrazione popolare, tra antichi miti e tradizioni di diverse culture fino ai diamanti di fidanzamento e ai famosi bracciali Tiffany. Uno studio ricercato e molto molto scrupoloso, con una bibliografia impressionante. In generale si può riassumere così: fin dalle origini ai gioielli, ma in particolare agli anelli, è stata attribuita una funzione di simbologia di possesso della donna, sia dal punto di vista giuridico (attraverso il matrimonio), sia dal punto di vista più biblico (con parallelismi tra gioielli e organi genitali femminili). [Piccolo post scriptum: nella maggioranza delle culture, i racconti leggendari e mitologici del passato comprendevano scene di stupro. Queste sono state più o meno redatte o modificate in tempi più recenti per non far apparire l’eroe principale uno stronzo violentatore. A volte le modifiche hanno funzionato, a volte no. Tanto per chiarirci pure versioni abbastanza recenti de La bella addormentata nel bosco includono lo stupro, quindi non parliamo di mille anni fa].

Si conclude così il 2020, o meglio la parte più grossa. Mi rimangono pochissimi titoli (gli ultimi due di Zerocalcare, i due saggi sul femminicidio citati già come saggi migliori del 2020, e pochi altri titoli che compariranno in post “a tema”. La nuova sfida sarà il riassuntone di Gennaio)!

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