Listone letture 2020 part One

Armati di forza e coraggio, cominciamo questa (prima) lista infinita delle letture del 2020 che ancora non hanno trovato un posticino sul blog. Giusto per essere coerente con me stessa per il momento ho tralasciato quasi tutte le letture di gennaio e così il loop delle listone riassuntive proseguirà imperterrito anche questo mese (ma pure il prossimo). Però, come avevo accennato in un articolo precedente, sto riuscendo a tener fede ad almeno una delle mie auto-propostone, e spero di parlarne a breve (ovviamente il “breve” è un lasso di tempo relativo che coinvolge, come media, almeno un paio di mesi). Comunque, ecco la prima parte delle ultime letture del 2020:

  • Gill Simms: Un gin tonic per la mamma, Quando la mamma si incazza & Alla mamma non frega un c***o (Rizzoli BUR). Si tratta di diari tragicomici di una madre alle prese con la quotidianità di un marito e due figli, senza peli sulla lingua e molto molto divertenti. La forma diaristica copre un anno esatto ed è uguale in tutti e tre i romanzi/autobiografie. Mi sono piaciuti da morire; l’unico consiglio è di non fare come me, che me li sono letti uno di seguito all’altro, perdendomi un po’ di originalità e freschezza: infatti alcuni episodi o personaggi si ripresentano in ogni volume. Ideali per i momenti tristini, mi hanno fatta ridere parecchio. So che l’autrice ha pubblicato un quarto volume, ancora inedito in Italia, dal titolo (Why Mummy’s sloshed – Perché la mamma è sbronza), che, inutile dire, aspetto con trepidazione (in inglese infatti la saga è nota come Why Mummy series).
La stella nera di New York | Recensione del romanzo di ...
  • La stella nera di New York di Libba Bray (Fazi 2012. Ora fuori catalogo): primo capitolo della saga dei Diviners, uno degli YA più improbabili mai letto. Teniamo conto che risale al 2012, e teniamo pure conto che il titolo originale è, appunto, Diviners, si tratta di un fantasy storico ambientato negli USA degli anni ’20 che mischia magia, esoterismo e robbbbbba varia, a fiumi, come se piovesse. In Italia, per ora, è stato pubblicato solo il primo volume, ma va bene così. La protagonista, Evie O’Neill, è una ricca ereditiera cacciata da casa dopo un’incidente ad uno dei molti parties che frequenta. Viene mandata dallo zio, a New York, curatore di un museo della stregoneria/esoterismo (mi pare, o comunque qualcosa del genere). In questo fantasy ci sono delle persone, i divinatori, che hanno dei poteri: la nostra Evie legge gli oggetti (non in modo figo come Ofelia dell’Attraversaspecchi, ma vabbè). E niente, ci sono degli omicidi legati alla magia nera e sarà proprio Evie, insieme alla sua banda di amicicci, ad indagare. Non è un romanzo da buttare dalla finestra urlando NOOOOOOOO, ma, insomma, è tutto bello assurdo. Anche se ho apprezzato l’idea degli anni ’20, ovviamente nessuno dei personaggi si comporta come una persona di quel periodo storico, in primis la protagonista. Non so, se volete farvi due risate (perché il romanzo è involontariamente comico), ci sta. Un po’ come Kerri Maniscalco insomma. [Piccola nota al titolo italiano: solo a metà libro ho realizzato che “la stella nera” si riferiva alla dark magic. Però se uno legge quel titolo la prima cosa che pensa è “oh, c’è una protagonista di colore!”].
  • La saga de I delitti del casello di Rosa Teruzzi, edita da Marsilio e poi Sonzogno: per ora sono usciti 5 romanzi che hanno come protagoniste tre donne della stessa famiglia: nonna, madre e figlia. Iole, Libera e Vittoria, che indagano in maniera un po’ artigianale su alcuni cold cases, inclusi antiche questioni famigliari. La saga è carina, ideale per svagarsi un pochino; non c’è chissà quale fine lavoro di caratterizzazione (oppure, quando è presente, risulta caricaturale). Sono quei romanzi leggeri e carini che fanno passare in relax un paio d’ore. E nel 2020 di relax c’era bisogno, eccome (non che il 2021 per ora sia molto diverso). I titoli delle avventure, in ordine, sono: La sposa scomparsa, La fioraia del Giambellino, Non si uccide per amore, Ultimo tango all’ortica e La memoria del lago. Delle singole indagini ricordo molto poco, e spesso sono super semplificati, così come le love stories che compaiono MA, ribadisco, se cercate una lettura leggere e easy going, questa saga fa per voi!
Ci vediamo all'uscita
  • Ci vediamo all’uscita de I trentenni (Sperling & Kupfer 2020). Io non conoscevo questo gruppo social, i trentenni, che qui sono al loro secondo romanzo. Ho provato una fortissima nostalgia leggendo il romanzo (ambientato principalmente negli anni ’90). Nostalgia perché il periodo e le abitudini che descrivono sono quelle della mia infanzia e quindi è scoppiato subito il momento “ti ricordi di quando usavamo…[inserire oggetto/abbigliamento/tecnologia ormai desueti]?”. La lettura scivola veloce; lo ricordo con affetto proprio per il sentimento che mi ha fatto provare. Però diciamo che uno dei personaggi, attorno a cui ruota l’intera trama e che è descritto come bello/perfetto/fantastico/amico ideale insomma…non lo è. Non vorrei spoilerare troppo, ma il segreto che mantiene per decenni ai miei occhi è ingiustificabile e da codardo. Però il romanzo nel suo complesso è carino e se siete nati tra gli anni ’80 e ’90 non potrete fare a meno di rituffarvi nel passato. [Lascio il blog delle autrici: I Trentenni].
  • Flavia de Luce e il delitto nel campo di cetrioli, Mondadori 2010. Primo episodio delle avventure di Flavia de Luce, un’aspirante detective di undici anni che fa i primi passi nell’Inghilterra del 1950. Carino, ma non al punto da proseguire con la saga (edita da Sellerio). Ho letto poi su Goodreads che sono presenti commenti razzisti: onestamente io non ricordo nulla (non dico del razzismo, dico proprio della presenza del personaggio che si traveste da cinese facendo commenti inopportuni) quindi su questo particolare argomento non posso commentare. Come libro iniziale è un po’ lento, e l’undicenne Flavia si comporta in maniera troppo seriosa e fa commenti che ci aspetteremmo da un adulto, non certo da una bambina. Il tutto avrebbe potuto funzionare con del sarcasmo, dell’ironia o del semplice sbalordimento, ma tutto questo non c’è, rendendo il personaggio piatto e noioso. Però, ribadisco, è solo il primo della serie, poi magari migliora. Per il momento non proseguirò la saga, ma se qualcuno l’ha letta e può garantire per i seguiti potrei, un domani, ritornare a Flavia e alle sue indagini.
2084 La dittatura delle donne
  • 2084. La dittatura delle donne di Gianni Clerici (Baldini+Castoldi 2020) Ora, questo è uno di quei romanzi di cui penso subito “questa roba l’ha scritta per forza un uomo!”. In questa distopia improbabile le donne sono diventate il genere ‘forte’ e hanno ridotto in schiavitù tutti i maschi. Non solo, li utilizzano per meri scopi riproduttivi e poi li usano come forza lavoro, mantenendoli esclusi dalla vita politica e sociale. Ok, va bene, l’idea di base è buona. Però poi l’autore va a scrivere cose che…boh. Per esempio le relazioni eterosessuali sono bandite, e le donne si sposano tra di loro. Chiunque abbia relazioni con uomini viene imprigionata. MA PERCHÉ? Ma scusate, per millenni gli uomini sono stati – e sono tuttora- il genere dominante, eppure in nessun momento della storia e in nessuna civiltà gli uomini hanno pensato di bandire il matrimonio eterosessuale. Hanno schiavizzato le donne e se le sono sposate. Stop. Secondo l’autore invece le donne, se mai prenderanno le redini del potere, non si accontenteranno solo di essere le padrone della casa, ma schiferanno gli uomini a tal punto da diventare tutte gaye. Io voglio pensare che non ci sia del sessismo e dell’omofobia, ma risulta davvero davvero difficile. In più la narrazione è costellata da capitoli dedicati alla gatta delle protagoniste. La gatta. Gatta che resta incinta e quindi anche lei è colpevole!!! Di nuovo: MA PERCHÈ???????? Non so, qualcuno mi illumini, non avrò capito io la fine e arguta metafora che voleva far passare, oppure il messaggio è proprio quello che se le donne diventassero il genere superiore sarebbero tutte pazze, limitandosi e privandosi da sole? Perché sì, se qualcuna intreccia una relazione con un uomo viene severamente punita. Cioè, non succede come adesso, che se una donna ha una relazione extraconiugale oppure prima del matrimonio, la colpa viene fatta ricadere unicamente sulla donna stessa, mentre l’uomo viene sempre giustificato (pure se tradisce la moglie, la colpa ricade su “quella sciupafamiglia, quella biiip biiip”). No. In questa dittatura le donne si auto-privano della libertà sessuale. MAH. Se qualcuno l’ha letto e ne ha tratto conclusioni diverse per favore me lo dica, perché stavo esplodendo mentre lo leggevo. E sono solo 100 pagine. Non capisco. Non ci arrivo. Sarà un limite mio. Qualcuno mi spieghi qualcosa!!!! Autore, cose volevi dire?
Copertina
  • L’odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre di Marilù Oliva (Solferino 2020). Ora, io apprezzo l’idea di base, e si vede che c’è sotto uno studio del linguaggio omerico molto dettagliato. Ma,leggendo capitolo dopo capitolo, ho pensato solo: “si, vabbè, ma a che serve? Che dice di diverso, o in più, rispetto all’originale?”. Niente. Sì, è vero, sono i personaggi femminili a parlare in prima persona, ma dicono esattamente le stesse cose che dice Odisseo nel suo racconto ai Proci, o della voce incolore che ci parla dell’arrivo dell’eroe ad Itaca. Non ci sono dettagli privati o personali a caratterizzare ciascuna donna. Di nuovo, carino, ma speravo in qualche dettaglio maggiore, una narrazione che gettasse una luce diversa, o semplicemente originale, nel racconto. Anche qui, mi è sembrata una mancata opportunità, come ne Il canto di Penelope della Atwood.
Tutto chiuso tranne il cielo
  • Tutto chiuso tranne il cielo di Eleonora C. Caruso (Mondadori 2019). Il romanzo è il seguito di Le ferite originali (che io avevo amato tantissimo): se il primo si concentrava su Christian, questo libro segue il fratello minore Julian. Sebbene non abbia lo stesso impatto del primo, è un romanzo ben fatto. Non si strugge nel tentare di accorpare Christian, anzi, compare giusto un paio di volte e in un ruolo, giustamente, marginale. E, soprattutto, descrive bene il mondo dei ragazzi di oggi, tra social e connessione, ma anche forte spaesamento. Io lo consiglierei solo a chi ha già letto il precedente, come completamento.
Copertina di: Gli insospettabili
  • Gli insospettabili di Sarah Savioli (Rizzoli 2020). Il romanzo è carino, molto veloce. La parte gialla, lo confesso, me la sono completamente dimenticata. Il succo della storia è che la protagonista, Anna, sa parlare con gli animali e le piante. L’idea è carina, avrebbe potuto diventare anche più frizzantina, ma, come primo capitolo di quella che penso diventerà una saga, non è male. Leggera leggera, ma carina.
Il cubo e io
  • Il cubo e io di Erno Rubik (UTET 2020): autobiografia dell’inventore del più famoso cubo giocattolo. Io, lo ammetto, non avevo mai pensato all’inventore, né credevo ce ne fosse uno. Cioè, immaginavo fosse uno dei tanti giocattoli messi in commercio da qualche fabbrica. E invece mi sbagliavo di grosso. Il signor Rubik esiste, ha brevettato il cubo in Ucraina e, suppongo, sia diventato immensamente ricco grazie ad esso. Come lettura è un meh, perché l’autore più volte non riesce a creare un discorso fluido sul cubo e la sua nascita senza perdersi in monologhi un po’ dispersivi. Devo dire la verità, l’autobiografia l’ho letta dopo aver visto su Netflix Speed cubers, incentrato sulle gare mondiali sul cubo e su due protagonisti, Felix e Max. Un documentario di una dolcezza inaspettata e disarmante.
Naziste
  • Naziste: le mogli ai vertici del Terzo Reich di James Wyllie (UTET 2020). Un saggio che vorrebbe esplorare la vita delle mogli dei gerarchi nazisti. Ci riesce solo in parte, perché spesso i ben più famosi (e famigerati) consorti arrivano a rubar loro la scena. Peccato, perché si finisce il libro sapendo poco su queste donne. Anzi, onestamente credo di aver appreso di più dal saggio I figli dei nazisti, dove emergevano contraddizioni e vita famigliare delle matriarche naziste.
Mia inquieta Vanessa
  • Mia inquieta Vanessa di Kate Elizabeth Russell (Mondadori 2020). La protagonista, Vanessa appunto, è ora una donna di circa trent’anni che ripensa alla lunga relazione avuta con il suo professore di liceo, iniziata quando aveva appena 15 anni. Una relazione che si prolunga nel tempo e che tiene Vanessa legata all’uomo in una dipendenza che dura anni. Secondo me funziona bene la dipendenza totale descritta e subita dalla protagonista, che fatica a concepire che la sua esperienza è una violenza e non una relazione tra pari. Mi ha ricordato molto tigre, tigre che trattava temi similari. Un appunto sul titolo italiano: in inglese il titolo è tratto da una poesia (di Nabokov, dal romanzo Fuoco pallido, giusto per sottolineare la fonte ispiratrice) riportata anche nel testo; invece di “inquieta” però, invece “oscura”:

Come and be worshipped, come and be caressed.

My Dark Vanessa, crimson-barred, my blest

My Admirable butterfly! Explain

How could you, in the gloam of Lilac Lane,

Have let uncouth, hysterical John Shade

Blubber your face, and ear, and shoulder blade?

Piccolo dettaglio, certo, ma sono quelle piccolezze che ti fanno capire come la CE non abbia curato abbastanza il prodotto.

Bello, forse non indimenticabile, ma riesce a ricostruire bene lo stato di totale asservimento della ‘vittima’ al suo stupratore (Vanessa ci lavorerà per anni, prima di intuire che la relazione con il professore era profondamente sbagliata e che lei è sempre stata manipolata).

  • Elegia americana di J. D. Vance (Garzanti 2017). Autobiografia. Beh, che dire. Un’ (ennesima) riproposizione dell’american dream: se ti impegni e lotti con tutte le tue forze per quello in cui credi, alla fine lo otterrai. Ed è quello che ci dice, ad ogni pagina, J. D. Vance. Nello stesso tempo riesce ad essere incredibilmente ottuso e insensibile di fronte ai problemi dei suoi vicini, delle persone che vivono nella sua stessa situazione. J. D. Vance nasce in una famiglia poverissima dell’America rurale americana, devastata da povertà, disoccupazione, bassa scolarizzazione, alcolismo e tossicodipendenza. Ma l’autore insiste col dire che è colpa delle persone stesse se non riescono a cambiare la loro situazione, se continuano a vivere in povertà. Mostrando il suo esempio personale, di individuo che, esclusivamente grazie alla sua forza di volontà, ce l’ha fatta. E, nel contempo, disprezzando i suoi compaesani che invece non ci hanno (a suo dire) neanche provato. E certo, Vance, perché chiunque non ce l’abbia fatta deve incolpare esclusivamente se stesso? Ma per alcuni che scelta c’è? C’è un’alternativa? C’è una soluzione? A volte no. E continua facendo l’esempio di persone che lavoravano con lui ma erano sfaticati (andavano in bagno più volte e ci rimanevano per lunghe pause), e poi si lamentavano quando venivano licenziati. Ora. Io non ho mai vissuto nell’America più povera, né so come si comportassero effettivamente i colleghi di Vance. Ma ho avuto la sfortuna di lavorare in un paio di magazzini dove, posso assicurarlo, non contava la bravura né la rapidità: dopo un tot di tempo il contratto – sempre a tempo determinato – non veniva rinnovato. Non so se nella fabbrica di Vance erano tutti poltroni e lui era l’unico che lavorasse con lena (come afferma lui stesso), ma forse, forse, la sua condizione di uomo bianco, per quanto non benestante, ha aiutato. Mentre all’autore questo non passa neanche per l’anticamera del cervello. Per niente. Lui si crede un self-made-man, arriva a criticare la madre per le ricadute nella tossicodipendenza, senza mai soffermarsi a valutare come, per una donna non sposata e con figli la situazione possa essere stata più drammatica, senza vie d’uscita. Lui giudica severamente, senza appello: è colpa della madre, sceglie gli uomini sbagliati, si droga. Fine. Ma quali possibilità ha avuto? Quali scelte le sono state date? Poche o nessuna? C’è molto snobismo e una bella dose di autocompiacimento che mi hanno irritato. Senza nulla voler togliere ai meriti dell’autore, appare evidente che non abbia avuto modo di valutare e comprendere al meglio le differenze etniche e di genere che influiscono sulle condizioni di vita.

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...