Cemetery boys di Thomas Aiden

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2021

Pagine: 408

Yadriel è un ragazzo trans, ma i suoi – una famiglia latinx molto tradizionalista – faticano ad accettarlo. Lui, però, è determinato a dimostrare loro di essere un vero brujo e con l’aiuto di Maritza, sua cugina­ nonché migliore amica, decide di celebrare da solo il rituale dei quinces, ritrovare il fantasma di suo cugino Miguel, morto assassinato, e liberarlo nell’aldilà. Ma il fantasma che evoca è quello di Julian Diaz, il bello e dannato della scuola, il quale non ha alcuna intenzione di tornarsene buono buono tra i morti. Anzi è ben deciso a scoprire cosa gli è successo e a chiarire alcune questioni lasciate in sospeso. Yadriel, che d’altronde non ha molta scelta, accetta di aiutare Julian, in modo che entrambi possano ottenere ciò che desiderano. Solo che, più tempo passa con lui, meno ha voglia di lasciarlo andare.

Cemetery Boys

Era da un po’ che cercavo libri relax, che fossero in grado di intripparmi alla grande.

E Cemetery boys ci è riuscito!

Sia chiaro, è un romanzo anche piuttosto banale nei suoi elementi fondamentali (trama, sviluppo, love story…), che ricalca fedelmente ogni YA di questo decennio.

La GRANDE aggiunta è la rappresentazione: il protagonista, Yadrel, infatti è un personaggio della comunità latinx, gay e trans.

Come ho scritto in più occasioni, è grazie alla Clare che i personaggi gay sono stati introdotti negli YA: adesso è impensabile creare un romanzo fantasy per gggiovini senza la coppia gaya.

Però di solito questa coppia è SEMPRE la spalla. E, per di più, si tratta quasi sempre di personaggi gay/lesbici.

Stop.

Invece qui si allarga finalmente lo spettro della comunità LGBTQ+ presa in considerazione, con un PROTAGONISTA gayo e trans. E che fa parte di una minoranza etnica negli Stati Uniti, notoriamente discriminata.

Questo è sicuramente il pregio più grande del romanzo, oltre al fatto che è oggettivamente una lettura carina e molto molto scorrevole (per dire, io l’ho finito in una domenica. Domenica in cui avrei dovuto studiare per un concorso. Che infatti non ho passato).

Non è un romanzo perfetto: la parte più carente è l’idea alla base della storia, che mi sembra di aver già letto o visto (il film Coco o La città di Ottone mi hanno ricordato qualche dettaglio).

Anche il/la kattivə della situa è lampante pure a quelli non troppo svegli, come me.

L’autore praticamente ce lo urla in ogni pagina.

Altro problemino: le tempistiche. Tutta la vicenda si svolge nel giro di 3 giorni. Un po’ pochetto per tutti i temi trattati, e anche per far scattare la scintilla tra i due lovers. È vero che sono giovani, è vero che gli ormoni sono belli carichi, però come puoi conoscere una persona e innamorartene perdutamente in 3 giorni, oltre ad accettarsi, comprendere la propria comunità…

[Questo ovviamente lo dico solo perché Gal Gadot non si è mai presentata alla mia porta, sennò ovviamente capirei anche l’innamoramento in mezz’ora, sia chiaro].

Altro problemuccio: ci sono tante tematiche trattate, purtroppo molto frettolosamente, soprattutto sulla questione dell’appartenenza ad una minoranza etnica e di come essa venga percepita.

Avrei anche preferito conoscere qualcosa di più su Yadrel, a parte il fatto che è trans: la sua personalità è quasi unicamente concentrata su questo aspetto, e poco su interessi/gusti/curiosità.

Anche la trama è piuttosto banale: protagonista incontra bad boy dal cuore d’oro e si innamora. Non proprio una novità.

Ma, nonostante tutte queste debolezze, il romanzo m’è piaciuto davvero e lo consiglio caldamente.

Yadrel rappresenta un personaggio che sta lottando per farsi accettare e che ancora combatte piccole e grandi battaglie (dall’accettazione nella propria famiglia e nella propria comunità fino all’uso del bagno della propria identità a scuola, per esempio). E questo credo che l’autore sia riuscito ad esprimerlo benissimo.

[Breve sproloquio: siccome a scuola studiamo la letteratura sempre in relazione agli autori che l’hanno prodotta, io sono tra i convintissimi che la biografia degli scrittori/scrittrici aiuti a capire e comprendere meglio le opere che hanno prodotto. Famoso il giansenismo di Manzoni per I promessi sposi, ma senza scomodare il povero Ale, pensate ad autori come Zerocalcare e tanti altri che scrivono basandosi, almeno in parte, su esperienze autobiografiche.

In questo caso l’autore è lui stesso trans e latino, quindi mi pare evidente che abbia attinto alla propria vita personale per creare il personaggio e il mondo di Yadrel.]

In più, e non ringrazierò mai l’autore abbastanza, è riuscito a creare uno YA autoconclusivo, che è roba rara come i Cornetti in inverno. Quindi tutta la mia stima.

Me lo sono pure riletto, perché la storia scalda il cuore (quelli di pietra, insensibili e duri come il mio non vengono ovviamente scaldati, rimangono tiepidi).

Sebbene la seconda metà della storia e il finale siano un po’ buttati alla piripicchio, mi ha fatto sentir bene. E posso immaginare cosa significhi per una persona trans, giovanissima, leggere di un protagonista figo come Yadrel e potercisi immedesimare.

Ora, una piccola nota conclusiva, perché sia mai farsi mancare un pippone in uno dei miei articoli. La traduttrice ha cercato di mantenere il più possibile il genere neutro all’interno della storia, ricorrendo alla lettera x sul finale delle parole plurali, come latinx, o brujx. Ora, a prescindere dalla difficoltà nella pronuncia di determinati suoni, il vero problema è la lingua italiana. Una lingua interamente basata sulla ripartizione di genere.

In italiano non esistono, se non rare eccezioni, parole neutre.

Il genere neutro, presente nelle lingue germaniche e anglofone, in italiano è totalmente assente (raga’, adesso che sono tornata a scuola sto rivivendo quanto siano noiose le analisi grammaticali, che avevo completamente rimosso).

Qual è il problema? Che ogni parola, pure gli aggettivi o i semplici articoli, è declinata nei due generi esistenti per la grammatica italiana: maschile e femminile. E quindi la regola della x o della ə funziona fino ad un certo punto: se scrivi allə, io comunque lo leggo come un femminile, perché il maschile sarebbe ai.

Non è una critica, è solo uno spunto di riflessione su quanto una lingua così fortemente incentrata sul genere fatichi ad adattarsi ai cambiamenti che la società ci richiede. Ovviamente la lingua non è una roba morta, è un qualcosa che si evolve, un organismo che continua a cambiare nel tempo. Ma è interessante anche capire come la lingua non consenta un’apertura o una neutralità di genere, e quanto questa influenzi un’intera cultura.

Era un problema che si era posto anche con Inferno di Dan Brown, in cui leggevamo delle pagine di una persona, e solo alla fine ne scoprivamo l’identità e il genere. Il gioco era basato sul nascondere se lo scrivente fosse uomo o donna: in inglese il risultato era stato portato a casa senza problemi, ma in italiano no. O, ancora in Come si perde la guerra del tempo, in cui il fatto che Red e Blue fossero due donne lo si sarebbe dovuto capire verso la metà del romanzo: ma, mentre Blu era rimasto neutro, Red, con la traduzione, era diventata Rossa, togliendo parte del segreto.

Non so se riuscirò ad assistere al cambiamento della lingua – possono passare decenni per vedere la trasformazione – e cosa comporterà tale cambiamento per la grammatica italiana, ma ne sarei curiosa: mi pare che lo shwa, per quanto lodevole come tentativo, sia più che altro una pezza momentanea, giusto un rimpiazzo prima di trovare una soluzione più elegante e definitiva.

Detto questo, vi auguro una buona giornata!

Durante queste vacanze ho due mega obiettivi: studiare per un concorso e recuperare tutte gli articoli e le recensioni non fatte o abbandonate nel corso dell’anno passato. Ci riuscirò? Nutro forti dubbi, ma non si sa mai!

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