Migliori libri del 2019

BUON ANNO!!!!

Primo post del 2020: le letture del 2019.

Di solito io sono pervicacemente contraria alla lista dei best of & worst of. Almeno a stilarne una, perché poi mi guardo, mi leggo e mi scorro tutte quelle degli altri. Sono contraria perché mi è sempre sembrato di ridurre, di “limitare” le letture dentro a un circoscritto numero di libri, escludendo altre, o svalorizzando un volume che sì, era bello, ma non tanto quanto quello finito in un’ipotetica lista. Però le liste degli altri le leggo eccome. E ne traggo anche alcuni spunti: “se nella lista di un blogger è finito un libro che anche io ho amato, forse anche gli altri titoli che non ho letto saranno di mio gusto”, questo è quello che penso sempre. Fiduciosa. Poi non è sempre detto, ma le liste sono spunti di partenza. Ecco quindi i miei spunti di partenza. I libri sono un po’ in ordine sparso, mischiati tra saggistica e narrativa, e non sono 10. Non sono nemmeno libri pubblicati nel 2019, anzi la maggioranza è di qualche anno fa. Bene. Direi che vado in ordine di lettura, dal più recente al meno recente:

  1. L’arte araldica nel Medioevo, di Michel Pastoreau. Un saggio di poche pagine e tantissime immagini edito da Einaudi, sugli stemmi, la loro diffusioni, i loro colori e i loro significati. Ok, lo ammetto, qui la grafica e l’edizione del saggio giocano un ruolo chiave: illustrazioni splendide, immagini curate ed enormi, analisi dei dettagli…un piacere per gli occhi!
  2. La ridicola idea di non vederti mai più. La storia di Marie Curie e la mia di Rosa Montero. Non so neanche come definire questo volume, una sorta di autobiografia-biografia: l’autrice scivola dalla propria vita a quella della Curie senza soluzione di continuità. Le due donne sono accomunate dalla perdita del proprio compagno, e dal lutto che le sovrasta: le pagine dedicate a Marie, le sue stesse parole sulla tragedia, sono commoventi;
  3. Il male quotidiano e Chi muore prima, entrambe opere di Massimo Gardella. Due polizieschi che hanno per protagonista l’ispettore Remo Jacobi. Disilluso, disincantato. Non saprei neanche spiegare perché mi siano piaciuti tanto, dal momento che il poliziotto burbero non è certo una novità, e le soluzioni dei delitti non sono colpi di scena, eppure proprio la banalità dei personaggi e delle loro storie mi ha presa;
  4. La claque del libro. Storia della pubblicità editoriale da Gutenberg ai nostri giorni di Ambrogio Borsani. Che dire, piccolo, scorrevole, carinissimo. Sapevate che Fantomas è nato come una creatura commerciale? O che all’inizio molti libri avevano delle pubblicità tra le proprie pagine? O semplicemente volete avere il (dubbio) piacere di vedere una foto del Vate, al secolo Gabriele D’Annunzio, in posa nudo? Ecco, questo libro fa per voi;
  5. Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative di Assia Petricelli e Sergio Riccardi. Graphic novel brevissima che illustra, concentrata in poche pagine, la storia di 15 donne che hanno rivoluzionato, combattuto, cambiato gli schemi e si sono distinte. Michela Murgia le definirebbe “Morgane”, e farebbe bene;
  6. Le due vite di Lucrezia Borgia di Lia Celi e Andrea Santangelo. Definirlo saggio sarebbe limitante, perché la storia raccontata da Lia Celi è tutt’altro che tradizionale. Una rilettura in chiave umoristica e molto moderna della donna più chiacchierata del Rinascimento italiano: avrei voluto tantissimo studiare la sua storia su questo volume anziché sui scialbi dati dei libri scolastici;
  7. Una yurta sull’Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza di Marco Scolastici. Un ragazzo che lascia l’università e la vita di città, ritorna nel proprio luogo natìo e, fottendosene di tutto, manda avanti un’azienda, rimanendo sul posto con una yurta, la tipica tenda dei nomadi, anche dopo il terremoto che devasta la sua terra. Siamo infatti sui Monti Sibillini, territorio devastato dalle scosse sismiche del 2016. Che dire, mi sono innamorata di Marco e grazie al suo libro ho capito per la prima volta quell’attaccamento alla terra così viscerale e profondo che avevo solo sentito citare nelle poesie;
  8. Noi siamo tempesta. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo di Michela Murgia. Spero che si sia capito che a me Michela Murgia piace. Mi sono intrippata con il suo podcast, Morgana, di cui non riesco a fare a meno (proprio ieri ho ascoltato l’ultima puntata, che in qualche modo iniziava parlando di una donna che ha cambiato la storia della scienza forense e si concludeva con La signora in giallo). Le storie scelte dall’autrice in questo saggio hanno in comune una cosa: non c’è un eroe. Ci sono dei protagonisti, tanti, che, insieme, cambiano qualcosa. Una menzione specialissima a The World of Dot per la parte grafica, un capolavoro!
  9. Vite segrete dei grandi scrittori di Robert Schnakenberg. È un saggio veloce e curioso, me lo sono letta in due giorni, non riuscivo a staccarmi. Come non sapere a chi piaceva essere frustato, chi beveva come una spugna o chi raccontava barzellette di dubbio gusto? Ecco un saggio che fa per voi!
  10. Lasciami andare, madre di Helga Schneider. Un racconto autobiografico di poche, densissime pagine. Helga descrive il suo incontro con la madre, poco prima della morte di quest’ultima. Una donna che ha deciso di abbandonare la famiglia per seguire la fede nazista, diventando una responsabile dei campi di concentramento. Come approcciarsi a questa donna, che ancora tiene la divisa nazista fieramente conservata nell’armadio, come un bene prezioso? Intenso e drammatico, il racconto di un incontro-scontro tra due donne a confronto;
  11. Non mentirmi di Philippe Besson. L’ho letto quest’estate, e la mattina, quando dovevo andare a lavoro, sentivo un dolore quasi fisico ad abbandonare questo libro. Besson racconta la sua avventura con un altro ragazzo durante l’adolescenza, in una Francia rurale e un po’ bigotta. Non c’è niente di originale, eppure mi sono staccata dal libro con un dispiacere infinito;
  12. Canzone d’amore per un tempo difficile di Ronald M. Schernikau. La trama potrebbe essere presa e incollata dal libro di Besson, e da altri duemila libri; qui la differenza è tutta nello stile, unico, che l’autore sceglie. Niente punti, niente maiuscole, un protagonista senza neanche un nome. Eppure la storia si legge che è un piacere;
  13. La madre di Eva di Silvia Ferreri. CAPOLAVORO. Una copertina tutto sommato anonima, dimenticabile, nasconde un bellissimo romanzo. Una madre deve fare i conti con la disforia di genere del proprio bambino: perché Eva, fin da piccola, si sente Alessandro. Come fare i conti con questa realtà, sputata fuori ogni giorno? È possibile accettare di essere madre di qualcun altro? Finalista al premio Strega 2018, semplicemente bellissimo;
  14. Storie della tua vita di Ted Chiang. Raccolta di racconti variegata, di cui i capolavori sono due: uno è quello che dà il titolo al volume, da cui è stato tratto il film Arrival; l’altra è Il piacere di ciò che vedi: un documentario, che dovrebbe assolutamente essere trasportato sul grande schermo: non riesco a capire come non sia ancora successo;
  15. Resto qui di Marco Balzano. L’ho letto un anno dopo rispetto a tutti gli altri, ma mi aggiungo alle lodi sperticate della folla;
  16. Mythos di Stephen Fry. Un saggio sulla mitologia greca, raccontata da un personaggio comico ma dalla cultura infinita. Anche se l’opera è pensata per un pubblico anglosassone, le rivisitazioni di Fry sono spassose e fanno venir voglia di saperne molto di più su tutti gli dei e gli eroi dell’Olimpo;
  17. Di ferro e di acciaio di Laura Pariani. Una rilettura della Passione di Cristo in chiave distopica. Poteva venir fuori una cagata pazzesca, è uscito un capolavoro: toccante e duro, la morte di Gesù diventa ancor più rivoluzionaria e ancor più solitaria nel mondo pensato dalla Pariani, un’Italia povera e controllata da una dittatura che spia ogni mossa, che si intrufola in ogni pensiero. La storia, un racconto corale, è narrata dagli occhi di tante donne, che ricordano e ricreano la vita del Salvatore, anche questa volta incompreso e ammazzato dall’Autorità;
  18. In viaggio contromano. The leisure seeker di Michael Zadoorian. Un romanzo che inaspettatamente mi ha commosso; dai miei solitamente sterili condotti lacrimogeni è persino sgorgata acqua salata. Due anziani che decidono di partire per un ultimo grande viaggio, sul camper di una vita;
  19. La cattiva strada di Sebastien Japrisot. Bellissimo. Un ragazzo adolescente e una giovanissima suora nel pieno della seconda guerra mondiale scoprono l’amore, combattendo contro tutte le regole che li vincolano. Sarà la fine guerra a fermare l’idillio, a causa delle forti pressioni sociali che li schiacciano;
  20. L’uomo in fuga di Stephen King. Una distopia, tra le primissime opere del Re del terrore, quando ancora scriveva sotto pseudonimo. Rispetto ai suoi mapazzoni soliti è un libro cortissimo (sto leggendo ora L’ombra dello scorpione, nella sua versione integrale, ed è qualcosa come 1000 pagine); nonostante non sia la sua opera migliore, l’idea è originale e inquietante al punto giusto: un reality trasforma un uomo comune in un ricercato, a cui tutta la nazione dà la caccia. Caccia che si conclude con la morte del fuggitivo. A spingere il protagonista a partecipare sono i soldi, per curare la figlia malata: ogni ora in cui sopravvive guadagna sempre di più. Che dire, già da giovane King aveva grandi idee;
  21. Noi di Evgenji Zamjatin. Praticamente il padre di tutta la moderna distopia. Per dire 1984 ha preso chiari spunti da questo romanzo. L’ho letto due anni fa, ma solo quest’anno ho pubblicato la recensione. Capolavoro ingiustamente dimenticato;
  22. Una brutta storia di Pierluigi Pulixi. Brutta, è brutta. Una storia violenta, selvaggia, dove i poliziotti sono corrotti e i buoni non vincono mai, ma sono piegati, anzi schiacciati;
  23. La figlia sbagliata di Raffaella Romagnolo. Dopo cena una donna riflette sulla propria vita, sui propri successi e sui propri fallimenti. E soprattutto pensa ai propri figli: uno, il suo preferito, malleabile e che ha sempre seguito la volontà materna; e la figlia “sbagliata”, che ha rotto i rapporti con la famiglia, che non ha seguito uno schema prestabilito. E le piccole crepe che possono trasformare una vita da “perfetta” a vuota e straniante;
  24. Non volevo morire così. Santo Stefano e Ventotene. Storie di ergastolo e confino di Pier Vittorio Buffa. Avete mai visto delle foto di Santo Stefano? È un isolotto minuscolo, brullo, dove sorge una delle carceri architettonicamente più originali e belli mai creati. Proprio qui, a partire da metà ‘800 vengono mandati i peggiori: gli ergastolani, quelli che non hanno speranze di andarsene, e poi i confinati. E qui vengono dimenticati. Buffa analizza la vita di quei detenuti e di quei confinati, a partire da poche carte o piccole croci bianche quasi scomparse;
  25. L’atlante immaginario. Quando le mappe raccontavano sogni, miti e invenzioni di Edward Brooke-Hitching. Prima recensione del 2019, un bellissimo atlante che parla di terre immaginate, posti misteriosi lande sperdute, tutte inesistenti (e comunque mirabolanti). Bellissimo.

Ok, elenco è un po’ lunghetto. Vorrei chiarire che tra questi libri ci sono anche volumi che non sono scevri da difetti, anzi alcuni li ho anche criticati. Ma hanno saputo suscitarmi delle emozioni forti e per questo meritano di essere ricordati. Una storia brutta di Pulixi, per esempio, ha dei tratti stereotipati e una rappresentazione del genere femminile discutibile, fattori che ho evidenziato nella recensione; eppure mi ha trasmesso delle sensazioni – spesso negative, come disagio e malessere, perché la storia è intrisa di violenza – che rispecchiano la brutalità della storia. Vite segrete dei grandi scrittori non è un capolavoro, ma ricordo ancora il piacere che mi ha trasmesso la lettura, ad inizio agosto, mentre tutti erano in vacanza e io ero in città con 40 gradi all’ombra a squagliarmi. O ancora La ridicola idea di non vederti mai più di Rosa Montero è stata una lettura sorprendente: nonostante alcune pagine iniziali che non mi avevano entusiasmata, ho terminato di leggere il libro con crescente commozione. La cattiva strada, Resto qui, Non mentirmi e La madre di Eva mi sono piaciuti, troppo per poterlo raccontare o descrivere a parole. Il concetto di bello è assai relativo; questi sono i libri che, per una ragione o per l’altra, mi hanno fatto provare qualcosa, ed è per questo che entrano di diritto nei libri da ricordare.

 

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...